The Holy See
back up
Search
riga
CONCELEBRAZIONE EUCARISTICA
IN OCCASIONE DELL'APERTURA DEL CONVEGNO
DELL'OPERA DELL'AMORE INFINITO

OMELIA DEL CARDINALE TARCISIO BERTONE

Luned́, 3 settembre 2007

 

Oggi nella nostra meditazione siamo accompagnati dall'esempio e dall'insegnamento di un grande Santo, Padre della Chiesa, il Papa S. Gregorio Magno, e mi sembra che le parole che abbiamo pronunciato nella Colletta di inizio siano perfettamente applicabili al suo successore, il nostro caro Papa Benedetto XVI: "O Dio, che guidi il tuo popolo con la soavità e la forza del tuo amore, per intercessione del Papa San Gregorio Magno dona il tuo Spirito di sapienza a coloro che hai posto maestri e guide nella Chiesa, perché il progresso dei fedeli sia gioia eterna dei pastori". Così è stato del santo benedettino nel secolo VII dell'era cristiana, e così governa Benedetto XVI: con la soavità e la forza dell'amore, anche se non è compreso da tutti.

"Deus caritas est" - Dio è amore! Questo il messaggio per l'uomo d'oggi, bisognoso di amore e di speranza. Questo è anche il titolo della prima enciclica di Benedetto XVI.

L'ora storica in cui viviamo è complessa e densa di prospettive per il futuro in bene e in male. Il processo di secolarizzazione sta portando con sé valori e disvalori. Una sfida, ad esempio, è l'irrilevanza della fede nella vita e nella cultura, che esige una profonda risignificazione dei valori e un adeguato livello culturale nella rappresentazione degli eventi di salvezza.

Un'altra sfida è l'incontro con le altre religioni che si fa presente anche in Europa e in Italia con il flusso migratorio intercontinentale. Ognuna delle grandi religioni, con i valori positivi che comporta, impegna ogni cristiano ad avere un'attitudine di dialogo rispettoso, non tralasciando tuttavia di annunciare le ragioni della propria fede in Cristo e di testimoniare con coerenza i valori dell'umanesimo cristiano.

C'è anche la sfida della vita: essa è sintesi e matrice di tutte le altre e tutte le attraversa. L'intensità e la risonanza delle ansie e dei desideri, con il carico di sensibilità, delusioni e amarezze, coinvolgono, in un modo o nell'altro, tutta l'esistenza e aprono facilmente l'animo dei giovani all'insicurezza, al relativismo, all'incostanza, al dubbio infecondo.

Se poi ci riferiamo anche alla provocazione globale di fondo che scuote tutta la Chiesa a causa delle gravi ambivalenze insite nella cultura contemporanea: scienza e fede, natura e grazia, cultura e Vangelo, tecnica ed etica, teologia e magistero, ecc. si vedono aumentare i banchi di nebbia del percorso di santità e di apostolato!

E tuttavia, proprio in questo tempo il Signore ci chiama a ci invia per la nuova evangelizzazione, dal cuore della Chiesa verso il mondo. E noi ci incamminiamo, avendo l'umiltà di riconoscere che il nostro compito non è illimitato (non dobbiamo pensare di fare tutto noi!). Oggi, più di ieri, più che sulla quantità dobbiamo contare sulla qualità delle persone e delle comunità.

La storia ci insegna che non c'è inizio del Vangelo senza innumerevoli problemi e difficoltà. Gli Apostoli si sono lanciati ad evangelizzare il mondo in condizioni perdenti, più delle nostre; i Santi, i Fondatori, i grandi missionari non sono retrocessi di fronte alle difficoltà, bensì hanno guardato in faccia alle necessità, convinti dell'indispensabilità del mistero di Cristo e sicuri dell'intervento della potenza del suo Spirito. Non diffidenza e paura quindi, ma speranza!

La Venerabile Luisa Margherita Claret de la Touche ha saputo leggere la storia come opera dell'amore divino; ha invitato a credere all'amore, a vivere nell'amore e a diffondere l'amore. La sua spiritualità è radicata nella stupenda certezza che Dio è Amore e pertanto rivolge un invito specifico a tutti - in particolare ai sacerdoti - a rendere visibile nel loro ministero l'Amore e la Misericordia di Dio attinti al Cuore di Cristo. Diceva: "Voglio che i miei sacerdoti siano seminatori di amore" (Diario Intimo, 25 giugno 1902).

Potremmo allora dire che l'essenza del ministero di un sacerdote stia proprio in questo processo di entrare in sintonia, in comunione con il Signore e in dialogo con i fratelli, per condividerne la gioia e il dolore, con l'intenzione di essere pronto in ogni circostanza a sacrificare la vita seguendo l'esempio di Gesù.

La missione evangelizzatrice è una peculiare partecipazione all'amore di Gesù crocifisso che obbedisce al Padre e si dona agli uomini. E in questo tocchiamo il punto centrale della nostra fede: il mistero della Croce. Ci ricorda il Santo Padre Benedetto XVI: "La fede, che prende coscienza dell'amore di Dio rivelatosi nel cuore trafitto di Gesù sulla croce, suscita a sua volta l'amore. Esso è la luce - in fondo l'unica - che rischiara sempre di nuovo un mondo buio e ci dà il coraggio di vivere e di agire. L'amore è possibile, e noi siamo in grado di praticarlo perché creati ad immagine di Dio. Vivere l'amore e in questo modo far entrare la luce di Dio nel mondo" (Deus caritas est, n. 39).

Negli scritti della Venerabile Luisa Margherita si trova una ricca e viva spiritualità e pedagogia per educare all'amore e alla comunione. Vale anche per lei quanto ha affermato Benedetto XVI nella sua prima enciclica "I santi sono i veri portatori di luce all'interno della storia, perché sono uomini e donne di fede, di speranza e di amore" (Deus caritas est, n. 40).

La comunione nella carità, partecipazione in Gesù della comunione trinitaria, non è solo il segno e la misura della spiritualità, perché ne è il frutto specifico (Gv 13, 35; 1 Gv 4, 12-13), ma rappresenta il passaggio dalla forma spirituale del carisma (dono) a quella missionaria della profezia (compito) (Lumen gentium, 44).

Questa mèta fissata dal Concilio Vaticano II, richiede alla vita cristiana di trasformarsi in una profezia capace di rendere sempre più trasparente il suo significato escatologico, riducendo l'interferenza dei segni opachi (strutture e strumenti che proiettano le ombre dell'avere) e intensificando i segni trasparenti della comunione e della fraternità (che irraggiano la luce dell'amare).

La trasparenza è proporzionale all'intensità della carità come figura emergente della nuova evangelizzazione, perché "nella misura in cui sa farsi segno e trasparenza dell'amore di Dio, apre mente e cuore all'annuncio della parola di verità" (Evangelizzazione e testimonianza della carità, 24).

top