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CELEBRAZIONI DEL QUARTO CENTENARIO DELLA MORTE
E DEL SECONDO CENTENARIO DELLA CANONIZZAZIONE
DI S. FRANCESCO CARACCIOLO
OMELIA DEL
CARDINALE TARCISIO BERTONE,
SEGRETARIO DI STATO
Basilica Vaticana
Mercoledì, 4 giugno 2008
Cari fratelli e sorelle,
dopo l’incontro e la benedizione di Sua Santità Benedetto XVI, ora, con
la presente Santa Messa, si chiudono solennemente le celebrazioni giubilari del
quarto centenario della morte e del secondo centenario della canonizzazione del
vostro Fondatore, che dalla sua nicchia volge il suo sguardo benedicente su
quanti sostano in preghiera in questa Basilica Vaticana. Vi ringrazio anzitutto
per avermi invitato a presiedere la presente celebrazione eucaristica, che mi
offre la gradita occasione di unirmi spiritualmente all’intera vostra famiglia
nel lodare e rendere grazie al Signore per gli innumerevoli prodigi da Lui
operati nella vita di Francesco Caracciolo giunto in breve tempo – è morto a
soli 44 anni - alla vetta della santità, meta di ogni vero discepolo di Cristo.
Un saluto cordiale rivolgo a P. Raffaele Mandolesi, Preposito Generale
dell’Ordine dei Chierici Regolari Minori, unitamente a tutti i confratelli, come
pure ai pellegrini venuti, per l’occasione, in gran numero da varie località. Mi
piace citarli secondo la loro diversa provenienza geografica, perché ci permette
già di vedere l’ampiezza dell’impronta spirituale ed apostolica che ha lasciato
san Francesco Caracciolo. Ci sono fedeli della provincia di Chieti, dove il
Santo nacque, di Agnone dove egli morì, di Napoli dove visse e di cui è
compatrono, di Anagni, dove la presenza dell’Ordine dei Chierici Regolari
Minori data dal 1725. Ci sono inoltre fedeli arrivati da Aversa, da Roma, dagli
USA, membri della Pia Unione della famiglia Caracciolo e infine una
significativa rappresentanza di cuochi d’Italia, che invocano il vostro
Fondatore come loro santo protettore.
Giunti dunque da svariate parti ci incontriamo quest’oggi per ricordare
e celebrare, in maniera speciale, un uomo il quale, docile alle ispirazioni
dello Spirito Santo, ha suscitato un vasto movimento apostolico che ha inciso,
nel corso dei secoli, nella vita di tante persone, famiglie e comunità. Tutto ha
avuto origine dal “sì” generoso che Francesco Caracciolo ha pronunciato a più
riprese a Cristo. Si è innamorato di Lui, per seguirlo ha abbandonato tutto sino
ad affermare come san Paolo - lo abbiamo ascoltato nella seconda Lettura tratta
dalla Lettera ai Filippesi: “Tutto io reputo una perdita di fronte alla
sublimità della conoscenza di Cristo Gesù, mio Signore, per il quale ho lasciato
perdere tutte queste cose e le considero spazzatura”. Quello che per il mondo è
onore e ricchezza, quello che è guadagno e prestigio, è stato “considerato una
perdita a motivo di Cristo”. Addirittura, spazzatura! Ecco in sintesi la vicenda
umana e spirituale, il segreto della santità di Francesco, appartenente alla
nobile famiglia Caracciolo, che decise di rinunciare a tutti i suoi beni e
titoli nobiliari per consacrarsi senza riserve al servizio di Dio e degli
uomini.
Trasferitosi dalla sua terra natale, l’Abruzzo, a Napoli per prepararsi a
diventare sacerdote, si legge nella sua biografia che durante gli anni di
formazione sostava spesso e a lungo davanti al Santissimo sacramento e si
dedicava a servire il Signore assistendo gli infermi,i poveri, i carcerati e i
condannati a morte. Per rispondere alle necessità della Chiesa, dopo il Concilio
di Trento, fondò un nuovo Ordine religioso insieme al ven. Agostino Adorno e
Fabrizio Caracciolo. Con loro si ritirò nell’eremo napoletano di Camaldoli e
qui, nella preghiera e nella riflessione, formulò le Regole per la nascente
Famiglia religiosa: oltre ai tre voti di povertà, castità e obbedienza, aggiunse
il quarto voto di non ambire a dignità ecclesiastiche e di coltivare una
dedizione particolare per il culto divino incentrato nel mistero
dell’Eucaristia, alimentandolo con la “Preghiera Circolare Continua”, devozione
che tuttora voi ben conoscete. A quest’intensa spiritualità eucaristica egli
volle unire un profondo amore per la Passione di Gesù che meditava quattro
volte al giorno, come pure un tenero e filiale attaccamento verso la Santa Madre
di Dio.
San Francesco Caracciolo sentì forte l’esigenza di rendere concreto l’amore per
Dio nel generoso servizio al prossimo. A questo suo anelito incessante fa
pensare il brano evangelico che è stato proclamato nella nostra assemblea
liturgica. Scrive l’evangelista Giovanni che ,dopo aver lavato i piedi ai
discepoli, Gesù disse: “Se io, il Signore e il Maestro, ho lavato i vostri
piedi, anche voi dovete lavarvi i piedi gli uni gli altri e da questo tutti
sapranno che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri”. Ed
aggiunge: “Vi ho dato l’esempio perché come ho fatto io, facciate anche voi”.
Seguendo il comando di Gesù, il Fondatore dei Chierici Regolari Minori volle
farsi “servo” dei fratelli bisognosi, traducendo così in opere l’amore per
Cristo crocifisso che gli ardeva in cuore. Giustamente voi avete voluto
sottolineare questo aspetto carismatico della vostra Famiglia religiosa, aspetto
sempre da approfondire, con il motto scelto per quest’anno giubilare: “dal
pane accolto... al pane condiviso...”. Ma per servire il prossimo occorre
liberarsi di tutto: per questo san Francesco Caracciolo, prima di fare la
professione, vendette tutti i suoi beni e li distribuì ai poveri e, dopo la
professione, si mise a chiedere elemosine per le strade per sollevare le miserie
degli indigenti e per distribuire cibo agli affamati. Significativamente, quasi
a ricordare che Colui che ci sfama con il pane del Cielo è la medesima Divina
Provvidenza che ci procura anche il necessario per allietare la mensa terrena,
san Francesco Caracciolo, dietro esplicita richiesta della Federazione Italiana
Cuochi, è stato scelto come Patrono dei Cuochi d’Italia.
Inoltre, imitando Cristo, san Francesco seppe ben coniugare, come abbiamo
ricordato nella preghiera di Colletta, due pilastri fondamentali per una solida
spiritualità cristiana: la preghiera e la penitenza. La prima lettura, invece,
tratta dal libro di Isaia, ci aiuta a delineare ancor meglio la sua specifica
vocazione, che fu quella di proclamare e testimoniare la misericordia del
Signore, consolare gli afflitti e suscitare in loro una preghiera di lode al
Signore, che si esprime nella gioia. In effetti, il servizio dell’amore compiuto
con e per Cristo suscita sempre serenità e gioia nel cuore di chi lo fa e di chi
lo riceve .
In definitiva, potremmo dire che san Francesco Caracciolo ci aiuta a capire il
valore immenso della vita spesa per amore di Cristo a servizio dei fratelli, un
servizio dettato dall’amore. Preghiamo, per intercessione di questo caro Santo,
affinché anche noi ci lasciamo “conquistare“ da Cristo, Pane di vita, nutrimento
che comunica amore e trasforma tutta la vita in amore. Solo in Gesù si trova la
sorgente di un amore che superi abbondantemente la nostra umana fragilità con la
forza rinnovatrice dello Spirito Santo; soltanto da Lui possiamo apprendere un
amore che ci tenga umili e, in ogni circostanza, ci faccia trovare serenità nel
fiducioso abbandono in Dio. Volgiamo infine lo sguardo alla Madre del Signore,
che ha sostenuto il pellegrinaggio terreno di san Francesco Caracciolo e lo ha
guidato soprattutto nella fondazione dell’Ordine, infondendogli sempre una
consolante speranza. Aiuta anche noi, Maria; aiutaci a non scoraggiarci dinanzi
alle difficoltà e alle prove; rendici emulatori e figli degni di questo nostro
grande Santo, adoratore dell’Eucaristia, contemplativo della Passione e padre
dei poveri. Tutto e sempre per la maggior gloria di Cristo Signore. Amen
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