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ORDINAZIONE EPISCOPALE DI MONS. MIGUEL MAURY BUENDÍA
E DI MONS. PAOLO DE NICOLÒ
OMELIA DEL
CARDINALE TARCISIO BERTONE,
SEGRETARIO DI STATO
Basilica di Santa Maria Maggiore
Giovedì, 12 giugno 2008
Signori Cardinali,
cari Confratelli nell’Episcopato e nel Sacerdozio,
carissimi Mons. Miguel e Mons. Paolo,
cari fratelli e sorelle!
Quest’antica Basilica mariana, primo tempio dedicato alla Theotokos dopo il
Concilio di Efeso, ci accoglie questa sera per un importante e suggestivo evento
ecclesiale. Il Santo Padre, Benedetto XVI, al quale va il nostro devoto
pensiero, ha voluto elevare alla dignità episcopale due nostri fratelli nel
sacerdozio: Mons. Miguel Maury Buendía, nominato Arcivescovo titolare di Italica
e Nunzio Apostolico in Kazakhstan, e Mons. Paolo De Nicolò, eletto Vescovo titolare di Mariana, Protonotario
Apostolico “de numero partecipantium”, Reggente della Prefettura della
Casa Pontificia. Innanzitutto a voi, cari Ordinandi, va il saluto e la
benedizione di Sua Santità, saluto e benedizione che egli estende a tutti i
presenti. Ai cordiali sentimenti del Sommo Pontefice unisco i miei più fervidi
voti augurali per i neo-Vescovi e un saluto fraterno per i Signori Cardinali,
gli Arcivescovi, i Vescovi e i sacerdoti, per le Personalità e le Autorità
civili e militari d’Italia e di Spagna, per i Rappresentanti della Chiesa
ortodossa russa, per i parenti, gli amici degli Ordinandi e per tutti coloro che
hanno voluto prendere parte a questo solenne rito di ordinazione episcopale.
La Parola di Dio che è stata proclamata pone in luce le doti che un Vescovo deve
coltivare per essere autentico Pastore ad immagine di Cristo. La prima Lettura,
tratta dal libro di Isaia, delinea con linguaggio profetico la peculiare
missione dei ministri del Signore. Chi è “consacrato con l’unzione” da Dio –
proclama il Profeta - è mandato “a portare il lieto annunzio ai miseri, a
fasciare le piaghe dei cuori spezzati, a proclamare la libertà agli schiavi, la
scarcerazione dei prigionieri… per consolare tutti gli afflitti”. Deve essere
messaggero di consolazione e di speranza, operatore di giustizia e di pace,
testimone della bontà di Dio e del suo amore misericordioso. Per portare a
compimento tale vocazione, i consacrati del Signore – continua il testo di Isaia
- devono essere “querce di giustizia, piantagione del Signore per manifestare la
sua gloria”.
Cari Ordinandi, rimanete sempre in ascolto dello Spirito che opera in voi, siate
fedeli alla missione che oggi vi viene affidata! Siate querce di giustizia:
saldi cioè nella fedeltà e costantemente protesi alla meta della santità! Siate
“piantagione del Signore”, che porta frutti di bontà e di virtù a beneficio
della Chiesa e del mondo. La fedeltà di Dio, che voi sperimentate in modo
speciale questa sera, rendetela manifesta con una vita santa e contrassegnata da
un amore gratuito e disinteressato nei confronti di quanti il Signore vi farà
incontrare nel vostro quotidiano ministero.
Quali debbano essere le note distintive che Iddio attende da voi nel compimento
della vostra missione, lo comprendiamo ancor più meditando la pagina evangelica
proclamata poco fa. E’ un noto testo biblico, che fa parte del primo dei cinque
discorsi di Gesù riportati nel Vangelo di Matteo, il Discorso della Montagna.
Dice Gesù ai suoi discepoli: “voi siete il sale della terra... voi siete la luce
del mondo”. Il sale innanzitutto: il sale ha la qualità di condire e conservare
i cibi. L’immagine indica un ingrediente della vita quotidiana che dà sapore a
ciò che mangiamo, ma se il sale non compie più la sua funzione – afferma il
Signore - serve solo ad essere gettato via e calpestato. Avviene così anche per
noi: un cristiano, e molto di più un Pastore, è chiamato a spendere la sua vita,
a consumarsi per il Vangelo, se però viene meno a questa sua vocazione, se non
segue fedelmente le orme del divino Maestro è simile al sale diventato insipido.
Alla metafora del sale Gesù unisce quella della luce: “Voi siete la luce del
mondo”, e poi ancora: “Risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché
vedano le vostre opere buone e rendano gloria al vostro padre che è nei cieli”.
La luce del ministro di Cristo, chiamato ad essere ad un titolo speciale suo
discepolo, risplende quando riflette quella stessa di Cristo, che ha detto di
sé: “Io sono la luce del mondo”. Solo pertanto la comunione intima e costante
con il Signore permette al suo ministro di rifletterne la luce radiosa di verità
e di amore, la luce del bene che si manifesta nelle opere che egli compie a
gloria di Dio e non secondo il proprio interesse. Ad maiorem Dei gloriam!
La scorsa settimana, nella consueta catechesi del mercoledì, Sua Santità
parlando di san Gregorio Magno si è soffermato brevemente a riflettere sulla sua
Regola pastorale, che tratteggia l’identikit del Vescovo ideale, maestro
e guida del suo gregge. “Il Vescovo, secondo san Gregorio Magno – ha detto il
Papa – è innanzitutto il ‘predicatore’ per eccellenza; come tale egli deve
essere innanzitutto di esempio agli altri, così che il suo comportamento possa
costituire un punto di riferimento per tutti”. Per questo il Pastore ha il
dovere “di riconoscere ogni giorno la propria miseria, in modo che l’orgoglio
non renda vano, dinanzi agli occhi del Giudice supremo, il bene compiuto”. Ci
vuole umiltà. Scrive san Gregorio Magno nell’ultimo capitolo della Regola:
“quando ci si compiace di aver raggiunto molte virtù è bene riflettere sulle
proprie insufficienze ed umiliarsi; invece di considerare il bene compiuto,
bisogna considerare quello che si è trascurato di compiere”. Infine,
l’espressione da lui coniata servus servorum Dei manifesta l’intima
convinzione di questo grande Pontefice: soprattutto un Vescovo – egli nota -
dovrebbe imitare l’umiltà di Dio che in Gesù Cristo si è fatto nostro servo.
Farsi “servo dei servi” è la misura della vera grandezza del Vescovo.
Caro Mons. Miguel, il Signore, che ha riposto in te la sua fiducia, ti chiama a
seguirlo con rinnovato spirito missionario tra quanti incontrerai in Kazakhstan,
territorio di confine tra l’Europa e l’Asia, dove il Papa ti invia come suo
Rappresentante. Mi sembra una coincidenza provvidenziale il fatto che la tua
ordinazione episcopale abbia luogo in questa Basilica Papale, proprio per il suo
carattere mariano e missionario con un’attenzione speciale verso le Chiese
dell’Oriente. In questo primo tempio dell’Occidente dedicato alla Madre di Dio,
furono infatti approvati i libri del rito slavo dei santi Cirillo e Metodio; fin
da quando fu costruita, i Pontefici hanno impresso a questa Basilica un
carattere evangelizzatore, essendo all’epoca questo quartiere, l’Esquilino, la
parte più pagana di Roma, mentre oggi resta ancora una delle zone più abitate e
frequentate da immigrati e dai cosiddetti extracomunitari. “Quis ut Deus”,
il motto che hai scelto, in riferimento all’Arcangelo Michele tuo santo
Protettore, esprime bene la fedeltà e il coraggio con cui vuoi continuare il tuo
servizio alla Chiesa che iniziasti da quanto, il 26 giugno del 1980, fosti
ordinato sacerdote nella parrocchia di san Francesco Borgia, a Madrid, tua città
d’origine. Dalla Spagna, da secoli legata alla Basilica di Santa Maria Maggiore, la Provvidenza ti ha condotto a Roma per completare la tua formazione giuridica,
teologica e diplomatica; e poi, entrato nel servizio diplomatico della Santa
Sede, hai servito la Chiesa lavorando nelle Nunziature in Ruanda, Uganda, Marocco, Nicaragua, Egitto,
Slovenia e Macedonia e Irlanda, per poi prestare il tuo contributo nella Sezione
per i Rapporti con gli Stati della Segreteria di Stato.
A tu lado están presentes hoy, rodeándote con su afecto, tu hermano Eduardo y tu
hermana María del Rosario, con sus respectivas familias. Te acompañan también tu
tío jesuita, Padre Ignacio, y tu otro tío, Don Rogelio. Desde el cielo te miran
con amor y rezan por ti tus padres. Deseo también dirigir un cordial saludo a la
Delegación del Gobierno Español, compuesta por el Subsecretario del Ministerio
de Asuntos Exteriores, y por el Alcalde de Collado Villalba, en donde ejerciste
tus primeros años de ministerio sacerdotal. Saludo igualmente, y con afecto, a
los Representantes de la Iglesia ortodoxa rusa, a quienes nos unen lazos de
caridad.
Mi rivolgo ora a te, caro Mons. Paolo, che giungi a questo giorno di grande
esultanza, dopo aver svolto un lungo servizio alla Santa Sede di ben 43 anni: 16
presso la Congregazione per l’Educazione Cattolica, 12 come Segretario della Biblioteca Vaticana,
15 come Reggente della Casa Pontificia. In questo momento si stringono attorno a
te i tuoi fratelli, specialmente quelli con i quali condividi da oggi la
pienezza del sacerdozio ministeriale. Prendono parte a questa gioia i tuoi
parenti ed amici, le tante persone che hai incontrato lungo il ministero
sacerdotale in alcune parrocchie di Roma dove hai collaborato per circa 25 anni,
portando anche, attraverso una intelligente direzione spirituale, 35 seminaristi
alla mèta del sacerdozio. Pregano per te le claustrali di diversi monasteri,
soprattutto le Benedettine di Arpino, che hai sostenuto materialmente e
spiritualmente e con le quali hai potuto contribuire alla realizzazione di un
monastero in Romania, inaugurato nell’ottobre dello scorso anno, monastero che
ha ricevuto il sostegno e la benedizione del Servo di Dio Giovanni Paolo II e di
Benedetto XVI. Al fianco di questi due Pontefici hai svolto e continui a
svolgere il tuo servizio di Reggente della Casa Pontificia. “Victoria Fides”
è il motto dello stemma che condividi con i tuoi due fratelli Vescovi: una
singolare “trina fraternitas in dignitate episcopali constituta”. Nel tuo
ministero episcopale sia sempre la Fede, che è totale fedeltà a Cristo, a guidarti, perché nella tua vita trionfi la
vittoria di Cristo, che sulla Croce ha manifestato all’umanità la pienezza del
suo amore e della sua misericordia.
Cari Ordinandi, come concludere se non richiamando le esortazioni di san Paolo a
Timoteo, che abbiamo ascoltato nella seconda lettura? Esse ben si adattano anche
a voi: non trascurate pertanto il dono spirituale che oggi è in voi e che vi è
stato conferito con l’imposizione delle mani, fatene anzi riconoscente e gioiosa
memoria sapendo da Chi proviene. Abbiate premura di “queste cose” e dedicatevi
ad esse – sottolinea l’Apostolo - interamente, perché tutti vedano il vostro
progresso. Vigilate su voi stessi e siate perseveranti e così facendo – conclude
san Paolo – salverete voi stessi e quanti incontrerete. Vi accompagni e protegga
sempre Maria, che in questa Basilica Papale veneriamo quale Salus Populi
Romani. E’ a Lei, Madre di Cristo e della Chiesa, che affidiamo voi e il
vostro ministero episcopale. Amen!
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