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CELEBRAZIONE EUCARISTICA NEL SANTUARIO ROMANO
MADONNA
DEL DIVINO AMORE
OMELIA DEL
CARDINALE TARCISIO BERTONE,
SEGRETARIO DI STATO
Santuario del Divino Amore,
Domenica, 1 giugno 2008
Cari fratelli e sorelle,
“Non chiunque mi dice: Signore, Signore, entrerà nel regno dei cieli, ma colui
che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli”. Molto chiara è la parola di
Gesù: per essere veri suoi discepoli, per entrare nel Regno dei cieli, non basta
moltiplicare le pratiche devozionali, non basta ripetere meccanicamente formule
di preghiere tradizionali o liturgiche, non basta nemmeno l’osservanza meramente
esteriore dei suoi comandamenti e precetti. Occorre ben altro: occorre fare la
sua volontà.
Abbiamo ascoltato poco fa quest’affermazione del Signore nel brano evangelico
che san Matteo pone al termine del primo dei cinque discorsi di Gesù, il
cosiddetto Discorso della Montagna. E’ una lunga serie di insegnamenti che
occupano ben 3 capitoli del Vangelo di Matteo.
Alla fine del Sermone della Montagna, Gesù afferma: “Chiunque ascolta queste mie
parole e le mette in pratica, è simile a un uomo saggio che ha costruito la sua
casa sulla roccia”. La pioggia, il vento impetuoso, persino il terremoto non la
smuovono perché appunto è fondata sulla roccia. Diversa invece è la situazione
di chi la costruisce sulla sabbia, dove basta un leggero straripamento delle
acque per minarne la consistenza e la casa crolla. Dobbiamo dunque costruire
l’edificio spirituale della nostra vita su Cristo, roccia della nostra salvezza:
questo è il messaggio che il Vangelo ci rinnova quest’oggi. Non esiste
d’altronde altra strada per chi intende essere autentico seguace di Gesù che
questa: abbandonare tutto, abbracciare ogni giorno la propria croce e camminare
decisamente sulle orme del divino Maestro. Ci è chiesta una fede che non si
nutra di sole parole.
Fatti e non parole. Quante volte anche oggi si esige la coerenza da parte dei
credenti tra quel che predicano e quel che praticano! Lo ricordava già il Papa
Paolo VI: affermava questo grande Pontefice, del quale ricorre quest’anno il 30°
della morte, che gli uomini del nostro tempo ascoltano più volentieri i
testimoni che i maestri, e se prestano attenzione ai maestri lo fanno perché
essi sono al tempo stesso testimoni.
Beato è chi ascolta la Parola di Dio e la mette in pratica. Come non pensare subito alla Vergine Maria,
serva docile del Signore, sempre pronta all’ascolto della Parola del Signore? La
contempliamo così nell’umile dimora di Nazaret, nella disadorna grotta di
Betlemme e sul Calvario nell’ora della più grande sofferenza e del più grande
abbandono; La contempliamo così ancora all’alba del giorno della Risurrezione e
nel Cenacolo attorniata dagli Apostoli in preghiera. Maria continua ad essere
fulgido esempio di fede per la Chiesa pellegrina nel tempo. Sulla sua scia si snoda una innumerevole schiera di
santi, autentici fari di luce e di speranza che illuminano il cammino
dell’umanità. La santità è fede che si esprime nell’amore, è questione di amore.
Lo abbiamo ascoltato nel canto al Vangelo: “ Se uno mi ama, osserverà la mia
parola, dice il Signore, e il Padre mio l’amerà e noi verremo a lui”.
Madonna del Divino Amore: così si venera Maria in questo Santuario, meta di
tanti pellegrinaggi e tempio mariano singolarmente caro alla pietà dei Romani,
come tra poco avrò modo di sottolineare. Come tutti i santuari è per eccellenza
casa di preghiera, una “clinica” dello spirito per pellegrini e fedeli
desiderosi di depositare ai piedi del Signore le loro sofferenze e angustie e di
chiedere grazie per se stessi e per i propri cari; è pure una privilegiata oasi
di devozione mariana dove si viene a incontrare Maria, la Madre che dal Cielo veglia su tutti i suoi figli, per ottenere da Lei conforto e
sostegno in questa “valle di lacrime” che è spesso il mondo. Qui, come canta un
vostro inno tradizionale, “la Madonna fa le grazie a tutte le ore”.
E che la fede dei devoti venga ampiamente esaudita dalla Vergine Santa lo
testimonia la mole di ex voto custoditi accanto al santuario antico e nella sala
degli ex voto, letteralmente tappezzata di cuori d’argento e di altri oggetti
lasciati a prova di grazie ricevute.
Anche l’odierna celebrazione costituisce un corale gesto di gratitudine a Maria,
nel ricordo di un memorabile prodigio da Lei compiuto: ricorre infatti
l’anniversario del voto che i Romani fecero il 4 giugno 1944 dinanzi
all’immagine della Madonna del Divino Amore, esposta nella chiesa di sant’Ignazio,
nel cuore della Città. Su suggerimento del Servo di Dio, il Papa Pio XII, i
romani promisero solennemente che se alla loro Città fossero stati risparmiati
gli orrori distruttivi della guerra, essi si sarebbero impegnati a correggere la
propria condotta morale, a rinnovare il santuario del Divino Amore e a
realizzare un’opera di carità a Castel di Leva. Come la storia ha registrato, la
preghiera dei romani venne accolta dalla Madonna e si compì il prodigio, tanto
implorato, della salvezza di Roma. Vale la pena riascoltare le parole di
gratitudine alla Madonna del Divino Amore che pronunciò Pio XII l’11 giugno
nella chiesa di sant’Ignazio: “Noi oggi siamo qui – egli disse - non solo per
chiedere i suoi celesti favori, ma innanzitutto per ringraziarla di ciò che é
accaduto, contro le umane previsioni nel supremo interesse della Città eterna e
dei suoi abitanti.. La nostra Madre Immacolata ancora una volta ha salvato Roma
da gravissimi imminenti pericoli...ha ispirato, a chi ne aveva in mano la sorte,
particolari sensi di riverenza e di moderazione”.
Sono passati più di 60 anni da quel giorno, ma immutata resta la
gratitudine dei romani, che ogni anno, in questa particolare circostanza, si
danno qui ideale appuntamento per rinnovare il loro grazie a Maria. Ho accettato
molto volentieri di unirmi quest’oggi a tale atto di omaggio mariano e con
affetto vi saluto tutti. Vorrei assicurarvi, in primo luogo, la spirituale
vicinanza e la benedizione di Sua Santità, Benedetto XVI, il quale è già venuto
di persona a pregare ai piedi della Madonna del Divino Amore. Un ringraziamento
speciale lo debbo al Rettore, Mons. Pasquale Silla, e agli Oblati Figli della
Madonna del Divino Amore che, insieme alle suore Figlie della Madonna del Divino
Amore, si occupano con grande zelo del Santuario e delle opere annesse. Un
saluto cordiale rivolgo alle autorità e alle personalità presenti, soprattutto
al neo eletto Sindaco di Roma,Gianni Alemanno, venuto ad offrire il tradizionale
calice votivo, accompagnato dall’omaggio floreale dei Vigili Urbani, quale dono
della Città a Maria.
Il pensiero va poi naturalmente a don Umberto Terenzi, primo rettore-
parroco che ha speso la sua vita per il Santuario ed ora qui riposa sotto lo
sguardo benedicente della “sua” cara Madonna. Al termine della Santa Messa,
presso il monumento che ne commemora l’ingente lavoro compiuto, sosteremo per
recitare la preghiera alla Madonna del Divino Amore composta nel 1949 da Pio XII.
Con le stesse parole del Pontefice domanderemo a Lei di dissipare gli errori del
cuore e della mente, di correggere i costumi e suscitare l’amore della virtù e
la passione del bene. E “perché la comunità sia felice, di ottenere ad ognuno il
santo timor di Dio, la fede viva nelle opere, la speranza dei beni che non
passano, la carità che si eterna con Dio”.
“La fede viva nelle opere e la carità che si eterna con Dio”. Cari fratelli e
sorelle, torniamo così alla pagina evangelica, che ci esorta a coltivare una
fede carica di opere e non di sola appartenenza formalistica; una fede che si
esprima nell’amore. Chiediamo a Maria, Vergine fedele, che ci ottenga la grazia
di rimanere sempre nella comunione con Dio, pronti a respingere ogni possibile
tentazione di costruire un’esistenza indipendentemente da Lui o peggio, contro
di Lui. Ci ottenga una salda fedeltà a Cristo e al suo Vangelo che si traduca in
un’esistenza ricca di opere di bene al servizio dei fratelli.
Vivere in maniera cristiana vuol dire collaborare con le nostre opere umane alla
indispensabile azione divina; significa cooperare a rendere sempre più “umano”
il mondo nel quale viviamo perché si costruisca una convivenza sociale ispirata
ai principi della giustizia, della solidarietà e della pace.
Santa Madre di Dio, Madonna del Divino Amore, custodisci in noi il gran dono
della fede e dell’amore divino; fa’ che possiamo produrre frutti di bontà, di
carità, di umiltà, di fedeltà e di operosità efficace e silenziosa animati
sempre dallo Spirito di Cristo. Aiutaci, sostienici e proteggici! Veglia con
materna sollecitudine specialmente sulle nostre famiglie, sulle nostre
parrocchie e comunità, sulla nostra Città. Possano i romani, memori del voto che
oggi commemoriamo, ispirarsi costantemente a sani principi di condotta morale.
Continui la luce del Vangelo a brillare su Roma! Per questo ti preghiamo, come
Pio XII, “Madre degli esuli erranti quaggiù: loro vita, loro dolcezza, loro
speranza”. Amen!
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