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INCONTRO INTERNAZIONALE DEGLI
ORDINARIATI MILITARI
VATICANO, AULA VECCHIA DEL SINODO, 20-22 OTTOBRE 2011
SALUTO DI S.E. MONS. DOMINIQUE MAMBERTI,
SEGRETARIO PER I RAPPORTI CON GLI STATI
20 ottobre 2011
Eminenze,
Eccellenze,
Cari confratelli,
Sono grato a Sua Eminenza il Card. Marc Ouellet, Prefetto della Congregazione
per i Vescovi, per l’invito che mi ha rivolto ad indirizzarvi una parola di
saluto ed augurio all’inizio di questo 6° Convegno internazionale degli Ordinari
Militari, ormai consueto appuntamento.
Quest’anno, esso prende spunto dal venticinquesimo anniversario della
pubblicazione della Costituzione Apostolica “Spirituali Militum Cura”
per riflettere sulle nuove prospettive della vostra missione, consapevoli di
quanto sia importante assicurare la presenza del personale religioso accanto
ai militari, per accogliere le loro domande profonde, specialmente in
contesti in cui sono posti davanti ad impressionanti sfide morali,
psicologiche, spirituali. Ciò è sentito in modo ancor più pressante in
questo momento, in cui i militari – ed i cappellani con loro – devono
adattarsi a nuove condizioni nell’esercizio delle loro mansioni, a motivo di
cambiamenti di diversa indole, come la fine della coscrizione obbligatoria e
l’arruolamento su base professionale nelle Forze Armate, ormai in vigore in
molti Paesi europei, i tagli di risorse provocati dalla crisi economica, le
nuove tecnologie belliche e di difesa, nonché le nuove caratteristiche dei
conflitti, che implicano un ripensamento delle regole d’ingaggio e del ruolo
di interposizione e di peace-keeping.
Spesso, nei miei incontri con governanti di vari Paesi, ricevo
testimonianze di apprezzamento per l’opera svolta dagli Ordinari Militari e
dei loro collaboratori a favore dei militari ed anche delle stesse
popolazioni. D’altra parte, desidero oggi esprimere la viva stima
dell’Ufficio che rappresento, e del quale vi assicuro la disponibilità ad
aiutare la vostra missione pastorale. Questo aiuto si esprime, tra le altre
forme, anche attraverso la firma di Accordi internazionali tra la Santa Sede
e i singoli Stati sull’erezione di Ordinariati Militari, oppure per mezzo
dell’inserimento di un articolo sull’assistenza religiosa ai militari in un
Accordo generale sulla situazione della Chiesa cattolica nel Paese. Un’altra
formula è poi quella di un Accordo tra la Conferenza Episcopale e l’Autorità
civile competente.
Nel consesso delle Nazioni la Santa Sede, considerata la sua speciale natura e missione, presta una particolare
attenzione al fondamento etico del diritto internazionale umanitario e alla sua
piena attuazione, e si interessa, quindi, al discernimento di fenomeni che
spesso assumono forme non agevolmente qualificabili alla luce delle categorie
classiche della diplomazia e del diritto internazionale, e che giungono talora a
rendere problematico il dare efficacia al corpus normativo applicabile in
caso di conflitti armati.
In tale prospettiva, la Santa Sede, nel contesto della 30° Conferenza internazionale della Croce
Rossa e della Mezzaluna Rossa, ha confermato il proprio impegno alla
formazione dei Cappellani Militari Cattolici nel diritto internazionale
umanitario e alla promozione di iniziative di natura interreligiosa per
l’affermazione della natura preminente della dignità umana anche nel caso di
conflitti armati.
Anche come contributo al dibattito internazionale in materia, la Santa Sede intende promuovere e condividere un’ampia riflessione sulla difesa della
dignità e della vita umana e sulla operatività del diritto internazionale
umanitario in caso di conflitti armati tra soggetti statali e non statali.
La questione è, purtroppo, di drammatica attualità. Nello scenario
internazionale i conflitti non sono un fenomeno limitato nello spazio e nel
tempo. In passato essi venivano combattuti su campi di battaglia e con una
modalità nei metodi e nei mezzi che marcava formalmente l’inizio e la cessazione
delle ostilità. Oggi, e voi lo sapete bene, non è così. Il conflitto, anche
armato, tende pericolosamente ad assumere la forma di un “elemento persistente”
della realtà umana e sociale; viene spesso combattuto nei centri urbani, senza
la chiara demarcazione di un inizio e di una fine, talvolta senza la possibilità
di distinguere i combattenti dai civili, i nemici dalle forze amiche. Anche in
tale contesto, il diritto umanitario si è dimostrato un patrimonio di saggezza e
di civiltà morale e giuridica, pur dovendosi continuamente confrontare con nuove
difficoltà d’interpretazione e di applicazione.
Per tale motivo, la Santa Sede, grazie all’impegno della Congregazione per i Vescovi e del
Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, ha voluto dedicare il III
Corso internazionale di formazione dei Cappellani Militari Cattolici al diritto
umanitario, previsto per la giornata di domani, al fenomeno dei conflitti
tra soggetti statali e non statali, in una prospettiva politica e giuridica, e
prima ancora spirituale.
Gli esiti della riflessione, come pure il resoconto delle attività della Santa
Sede nella riflessione e nell’assistenza umanitaria, saranno portati
all’attenzione della prossima 31° Conferenza internazionale della Croce Rossa
e della Mezzaluna Rossa consacrata in maniera significativa al tema “Our
world. Your move - for humanity”, nella speranza che il valore trascendente
della dignità umana rappresenti sempre la “stella polare” per tutti, persone e
popoli del mondo, senza distinzione alcuna, anche nel contesto, funesto e da
scongiurare, dei conflitti armati.
Colgo infine l’occasione per rinnovare i sensi di gratitudine della Segreteria
di Stato non solo ai due Dicasteri che si sono fatti promotori dell’iniziativa,
ma anche agli illustri Relatori - tra i quali non posso fare a meno di
menzionare l’onorevole Presidente della Corte internazionale di giustizia, il
signor Hisashi Owada - che domani si confronteranno su un tema certamente non
facile, ed ai quali auguro una proficua sessione di lavoro.
I loro interventi ci aiuteranno a trarre buone pratiche dall’incontro di
questi giorni, a beneficio di quanti vi sono affidati e di quanti, molti di
più, attendono dai militari un contributo alla loro protezione, ma anche
alla pace e alla costruzione del bene di tutti.
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