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VISITA IN UCRAINA IN OCCASIONE DELLA BEATIFICAZIONE
DELLA SERVA DI DIO SUOR MARTA WIECKA
LVIV - KYIV, 23-26 MAGGIO 2008

LITURGIA GRECO-CATTOLICA NEI PRESSI DELLA CATTEDRALE IN COSTRUZIONE, PRESIEDUTA DA S.E. MONS. BOHDAN DZYURAKH,
VESCOVO AUSILIARE DI ARCIEPARCHIA DI KYIV

OMELIA DEL CARDINALE TARCISIO BERTONE,
SEGRETARIO DI STATO

Kyiv, 25 maggio 2008

       

Vostra Beatitudine,
cari confratelli nell’Episcopato e nel sacerdozio,
cari fratelli e sorelle, 

sono particolarmente contento di aver potuto visitare questo vostro Paese, l’Ucraina, “Terra di mezzo” che ha inscritto nel suo codice culturale la vocazione ad essere punto d’incontro e di dialogo fra l’Europa occidentale e quella orientale. Come non essere riconoscente al Signore per questa grazia: quella di trovarmi qui, sulle rive del Dniepr, fiume che giustamente la vostra più nobile tradizione religiosa e  letteraria descrive come  “il Giordano dell’Ucraina”. E di trovarmi qui, in una circostanza singolare, il 1020º anniversario del Battesimo della ‘Rus’ di Kiev. Proprio da questo luogo benedetto il messaggio evangelico si è diffuso tra tanti altri popoli slavi, ed ha impregnato la loro vita e cultura.

L’odierno incontro mi offre pertanto l’occasione per alcune considerazioni, che mi piace condividere con Lei, Beatitudine, e con tutti voi, fratelli e sorelle che saluto tutti con affetto. Vorrei però, in primo luogo, trasmettervi il saluto cordiale di Sua Santità Benedetto XVI, che mi ha incaricato di recare alle vostre Comunità qui idealmente raccolte in preghiera, la sua benedizione. L’anelito e la preghiera del Santo Padre sono per l’unità, quell’unità che, all’epoca del Battesimo della Rus’ caratterizzava la vita della Chiesa, non ancora lacerata dal grande scisma. Questo seme di unità è rimasto vivo durante i secoli successivi. In qualche maniera il legame tra l’Oriente Bizantino con la Sede di Pietro si é mantenuto in queste terre nonostante le tensioni e i conflitti storici. Ma nonostante le ferite dolorose, che la storia dei secoli ha registrato, non si è spento il desiderio dell’unità che grandi uomini di Chiesa hanno alimentato con il loro coraggio e la loro testimonianza. Tra questi figurano anche leggendarie figure dei Servi di Dio, come il Metropolita Andrzeyi Szeptyckyj ed il Cardinale Confessore della Fede Josyf Slipyj.

Questo patrimonio prezioso di unità costituisce un invito costante per tutti a promuovere lo spirito di mutua intesa e comprensione non solo tra cattolici, ma anche con i fratelli delle altre Chiese cristiane. Un patrimonio che hanno mantenuto inalterato, ed anzi anche accresciuto, non pochi testimoni e martiri della fede che, rimanendo fedeli alla propria tradizione religiosa e culturale, non hanno voluto separarsi dalla Sede Apostolica. Le vessazioni, i ricatti, e persino le dure persecuzioni da parte del sistema totalitario del secolo scorso, non li hanno fiaccati. Guardando al loro esempio, come non essere stimolati, in questi nostri tempi, a preoccuparci tutti perché questa ricchezza di fede e di santità non vada dispersa? Anzi, come non congiungere gli sforzi perché essa costituisca per tutto il popolo Ucraino un riferimento costante per rifondare quell’armonia e quell’unità religiosa di cui ha bisogno il Paese? Il cammino è certamente difficile, ma siamo sicuri: mai verrà meno l’aiuto e la benedizione del Signore.

In questo momento, ripenso alla vostra recente Visita ad Limina, che ha evidenziato il cammino percorso, nei  quasi venti anni dopo il riacquisto della libertà, dalla Chiesa Greco-Cattolica. Dalle persecuzione è riemersa una Chiesa ben consapevole del proprio ruolo, non ripiegata su se stessa e tesa a guardare il passato, bensì aperta all’evangelizzazione. Non posso che ripetervi l’elogio che vi ha rivolto il Santo Padre a sostegno dell’impegno nella catechesi capillare ed aggiornata secondo il Concilio Vaticano Secondo. Per quanto riguarda il mondo della cultura riveste particolare importanza la missione che si è assunta l’Università Cattolica di Leopoli e le altre Accademie Ecclesiastiche. Altrettanto preziosa è la presenza della Chiesa nei mezzi di comunicazione sociale che facilitano il dialogo con il mondo contemporaneo. Un storico percorso è stato compiuto anche nella riorganizzazione delle strutture della Chiesa, nella feconda ripresa della vita monastica e religiosa atta ad assistere tutti coloro che ancora necessitano di riscoprire le proprie radici religiose.

Certamente non mancano difficoltà e sfide  in un ambiente, come quello nel quale vivete, molto vario e dove, come in ogni società, esistono dissidi e tensioni. Ma proprio per questo, mi permetto di riprendere ciò che vi ebbe a dire il Santo Padre Benedetto XVI incontrandovi a Roma: in questa vostra terra si è come “obbligati” al dialogo, sia all’interno della Chiesa cattolica sia con l’Ortodossia. Si tratta di un dovere che viene richiesto ai cristiani anche dalla società civile. La testimonianza del mutuo intendimento tra le comunità religiose – il Papa aggiungeva ed io ripeto qui, quest’oggi – sarà fonte di comprensione reciproca e di solidarietà pure in campo sociale e civile.

Permettete ora che faccia riferimento ad una mia personale esperienza. Da Arcivescovo di Genova ho avuto modo di conoscere direttamente non pochi vostri compatrioti emigrati in Italia. Rimanevo edificato nel vedere la loro volontà di restare fedeli  alla propria terra ed alla espressione bizantina della vostra Fede cristiana. Questi vostri fedeli vanno aiutati e seguiti materialmente e spiritualmente. Penso in questo momento alla loro nostalgia per la separazione dalle loro famiglie e dalla loro patria e mi chiedo che cosa si possa fare, da parte vostra come da parte delle autorità pubbliche, per aiutarli a salvaguardare l’unità delle famiglie, per potenziare il valore della vita, per promuovere la vera giustizia sociale. Al loro fianco non verrà mai meno l’aiuto sociale e caritativo della Chiesa,che mai abbandona i suoi figli.

Infine, poiché questa celebrazione liturgica si svolge all’ombra della suggestiva Cattedrale della Resurrezione ancora in costruzione, mi sembra di poter cogliere proprio in questo quasi un segno visibile dello sforzo che insieme dobbiamo fare tutti perché la Chiesa Greco-Cattolica, dopo decenni di silenzio e di persecuzione, possa conoscere una promettente primavera spirituale. Il mio vivo augurio è che, mentre questa vostra Cattedrale viene ultimata, possa aprire le proprie porte quanto prima ed essere il “cuore” della vostra Comunità. E contemporaneamente preghiamo perché la comunità greco-cattolica della Capitale possa crescere e maturare aprendo il suo cuore a tutti testimoniando la Resurrezione di Cristo, Speranza dell’intera umanità. Christos voskres!

                

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