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VISITA DEL CARDINALE TARCISIO BERTONE A CUBA
IN OCCASIONE DEL DECIMO ANNIVERSARIO
DEL VIAGGIO DI GIOVANNI PAOLO II

OMELIA DURANTE LA CELEBRAZIONE EUCARISTICA
NELLA CATTEDRALE DE LA HABANA

Giovedì, 21 febbraio 2008
 

 

Signor Cardinale
Cari Fratelli nell'Episcopato e nel Sacerdozio,
Cari Religiosi e Religiose,
Onorevoli Autorità,
Rappresentanti del Corpo Diplomatico,
Fratelli e Sorelle nel Signore.

Oggi celebriamo con anticipo la festa della Cattedra dell'Apostolo San Pietro e lo facciamo in una circostanza certamente singolare, in quanto ricordiamo il decimo anniversario della visita che l'amato Servo di Dio, Papa Giovanni Paolo II, ha realizzato a Cuba. Egli è venuto come messaggero della verità e della speranza, compiendo così la missione che il Signore gli aveva affidato: essere Pastore della Chiesa universale.

Nella prima lettura, presa dal libro del profeta Ezechiele, abbiamo ascoltato come il Signore in persona si preoccupi di guidare il suo gregge, facendo tornare all'ovile le pecore disperse, curando quelle malate, avendo cura di quelle grasse e forti e facendole pascolare tutte con giustizia (cfr Ez 34, 11-16). Questo è il progetto che Egli ha per tutta l'umanità. In effetti, tutte le nazioni della terra sono state chiamate da Dio a formare un solo popolo che si lasci guidare da Lui, come il gregge dal Pastore. Alla Chiesa è stato affidato questo compito, per il quale non si appoggia a sicurezze umane o materiali, ma alla grazia divina, poiché il suo compito consiste nel guidare gli uomini e le donne del mondo a Cristo, affinché vi siano un solo gregge e un solo Pastore.

Il passaggio evangelico proclamato oggi ci descrive l'origine di questa missione e anche come debba essere portata a compimento. Ci colpiscono sempre le parole con cui l'apostolo Pietro professa la sua fede: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente» (Mt 16, 16). Di fronte a questa confessione del Principe degli Apostoli, Cristo risponde con un'affermazione che risuona fortemente nella nostra anima: «Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa» (Mt 16, 18). Con queste parole, Gesù rivela a Pietro il compito che gli affida, ossia quello di essere il fondamento che darà consistenza a tutto l'edificio spirituale della Chiesa. Le tre metafore a cui Cristo ricorre a tal fine sono di per sé molto chiare: Pietro sarà il fondamento saldo su cui si baserà la costruzione della Chiesa; avrà le chiavi del Regno dei cieli e, infine, potrà legare e sciogliere, nel senso di ammettere o di rifiutare quello che riterrà necessario per la vita della Chiesa che, tuttavia, è, e continuerà a essere, sempre del Signore.

Il ministero ecclesiale affidato a Pietro e ai suoi Successori è garanzia dell'unità della Chiesa, dell'integrità del deposito della fede e principio di comunione di tutti i membri del popolo di Dio. Di conseguenza, la Cattedra di Pietro, che oggi celebriamo, non poggia su forze umane, su «la carne e lo spirito», ma su Cristo, pietra d'angolo. Anche noi, come Simone, ci sentiamo felici perché sappiamo che la nostra gloria sta non in noi stessi, ma nel disegno eterno e provvidente di Dio, che ha inviato suo Figlio, il Buon Pastore, per pascere il gregge e riunire i figli di Dio dispersi, offrendo se stesso sull'altare della croce come Agnello umile e vittima sacrificale.

Questo modello di Pastore, come gli Apostoli impararono a conoscere e a imitare stando con Gesù, è riflesso nella seconda lettura, nella quale Pietro si definisce «testimone delle sofferenze di Cristo e partecipe della gloria che deve manifestarsi» (1 Pt 5, 1). Sono parole che persino nella loro struttura essenziale evocano il mistero pasquale che illumina i nostri cuori, in particolare in questi giorni quaresimali. Pietro è stato modellato come Pastore da Gesù, Buon Pastore, e dal dinamismo della sua Pasqua. Pietro scrisse queste parole quando era già anziano, sapendo che si incamminava verso il tramonto della sua vita, che terminò infine con il martirio. In quei momenti fu capace di scoprire la vera gioia e da dove proviene: la sua fonte è Cristo, confessato e amato con la nostra fede debole ma sincera. Per questo motivo potè scrivere ai cristiani della sua comunità e dire anche a noi: «voi lo amate, pur senza averlo visto; e ora senza vederlo credete in lui. Perciò esultate di gioia indicibile e gloriosa, mentre conseguite la meta della vostra fede, cioè la salvezza delle anime» (1 Pt 1, 8-9).

La Chiesa è fondata sulla base salda di Pietro e sulla sua testimonianza del messaggio di Cristo. La «Cattedra» di Pietro è precisamente il simbolo della sua missione, del posto che occupa e del ruolo che svolge fra il popolo di Dio. Ai suoi Successori spetta trasmettere e insegnare la verità del Vangelo, vegliare sulla sua integrità e purezza, e anche proclamarla in maniera autentica. In tal modo, i fedeli hanno la sicurezza di non allontanarsi dal cammino della salvezza aperto dal Signore e di essere sul giusto sentiero che conduce alla pienezza del Regno di Dio.

Cari fratelli e sorelle, il racconto evangelico di oggi ci mostra l'origine divina della Chiesa e come questa è essenzialmente una comunità di fede. Alla professione di fede del Principe degli Apostoli, Gesù risponde assicurando che il potere dell'inferno non sconfiggerà la Chiesa (cfr Mt 16, 18). Essa nasce, pertanto, dalla volontà di Dio e si mantiene viva e attiva nel mondo grazie al suo Spirito. Questa verità unisce i cattolici di tutto il mondo e incoraggia tutti i battezzati a essere parte attiva di questa grande famiglia, che ha come fine quello di vivere essa stessa con gioia la grazia di aver incontrato il Signore e di annunciare il suo Vangelo di salvezza. Posta come fiamma luminosa nel cuore dell'umanità, come lievito e sale fra gli uomini di qualsiasi razza e cultura, la Chiesa chiede di essere riconosciuta e rispettata nella sua missione, non avendo alcuna volontà di imporsi, ma di proporre il Vangelo a quanti incontra lungo il suo cammino.

Il messaggio di salvezza che la Chiesa offre oggi agli uomini e alle donne del nostro tempo, messaggio di giustizia e di pace, di verità e di libertà, di fraternità e di amore, è lo stesso che viene annunciato all'umanità da quanto la Chiesa iniziò a compiere i suoi primi passi, più di duemila anni fa, ed è stato confermato anche dalla testimonianza dei martiri e dei santi.

Con la proclamazione del Vangelo di Cristo, la Chiesa ha dato un grande contributo a questo continente, e in particolare a Cuba, incoraggiando il rispetto della vita umana dal suo concepimento fino al suo termine naturale, tutelando il valore della famiglia fondata sul matrimonio di un uomo e una donna, difendendo la libertà di coscienza e la libertà religiosa e promuovendo l'inviolabile dignità della persona umana. Nel corso dei secoli, questa verità del Vangelo ha guidato i passi di molti cristiani nel loro compito di seminatori di giustizia e di pace. Inoltre, i principi di libertà, uguaglianza e fraternità, che negli ultimi secoli si sono rafforzati molto nella coscienza dei popoli, hanno un fondamento solido nel Vangelo e uno sviluppo crescente nel pensiero e nella condotta dei credenti in Cristo. A tale proposito, è opportuno ricordare come già nel quarto secolo, Sant'Agostino fu testimone che la Parola di Cristo era la risposta all'anelito di libertà che vi è nel cuore di ogni uomo. San Francesco, il poverello di Assisi, divenne nel tredicesimo secolo il promotore infaticabile della fraternità che nasce dal Vangelo e dell'amore di Cristo per i poveri. Della verità evangelica che rende liberi e dell'amore di Dio che trasforma tutti gli uomini in fratelli sono stati testimoni le migliaia di uomini e donne che, attraverso i secoli, hanno dedicato la loro vita completamente al servizio dei bisognosi, all'educazione dei giovani, all'assistenza dei malati e dei detenuti, dando così origine a iniziative e opere di misericordia corporali e spirituali, mossi solo dall'amore verso Dio e il prossimo.

Numerosi Istituti religiosi e molte altre persone si sono dedicati con generosità, e continuano a farlo, al servizio dei poveri, anche qui a Cuba. È incalcolabile il bene che hanno fatto e continuano a fare in questa bella Isola le religiose e i religiosi dediti ad assistere gli anziani, i malati e i bisognosi. Proprio quest'anno si attende l'elevazione agli onori degli altari del primo Beato cubano, Padre Olallo Valdés. Questo insigne figlio della sua terra, nato all'Avana, fu abbandonato nella casa di Beneficenza di questa città e allevato ed educato dalle Figlie della Carità di San Vincenzo de' Paoli. Da giovane entrò nell'Ordine Ospedaliero di San Giovanni di Dio e in esso si dedicò per oltre cinquant'anni a una bella opera assistenziale a Camagüey, aiutando i lebbrosi e gli inabili, le persone abbandonate e disprezzate dalla società.

Non dobbiamo neppure dimenticare le tante Congregazioni Religiose che, soprattutto durante il ventesimo secolo, hanno svolto a Cuba una straordinaria e bella opera educativa in centri di insegnamento e in umili scuole parrocchiali, in laboratori tecnici e in case per bambini e bambine senza famiglia. Molti di voi ricordano ciò con amore e gratitudine.

La Chiesa, nel compiere questa missione educativa, risponde al mandato di Cristo ai suoi discepoli di occuparsi dei piccoli, poiché di essi è il Regno dei cieli (cfr Mt 18, 1-5; 19, 13-15). Fedeli a questo mandato del Signore, nel 1728, i Domenicani fondarono la Pontificia Università di San Girolamo, all'Avana, dove si formarono in filosofia, diritto, teologia e altre discipline diverse generazioni di cubani illustri. Con questo stesso spirito, poco dopo, il Vescovo Pedro Miguel Morell de Santa Cruz, nella sua visita pastorale a Cuba, creò scuole in ogni borgo e villaggio che visitava. Bisogna citare in particolare il Collegio Seminario di San Carlo e di Sant'Ambrogio, nelle cui aule insegnarono il Servo di Dio, Padre Félix Varela e Padre José Agustín Caballero, e dove studiarono quanti forgiarono la cultura cubana, e, correttamente parlando, il pensiero nazionale cubano.

Cari fratelli e sorelle, rendiamo grazie a Dio perché la realtà della Chiesa a Cuba attraverso i secoli è stata una presenza benefica, caratterizzata da un'intensa azione educativa, di promozione umana e di rispetto della vita di ogni persona. Essa, fedele agli insegnamenti di Cristo, aspira a essere sempre più presente e attiva in mezzo alla società con le modalità proprie del mondo attuale, portando a termine allo stesso tempo la sua pressante missione di insegnare, di curare, di assistere il povero e di promuovere la dignità di tutti gli esseri umani nella loro dignità, specialmente emarginati, senza dimora o detenuti. In tal senso, desidero ricordare con gioia il lavoro che la «Caritas» cubana sta realizzando a favore degli anziani, e i suoi sforzi per giungere nelle loro case e per assisterli, e anche il suo impegno ad aiutare le persone malate, sole e bisognose. Tutto ciò è possibile grazie alla cooperazione di molti volontari che, in questi dieci anni da quando il Papa ha visitato Cuba, sono cresciuti in numero, generosità e impegno solidale. La carità cristiana ed ecclesiale si esprime altresì a Cuba nell'educazione dei bambini e dei giovani con difficoltà scolastiche, e si nutre la speranza che si possa ampliare senza riserve questo importante campo della sua missione.

Mentre mi rallegro nel vedere tutto questo fervore pastorale e missionario, saluto con cordialità e gratitudine il signor Cardinale Arcivescovo dell'Avana, che è stato così cortese da invitarmi a presiedere questa solenne Eucaristia. Saluto parimenti con affetto il Presidente della Conferenza dei Vescovi Cattolici di Cuba, gli altri Fratelli Vescovi, i Sacerdoti, i religiosi e le Religiose, e anche i laici che collaborano alle attività ecclesiali, soprattutto quelli che svolgono il loro apostolato fra i giovani, che sono la speranza e il futuro della Chiesa. Rivolgo il mio saluto anche alle Autorità qui presenti, ai rappresentanti del Corpo Diplomatico e alle personalità che oggi hanno voluto unirsi a noi.

Ho l'onore e la gioia di trasmettere a tutti e a ognuno di voi la vicinanza spirituale di Sua Santità Benedetto XVI, e il suo incoraggiamento a proseguire nel cammino che state percorrendo. Il Successore di San Pietro segue con paterna sollecitudine la vita e le attività della Chiesa in questa amata Nazione e conosce gli aneliti e le preoccupazioni di tutti voi. Vi assicura pertanto del suo ricordo nella preghiera, affinché Dio benedica i vostri sforzi tesi all’evangelizzazione, e susciti nelle vostre parrocchie numerose e sante vocazioni sacerdotali e religiose per il servizio al popolo di Dio.

Il campo in cui la Chiesa è presente è molto vasto e sono molti i bambini, gli adolescenti, i giovani, i malati, gli anziani, le persone che hanno sete di Dio e ai quali essa si rivolge come Madre, proponendo loro Cristo come redentore dell'uomo e di ogni uomo. Il suo Vangelo è la fonte dalla quale scaturiscono quei valori cristiani che sono anche profondamente umani e umanizzanti. La Chiesa desidera poter ampliare senza limiti il suo raggio di azione in altri ambiti, per contribuire con impegno al bene comune del popolo cubano.

A Maria Santissima, venerata con molta devozione dai cubani con il titolo di Virgen de la Caridad del Cobre, affido le aspirazioni che tutti voi serbate nel cuore, cari fratelli e sorelle. Che Ella vi aiuti a colmarle pienamente!

Con questi auspici, che sono oggetto delle nostre preghiere, ci disponiamo ad accogliere Gesù, che sarà realmente presente fra noi nell'Eucaristia. La sua presenza ci colmerà di gioia e conferirà senso e valore ai nostri aneliti di autentico bene. Amen.

   

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