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CONCELEBRAZIONE EUCARISTICA
IN OCCASIONE DELLA "FESTA DEL PAPA"
PROMOSSA DALLA PICCOLA OPERA DELLA DIVINA PROVVIDENZA
(SAN LUIGI ORIONE)

OMELIA DEL CARD. TARCISIO BERTONE

Chiesa di Santa Maria in Traspontina, Roma
Giovedý, 28 giugno 2007

 

Cari confratelli nel sacerdozio,
Cari fratelli e sorelle,

grazie per l'invito che mi avete rivolto a presiedere questa Celebrazione eucaristica, in una circostanza per voi quanto mai singolare: in occasione della solennità dei santi Apostoli Pietro e Paolo voi, religiosi dell'Opera don Orione, avete infatti ripreso, da qualche anno, la bella consuetudine di fare in maniera solenne e partecipata la Festa del Papa. E quest'anno il tema da voi scelto rispecchia in modo quanto mai significativo le attese e le preoccupazioni che la Chiesa e la società italiana avvertono in questo momento in merito alla famiglia. Lo slogan della Festa del Papa suona allora così: "Tanti cuori attorno al Papa, guida della famiglia". Celebriamo la Santa Messa in questa Chiesa di Santa Maria in Traspontina dove il vostro Fondatore, san Luigi Orione - si legge nella sua biografia - una volta si fermò a confessarsi prima di recarsi in udienza da san Pio X.

C'è poi per me un altro motivo di gioia ed è la possibilità di incontrare e salutare attraverso di voi la Congregazione Orionina. Saluto in modo speciale Don Flavio Peloso, Superiore Generale, qui presente. Con gli Orionini noi Salesiani coltiviamo da sempre vincoli di vicinanza spirituale. Don Bosco incontrò ed ebbe come alunno l'adolescente Luigi Orione e tra loro nacque un'amicizia che tuttora continua attraverso le famiglie spirituali nate da questi due santi. Don Orione nel 1912 in una lettera tutta dedicata allo spirito della Congregazione; spirito di fedeltà e di amore al Papa, così scrive: "Il Papa si deve riguardare come il Signore medesimo. "Quando parla il Papa, parla Gesù Cristo", diceva sempre Don Bosco". Io stesso ho conosciuto tanti Confratelli Orionini a Roma, a Tortona e a Genova, e per un anno ho anche tenuto lezioni al vostro Istituto Teologico di Monte Mario...

Saluto i sacerdoti, le suore e i laici della Provincia dei Santi Apostoli Pietro e Paolo e ringrazio il Superiore Provinciale, don Domenico Crucitti, per avermi invitato a presiedere questa Santa Messa.

Siamo alla vigilia della solennità dei Santi Pietro e Paolo, che Roma celebra con grande partecipazione. Questa sera il Santo Padre Benedetto XVI si recherà nella Basilica di San Paolo per i Primi Vespri e domani celebrerà la Santa Messa nella Basilica Vaticana, cuore della Chiesa cattolica, alla cui ombra praticamente noi ci troviamo. La festa degli Apostoli Pietro e Paolo è pertanto un'occasione privilegiata per sperimentare e sottolineare l'unità, la comunione e la cattolicità della Chiesa. Questa realtà vitale della nostra fede emerge ancor più grazie al rito tradizionale dell'imposizione del pallio che il Sommo Pontefice farà domani a più di 30 Arcivescovi Metropoliti, e anche grazie alla presenza agli atti celebrativi di questi giorni di una Delegazione di alto livello del Patriarca Ecumenico di Costantinopoli. È in questo contesto di preghiera e di ricerca dell'unità che si inserisce la vostra Festa del Papa, ed assume anzi un valore ecclesiale ancor più marcato.

Dicevo poc'anzi che ci troviamo proprio a due passi dal centro della cristianità, la Basilica Vaticana costruita sulla tomba del Principe degli Apostoli; siamo, potremmo dire, all'ombra della casa dove abita e lavora il Successore di Pietro, il Papa Benedetto XVI, il quale, attraverso di me, è lieto di inviare a tutti voi il suo saluto cordiale e l'assicurazione della sua preghiera. Quale occasione e luogo migliore per rinnovare la nostra professione di fede? Quale circostanza più propizia per ribadire che il nostro cuore, nella fede di Pietro e dei suoi successori, ritrova forza ed energia sempre nuova e che, come ci hanno insegnato i nostri santi Fondatori san Giovanni Bosco e san Luigi Orione, intendiamo camminare e vivere saldamente ancorati alla roccia di Pietro? Questo è in fondo il significato della nostra celebrazione eucaristica; questo il motivo e lo scopo della Festa del Papa.

Il santo, che la liturgia ricorda quest'oggi, sant'Ireneo Vescovo e martire ci aiuta a vivere più intensamente quest'evento spirituale. Nato a Smirne verso il 130, venne educato da san Policarpo, discepolo di san Giovanni e proprio per questo considerato come l'ultimo della generazione "apostolica". Sant'Ireneo è il primo teologo della Chiesa, l'uomo della Scrittura e della Tradizione apostolica, che seppe dialogare con la cultura del tempo coltivando sempre un profondo sentire cristiano. Spese la sua esistenza per difendere la purezza della fede evangelica lottando contro le aberrazioni del sincretismo e dello gnosticismo e si adoperò, lui Ireneo (uomo di pace), per custodire la comunione, la pace e l'unità nella Chiesa, esercitando un'intensa ed appassionata mediazione fra l'Oriente e Roma. Così, la memoria liturgica di questo grande santo, che rivendicò il primato di Cristo nella vita della Chiesa, il Cristo sommo Rivelatore del Padre e Salvatore, ci invita a rendere la Festa del Papa un'occasione ancor più propizia, da una parte, per rinsaldare la nostra fedeltà a Cristo, e dall'altra per riaffermare la nostra unità di mente e di cuore con il "dolce Cristo in terra", il Papa (secondo la nota espressione di santa Caterina ripresa da don Orione). Inoltre, sant'Ireneo ci esorta con il suo esempio a tradurre la nostra testimonianza evangelica in scelte di vita coerenti con il Vangelo in ogni ambito della nostra esistenza a partire proprio dalla famiglia.

Nella pagina evangelica abbiamo riascoltato un suggestivo e commovente passaggio della lunga preghiera sacerdotale di Gesù nel Cenacolo dopo l'Ultima Cena. "Padre santo - Egli dice -, non prego solo per questi, ma anche per quelli che, per la loro parola, crederanno in me: perché tutti siano una sola cosa" (Gv 17, 20-21). Quante volte ci è capitato di ascoltare queste parole! Gesù ha pregato non solo per gli apostoli che si era scelto, ma per tutti coloro che lungo i secoli ne avrebbero seguito le orme: ha pregato anche per noi. Ha chiesto, ha implorato il dono dell'unità: l'unità dei suoi discepoli con Lui anzitutto, perché solamente da questa comunione profonda con Dio scaturisce quella comunione fraterna che deve essere il distintivo dei cristiani. "Come tu, Padre - aggiunge Gesù -, sei in me e io in te, siano anch'essi in noi una cosa sola, perché il mondo creda che tu mi hai mandato". È dunque la carità, l'amore divino infuso dallo Spirito Santo nei nostri cuori che si traduce in servizio gratuito e generoso verso i fratelli, la sintesi più bella e concreta del cristianesimo. Di questo amore parla spesso il Santo Padre Benedetto XVI, che alla caritÓ ha dedicato la sua prima Enciclica dal titolo: Deus caritas est. Della carità cristiana è stato una meravigliosa e geniale espressione san Luigi Orione, come ebbe a sottolineare il Servo di Dio Giovanni Paolo II nell'omelia della sua beatificazione il 26 ottobre 1980. Colui che si definì, umilmente ma sagacemente, "il facchino di Dio" fece della carità la ragione della sua esistenza. Il Servo di Dio Paolo VI ebbe a dire di lui: "Sembra persona semplice, Don Orione... ma provate ad esplorarlo... provate a varcare le soglie di questo spirito e vedrete se la cosa è tanto semplice... Dentro di lui viveva una vita segreta ed era tutta la sua vita: una vita d'amore... Quell'amore che non conosce fine né confine perché non conosce fine né confine Iddio... Fece tanto perché amò tanto e quanto ha fatto è smisuratamente meno di quanto ha amato".

Il carisma di don Orione fu certamente la carità, un carisma vissuto però all'interno del dono specialissimo della fedeltà al Papa ed ai Vescovi. Scriveva in proposito: "Il nostro Credo è il Papa, la nostra morale è il Papa; il nostro amore, il nostro cuore, la ragione della nostra vita è il Papa. Per noi il Papa è Gesù Cristo: amare il Papa e amare Gesù è la stessa cosa; ascoltare e seguire il Papa è ascoltare e seguire Gesù Cristo; servire il Papa è servire Gesù Cristo; dare la vita per il Papa è dare la vita per Gesù". Queste parole del vostro Fondatore vi sono certamente molto note. La carità verso i poveri per lui aveva un unico scopo: far nascere nel cuore dei miseri, dei più abbandonati "un amore dolcissimo per il Papa". Ed ecco allora che poteva affermare con ardente passione di amore per la Chiesa: "La nostra Congregazione non potrà vivere, non dovrà vivere che per il Papa: deve essere una forza nelle mani di lui, dev'essere uno straccio sotto i piedi di lui. Vivere, operare e morire d'amore per il Papa". E a chi gli chiedeva quale fosse lo scopo distintivo del suo Istituto, dato che molti all'epoca si dedicavano alle opere di misericordia, rispondeva che "suo fine speciale è trarre e unire con un vincolo dolcissimo e strettissimo di tutta la mente e del cuore i figli del popolo e le classi lavoratrici alla Sede Apostolica". E il Santo Padre, da parte sua, sapeva bene di potergli domandare qualunque cosa, qualsiasi sacrificio e qualunque intrapresa: avrebbe sempre trovato in lui una risposta positiva.

Mi pare che una coscienza ecclesiale, così centrata sul ministero di Pietro nella Chiesa, non si era mai vista prima, soprattutto in un fondatore così immerso nei bisogni sociali. Don Orione non si stancò di trasmettere questa eredità ai suoi figli spirituali e continua ancor oggi a ripetere dal cielo: "Prima il Papa e la Chiesa... e poi, molto dopo, il pane e la vita". Possa la Festa del Papa suscitare in tutti voi, religiosi e religiose Orionini, e nei laici che condividono lo stesso vostro carisma, un rinnovato entusiasmo spirituale che vi renda come fu don Orione fiaccole ardenti di carità, apostoli in grado di parlare alla gente di Dio come sapeva fare lui, testimoni coerenti del Vangelo nelle famiglie, nelle parrocchie e in ogni ambito della società. Di questo ha oggi tanto bisogno la Chiesa ed è questa una forma squisita per dare volto concreto al vostro amore e alla vostra fedeltà al Papa.

Avete voluto associare alla Festa del Papa il Movimento "Amore familiare" che opera con grande profitto qui a Roma ed offre un sostegno efficace ai fidanzati, alle giovani coppie, specialmente a quelle in difficoltà. Saluto con gratitudine don Stefano Tardani, il fondatore e l'animatore di questo Movimento e quanti lo aiutano. Operare insieme al servizio della famiglia è venire incontro a una priorità pastorale che costituisce oggi una vera urgenza sociale e missionaria. La famiglia, "questa fondamentale realtà umana - ha detto Benedetto XVI all'apertura del Convegno ecclesiale della diocesi di Roma, il 6 giugno del 2005 - oggi è sottoposta a molteplici difficoltà e minacce e quindi ha particolarmente bisogno di essere evangelizzata e concretamente sostenuta". "Le famiglie cristiane - ha aggiunto - costituiscono una risorsa decisiva per l'educazione alla fede, l'edificazione della Chiesa come comunione e la sua capacità di presenza missionaria nelle più diverse situazioni di vita, oltre che per fermentare in senso cristiano la cultura diffusa e le strutture sociali". Proseguendo la Celebrazione eucaristica, preghiamo il Signore perché la nostra società, grazie al nostro impegno e alla nostra testimonianza, comprenda sempre più che la verità del matrimonio e della famiglia affonda le sue radici nella verità dell'uomo e, come ha ricordato il Papa, "la storia dell'amore e dell'unione di un uomo ed una donna nell'alleanza del matrimonio ha potuto essere assunta da Dio quale simbolo della storia della salvezza". Preghiamo perché la Chiesa, penetrata sempre più dal mistero dell'Amore divino, offra una testimonianza di piena comunione e di servizio ai fratelli.

Preghiamo per il Santo Padre, perché sia sempre sostenuto e aiutato nel suo indispensabile ministero di guida quale Pastore universale del popolo cristiano. Affidiamo queste nostre intenzioni alla celeste intercessione degli Apostoli Pietro e Paolo, di sant'Ireneo, di san Giovanni Bosco e san Luigi Orione; le poniamo soprattutto nelle mani della Vergine Maria del Monte Carmelo, venerata in questa chiesa parrocchiale.

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