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SCAMBIO DEGLI STRUMENTI DI RATIFICA
DELL’ACCORDO DI BASE
TRA SANTA SEDE E BOSNIA ED ERZEGOVINA
DISCORSO DEL CARDINALE
TARCISIO BERTONE
Sala dei Trattati Giovedì, 25
ottobre 2007
Signor Presidente, Eminenza, Eccellenze, Signore e Signori,
Oggi è un
giorno storico nei rapporti tra la Santa Sede e la Bosnia ed Erzegovina, che
segna la fine di una tappa e l’inizio di un’altra, caratterizzata - ci auguriamo
- da una lunga e proficua collaborazione. L’importanza di questo atto è evidente:
con esso entrano in vigore le disposizioni pattuite nell’Accordo di base,
firmato il 19 aprile 2006, mediante il quale sono state definite alcune
disposizioni di interesse comune per la vita e l’attività della Comunità
Cattolica in Bosnia ed Erzegovina. Esse si riferiscono, in modo particolare, al
riconoscimento della personalità giuridica della Chiesa Cattolica e dei suoi
enti nell’ambito della società civile, della sua indipendenza nel culto e
nell’apostolato, del suo specifico apporto nei campi culturale, educativo,
pastorale, militare, assistenziale, caritativo e dei mass-media del Paese.
Signor Presidente,
La ringrazio per le Sue parole e per lo spirito con cui è stato concluso
l’iter negoziale. Senza entrare in ulteriori particolari, vorrei soltanto
ricordare che l’Accordo rappresenta un positivo sviluppo nel consolidamento
dello stato di diritto e dei principi democratici sui quali la Bosnia ed
Erzegovina vuole fondare il proprio avvenire. L’esercizio della libertà
religiosa di ogni singolo cittadino e delle Comunità religiose in un quadro
legale appartiene infatti ai presupposti irrinunciabili dell’odierna cultura
occidentale ed è condizione indispensabile per la tutela dei diritti umani in
ogni latitudine del pianeta.
Ma va altresì riconosciuto che il medesimo principio di uguaglianza davanti
alla legge esige un trattamento differenziato per realtà che sono diverse. Così,
nel caso presente, a differenza di quanto può avvenire nel caso di altre
confessioni religiose, ci troviamo di fronte a uno strumento giuridico che ha
carattere internazionale, come conseguenza del fatto che la Santa Sede, cioè il
governo centrale della Chiesa Cattolica, formato dal Romano Pontefice e dagli
Organismi della Curia Romana che lo assistono nel Suo ministero (cf. CIC can
361), è soggetto di diritto internazionale, indipendentemente dal fatto di
godere della stessa sovranità di qualsiasi Stato sul territorio vaticano. La
particolare organizzazione istituzionale della Chiesa Cattolica richiede,
pertanto, un trattamento specifico da parte degli Stati per garantire in modo
specifico ai suoi fedeli i diritti universalmente riconosciuti.
Signore e Signori,
in uno Stato come la Bosnia ed Erzegovina, che accoglie entro i suoi confini
una società multi-etnica e pluri-religiosa, l’attuale Accordo risulta la miglior
garanzia giuridica per assicurare l’ordinato svolgimento della vita religiosa,
soprattutto nelle sue implicazioni pubbliche. La retta applicazione di quanto
pattuito andrà perciò nell’interesse del Paese, poiché, oltre ad offrire di esso
una immagine positiva a livello internazionale, contribuirà al superamento dei
gravi problemi ereditati dal passato ed alla costruzione di un futuro migliore;
un futuro in cui si possano realizzare le aspirazioni di un Paese che, per
storia e geografia, rappresenta un singolare crocevia di identità diverse, ma
che appartiene di pieno diritto all’Europa. La sua diversità, in un mondo
globalizzato come il nostro, dovrebbe diventare fonte di ricchezza per tutti.
La Santa Sede, da parte sua, non cesserà di prestare un’attenzione
privilegiata alle varie questioni che si presentano in questo comune cammino,
desiderosa che il contributo della Comunità cattolica continui ad arricchire
l’insieme della Bosnia ed Erzegovina.
Il Protocollo addizionale, sottoscritto il 29 settembre 2006, che fa parte
integrale dell’Accordo, prevede il ricorso ad una Commissione mista per
favorirne l’interpretazione e l’applicazione. Tale Commissione sarà utile, ne
sono convinto, a mantenere vivo lo spirito di collaborazione che ha
contraddistinto l’iter negoziale.
Signor Presidente, Eminenza, Eccellenze, Signore e Signori,
auguro di cuore che l’attuazione delle disposizioni del presente trattato
internazionale giovi alla pacifica convivenza ed allo sviluppo integrale del
Paese e aiuti la Chiesa Cattolica locale nell’adempimento della missione
affidatale da Cristo a beneficio dell’intera popolazione del Paese.
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