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INAUGURAZIONE DELLA LIBRERIA INTERNAZIONALE PAOLO VI,
 NUOVO PUNTO VENDITA
DELLA LIBRERIA EDITRICE VATICANA

DISCORSO DEL CARDINALE TARCISIO BERTONE,
SEGRETARIO DI STATO

Martedì, 3 giugno 2008

         

Signor Cardinale,
Venerati Confratelli Vescovi e sacerdoti,
Gentili Signore e Signori,

con piacere quest'oggi prendo parte all’inaugurazione e benedico questo nuovo spazio di vendita della Libreria Editrice Vaticana dedicato al Servo di Dio, il Papa Paolo VI, nel significativo contesto del 30° anniversario della sua morte. Resta impresso ancor vivo nella nostra memoria il ricordo di quel 6 agosto del 1978, quando il Signore lo ha chiamato a sé dopo una lunga esistenza spesa al servizio della Chiesa.

La  sua morte,  avvenuta al tramonto della festa della Trasfigurazione del Signore, fu l’occasione, per alcuni versi inattesa e sorprendente, di riscoprire da parte della stampa e della pubblica opinione la grandezza di questo Papa, che non sempre era stato compreso e accompagnato dai mass media come avrebbe meritato, e che ha svolto un ruolo quanto mai importante nella vita della Chiesa e del mondo, nella seconda metà del secolo XX.

La storia lo dimostrerà sempre di più: Paolo VI è stato un grande Pontefice, esperto in umanità e in dottrina, fine diplomatico e pastore sensibile alle attese del popolo cristiano e dell’umanità. Lo stesso Servo di Dio Giovanni Paolo II, che a lui è succeduto dopo il brevissimo pontificato di Papa Luciani, lo ha definito più volte e in diverse occasioni:  "il mio maestro".

Quanto mai opportunamente allora la Libreria Editrice Vaticana dedica a lui questo spazio in una centrale Piazza della città di Roma, offrendo in tal modo un’ulteriore opportunità ai romani, ai turisti e visitatori di imbattersi nella memoria e approfondire ulteriormente la conoscenza della figura e l’opera di un indimenticabile Vescovo della Chiesa di Roma. Bella e adeguata è inoltre la sede, che si trova in quello che è ritenuto il più bel palazzo del Bernini in Roma; sede scelta dalla Congregazione che qui opera instancabilmente da centinaia di anni per la diffusione del Vangelo, e che ha voluto ricordare il Papa della "Evangelii nuntiandi".

Paolo VI, a giusto titolo, può essere ritenuto il Papa che ha avvertito l’esigenza di una nuova evangelizzazione per affrontare le conseguenze dello “tsunami” sociale, culturale e spirituale che ha investito gli anni 60 e 70 del secolo scorso. Dopo il Concilio Ecumenico Vaticano II, anche la Chiesa fu attraversata da forti correnti di rinnovamento spesso tra loro non sempre in perfetta armonia ed è toccato a lui, a Papa Montini, guidare la Barca di Pietro nelle onde, spesso agitate, di un tempo sconvolto da rapidi e profondi mutamenti. In questo contesto è nata l’ Esortazione Apostolica Evangelii nuntiandi del 1975, in cui si afferma con chiarezza che "evangelizzare ... è la grazia e la vocazione propria della Chiesa, la sua identità più profonda. Essa esiste per evangelizzare, vale a dire per predicare ed insegnare, essere il canale del dono della grazia, riconciliare i peccatori con Dio, perpetuare il sacrificio del Cristo nella S. Messa che è il memoriale della sua morte e della sua gloriosa risurrezione" (n. 14).

Un grazie sincero e riconoscente, al caro Cardinale Ivan Dias e ai suoi collaboratori, che hanno accettato di condividere con la Libreria Editrice Vaticana e con la Fondazione Paolo VI per la cultura in Italia, l'impresa di annunciare il Vangelo anche con i libri, e trovare in essi e in altri prodotti mediatici spunti per incontrare la verità cristiana, consci che "esiste nell'umanità un bisogno supremo, primario, insostituibile, che non può essere soddisfatto se non in Gesù Cristo" .

Sono parole di Papa Montini registrate dal fedele e infaticabile suo collaboratore Mons. Macchi. Il segretario particolare di Paolo VI dà conto del viaggio compiuto dal Papa in Estremo Oriente nel 1970 - viaggio che è continuato nonostante l'attentato di Manila, ben più grave di quanto lo stesso Papa permise che si rendesse noto. Nella sosta a Giacarta, in Indonesia, - egli racconta - il Pontefice con franchezza disse alla folla di oltre 100mila persone che lo attendevano con grande entusiasmo: "Noi crediamo, con tutta la forza del nostro spirito che esiste nell'umanità un bisogno supremo, primario, insostituibile, che non può essere soddisfatto se non in Gesù Cristo, primogenito tra gli uomini, capo della umanità nuova...Ecco quello che siamo venuti ad annunziarvi: Gesù Cristo" (ibid).

Ricordare Paolo VI con l'inaugurazione di una libreria a lui dedicata costituisce senz’altro un gesto di doverosa riconoscenza sia da parte della Chiesa, sia da parte della città di Roma, che in tal modo può far memoria di questo suo Pastore che "andava con spirito profetico, in terre aperte a una fioritura o rifioritura del Vangelo, tra missionari intenti a piantare la Chiesa in terre remote dove Cristo non è ancora conosciuto" (Romeo Panciroli, Pellegrino apostolico, Edizioni Studium, Roma, 2001).

Esprimo l’auspicio che l’incontro con la memoria di Paolo VI spinga molti nostri contemporanei, anche grazie a questa sede, a porsi con coraggio le domande che lui rivolgeva all’umanità nella citata Esortazione Apostolica: "E’ dunque un crimine contro la libertà altrui proclamare nella gioia una Buona Novella che si è appresa per misericordia del Signore? E perché solo la menzogna e l'errore, la degradazione e la pornografia avrebbero il diritto di essere proposti e spesso, purtroppo, imposti dalla propaganda distruttiva dei mass media, dalla tolleranza delle leggi, dalla timidezza dei buoni e dalla temerità dei cattivi? Questo modo rispettoso di proporre il Cristo e il suo Regno, più che un diritto, è un dovere dell'evangelizzatore. Ed è parimenti un diritto degli uomini suoi fratelli di ricevere da lui l'annuncio della Buona Novella della salvezza" (Evangelii nuntiandi, 80).

A tutti voi qui presenti, a quanti hanno collaborato alla realizzazione di questa impresa, alle maestranze, ai tecnici e a tutti coloro che in un tempo così breve hanno reso possibile l'apertura di questa bella sede, va il ringraziamento di Sua Santità Benedetto XVI, di cui mi faccio fedele ambasciatore. E sono veramente lieto di partecipare a tutti la sua Apostolica Benedizione.

     

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