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SEMINARIO DI STUDIO PER VESCOVI SUL TEMA:
"VI CHIEDO DI ANDARE INCONTRO AI MOVIMENTI CON MOLTO AMORE"

OMELIA DEL CARDINALE TARCISIO BERTONE,
SEGRETARIO DI STATO

15 maggio 2008

 

Cari Fratelli nell’Episcopato!

Sono venuto volentieri a incontrarvi all’inizio del vostro Seminario di studio, promosso ed organizzato dal Pontificio Consiglio per i Laici. Vi guideranno nei prossimi giorni le seguenti parole di Papa Benedetto XVI: “Vi chiedo di andare incontro ai movimenti con molto amore”, parole  tratte dal discorso da lui rivolto ai Vescovi della Conferenza Episcopale della Repubblica Federale di Germania, a conclusione della loro visita ad limina, il 18 novembre 2006. Vale la pena di soffermarsi a riascoltare quanto egli ebbe a dire allora perché, mi sembra, rappresenta un’utile introduzione al vostro Convegno.

Diceva dunque il Santo Padre: “Dopo il Concilio lo Spirito Santo ci ha donato i ‘movimenti’. Talvolta essi possono apparire al parroco o ai Vescovi un po’ strani, ma sono luoghi di fede in cui i giovani e gli adulti sperimentano un modello di vita nella fede come opportunità per la vita di oggi”. Ed aggiungeva: “Qua e là devono essere corretti, inseriti nell’insieme della parrocchia o della Diocesi. Dobbiamo però rispettare – precisava il Santo Padre – lo specifico carattere dei loro carismi ed essere lieti che nascano forme comunitarie di fede in cui la parola di Dio diventi via” (L’Osservatore Romano, 19 novembre 2006, p. 5).

Sono certo che da questa esortazione di Sua Santità potrete trarre utili spunti di approfondimento. Sono lieto intanto di recarvi il suo saluto, il suo augurio e la sua paterna benedizione in attesa di incontrarlo sabato prossimo, al termine del vostro incontro. Al saluto del Sommo Pontefice unisco il mio per ciascuno di voi. Permettete che in modo speciale saluti il Cardinale Stanisław Ryłko, Presidente del Pontificio Consiglio per i Laici, e lo ringrazi per il cortese invito che ha voluto rivolgermi, come pure S. E. Mons. Josef Clemens, Segretario, e gli altri collaboratori del medesimo dicastero.

Il vostro incontro si svolge qui, nel Centro Mondo Migliore, che richiama alla mente il gesuita Padre Riccardo Lombardi, nota firma del periodico “Civiltà Cattolica”, il quale insieme ad altri, tra i quali un altro gesuita, Padre Virginio Rotondi, iniziò nel 1945 un’intensa predicazione, divenuta ancor più estesa nelle piazze d’Italia e del mondo, dopo il radiomessaggio di Pio XII del 10 febbraio del 1952 che mirava a stimolare nella società la “rinascita cristiana”. Nacque così, con la benedizione del Papa, il “Movimento per un Mondo Migliore”, e fu costruito per espresso volere del Pontefice, quest’omonimo centro, dove ci troviamo, che iniziò le sue attività nel 1956, due anni prima della scomparsa di Pio XII.  Questo Papa, del quale commemoriamo quest’anno il 50° della morte, fu profetico per la sua visione dei problemi e delle sfide che avrebbero interpellato la Chiesa. Intuì che essa avrebbe dovuto sempre più dialogare con la modernità, ma questo non sarebbe stato possibile se non coinvolgendo il laicato cattolico. Al tema dell’impegno laicale aveva già prestato attenzione con il Motu proprio Primo feliciter, del 12 marzo 1948,  fondativo degli Istituti Secolari (si celebra quest’anno il 60°). All’impegno dei laici dedicò diversi discorsi destinati alle varie categorie di professionisti, e, tra l’altro, volle imprimere una forte spinta all’Azione Cattolica. Lo stesso Concilio Vaticano II, alla cui indizione Pio XII pensava da anni, deve molto al suo insegnamento: basta vedere quante volte egli viene citato!

Nel corso degli ultimi cinque decenni abbiamo assistito a molteplici e profondi mutamenti sociali e culturali, che hanno reso sempre più strategico il ruolo dei laici nella missione della Chiesa. La stagione dei movimenti e delle nuove forme associative, fioriti sotto il lungo e fecondo pontificato di Giovanni Paolo II, continua ancora. Per la maggior parte, essi sono caratterizzati da una forte dimensione missionaria, comunicano il messaggio della solidarietà e rispondono al diffuso desiderio di spiritualità. Come ebbe a dire Benedetto XVI, testimoniano la gioia, la fede e la bellezza di essere cristiani.

Si avverte ora l’esigenza che i Pastori, attenti ai “segni dei tempi” sappiano orientare e condurre i movimenti associativi, armonizzandoli con le esigenze dell’intero Popolo di Dio. E lo potranno fare se si lasceranno guidare docilmente dallo Spirito Santo e saranno testimoni e padri per i fedeli affidati alle loro cure pastorali. Il vostro Simposio è orientato a rispondere a questa peculiare esigenza riflettendo in maniera positiva sulla questione, valorizzando e andando incontro con amore paterno a tutti coloro che lo Spirito Santo invita a lavorare nella vigna del Signore.

Vorrei ora soffermarmi brevemente sulle letture bibliche che l’odierna liturgia  offre alla nostra meditazione. Questi testi presentano interessanti stimoli per la preghiera personale ed illuminano il nostro ministero di Vescovi, chiamati da Cristo a condividere il compito e la responsabilità di custodire e condurre il gregge che a Lui appartiene.

Nella prima lettura, l’apostolo Giacomo indica la cura dei poveri come un elemento della vera religiosità. I cristiani, che credono per fede a Cristo risorto, devono vivere nell’amore verso tutti, senza giudicare con leggerezza secondo le apparenze umane. La sua esortazione non è certo un’istigazione all’odio contro il ricco, ma un invito a rifuggire dalle preferenze interessate che a volte potrebbero insinuarsi anche nella comunità cristiana. E’ l’amore il cuore di tutto e a noi, Pastori, il Signore chiede di alimentare quest’amore che non fa differenza fra le persone, ma tutti abbraccia per condurre a Cristo.

Il brano evangelico riferisce l’episodio in cui Gesù chiede ai discepoli che cosa la gente pensi di lui e come lo giudichino essi stessi. Pietro risponde a nome dei Dodici con una confessione che si differenzia chiaramente dall’opinione della gente. Nei tre vangeli sinottici Gesù annuncia, subito dopo, la sua passione e risurrezione e fa seguire all’annuncio del suo destino personale, un insegnamento riguardante il cammino dei discepoli, che è un seguire lui, il Crocifisso. Marco dice che Gesù avrebbe posto il suo quesito «per via» (8,27); è chiaro che la via di cui parla conduce a Gerusalemme, verso il centro della storia della salvezza, verso il luogo in cui il destino di Gesù doveva compiersi sulla croce e nella risurrezione. I sinottici sono concordi nell’affermare che, secondo la gente, Gesù era Giovanni il Battista oppure Elia oppure un altro dei profeti, che sarebbe risorto. Tutte queste opinioni non sono completamente sbagliate, tuttavia non raggiungono la vera natura di Gesù, la sua novità. All’opinione della gente si contrappone la conoscenza dei discepoli, che si manifesta nella confessione di fede: «Tu sei il Cristo» (Mc 8,29).

A questo punto Gesù ordina di non dirlo ad alcuno. Perché? Perché nella seconda parte della vita pubblica dovrà spiegare loro in che senso Egli è il Messia: un senso ben lontano non solo dalle aspettative popolari, ma da quelle degli stessi apostoli, come dimostra la ribellione di Pietro. Sappiamo che nel corso dei secoli, e anche oggi, i cristiani hanno sempre bisogno di essere istruiti dal Signore sul fatto che il suo cammino, in tutte le generazioni, non è il cammino della gloria e del potere terreno, ma il cammino della croce.

Riflettiamo quindi sul nostro insegnamento su Gesù Cristo e sui nostri comportamenti che debbono essere coerenti con la fede e la santità della Chiesa, per non meritare noi stessi il rimprovero di Gesù: “Tu non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini” (Mc 8,33)

Cari Confratelli, mi piace concludere, ritornando al concetto di fondo che la Parola di Dio vuole oggi comunicarci: il nostro quotidiano ministero episcopale a servizio della Chiesa è “grande” solo se è un servizio fatto per amore, senza ricerca del successo personale e unicamente proteso a testimoniare che Cristo è il nostro unico Signore. Maria, Madre della Chiesa, ci ottenga di riprodurre sempre più fedelmente nella nostra vita e nel nostro ministero il modello del suo figlio Gesù, Sacerdote, Pastore e Maestro. Così sia!

        

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