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INCONTRO DEI CONSULENTI GIURIDICI DELLE CONFERENZE EPISCOPALI IN EUROPA,
ORGANIZZATO DAL CONSIGLIO DELLE CONFERENZE EPISCOPALI D'EUROPA (CCEE),
SUL TEMA DELLA LIBERTÀ 

INTERVENTO DELL'ARCIVESCOVO PAUL RICHARD GALLAGHER,
SEGRETARIO PER I RAPPORTI CON GLI STATI

Bratislava
Giovedì, 5 marzo 2015

 

Europa, la bella giovane dalla quale ha preso il nome il nostro continente, proveniva dall’Asia. In questa credenza mitologica degli antichi greci si rispecchia una verità storica, poiché di fatto la culla della cultura europea è in Asia. Secondo la leggenda, la vergine Europa era figlia di Agenore, re di un’importante città della costa fenicia. Agenore custodiva gelosamente la figlia, assicurandosi che nessuno potesse rapire la bella giovane. E così Zeus, padre degli dei, che si era innamorato di Europa, dovette procedere con sotterfugi e astuzie. Si trasformò in un mite toro bianco, mescolandosi tra i buoi di Agenore, che pascolavano vicino alla costa del Mediterraneo. Europa e le sue amiche ben presto notarono il mite toro che profumava di fiori; era talmente gentile che tutte le ragazze andarono ad accarezzarlo. Europa ne accarezzò i fianchi, arrampicandosi poi sul suo dorso. E Zeus colse subito l’occasione per rapirla. Sempre sotto forma di toro, fuggì verso le acque con la ragazza sul dorso fino a scomparire dalla vista, poi sorvolò il mare fino a raggiungere Creta, vale a dire l’Europa!

Oggi, il toro, come animale mitologico, difficilmente ci ricorda il rapimento di Europa. Piuttosto, nel mondo moderno delle finanze è diventato simbolo di ricchezza economica. Basta guardare le due figure in bronzo davanti alla borsa di New York: l’orso schiaccia con la sua zampa i prezzi delle azioni — segno di recessione economica — mentre il toro li spinge verso l’alto con le corna, promettendo ricchi profitti. Tali immagini mi sono venute in mente mentre preparavo questo intervento sui discorsi di Papa Francesco al Parlamento Europeo e all’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa dello scorso 25 novembre.

Ancora oggi la vergine Europa può essere sedotta e rapita dal toro perché — ed è questa una delle preoccupazioni centrali del Papa — il denaro sembra essere diventato più importante delle persone, specialmente di quelle povere e vulnerabili. Al centro delle due istituzioni europee visitate dal Papa c’è però di fatto la dignità umana, poiché esse professano di difendere i diritti fondamentali di tutti e di promuovere la coesione sociale.

Invece di parlare a Bruxelles ai soli membri del Parlamento Europeo, il Santo Padre ha deciso, in modo significativo, di parlare a Strasburgo, il che gli ha permesso di rivolgersi al Consiglio d’Europa, nel quale sono rappresentate tutte le nazioni europee, comprese la Russia e l’Ucraina, nonché l’Armenia e l’Azerbaigian, tanto per citare due esempi di aree esterne all’Unione europea (ma interne all’Europa) dove sono in atto gravi e costanti conflitti. Papa Francesco voleva chiarire che il nostro continente è più grande dell’Unione europea. Come spesso in passato, intendeva attirare l’attenzione sulle “periferie” per impegnare attivamente gli Stati e i popoli, anche ai margini geografici del nostro continente.

Si potrebbe dire che la vera capitale dell’Europa sia Strasburgo, che, dopo una storia tumultuosa, è diventata un simbolo autentico della riconciliazione franco-tedesca. Certamente è un segno di speranza per tutti noi il fatto che questa amicizia riscoperta colleghi tutte le nazioni europee. Papa Francesco lo ha detto espressamente: «Il progetto dei Padri fondatori era quello di ricostruire l’Europa in uno spirito di mutuo servizio, che ancora oggi, in un mondo più incline a rivendicare che a servire, deve costituire la chiave di volta della missione del Consiglio d’Europa, a favore della pace, della libertà e della dignità umana» (discorso al Consiglio d’Europa, Strasburgo, Francia, 25 novembre 2014).

Al centro delle riflessioni del Papa a Strasburgo c’era la sua affermazione della dignità della persona umana. La dottrina sociale della Chiesa è incentrata sul riconoscimento del valore di ogni individuo, la cui protezione precede tutte le leggi positive, che dovrebbero essere volte a realizzare proprio ciò. I diritti umani devono essere rispettati ovunque, non perché i politici ammettono la «preziosità, unicità e irripetibilità di ogni singola persona umana», ma piuttosto perché sono incisi nel cuore di ogni essere umano. È su questa base che in ogni Stato le leggi positive devono sostenere i diritti inalienabili degli individui. Questi devono essere fissati nelle leggi positive di ogni Stato, protetti dalle autorità e rispettati da tutti. «Occorre però prestare attenzione per non cadere in alcuni equivoci che possono nascere da un fraintendimento del concetto di diritti umani e da un loro paradossale abuso. Vi è infatti oggi la tendenza verso una rivendicazione sempre più ampia di diritti individuali — sono tentato di dire individualistici — che cela una concezione di persona umana staccata da ogni contesto sociale e antropologico, quasi come una “monade” (...), sempre più insensibile alle altre “monadi” intorno a sé. Al concetto di diritto non sembra più associato quello altrettanto essenziale e complementare di dovere, così che si finisce per affermare i diritti del singolo senza tenere conto che ogni essere umano è legato a un contesto sociale, in cui i suoi diritti e doveri sono connessi a quelli degli altri e al bene comune della società stessa» (discorso al Parlamento europeo, Strasburgo, 25 novembre 2014).

Il pensiero cristiano, che ha forgiato in modo sostanziale la storia e la cultura dell’Europa, ha sempre promosso la dignità dell’individuo e il bene comune di tutti. Su questo sfondo, il Papa ci ricorda le radici cristiane del nostro continente, al fine di portare i frutti che ci si può ragionevolmente attendere dal dare valore alla persona. Il cristianesimo non è solo il nostro passato, ma anche il nostro «presente e il nostro futuro», poiché l’oggi riguarda la centralità della persona. Oggi, la dignità della persona umana è a rischio; l’Europa può trarre grande beneficio dalla luce della morale cristiana. Il Santo Padre esorta i membri del Parlamento europeo poiché «è giunta l’ora di costruire insieme l’Europa che ruota non intorno all’economia, ma intorno alla sacralità della persona umana, dei valori inalienabili; l’Europa che abbraccia con coraggio il suo passato e guarda con fiducia il futuro per vivere pienamente e con speranza il suo presente. È giunto il momento di abbandonare l’idea di un’Europa impaurita e piegata su se stessa per suscitare e promuovere l’Europa protagonista, portatrice di scienza, di arte, di musica, di valori umani e anche di fede» (ibidem).

Le parole di Papa Francesco sono coraggiose e fanno eco al monito di san Giovanni Paolo II in Ecclesia in Europa, secondo cui il continente che si separa dalle sue radici cristiane cadrà in una «apostasia silenziosa» (n. 9). Laddove gli interessi economici sono volti solo al profitto e al mercato, il toro dell’Europa — per utilizzare l’immagine iniziale — diventa un vitello d’oro, un idolo di falsi valori e aspirazioni.

Secondo il Papa dobbiamo costruire nuovamente una «Europa che contempla il cielo e persegue degli ideali; l’Europa che guarda e difende e tutela l’uomo; l’Europa che cammina sulla terra sicura e salda, prezioso punto di riferimento per tutta l’umanità!». Potrebbe sembrare paradossale, ma più le persone che hanno responsabilità negli ambiti della politica, dell’economia, della cultura e del benessere guarderanno verso gli uomini e le donne nelle periferie della nostra società, più porranno la dignità dell’individuo al centro delle loro attività, promovendo in tal modo il bene comune di tutti. Più guarderanno verso il cielo, vale a dire verso alti ideali, senza permettere ai valori di mercato di dominare il loro lavoro, più sarà grande l’unità tra rappresentanti e quanti prendono le decisioni e più sarà grande anche la capacità di risolvere i problemi che minacciano le nostre società. Il guardare alla periferia e al cielo non distoglie dall’essenziale; al contrario, ordina le nostre azioni nel modo giusto, così che possano davvero proteggere i diritti umani. Il cristianesimo insegna a guardare a entrambi: ai margini e verso il cielo.

Da questa prospettiva il Papa parla dei problemi concreti e delle sfide dell’Europa, specialmente le preoccupanti condizioni dei migranti che cercano nel nostro continente protezione per la loro vita e per la loro famiglia: «Non si può tollerare che il Mar Mediterraneo diventi un grande cimitero! Sui barconi che giungono quotidianamente sulle coste europee ci sono uomini e donne che necessitano di accoglienza e di aiuto. L’assenza di un sostegno reciproco all’interno dell’Unione europea rischia di incentivare soluzioni particolaristiche al problema, che non tengono conto della dignità umana degli immigrati, favorendo il lavoro schiavo e continue tensioni sociali. L’Europa sarà in grado di far fronte alle problematiche connesse all’immigrazione se saprà proporre con chiarezza la propria identità culturale» — e vorrei aggiungere che questa cultura europea è profondamente cristiana — «e mettere in atto legislazioni adeguate che sappiano allo stesso tempo tutelare i diritti dei cittadini europei e garantire l’accoglienza dei migranti» (discorso al Parlamento Europeo, Strasburgo, 25 novembre 2014).

Non è compito della Chiesa perseguire politiche quotidiane concrete e attribuirsi competenze che non ha. Non conosciamo le misure concrete che potrebbero essere necessarie, per esempio, per assicurare la sicurezza e la libertà a tutti i migranti che cercano il nostro aiuto. Piuttosto si tratta di invitare i politici, talvolta anche di ammonirli, ad alzare lo sguardo e a guardare oltre le soluzioni a breve termine. Come ha detto Papa Benedetto XVI durante la sua visita a Londra nel 2010: «La religione, in altre parole, per i legislatori non è un problema da risolvere, ma un fattore che contribuisce in modo vitale al dibattito pubblico nella Nazione. In tale contesto, non posso che esprimere la mia preoccupazione di fronte alla crescente marginalizzazione della religione, in particolare del Cristianesimo, che sta prendendo piede in alcuni ambienti, anche in nazioni che attribuiscono alla tolleranza un grande valore» (Westminster Hall, 17 settembre 2010). In considerazione delle forze crescenti che cercano di relegare il cristianesimo all’ambito privato, eliminandolo dal discorso pubblico, è significativo che dopo il discorso del Papa a Strasburgo — e forse addirittura grazie ad esso — l’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa abbia adottato una risoluzione che contrasta la discriminazione nei confronti dei cristiani in Europa.

Il Papa “dalla fine del mondo” ha mostrato il suo amore e la sua preoccupazione per il nostro continente dinanzi al Consiglio d’Europa e al Parlamento europeo. La giovane vergine Europa è cresciuta diventando una donna matura che non ha più l’impeto della gioventù, ma che è sempre bella e affascinante. Nei prossimi anni e decenni sarà importante per l’Europa che le sue nazioni e i suoi popoli continuino il processo d’unità liberi dai vincoli del falso egalitarismo e dell’eccessiva burocrazia, al fine di assicurare una pace duratura. Non potrà mai più esserci guerra in Europa! Questo alto obiettivo può però essere raggiunto solo se la fiducia e la fratellanza — la vera unità — cresceranno e si consolideranno nell’accettazione delle differenze culturali. Il cristianesimo deve compiere la sua missione in Europa a tale riguardo, e la Chiesa cattolica, in particolare, nella quale l’unità delle differenze culturali esiste, può offrire un aiuto tangibile per unire e rafforzare la famiglia nazionale dell’Europa. È questo il nostro carisma particolare, mentre assistiamo la Santa Sede e le Chiese locali con le nostre capacità e competenze: illuminati dalla fede, possiamo promuovere un’Europa fondata sulla dignità della persona umana, creata a immagine e somiglianza di Dio.