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CONVEGNO SULLA FIGURA E L'OPERA DEL CARDINALE AGOSTINO CASAROLI
NEL DECIMO ANNIVERSARIO DELLA MORTE

DISCORSO DEL CARDINALE TARCISIO BERTONE,
SEGRETARIO DI STATO

Aula del Sinodo
Martedì, 10 giugno 2008

            

Signori Cardinali,
Eccellenze Reverendissime,
Illustri Autorità,
Signori e Signore!

1. Anzitutto, un grazie

Ringrazio vivamente gli organizzatori per l’invito rivoltomi a prendere parte a quest’incontro, in occasione del 10° anniversario della morte del Cardinale Agostino Casaroli, sapiente servitore della Chiesa. Saluto con deferenza le Autorità, i relatori e quanti intervengono a questo solenne atto commemorativo. Sono venuto volentieri a rendere omaggio a questo mio illustre predecessore nell’ufficio di Segretario di Stato, che ha rivestito un ruolo di primissimo piano nella Chiesa accanto ai Pontefici succedutisi nella seconda parte del secolo XX.

Il tema che mi è stato affidato: “L’ostpolitik di Agostino Casaroli. 1963-1989” abbraccia un arco di tempo durante il quale, per così dire, è cambiato il volto dell’Europa e del mondo. L’azione diplomatica del  Cardinale Casaroli ha accompagnato il ministero di ben 5 Pontefici: il Servo di Dio Pio XII, con cui iniziò a collaborare sin dal 1940; il Beato Giovanni XXIII, che indisse il Concilio Ecumenico Vaticano II e avviò una stagione nuova della vita della Chiesa; il Servo di Dio Paolo VI, che raccolse l’eredità di Papa Roncalli e, pur tra tante difficoltà, ne proseguì lo sforzo di apertura e di dialogo con la modernità, cercando il confronto, talora veramente problematico e complesso, anche con i sistemi politici fondati sul marxismo-leninismo; i Servi di Dio Giovanni Paolo I e Giovanni Paolo II. Del Papa slavo, “venuto da lontano”, Casaroli è stato Segretario di Stato, logico e giusto coronamento di tutta una vita spesa a servizio della Santa Sede.

2. Alcune pubblicazioni recenti

Del Cardinale Casaroli e sul Cardinale Casaroli sono a disposizione pubblicazioni che permettono di ricostruire momenti interessanti di una delicata e per taluni versi sofferta stagione della vita della Santa Sede, che ha visto in lui uno dei più attivi protagonisti. Altri aspetti saranno certamente approfonditi ulteriormente. Del resto sono ancora molte le sfaccettature di questa poliedrica personalità, che attendono di essere meglio lumeggiate. Ce ne offre un tratto quanto mai significativo la nota pubblicazione: “Il martirio della pazienza. La Santa Sede e i Paesi comunisti (1963-1989) presentata alla stampa il 27 giugno dell’anno 2000. A questa si aggiunge il recentissimo volume di Giovanni Barberini: “L’ostpolitik della Santa Sede. Un dialogo lungo e faticoso” (2007), che analizza, anzi tenta una ricostruzione sistematica della cosiddetta ostpolitik vaticana, attingendo a fonti sinora inesplorate: ne presenta l’origine e gli obiettivi, all’inizio essenzialmente pastorali, e in seguito ampliatisi ponendo la Santa Sede nelle relazioni politiche internazionali segnate dalla détente e definite nell’Atto finale di Helsinki, a cui più avanti accennerò.

3. Agostino Casaroli, costruttore di pace

Agostino Casaroli fu negoziatore vaticano dotato di indubbie capacità di mediazione; uomo di dialogo, abile tessitore di contatti, paziente ascoltatore e infaticabile ricercatore di accordi possibili. Durante l’omelia per le sue esequie, Giovanni Paolo II volle ricordarlo “come sapiente servitore di quella pace che è espressione storica del dono escatologico lasciato da Cristo alla sua Chiesa (…) autentico ‘operatore di pace’, esempio luminoso di quegli artigiani dell’opus iustitiae che Gesù chiama beati perchè saranno chiamati figli di Dio” (L’Osservatore Romano, 12-13 giugno 1998, pag. 4). Costruttore di pace: ecco un aspetto essenziale che mi piace evidenziare di lui. Basta ripercorrere i suoi molteplici interventi negli incontri con Rappresentanti delle Nazioni, per afferrare subito che il Cardinale Casaroli ebbe come bussola del suo agire un “profondo amore alla causa della pace”. Per questo ricercò – è lui stesso ad affermarlo - “una costante cooperazione tra le Nazioni e all’interno di esse, sostenuto dalla convinzione che si tratta di imperativi morali e di una necessità, oggi soprattutto, per la stessa sopravvivenza dell’umanità: amore e convinzione costantemente istillati dalla parola e dall’azione dei Sommi Pontefici che ho servito e servo” (Nella Chiesa per il mondo, p. 494). Ricercare, costruire la pace e assicurare alla Chiesa le condizioni per svolgere la propria azione nella libertà e nella pace: fu questa la sua azione paziente e faticosa; per questo si spese con piena fiducia, sapendo che la pace anzitutto e soprattutto è dono di Dio, da implorare con fede ed orante perseveranza.

4. Ambasciatore di Cristo per tutto riconciliare

Nell’introduzione al volume edito nel maggio del 1987, che raccoglie molte sue omelie e discorsi, dal titolo “Nella Chiesa per il mondo”, e a lui offerto da un gruppo di amici nel 50° anniversario dell’ordinazione sacerdotale, l’accademico francese Jean Guitton scrive: “Questo libro è uno specchio in cui si riflette un’esistenza privilegiata; e insieme con essa (come su un diamante dalle molteplici sfaccettature) le esistenze di più mondi. Giacché Casaroli ha passato la sua vita nel cuore della Chiesa romana al servizio dei Papi”. E Guitton aggiunge che se occorresse trovare una parola della Scrittura per definirne l’esistenza, egli la troverebbe nella “seconda Lettera ai Corinzi che Fenelon si faceva leggere durante l’ultima sua settimana: Pro Cristo legatione fungimur: Sono l’ambasciatore di Cristo, per tutto riconciliare” (Prefazione, p. 1). L’azione pastorale e diplomatica del Card. Casaroli, che coincide in gran parte con la cosiddetta ostpolitik della Chiesa, si muove in effetti fra questi due poli: il bene della Chiesa, “essere ambasciatore di Cristo”, e la ricerca del dialogo possibile, “per tutto riconciliare”.

5. L’ostpolitik vaticana

Vengo ora al tema che mi è stato affidato: l’ostpolitik della Santa Sede. Altri, meglio di me, possono approfondire i vari aspetti di questo periodo storico; io mi limiterò ad esporre qualche considerazione, ripercorrendo rapidamente la cronistoria dei fatti. Cercherò di far emergere il contributo dato dal Cardinale Casaroli, attingendo a documenti, talora inediti, che raccontano alcuni retroscena sconosciuti.

5.1 Abominatio desolationis

La prima fase dell’ostpolitik vaticana, che lo stesso Casaroli considera come l’antefatto della narrazione, abbraccia il pontificato di Pio XII, di Giovanni XXIII e l’inizio di quello di Paolo VI. Questa fase, che va dalla fine della seconda guerra mondiale al 1963, il Cardinale Casaroli la chiamava “abominatio desolationis” a causa degli arresti, delle condanne e reclusioni di vescovi, sacerdoti e religiosi nei Paesi europei con regimi comunisti. La drastica rottura delle relazioni fra quei governi e la Santa Sede rese difficile le relazioni ecclesiali fra il Papa e i vescovi e le comunità locali. E’ cronaca degli anni 60 l’arresto di presuli incarcerati o comunque fortemente vessati: si pensi, tra gli altri, a Mons. Stepinac, al Card. Mindszenty, a Mons. Beran, a Mons. Wyszynski; la confisca di beni e case dei religiosi; la chiusura totale o parziale dei seminari; la soppressione delle scuole e delle organizzazioni cattoliche; severi controlli governativi sulle curie vescovili; una capillare propaganda ateistica e anticattolica nei mass-media e nelle scuole statali ed infine la discriminazione dei credenti nelle pubbliche amministrazioni, nelle aziende e di fatto in ogni ambito della società.

5.2 Primi tentativi di dialogo

Giovanni XXIII avvertì l’urgenza di aprire qualche varco al dialogo per far uscire la Chiesa dall’isolamento in cui era venuta a trovarsi. Incoraggiò così i primi contatti con alcuni Paesi comunisti da parte del Cardinale Franz König, il quale recò aiuti concreti ai vescovi delle nazioni limitrofe legate da una storia comune. All’allora Mons. Casaroli fu invece affidato il delicato negoziato concernente i casi del Card. Mindszenty, che impersonava la tragedia della Chiesa e del popolo ungherese, e di Mons. Beran, Arcivescovo di Praga, protagonista di una duplice resistenza al nazismo prima e al comunismo dopo.

5.3 La fase più faticosa

La fase dell’ostpolitik certamente più difficile e faticosa si è svolta sotto il pontificato di Paolo VI, eletto Papa nel giugno del 1963. Basta pensare alle traversie che hanno segnato l’intricato negoziato, al quale ho già fatto riferimento, per risolvere il doloroso caso del Card. Mindszenty e per la nomina dei vescovi in Ungheria. A questo proposito, vale la pena citare un inedito che il Cardinale racconta in un’intervista RAI. Papa Montini, mostrandogli la lettera con cui si apprestava a chiedere le dimissioni dell’eroico Card. Mindszenty da Primate d’Ungheria per il bene della Chiesa (una lettera commovente, ma certamente difficile da accettare per l’interessato), commentò che tale dura decisione rientrava in quella che si sarebbe potuta definire “ars non moriendi”. Si trattava del chirografo in italiano del 1° novembre del 1973, in cui il Papa così iniziava: “Noi Le scriviamo davanti a Cristo Crocifisso ed avendo presente al nostro spirito la figura sacra, nobile e dolorante di Lei, caro e venerato Signor Cardinale, al quale noi devotamente e fraternamente ci inchiniamo, memori sempre della testimonianza di fedeltà, di fortezza e di sofferenza da Lei data alla Chiesa d’Ungheria e alla Chiesa Cattolica intera”. “E noi trepidiamo – continuava Paolo VI – sentendoci obbligati, in virtù del nostro apostolico ufficio, a chiedere a Lei, Signor Cardinale,  e venerato Fratello nostro, un nuovo sacrificio, che, ben sappiamo, aggiungerà altra pena a quelle che già affliggono la sua paziente persona. Noi dobbiamo infatti pregarLa di rimettere nelle nostre mani la rinuncia all’ufficio di Arcivescovo della Chiesa metropolitana di Esztergom”. “Noi siamo convinti – proseguiva Papa Montini – essere questo per noi un atto doveroso del nostro ministero pontificio, che compiamo con acerba riluttanza, ma con umile e fidente carità”. Casaroli racconta nell’intervista che il Cardinale Mindszenty rispose: “Io non mi sento in coscienza di fare questa rinuncia che Lei mi chiede”. E il Papa, nella lettera autografa in latino “Perlegimus et coram Deo reputavimus” del 18 dicembre del 1973, scrisse: “Noi prendiamo su di noi la responsabilità e dichiariamo vacante la Diocesi di Esztergom” ritenendo necessario sostituire  il Pastore certamente pieno di meriti e degnissimo, per gravissime ragioni pastorali.

Estenuanti furono pure le trattative con il governo cecoslovacco, durate sino alla caduta del muro di Berlino, per l’accordo di Belgrado con Tito e per quello con il governo polacco. Al Papa venne impedito un pellegrinaggio, sia pur breve, a Częstochowa in occasione del millennio del battesimo della Polonia nel 1966, fu però possibile la visita di Mons. Casaroli alle diocesi polacche nel 1967. In quegli stessi anni faceva i primi passi l’esperienza multilaterale della Santa Sede nella conferenza di Helsinki (1973–75), dove ottenne l’esplicito riconoscimento della libertà religiosa (7° principio dell’Atto finale), che formalmente legittimò la Chiesa a condurre negoziati bilaterali con i governi. Nel gennaio del 1978, quasi al termine del suo pontificato, Paolo VI incontrando il Corpo diplomatico invocò la libertà di espressione per i credenti di ogni confessione religiosa.

5.4 La caduta dei regimi comunisti

L’elezione di Giovanni Paolo II fece subito intendere che ci sarebbero state delle novità nei rapporti con l’Est europeo. Quel che è avvenuto ci è ben noto, anche se la ricostruzione degli eventi in tutti i loro dettagli resta da completare. Nel frattempo il Cardinale Casaroli, divenuto Segretario di Stato, proseguì e portò a termine con successo i negoziati avviati in precedenza. Con la caduta del muro di Berlino, termina indicativamente un’altra fase della cosiddetta ostpolitik, ma prosegue l’azione della Santa Sede nella ricerca delle intese possibili con i regimi non favorevoli alla Chiesa   

6. Un rapporto ininterrotto con i Pontefici

Mi pare bene soffermarmi ora ad esaminare, con rapidi cenni, il rapporto di fiducia che ha legato Agostino Casaroli ai 5 Pontefici con i quali si è trovato a collaborare sin da quando, nel 1940, intraprese il suo servizio in Segreteria di Stato - Sezione Affari ecclesiastici straordinari, in qualità di archivista, per poi svolgere gli anni 50-61 la funzione di minutante.

6.1 Con Pio XII

Nel citato libro “Il martirio della pazienza”, di Pio XII egli pone in evidenza “l’intelligenza superiore; la ricchezza e acutezza di idee; la precisione nella loro espressione – che egli curava nei minimi particolari, anche in molte lingue straniere principalmente in quella tedesca nella quale era maestro -; la santità di vita; la preoccupazione profonda e quasi dolorosa per le sorti della Chiesa e della comunità mondiale; l’infaticabile capacità di lavoro” (p. 12).

6.2 Con Giovanni XXIII

Come già detto, fu il beato Giovanni XXIII, dopo che nel marzo 1961 lo ebbe nominato Sottosegretario della Congregazione per gli Affari ecclesiastici straordinari della Chiesa, a cominciare ad inviarlo “ambasciatore itinerante” presso i Paesi comunisti dell’Est. Agostino Casaroli comprese che stava soffiando un vento nuovo, come scriverà nelle sue memorie, e che “la novità non riguardava la dottrina, ma piuttosto il modo di esporla e forse, talvolta, d’interpretarla, senza tradirla o modificarla mai. E di applicarla alle situazioni concrete. Riguardava poi, per così dire, lo stile, nel parlare e nell’agire, sia all’interno sia all’esterno della Chiesa: una maggiore prontezza alla comprensione dell’«altro»; una carica di «simpatia» nello sforzarsi di valutare la mentalità o gli atteggiamenti anche dei più lontani; una capacità di rendersi conto delle loro difficoltà obiettive e l’arte di saper creare un clima di fiducia, nonostante la distanza, o addirittura l’opposizione frontale delle posizioni reciproche; la cura di non offendere le persone pur dicendo la verità” (A. Casaroli, Il martirio della pazienza, p. 11).

6.3 Con Paolo VI

Paolo VI, che il 16 luglio del 1967 lo consacrò vescovo insieme a Mons. Loris Capovilla, Mons. Ernesto Civardi, Mons. Antonio Mauro e Mons. Amelio Poggi, è il Papa con cui egli ha lavorato più intensamente per l’ostpolitik. Fu un’intesa costante tesa a favorire, con ogni mezzo possibile, il dialogo della Chiesa con le nazioni, anche con quelle ad essa ostili. Nell’omelia dell’ordinazione episcopale, Papa Montini aveva rivolto a Casaroli e agli altri Ordinandi l’invito a far sì – disse – che “nelle vostre persone, nella vostra opera, col fulgore della dignità episcopale, risplendano sempre, doverosa ed a voi cara e consueta apologia di questa Chiesa romana, le virtù proprie del Sacerdozio cattolico”. Invito che egli raccolse ed effettivamente si adoperò ad osservare, così che, nello svolgimento delle sue gravose e molteplici responsabilità, quelle virtù sacerdotali non hanno mai mancato di brillare.

6.4 Con Giovanni Paolo I e Giovanni Paolo II

Breve fu senz’altro il servizio che poté rendere a Papa Luciani, succeduto nell’agosto del 1978 a Paolo VI. “Brevissima pausa luminosa”, la definisce Casaroli, e aggiunge: “Dopo questa, un nuovo pontificato si apriva, segnato da preoccupazioni, da speranze ma anche da certezze che l’azione della Provvidenza avrebbe reso mano a mano sempre più chiare e vicine, sino a sfociare negli eventi del 1989” (Il martirio della pazienza, p. 173).

Giovanni Paolo II, nell’aprile 1979, lo nominò dapprima pro-Segretario di Stato e pro-Prefetto del Consiglio per gli Affari Pubblici della Chiesa. Creato Cardinale nel giugno del medesimo anno divenne suo Segretario di Stato. Papa Wojtyła aveva avuto modo di conoscerlo nelle sue molteplici missioni in Polonia. Volle così servirsi, come i suoi predecessori, della sua valida ed esperta collaborazione, manifestandogli, con il grande affetto, riconoscenza e stima. In occasione della nomina a Segretario di Stato, ebbe a scrivergli: “La stima che nutriamo per la tua persona, che da molti anni conosciamo dai tuoi meriti sacerdotali e dallo zelo apostolico, dalla tua vita e dalle prove di maturo equilibrio, e insieme il ricordo del riconoscimento che ti sei acquistato in quasi quarant’anni di diligente e sapiente attività negli affari pubblici della Chiesa nei ministeri della Sede Apostolica, e presso i capi di Stato e i governi dei singoli Paesi, ci suggeriscono non solo di chiederti una collaborazione per il futuro ma di usufruirne già da ora”. La stretta collaborazione con il Servo di Dio Giovanni Paolo II durò dal luglio del 1979 fino al 1° dicembre 1990, quando lasciò l’incarico per raggiunti limiti di età. Il moltiplicarsi dei viaggi apostolici del Papa, l’allargarsi dei suoi contatti diretti e personali con i vescovi, con i rappresentanti delle nazioni e con tanta gente, la personalità vigorosa di Karol Wojtyla, capace di impattare con il mondo mass-mediatico, portarono ad alcuni aggiustamenti del ruolo che fino ad allora aveva ricoperto il Segretario di Stato. Il Card. Casaroli, forte della sua precedente esperienza, seppe adattarsi alle nuove esigenze e servire con intelligenza il Papa, scrivendo insieme a lui una nuova pagina di storia ecclesiastica. Con Giovanni Paolo II ha condiviso numerosi viaggi apostolici; gli è stato al fianco in storici incontri come quello con Michail Gorbaciov; ha assistito alla caduta del muro che per ben 28 anni aveva diviso in due la città di Berlino, evento che segnò la fine della guerra fredda tra le due superpotenze del mondo. Poco prima della caduta del muro di Berlino il Segretario di Stato si recò a Mosca nel 1988, per celebrare, a nome del Papa, i mille anni di cristianesimo in Russia.

Un capitolo a parte rappresenta poi l’opera di Casaroli nei confronti della Cina continentale, che varrebbe la pena di considerare a partire anzitutto dalla preparazione del viaggio papale a Manila del 1981 e dal sostegno dato ai tentativi, voluti fortemente da Giovanni Paolo II, di avviare contatti tra la Santa Sede e le Autorità della Repubblica Popolare Cinese. 

Rientra fra i risultati conseguiti grazie all’azione di Casaroli la firma dell’accordo di revisione del Concordato con l’Italia nel febbraio del 1984, da lui definito “strumento di concordia, non di privilegio” (Nella Chiesa per il mondo, p. 466). Giovanni Paolo II, nel 50° di ordinazione sacerdotale, gli riconobbe i meriti acquisiti lodando “la ricchezza del suo ingegno, la sua diligenza, la sua abilità in questioni che richiedono singolare prudenza, specie nel campo dei rapporti internazionali”.

7. Non solo diplomatico

Accolte da Giovanni Paolo II le sue dimissioni da Segretario di Stato, Agostino Casaroli intensificò soprattutto quel contatto con i giovani detenuti del carcere minorile romano, che in passato aveva dovuto suo malgrado sacrificare. Diversi anni dopo, egli riferì di un colloquio avuto con Papa Giovanni dopo uno dei viaggi effettuati a Budapest e Praga: “Mi chiese con grande bontà: Va sempre da quei ragazzi? Erano i giovani del carcere minorile di Roma. Essi erano diventati per me «i miei ragazzi», benché non avessi alcun incarico ufficiale. Risposi semplicemente: «Sì, Santo Padre». Ed egli: «Non li abbandoni mai!». Ho conservato e conservo nel cuore quelle parole come un testamento”. I ragazzi lo chiamavano familiarmente “Padre Agostino” e solo tardi compresero chi era e quale alta fosse la sua responsabilità nella Chiesa. Aveva stretto con loro un legame di reciproca fiducia - li incontrò per l’ultima volta dieci giorni prima della morte. Merita di essere sottolineato questo lato umano della sua personalità: egli non fu solo un eccellente diplomatico, un ecclesiastico giunto al vertice della Chiesa, uno ottimo tessitore di dialogo e di relazioni, bensì pure un amico dei poveri e di giovani in difficoltà, capace di unire all’attenzione per le grandi questioni ecclesiastiche e politiche l’ascolto e l’aiuto per chi soffre ed è emarginato. Benedetto XVI, recandosi in visita presso l’Istituto di pena di Casal del Marmo il 18 marzo dello scorso anno, ricordò proprio questo aspetto importante della sua personalità. “Ho sentito - egli disse ai ragazzi - che è ancora vivo tra voi il ricordo del Cardinale Casaroli, chiamato familiarmente Padre Agostino. Lui mi ha diverse volte parlato di queste sue esperienze. Si sentiva sempre amico, molto vicino a tutti i ragazzi e ragazze presenti in questo carcere” (Insegnamenti di Benedetto XVI, III, 1, 2007, p. 525).

8. Gli orientamenti di fondo della sua vita

Vorrei lasciare la conclusione di queste mie considerazioni allo stesso Cardinale Casaroli perché tratteggi gli orientamenti di fondo che hanno guidato la sua vita e la sua azione. Egli li riassume così: “L’attività diplomatica concepita come servizio sacerdotale alla Chiesa, specialmente là dove essa ha maggiori problemi ed esperimenta più gravi difficoltà, e all’umanità; un’assoluta fedeltà ai Sommi Pontefici che mi hanno fatto l’onore di chiamarmi a loro collaboratore, esprimendo loro, con libera lealtà, il mio modesto pensiero ed eseguendo poi coscienziosamente le loro istruzioni; un profondo amore alla causa della pace e della cooperazione fra le Nazioni e all’interno di esse; amore e convinzione costantemente istillate dalla parola e dall’azione dei Sommi Pontefici che ho servito e servo; fiducia nel dialogo, infine, quale via maestra e metodo sovrano, non solo per servire la pace, ma anche per favorire l’efficacia e i risultati dell’azione diplomatica: un vero dialogo fermo nella affermazione della verità, e nella difesa del diritto, rispettoso delle persone (Nella Chiesa per il mondo, p. 494). Grazie per il vostro ascolto e per la vostra attenzione!

               

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