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SANTA MESSA CON LE RAPPRESENTANZE
DEI GRUPPI ED ASSOCIAZIONI LEGATI ALLA RETTORIA
DI SANT'IVO ALLA SAPIENZA

OMELIA DEL CARDINALE TARCISIO BERTONE,
SEGRETARIO DI STATO

13 maggio 2008

 

Eccellenza reverendissima,
cari sacerdoti,
onorevoli senatori e deputati,
cari fratelli e sorelle
,

desidero anzitutto esprimere il mio apprezzamento per questa iniziativa, alla quale ho aderito molto volentieri, promossa dalla Rettoria di Sant’Ivo alla Sapienza, luogo che si contraddistingue per la presenza di vari gruppi ed associazioni, quali l’Opera Regina Apostolorum, il Centro Culturale Universitario Paolo VI e il Gruppo Romano del MEIC (Movimento Ecclesiale di Impegno Culturale). Particolarmente ai membri dell’Opera Regina Apostolorum, che celebra i 75 anni di attività, e ai giovani universitari e membri del Centro Culturale Paolo VI, che attraverso le iniziative del “Maggio santivese 2008” conclude le celebrazioni del suo primo decennale, formulo i miei più fervidi auguri. Sono inoltre contento di apprendere che all’Associazione Interparlamentare ‘Cultori dell’etica’, anch’essa stasera qui rappresentata, offrono il loro apporto alcuni membri del Parlamento italiano. Ancor più volentieri ho accolto l’invito rivoltomi perché la nuova legislatura muove in questi giorni i suoi primi passi, e questo momento di preghiera costituisce l’occasione per invocare dal Signore la luce del suo Spirito non solo sui giovani universitari e sui vari gruppi ed associazioni, ma anche su tutti i Parlamentari chiamati a servire il bene comune del popolo italiano. In questa celebrazione vogliamo dunque affidare al Signore le intenzioni che ognuno porta nel suo cuore.

Con questi sentimenti vi saluto tutti, ad iniziare da S. E. Rev.ma Mons. Gianfranco Ravasi, Presidente del Pontificio Consiglio della Cultura, Mons. Agostino De Angelis, Rettore di sant’Ivo alla Sapienza, Mons. Lorenzo Leuzzi, Direttore dell’Ufficio Diocesano di Pastorale Universitaria del Vicariato di Roma, don Mauro Mantovani, Cappellano del Centro Culturale Universitario Paolo VI, don Massimo Palombella e il Coro Interuniversitario di Roma, che animano la nostra celebrazione liturgica. Saluto poi tutti i Parlamentari presenti, alcuni dei quali conosco già ed altri incontro oggi per la prima volta. Saluto i sacerdoti presenti, come pure i membri dell’Opera Regina Apostolorum, del Centro Universitario Paolo VI e del Gruppo Romano del MEIC.

Celebriamo la Santa Messa votiva “Maria Regina degli Apostoli”, in un giorno particolare, il 13 maggio, dedicato alla Madonna di Fatima: a Maria, che è venuta a ricordarci l’importanza della preghiera e della penitenza per la salvezza del mondo, chiediamo di renderci sempre veri discepoli di Cristo.

La Parola di Dio che abbiamo ascoltato ci aiuta ad approfondire l’invito della Madonna a prendere sul serio la nostra vocazione cristiana. La prima Lettura, tratta dalla Lettera di san Giacomo, ci pone in guardia da una ricorrente tentazione, quella cioè di “andare fuori strada” fidandoci eccessivamente di noi stessi e di cedere alla “concupiscenza che attrae e seduce”, concupiscenza che, se non viene superata, “concepisce e genera il peccato”, e “il peccato - osserva san Giacomo - quand’è consumato, produce la morte”. Morte spirituale, morte dell’anima. Separati da Dio, unica fonte di ogni dono perfetto, si finisce per ritrovarsi in balia del male, senza pace interiore ed esteriore, inetti al dominio di se stessi, privi della forza interiore che scaturisce dalla sequela del Signore.

Potremmo a questo punto domandarci come applicare l’esortazione dell’apostolo Giacomo nel campo dell’impegno politico in generale, che riguarda tutti i fedeli laici, e in particolare nell’attività dei parlamentari. Fare politica comporta mettersi al servizio del bene comune che abbraccia, tra l’altro, la garanzia dell’ordine pubblico e della pace, la difesa della libertà e dell’uguaglianza, il rispetto della vita umana e dell’ambiente, la tutela della giustizia e della solidarietà. Avversando il male che si manifesta in mille forme e modi, il discepolo di Cristo, in ogni campo, si adopera per costruire una società dove i principi e i valori umani e morali siano pienamente riconosciuti ed applicati. Questa vocazione del cristiano, che si esprime in tanti modi diversi, domanda un impegno umile e coscienzioso, serio e coerente, saggio e illuminato; esige soprattutto che ci si lasci ispirare da Colui che è la fonte di ogni sapienza, certi che la sua grazia è capace di sostenerci in ogni situazione.

Il brano evangelico di Marco, inoltre, fotografa una scena di vita quotidiana di Gesù, dove si intravedono luoghi e dettagli familiari come la barca, le reti per la pesca e la gente che lo seguiva. I discepoli, presi forse dall’entusiasmo per la prodigiosa moltiplicazione dei pani, hanno dimenticato le provviste e si accorgono di avere purtroppo solo un pezzo di pane. Gesù intanto va predicando e ammonisce: “Guardatevi dal lievito vecchio...“. Non si tratta solo di provvedere il cibo necessario. Gesù vuole andare oltre: Egli vuole aprire i loro occhi perché riconoscano il significato dei miracoli che va compiendo; vuole aprire le loro orecchie, vuole scuotere il loro cuore perché siano pronti ad ascoltare l’invito alla conversione. Vuole che tolgano dalla loro vita il lievito dell’ipocrisia, dell’odio e della. violenza, “il lievito vecchio” del peccato e del male, per diventare “pasta nuova”, vite rinnovate dalla santità e dall’amore.

Questa sera, il rimprovero che Gesù rivolse ai discepoli, lo ripete a noi. Ci invita a non avere il cuore indurito, a non chiudere gli occhi e le orecchie ai “segni dei tempi”, a non ripiegarci su noi stessi, a non ricercare unicamente il proprio tornaconto ma, al contrario, ci esorta a metterci al servizio degli altri, ad impegnarci per costruire una società dove ogni persona sia rispettata e valorizzata, dove regnino la giustizia, la fraternità e la pace; ci invita a riconoscere Dio come il protagonista principale ed indispensabile, come il centro e il cuore della nostra vita e della nostra attività.

A partire da quest’insegnamento, non è difficile comprendere quale spirito deve animare l’azione di tutti i seguaci di Cristo, ed in particolare di quelli che si impegnano direttamente nell’attività politica. Essi condividono con tutti gli uomini gioie e dolori, ansie e speranze, per questo, mentre mantengono viva un’attenzione affettiva ed effettiva alle necessità materiali della società, si preoccupano di cogliere quanto di più profondo il cuore dell’uomo attende e spera per sé e per i propri simili. Il brano evangelico sembra dirci che accanto a un “pane umano” da condividere, accanto cioè alle necessarie risposte da fornire ai bisogni delle nostre comunità, vi é soprattutto un “pane divino”, un desiderio di verità e di amore che solo Dio può colmare. Inoltre, proprio perché esigente, la sequela di Gesù non è né facile né comoda: chiede assai spesso di andare controcorrente rispetto al pensiero dominante; esige uno sforzo di scavare, di non fermarsi alla superficie se si vuole essere “lievito” e “sale” della società, che a volte appare così distante da Cristo e impenetrabile al suo Vangelo.

Quando ero Segretario della Congregazione per la Dottrina della Fede, è stata pubblicato un documento su alcune questioni riguardanti l’impegno dei cattolici nella vita politica. In quel testo si legge: “Lo spessore culturale raggiunto e la matura esperienza di impegno politico che i cattolici in diversi paesi hanno saputo sviluppare, specialmente nei decenni posteriori alla seconda guerra mondiale, non possono porli in alcun complesso di inferiorità nei confronti di altre proposte che la storia recente ha mostrato deboli o radicalmente fallimentari”. E più avanti: “È insufficiente e riduttivo pensare che l’impegno sociale dei cattolici possa limitarsi a una semplice trasformazione delle strutture, perché se alla base non vi è una cultura in grado di accogliere, giustificare e progettare le istanze che derivano dalla fede e dalla morale, le trasformazioni poggeranno sempre su fragili fondamenta” (cfr Congregazione per la Dottrina della Fede, Nota dottrinale circa alcune questioni riguardanti l'impegno e il comportamento dei cattolici nella vita politica, 16 gennaio 2003, n. 7).

Cari amici, sempre più urgente è per i cristiani impegnarsi nel campo della cultura e della politica, prendersi cura della “cosa pubblica” in un momento in cui si va diffondendo un pernicioso relativismo culturale, che diventa relativismo morale, nocivo per la stessa vita democratica, la quale ha bisogno di fondamenti veri e solidi, vale a dire, di principi etici che per la loro natura e per il loro ruolo di fondamento della vita sociale non sono “negoziabili” (cfr n. 3 della Nota citata).

A questo riguardo, illuminante si presenta l’insegnamento di Papa Benedetto XVI, di cui vi trasmetto volentieri il ricordo e la benedizione. Nel suo recente discorso all’ONU, ha affermato:

“Mentre la storia procede, sorgono nuove situazioni e si tenta di collegarle a nuovi diritti. Il discernimento, cioè la capacità di distinguere il bene dal male, diviene ancor più essenziale nel contesto di esigenze che riguardano le vite stesse e i comportamenti delle persone, delle comunità e dei popoli”.

Discernere il bene dal male, difendere, promuovere la verità e il bene è compito talora assai arduo, che può esigere persino l’eroismo del martirio come avvenne per San Tommaso Moro, il quale - secondo un’espressione di Giovanni Paolo Il - per la testimonianza resa fino all’effusione del sangue, del primato della verità sul potere, è venerato quale esempio imperituro di coerenza morale. L’opera di questo insigne statista e coraggioso discepolo di Cristo insegna che governare è anzitutto ‘esercizio di virtù”; e se la sua santità rifulse nel martirio, non va dimenticato che fu preparata da un’intera vita di lavoro totalmente dedicata a Dio e al prossimo. Il suo esempio e la sua intercessione, come pure la materna assistenza di Maria Santissima, fedele discepola del Signore, vi sostengano nel vostro quotidiano lavoro perché sia sempre teso alla ricerca del bene comune. Il servo di Dio Paolo VI, che qui da giovane sacerdote si è impegnato direttamente nella formazione cristiana e culturale delle giovani generazioni, accompagni il cammino dei giovani universitari perché siano sempre testimoni di verità e costruttori della civiltà dell’amore. Amen!

      

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