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INTERVENTO DELLA SANTA SEDE
ALLA 55ª SESSIONE DELLA CONFERENZA GENERALE DELL'AIEA
(VIENNA, 19-23 SETTEMBRE 2011)

INTERVENTO DI MONS. MICHAEL W. BANACH,
RAPPRESENTANTE PERMANENTE DELLA SANTA SEDE PRESSO L'AIEA
(AGENZIA INTERNAZIONALE PER L'ENERGIA ATOMICA)

Vienna, 20 settembre 2011

 

Presidente, Eccellenze, Signore e Signori,

ho l’onore di pronunciare questo intervento a nome di Sua Eccellenza l’Arcivescovo Dominique Mamberti, Segretario della Santa Sede per le Relazioni con gli Stati.

Soprattutto, ho l’onore di trasmettere a lei, Presidente, al Direttore generale dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica, il Dr. Yukiya Amano, e a tutti i distinti partecipanti a questa 55ª Conferenza generale dell’Aiea i migliori auspici e i saluti cordiali di Sua Santità, Papa Benedetto XVI. Lo scorso novembre, in occasione della presentazione delle Lettere Credenziali del nuovo Ambasciatore del Giappone presso la Santa Sede, Papa Benedetto ha affermato: «Il ricordo di questo oscuro episodio (Hiroshima e Nagasaki) della storia dell’umanità diviene sempre più doloroso, man mano che scompaiono quanti sono stati testimoni di un simile orrore. Questa tragedia ci ricorda con insistenza quanto sia necessario perseverare negli sforzi a favore della non-proliferazione delle armi nucleari e del disarmo. L’arma nucleare resta una fonte di grande preoccupazione. Il suo possesso e il rischio di un suo eventuale uso generano tensioni e diffidenza in numerose regioni del mondo». (Discorso di Sua Santità Papa Benedetto XVI a s.e. Hidekazu Yamaguchi, nuovo Ambasciatore del Giappone presso la Santa Sede, sabato 27 novembre 2010).

In questo contesto, la Santa Sede desidera reiterare il proprio costante sostegno alla ricerca di soluzioni politiche, che non solo rendano possibile prevenire la proliferazione di armi nucleari, ma anche impediscano di considerare la guerra come uno strumento per risolvere conflitti fra nazioni e fra popoli. Inoltre, la Santa Sede incoraggia tutte le nazioni a intessere con pazienza quei legami economici e politici che sono bastioni contro qualsiasi rivendicazione di ricorso alle armi e che rendono possibile la promozione dello sviluppo umano integrale di tutti i popoli (cfr. Discorso di Papa Benedetto XVI all’Udienza Generale, 5 maggio 2010). Una parte delle somme stanziate per gli armamenti potrebbe essere reimpiegata per lo sviluppo di progetti economici, educativi e sanitari. Senza dubbio questo contribuirebbe alla stabilità interna dei Paesi e a quella fra i popoli (cfr. Papa Benedetto XVI, Lettera Enciclica Caritas in veritate, n. 29). Ora, in questi tempi di situazione precaria dei mercati e dell’occupazione, la necessità di trovare finanziamenti affidabili per lo sviluppo resta una preoccupazione costante.

Secondo lo spirito delle parole di Papa Benedetto, la Santa Sede è convinta che l’Aiea possa guardare con soddisfazione a ciò che ha ottenuto a partire dalla sua fondazione basata sui tre pilastri del suo mandato: tecnologia, sicurezza e verifica. Ciononostante, dovranno essere affrontate ancora molte sfide in futuro. Per farlo, la Santa Sede considera il Trattato di non Proliferazione delle armi nucleari (Npt), la pietra d’angolo del regime di non proliferazione nucleare globale quale base per perseguire il disarmo nucleare e come un elemento importante per un ulteriore sviluppo delle applicazioni della energia nucleare per scopi pacifici. Poiché lo Npt è l’unico strumento legale multilaterale attualmente disponibile, teso a condurre a un mondo libero dalle armi nucleari, non si può permettere che venga indebolito.

L’entrata in vigore del Trattato sulla Messa al Bando degli Esperimenti nucleari (Ctbt) sta diventando anche un’urgente priorità, così come la ratifica da parte di tutti gli Stati, in particolare di quelli che possiedono armi nucleari, dei rispettivi protocolli dei Trattati delle Zone libere da armi nucleari (nwfz). A questo proposito la Santa Sede riafferma il proprio sostegno agli sforzi per creare una zona del genere in Medio Oriente. Le zone libere da armi nucleari sono l’esempio migliore di fiducia, convinzione e affermazione che la pace e la sicurezza sono possibili senza il possesso di armi nucleari. A questo fine, la mia Delegazione attende con fervore di partecipare al Forum dell’Aiea sulle esperienze di eventuale rilevanza per la creazione di una zona libera da armi nucleari in Medio Oriente, che si svolgerà alla fine del prossimo mese di novembre.

La Santa Sede, Stato membro e fondatore dell’Aiea, ha partecipato alla Conferenza Ministeriale dell’Aiea sulla sicurezza nucleare che si è svolta lo scorso giugno a Vienna. Da quella Conferenza è emerso chiaramente che la crisi nucleare di Fukushima-Daiichi è un problema globale e che il mondo è esposto a rischi concreti e sistematici, dunque non solo ipotetici, con costi incalcolabili e con la necessità di sviluppare un coordinamento politico internazionale senza precedenti. Nello stesso tempo, la crisi nucleare di Fukushima-Daiichi solleva numerose questioni che vanno affrontate per migliorare la pianificazione e la gestione degli impianti nucleari secondo i livelli più elevati di incolumità e sicurezza. È legittimo costruire o mantenere operativi reattori nucleari su territori esposti a seri rischi sismici? La tecnologia della fissione nucleare, la costruzione di nuove centrali nucleari o l’attività costante di quelle esistenti escludono l’errore umano nelle loro fasi di progettazione e di attività normale e d’emergenza? A tutte queste domande si devono aggiungere anche quelle legate alla corrispondente volontà politica, alla capacità tecnica e alle risorse finanziarie necessarie per procedere a smantellare molti vecchi reattori nucleari. Che ne sarà del materiale radioattivo? Che cosa e chi verrà sacrificato? Il problema delle scorie radioattive potrà essere semplicemente scaricato sulle future generazioni? Inoltre, un rischio nucleare pari a zero a livello mondiale è impossibile, considerando che esistono ancora armi e centrali nucleari attive che vanno gestite.

Di recente, si è esortato a sviluppare nuovi standard di incolumità e di sicurezza nonché a monitorare a livello internazionale tutte le centrali nucleari esistenti. Per la Santa Sede è proprio questo il problema cruciale. Gli Stati hanno la volontà di adottare nuovi standard di incolumità e di sicurezza? Se è così, chi li monitorerà? Comunque è un fatto che senza trasparenza non si possono perseguire con assoluta diligenza né l’incolumità né la sicurezza. Assolutamente necessari sono i programmi di formazione per la diffusione di una «cultura di incolumità e di sicurezza» sia nel settore nucleare sia nella coscienza pubblica in generale. Un ruolo speciale va riservato ai codici di condotta per le risorse umane, che nel settore nucleare devono essere sempre consapevoli degli eventuali effetti della loro attività. La sicurezza dipende dagli Stati, ma soprattutto dal senso di responsabilità di ogni persona. Per questi motivi, la Santa Sede considera il Piano d’Azione dell’Aiea sulla Sicurezza Nucleare un contributo importante al dibattito, in particolare per proteggere dalle radiazioni le persone e l’ambiente in tutto il mondo.

La Santa Sede apprezza l’opera e gli sforzi dell’Aiea e dei suoi collaboratori per la pianificazione e la promozione di programmi di controllo del cancro, che includono la fornitura e l’aggiornamento degli strumenti essenziali, e una corretta formazione dei medici, dei fisici e dei tecnici nonché lo scambio di informazioni importanti a livello mondiale. La Santa Sede desidera incoraggiare l’Aiea a continuare a perseguire e a rafforzare tutte queste attività decisamente importanti. In questo contesto, la Santa Sede desidera evidenziare il programma di Azione per la Terapia del Cancro (pact) che mira ad accrescere la capacità di assistere gli Stati membro nel compito difficilissimo di combattere il cancro e di creare centri radioterapici regionali di eccellenza.

Queste applicazioni pacifiche delle tecniche nucleari possono, in molti modi, rendere un contributo significativo alla soluzione dei problemi più urgenti, per esempio, la produzione di raccolti migliori o che abbiano una tolleranza più alta al sale nei climi aridi, l’eliminazione di pesticidi veicolo di malattia o comunque dannosi, in un modo che sia di beneficio per l’ambiente. Fra le altre cose, possono essere utilizzate efficacemente nello studio della malnutrizione infantile e nella diagnosi e nel trattamento delle malattie.

Tuttavia, in questo contesto la gestione delle risorse idriche rimane assolutamente prioritaria. La scelta del tema del forum scientifico di quest’anno: «L’importanza dell’acqua. Fare la differenza con tecniche nucleari» è estremamente opportuno.

È ampiamente riconosciuto che l’acqua, in particolare l’accesso all’acqua potabile, è alla radice di alcune preoccupazioni pressanti della società. Oggi si concorda comunemente sul fatto che la sopravvivenza dell’umanità e di tutte le specie sulla terra dipende molto dal destino dell’acqua. Il problema della scarsità e della privazione idriche è sentito in modo più grave da uomini e da donne che vivono in povertà e spesso nei Paesi più poveri. Tuttavia, il concetto di «famiglia di nazioni» ricorda che la responsabilità del destino dei Paesi meno favoriti dipende da quello dei Paesi più ricchi. In una famiglia, ogni membro è responsabile di ogni altro membro, il dolore di uno diviene il dolore di tutti. I numerosi bambini che muoiono ogni anno nei Paesi poveri a causa della mancanza di accesso all’acqua potabile e ai servizi sanitari sono una perdita per il futuro di tutto il mondo e per l’umanità nella sua interezza.

La sfida affrontata oggi nel settore idrico e sanitario è anche un’opportunità da un punto di vista sia sociale sia economico. Questa sfida, gestita in modo corretto, ha la possibilità di schiudere un potenziale enorme e di trasformare innumerevoli esistenze. Gli investimenti per l’acqua potabile e i servizi sanitari possono, a loro volta, essere il motore di una crescita economica accelerata, di uno sviluppo sostenibile, di una salute migliore e di una riduzione della povertà. Qui, è importante osservare che la riduzione della povertà è anche uno degli obiettivi dell’Aiea.

Quella dell’acqua è veramente una questione di diritto alla vita e riguarda soprattutto coloro che sono privati del diritto all’acqua, alla salute e al cibo. La famiglia umana deve essere servita, non sfruttata. L’obiettivo primario di tutti gli sforzi deve essere il benessere di coloro, uomini, donne, bambini, famiglie e comunità, che vivono nelle zone più povere del mondo e soffrono di più per la scarsità o il cattivo uso delle risorse idriche.

Permettetemi di concludere affermando che per tutti i motivi summenzionati, la Delegazione della Santa Sede continuerà a seguire con grande interesse le deliberazioni di questa Conferenza Generale mentre, insieme, esaminiamo il contributo dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica alla «pace, alla salute e alla prosperità».

 

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