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VISITA IN UCRAINA IN OCCASIONE DELLA BEATIFICAZIONE
DELLA SERVA DI DIO SUOR MARTA WIECKA
LVIV - KYIV, 23-26 MAGGIO 2008

SANTA MESSA DEL CORPUS DOMINI NELLA CATTEDRALE LATINA

OMELIA DEL CARDINALE TARCISIO BERTONE,
SEGRETARIO DI STATO

Kyiv, 25 maggio 2008

       

Cari Confratelli nell’Episcopato e nel Sacerdozio,
cari fratelli e sorelle nel Signore!

Con viva gratitudine ho accolto l’invito di Sua Eccellenza Monsignor Jan Purwiński, vostro benemerito Vescovo diocesano, a presiedere la celebrazione eucaristica, nella Solennità del Corpus Domini, in questa storica Chiesa Cattedrale della vostra Diocesi. A lui va innanzitutto il mio saluto e ringraziamento per il suo lungo servizio alla Chiesa e per la sua incondizionata fedeltà, che ha sempre mostrato nei confronti del Santo Padre. Saluto poi i Vescovi Ausiliari e tutti gli altri Presuli presenti. Il mio cordiale saluto va anche ai numerosi religiosi, alle religiose e ai seminaristi, nonché a ciascuno di voi, cari fratelli e sorelle, che quest’oggi avete voluto prendere parte a questa nostra assemblea liturgica. A tutti trasmetto l’affettuosa benedizione di Sua Santità Benedetto XVI; benedizione che Egli estende alle vostre famiglie e ai vostri cari, particolarmente a coloro che sono malati o stanno vivendo momenti di prova e di difficoltà.

Celebriamo quest’oggi la festa del “Corpus Domini”, una delle feste più sentite del popolo cristiano; una festa che ha dato luogo in ogni parte del mondo a suggestive tradizioni popolari legate al culto dell’Eucaristia. E’ quindi una occasione quanto mai opportuna, potremmo dire privilegiata, per manifestare in forma pubblica e solenne la nostra fede nella reale presenza di Gesù nel sacramento dell’Eucaristica; presenza con la quale il Signore ha voluto restare con noi, anzi ha voluto farsi nostro cibo spirituale perché potessimo vivere di Lui e sentirlo vivo in noi, presente ed operante nelle situazioni e nei momenti di ogni giorno, nei tempi di dolore e di gioia. Con l’istituzione dell’Eucaristia Gesù ha legato per sempre il destino dell’umanità alla sua stessa vita e ci ha offerto il dono della Salvezza. Come giustamente è stato affermato, nel mistero della sua presenza eucaristica Dio ha unito il cielo e la terra, ha costruito un ponte che ci collega al Paradiso: il pane e il vino consacrati rendono attuali il sacrificio della Croce. In ogni Santa Messa, dopo la Consacrazione, il sacerdote proclama questo mistero della fede e l’assemblea dei fedeli risponde: “Annunciamo la tua morte, Signore, proclamiamo la tua risurrezione, nell’attesa della tua venuta!”

“Signore Gesù Cristo… fa’ che adoriamo con viva fede il santo mistero del tuo Corpo e del tuo Sangue” (Colletta). Così abbiamo pregato, all’inizio di questa celebrazione eucaristica, unendo la nostra voce a quella dei cristiani del mondo intero. Parole dense di significato che ci invitano ad adorare il nostro Salvatore e Redentore: da oltre duemila anni Egli “resta” realmente presente nella sua Chiesa, in ogni momento e in ogni luogo dove si perpetua l’unico sacrificio del Calvario. Come non adorare il Buon Pastore che ci guida sul retto cammino - Lui che è la Via -, ci illumina con la vera Sapienza - Lui che è la Verità - e ci spalanca le porte della vita eterna – Lui che è proprio la Vita? “Glorifica il Signore, Gerusalemme, loda, Sion, il tuo Dio… Così non ha fatto con nessun altro popolo, non ha manifestato ad altri i suoi precetti” (Sal 147,20). Il Salmo responsoriale ci ha introdotti con queste parole nel cuore dell’adorazione al Corpo e Sangue di Cristo. E’ questa la fede che ci è stata tramandata dai nostri antenati, come il tesoro più prezioso.

Radunati in questa Cattedrale, cuore della Comunità ecclesiale, non possiamo allora non ricordare tutti coloro che, nei secoli passati, in queste terre e in questo tempio hanno adorato il Cristo eucaristico. La fede è un dono di Dio, ma si trasmette alle nuove generazioni attraverso l’attività e la vita della Chiesa. A questo riguardo, pensiamo ai Vescovi che l’hanno custodita integra; ai sacerdoti che l’hanno annunciata con coraggio; ai genitori e ai catechisti che l’hanno comunicata ai fanciulli. Pensiamo, in maniera particolare, ai santi che l’hanno vissuta eroicamente, ai martiri che per restare fedeli a Cristo hanno patito persecuzioni e morte. Qui, in Ucraina voi, cattolici di oggi, siete in modo particolare debitori a coloro che durante i lunghi anni delle persecuzioni hanno sofferto e addirittura sono morti per la nostra fede. Grande è la nostra riconoscenza verso di loro che continuano ad essere a noi uniti nel mistero della comunione dei Santi. Come abbiamo sentito nella seconda Lettura: “noi, pur essendo molti, siamo un corpo solo: tutti infatti partecipiamo dell’unico pane” (1 Cor 10,17). In maniera particolare, ci uniamo quest’oggi a Suor Marta Wiecka, che è stata ieri beatificata a Lviv. Invochiamo il suo aiuto perché ci aiuti a portare accesa la fiaccola della fede per trasmetterla alle nuove generazioni.

“Io sono il pane vivo, disceso dal cielo; se uno mangia di questo pane vivrà in eterno” (Gv 6,51), così afferma Gesù e le sue parole costituiscono un invito a considerare in profondità il mistero dell’Eucaristia. A questo proposito, mi piace qui riprendere quanto il Santo Padre Benedetto XVI ebbe a dire, lo scorso anno, nell’omelia del Corpus Domini: “L’Eucaristia è il cibo riservato a coloro che nel Battesimo sono stati liberati dalla schiavitù e sono diventati figli; è il cibo che li sostiene nel lungo cammino dell’esodo attraverso il deserto dell’umana esistenza”. Con l’Eucaristia dunque siamo vivificati e resi forti per affrontare il combattimento della vita cristiana. Mentre nell’Antico Testamento, come abbiamo ascoltato nella prima lettura, Iddio ha nutrito l’Israele perché potesse affrontare il viaggio nel deserto verso la Terra promessa, nel Nuovo Testamento Cristo offre se stesso come cibo per il viaggio verso la vita eterna. E ci assicura: “Colui che mangia di me, vivrà per me”. Davvero o Signore, prega sant’Ignazio d’Antiochia, tu sei il pane vivificante, il cibo dell’eternità, la “medicina di immortalità”.

Al termine della solenne liturgia andremo in processione per le strade di questa Capitale, mostrando a tutti il Cristo Eucaristico. Gesù Cristo si fa presente nel segno del pane, per le vie della nostra città. Anzi, affideremo le strade, le nostre case, la nostra stessa esistenza quotidiana alla potenza del suo amore: perché le vie che percorriamo siano le strade di Cristo; perché le case dove abitiamo siano il luogo dove lui prenda dimora per restare con noi; perché la nostra vita di ogni giorno sia penetrata dalla sua presenza, e il raggio della sua benedizione si estenda su tutti.

Ma c’è un altro motivo che rende gioiosa questa nostra assemblea liturgica: commemoriamo infatti anche la storica visita che il Servo di Dio, Papa Giovanni Paolo II, fece sette anni fa. E ricordando quello straordinario evento, intendiamo insieme confermare piena disponibilità a continuare nel realizzare il programma da lui tracciato. Egli venne come “Pellegrino della concordia”, animato dal desiderio di confermare i fratelli nella fede e di testimoniare l’impegno della Chiesa cattolica nel proseguire il cammino dell’unità tra tutti i discepoli del Signore.

Risuona nel nostro cuore la sua preghiera: “Perché tutti siano una sola cosa!” (Gv 17,21). Preghiera che costituisce un impegno e una missione prioritari a superare gli ostacoli che ci separano dagli altri cristiani. Non è forse vero che la divisione delle Chiese rappresenta uno dei più grandi impedimenti alla proclamazione del Vangelo? Non è forse vero che superare le difficoltà esistenti è compito di massima urgenza e nessuna ragione ci esime dal portarlo avanti con coraggio ed entusiasmo? Dobbiamo fare il possibile per superare le divisioni perché uniti i discepoli di Cristo proclamino e testimonino al mondo il suo messaggio. “Questa unità fondata sulla Verità rivelata e sull'Amore – ebbe a dire Giovanni Paolo II nella sua omelia a Kyiv nel giugno del 2001 - non annulla l'uomo, la sua cultura e la sua storia, ma lo inserisce nella comunione trinitaria, dove tutto ciò che è autenticamente umano viene arricchito e potenziato”.

Cari fratelli e sorelle! Facciamo sì che anche la processione di questo giorno sia occasione per testimoniare questo nostro impegno. La Chiesa è infatti mistero di unità che nell’Eucaristia trova la sua fonte e il suo culmine. Gesù è presente, resta con noi fino alla fine del mondo, e con Lui potremo superare ogni difficoltà sul nostro cammino. Se ascoltiamo la sua voce, se seguiamo il suo insegnamento, saremo apostoli dell’Unità, promotori di una fratellanza universale, difensori della giustizia, testimoni della salvezza che il Risorto ha portato per l’umanità di ogni luogo e di tutti i tempi. E’ questa la preghiera che innalziamo insieme, affidandola a Maria, Madre dell’Unità, proseguendo la celebrazione eucaristica. Il Signore vi benedica tutti! Sia lodato Gesù Cristo!

                 

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