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CONFERENZA SUL TEMA "MARIA FIGLIA DI SION:
DALLA GERUSALEMME TERRENA ALLA GERUSALEMME CELESTE"

INTERVENTO DEL CARDINALE TARCISIO BERTONE,
SEGRETARIO DI STATO

Sacro Monte di Varallo
Domenica, 15 giugno 2008

 

Eccellenza,
Signor Sindaco,
cari organizzatori del festival Imago veritatis,
cari amici,

1. Imago veritatis

Volentieri ho accolto l’invito che mi è stato gentilmente rivolto a partecipare, quasi a concludere, questa interessante iniziativa da voi promossa. Il titolo Imago veritatis dice già che si tratta di qualcosa di bello capace di aiutarci a percepire la verità che comunica ogni rappresentazione artistica di valore. Il linguaggio artistico, quando riflette l’armonia creatrice dell’animo umano, l’arte sacra in modo speciale, costituisce una via di comunicazione privilegiata tra l’uomo e il Creatore e riesce a far percepire di Dio la sovrumana bellezza che incanta il cuore umano. Si pensi ai capolavori d’arte, di letteratura, di pittura, ecc… che hanno come autori credenti di fede provata: in queste opere essi trasmettono la profondità della loro fede, potremmo quasi dire che il volto di Dio si materializza grazie alla creatività umana. Basti ricordare le Confessioni di Sant’Agostino, ove si entra in rapporto con un uomo che ha un continuo colloquio con Dio, che a Lui parla e Lui ascolta, ripercorrendo le tappe della sua esistenza e lodando il Signore per quanto ha vissuto e vive. Si pensi a una scultura di Michelangelo o ad una sinfonia di Beethoven: sono frammenti di una storia umana, nei nostri casi letteraria, artistica, musicale, la cui conoscenza fa oltrepassare la pochezza di ciascuno e fa condividere verità e grandezze, aiuta ad essere con loro, a partecipare al loro mondo.

La vostra iniziativa, a cui rinnovo il mio più sincero plauso, vuole essere un impegno a far rivivere lo spettacolo dell’arte come un’esperienza spirituale, quale del resto è sempre stata nella tradizione cristiana prima dell’avvento, piuttosto recente, del fenomeno della secolarizzazione, che ha investito un po’ tutta la cultura occidentale. L’intenzione di sottolineare l’arte come via spirituale é già nel titolo che avete scelto: avete così intrapreso un percorso che, sono certo, potrà proseguire nei prossimi anni. Mi complimento pertanto con chi ha avuto l’idea di promuovere questa manifestazione, con chi concretamente l’ha organizzata e sostenuta finanziariamente e con quanti in diverse maniere hanno offerto il loro contributo.

Perché una simile iniziativa proprio sul Sacro Monte di Varallo? Varallo risulta essere un luogo dove è possibile proporre, come gli stessi organizzatori dell’esposizione sottolineano, la lettura spirituale delle opere d’arte sacra di cui oggi si va perdendo la memoria e che un tempo costituivano un patrimonio di fede e di arte. Proprio per questo Varallo è un’oasi di cultura di altissimo pregio.

2. “Nuova Gerusalemme”

Così il francescano P. Bernardino Caimi chiamò l’opera che qui volle realizzare: attraverso un percorso segnato da cappelle dedicate alla passione e alla morte di Cristo, voleva qui riprodurre i luoghi sacri della Palestina accanto al convento della Madonna delle Grazie. Siamo nella metà del secolo XV. La situazione politica, dopo la caduta di Costantinopoli sotto l’impero Ottomano (1453) e l’avanzata dei mussulmani, rendeva sempre più difficile per i cristiani la possibilità compiere pellegrinaggi in Terra Santa, come invece avveniva in precedenza. Si volle così costruire per i pellegrini una “Nuova Gerusalemme” con la cappella del Santo Sepolcro perfettamente identica a quella di Gerusalemme ed altre che con il tempo arricchitesi di opere pittoriche di grande valore, grazie, tra gli altri, al genio di Gaudenzio Ferrari e Tanzio da Varallo. Nella “Nuova Gerusalemme” la figura di Maria, Assunta in Cielo occupa un posto privilegiato: all’interno della Basilica 142 statue rappresentanti angeli, profeti e patriarchi sono rivolte verso di Lei. Tutta la vita del Sacro Monte è polarizzata attorno al simulacro della Vergine dormiente, conservato con cura e devozione fin dai primi tempi, da quando si trovava nella chiesa vecchia. Vuole la tradizione che esso in precedenza fosse venerato nella Basilica di Santa Sofia a Costantinopoli, prima del 1453: Maria dunque, figura della Nuova Gerusalemme, è ponte fra l’Oriente e l’Occidente, è stella che sulla terra ci indica il Cielo, dove Lei, la Tutta Santa, ci ha preceduto nella gloria di Dio. Maria, potremmo dire, è Colei che aiuta i fedeli anche qui, sul Sacro Monte, a entrare in comunione profonda con Cristo.

3. Maria, serva e madre

“Maria, figlia di Sion: dalla Gerusalemme terrena alla Gerusalemme celeste”: siamo così giunti al tema di questa mia esposizione. Non è mia intenzione trattare ampiamente questo tema biblico- mariano, bensì proporre qualche riflessione sulla Prescelta da Dio tra le figlie del popolo d’Israele per essere la Madre del Redentore. Resa gloriosa dall’Onnipotente, brilla come segno di sicura speranza per la Chiesa pellegrina nel mondo verso la Patria celeste. Maria é la punta di diamante dell’umanità che Cristo é venuto a salvare. In Lei Iddio ha realizzato il suo progetto salvifico in pienezza: l’ha preservata dal peccato originale, l’ha resa “piena di grazia” e a così grande dono la Vergine ha corrisposto pienamente, fedelmente, umilmente. Mi è capitata tra le mani una bella preghiera di san Giovanni Damasceno, tratta da una sua omelia  e ben adatta al contesto biblico e spirituale del Sacro Monte. Egli scrive: “Rallegrati, Madre predestinata di Dio. Rallegrati, tu che sei stata scelta prima dei tempi nel piano di Dio, germoglio divinissimo della terra, ricettacolo del fuoco divino, sorgente d’acqua viva, giardino dell’albero della vita, fiume pieno dei profumi dello Spirito, campo della divina spiga, rosa veste regale, agnello che partoristi l’Agnello di Dio che cancella il peccato del mondo, officina della nostra salvezza, più elevata delle potenze angeliche, serva e Madre” (Omelia sulla dormizione, 5).  In tutta la tradizione cristiana, in Occidente come in Oriente, Maria occupa un posto di altissimo rilievo accanto a Cristo, suo Figlio. Commenta Germano di Costantinopoli: “quando la Madre è glorificata, il Figlio che ama la Madre se ne rallegra”.

4. Figlia di Sion.

Nell’Antico come nel Nuovo Testamento si parla spesso della “Figlia di Sion”, espressione equivalente a “Figlia di Gerusalemme”. Nella “Figlia di Sion” viene simbolicamente personificato il popolo con cui Dio stringe alleanza, che vive, soffre ed agisce nell’attesa che sorga al suo interno il Messia, del quale sarà, al compimento delle promesse messianiche, il corpo mistico. Moltissimi esegeti vedono identificata nella “Figlia di Sion” Maria. Alla luce di vari testi dell’Antico e del Nuovo Testamento, essi affermano anzi che la “Figlia di Sion” in Maria cessa di essere un simbolo e diventa persona. L’evangelista Luca, nel narrare l’annuncio dell’Angelo o nel riportare il “Magnificat”, pare proprio vedere nella Vergine la “Figlia di Sion” di cui parla l’Antico Testamento. Il saluto dell’Angelo, “rallegrati” (chaire), richiama le profezie antiche e specialmente quella di Sofonia (3,14-18) che preannunciava questa gioia alla “Figlia di Sion”.

Nel capitolo 12mo dell’Apocalisse, quando Giovanni parla della “Donna vestita di sole” che dà alla luce il Cristo e le sue mistiche membra, è facile vedervi un chiaro richiamo alla “Figlia di Sion” di cui parlano i profeti Michea (4, 8.10) e Geremia (31,21-22).

L'apocalisse tardo-giudaica (il nome deriva da «rivelazione» in quanto scioglimento, e da «manifestazione» in quanto avvicinamento dell'occulto e quindi del futuro), considera solo il trionfo del popolo eletto, la sua vittoria, e la sconfitta dell'odiato paganesimo. All'opposto di essa sta la profezia, sempre rivolta alla salvezza perfino nella minaccia della condanna. Il giudizio trova la clemenza. Per questo la parola dei profeti è compenetrata dalla possibilità della conversione. Essa cerca l'uomo, che nella libertà si apre alla guida della grazia, come il «tu» di Dio. A differenza dell'apocalisse, essa considera la salvezza come mèta della storia. Principio essenziale è per essa l'universalismo della salvezza.

In questa luce l'apocalisse neotestamentaria di Giovanni, che sottolinea l'assolutezza della sovrana potenza storica di Dio ed accentua il tema della conversione e della penitenza, ci appare come il superamento delle attese apocalittiche del tardo giudaismo e come sua redenzione. Basta pensare alle sette lettere dirette alle rispettive comunità, e ancora all'universalismo della misteriosa rivelazione che contempla un mondo nuovo, la nuova Gerusalemme le cui porte sono aperte a tutti ed in cui tutto diviene perfetto. Apocalisse e profezia si trovano qui riconciliate (cfr Julius Tyciak, Profili dei profeti, Città Nuova 1971).

Maria dunque è come un centro che si riallaccia all’antico popolo dell’Alleanza e prolunga la sua presenza nel popolo della Nuova Alleanza, cioè nella Chiesa. E’ “luogo d’incontro”: in Lei si realizzano, quale Madre di Cristo, tutte le aspirazioni di perfezione  spirituale espresse nei vaticini dei profeti, dei salmi e degli inni biblici; è archetipo della Chiesa riassumendo in se stessa la grazia di tutta la Chiesa e prefigurandone la sublime vocazione. Vergine Madre  di Cristo e Madre della Chiesa. Il ruolo materno che Maria svolge nella storia della salvezza viene ampiamente sottolineato nell’insegnamento dei Padri della Chiesa e, come sopra si diceva, in tutta la tradizione cristiana.

5. “Dalla Gerusalemme terrena alla Gerusalemme celeste”.

Qui, sul Sacro Monte, la devozione mariana è fortemente vissuta e la presenza spirituale di Maria fu ben avvertita sin dall’inizio. Il complesso monumentale, accresciutosi lungo il tempo, lascia trasparire chiaramente il ruolo della madre di Cristo nella vita dei cristiani, nella vita della Chiesa. Le statue, le figure di angeli, profeti e santi che popolano la Basilica centrale convergono verso Colei che, assunta in Cielo, splende della luce di Dio. La “Vergine dormiente”, la Vergine Assunta in Cielo indica a quanti salgono su questo monte quale sia la meta finale del nostro pellegrinaggio dalla Gerusalemme terrena a quella celeste. Sulla scena del mondo si svolge una lotta tremenda tra Dio e il suo avversario che tenta di trascinare gli uomini alla perdizione. Intravediamo questa battaglia già nel libro della Genesi, dove sta scritto: “ Io porrò inimicizia tra te e la donna, tra la tua stirpe e la sua stirpe: questa ti schiaccerà la testa e tu le insidierai il calcagno” (Gn 3,15); ritroviamo questa battaglia escatologica nell’ultimo libro della Bibbia, l’Apocalisse, che narra la celebre visione della donna e del drago. Segno e garanzia di vittoria è Maria totalmente solidale con il Bene nello scontro contro il Male. La sua è un’esistenza di assoluta pienezza positiva. Ciò non toglie che anche Lei abbia dovuto affrontare l’avventura umana, abbia dovuto conoscere il dolore e le prove. Sotto la Croce, sul Calvario resta in piedi accanto al suo Figlio crocifisso. Proprio perché solidale con l’umanità che avanza verso il compimento dei disegni divini, Maria, totalmente abbandonata nelle mani dell’Altissimo, è sostegno e modello per ogni essere umano. Anche la sua vita é stata “una peregrinazione della fede” come il Servo di Dio Giovanni Paolo II scrive nella “ Redemptoris Mater” riecheggiando a tale riguardo il pensiero del Concilio Vaticano Secondo (LG 58).

6. Abramo e Maria

In questo luogo sacro, come in tutti i santuari mariani, è più facile entrare nel mistero di Maria. Nel suo cuore di Madre avvertiamo il respiro di una preghiera costante, di una contemplazione che la immerge in Dio per realizzarne pienamente la volontà. Anche da questo punto di vista Maria è per noi sostegno e modello: modello e sostegno della nostra preghiera, della preghiera che si fa vita e della vita che deve tradursi in preghiera; modello e sostegno della nostra vocazione cristiana che è ascolto e compimento della volontà divina letta attraverso gli eventi quotidiani.

Soffermiamoci, cari amici, a considerare il “mistero mariano”; fermiamo gli sguardi della mente e del cuore sulla sua pietà che mostra la ricchezza della sua fede, della sua speranza, del suo amore. Nell’Antico Testamento, proprio agli inizi della storia della salvezza, incontriamo Abramo chiamato a percorrere un itinerario umanamente impossibile: si fida di Dio oltre ogni logica umana e diviene nostro padre nella fede, come nota san Paolo nella Lettera ai Romani (cfr 4,16-18). Anche Maria ha ricevuto una missione umanamente inconcepibile, anche lei si fida senza esitare e senza riserve del Signore. Anzi, con una fede persino superiore a quella di Abramo, e così contribuisce a portare a compimento il progetto salvifico che Iddio aveva avviato con Abramo dopo la caduta di Adamo ed Eva. Con Maria iniziano dunque i tempi nuovi, i tempi della Chiesa, “la nuova Gerusalemme in cui quali pietre viventi, veniamo a formare su questa terra, un tempio spirituale“ (LG, 6). Abramo e Maria sono i capostipiti di due popoli di cui il secondo è l’inveramento del primo. E l’episodio di Abramo pronto ad immolare sul monte Moria il suo unico figlio Isacco, l’erede promesso di tutta la sua posterità, non è che una pallida figura del sacrificio di Cristo sulla Croce a cui Maria ha assistito trapassata nel cuore dalla lancia del dolore. E come fu ampiamente ricompensata la fede di Abramo, ancor più Maria ha partecipato alla gioia della risurrezione del suo Figlio crocifisso. Ai piedi della Croce, associata misticamente all’immolazione del suo Figlio unigenito, Maria è diventata vera Madre di ogni discepolo di Cristo, Madre della Chiesa.

7. Volgiamo lo sguardo verso Maria

Il Sacro Monte di Varallo nel suo insieme è un invito a considerare la vita cristiana come un pellegrinaggio dalla Gerusalemme terrena alla Gerusalemme celeste: un pellegrinaggio che presenta un duplice aspetto, da una parte la conversione personale che è un incessante andare incontro a Cristo, dall’altra parte un itinerario comunitario, il cammino della Chiesa che attraverso i secoli avanza verso il ritorno glorioso del Redentore alla fine dei tempi. La Costituzione dogmatica del Concilio Vaticano II sulla Chiesa, Lumen gentium  dedica l’ultimo suo capitolo proprio al ruolo di Maria nella Chiesa: viene presentata come segno di certa speranza e di consolazione per il pellegrinante popolo di Dio. Maria è segno del popolo di Dio, immagine e primizia della Chiesa che dovrà avere il suo compimento nell’età futura: dalla Gerusalemme terrena alla Gerusalemme celeste. Maria è per la Chiesa e per l’umanità segno di certa speranza e di consolazione grazie alla sua presenza materna che si palesa in tanti modi, come viene testimoniato anche qui, sul Sacro Monte di Varallo. Maria è madre, madre di Cristo e madre nostra

Nella luce meravigliosa della sua maternità spirituale, la sentiamo vicina mentre ci conduce ai porti della gioia e della vita in modo amorevole, instancabile e prodigioso. Ma la sua mediazione materna, sottolinea il Concilio Vaticano II, “in nessun modo oscura o diminuisce l’unica mediazione di Cristo, ma ne mostra l’efficacia”. Infatti, “ogni salutare influsso della Beata Vergine verso gli uomini non nasce da regale necessità, ma dal beneplacito di Dio e sgorga dalla sovrabbondanza dei meriti di Cristo, si fonda sulla mediazione di lui, da esso assolutamente dipende e attinge tutta la sua efficacia” (n. 60).

Su questo Sacro Monte hanno sostato in preghiera tanti santi ed illustri personaggi. E’ vero, il richiamo di Maria è sempre molto forte! Ma qui, la Vergine Assunta in cielo rivolge un invito particolare ai pellegrini e visitatori. Nella solennità dell’Assunta del 2005 il Santo Padre Benedetto XVI ebbe a dire che Maria assunta in cielo in corpo e anima ci ricorda che anche per il corpo c’è posto in Dio. “Il cielo – ha egli affermato - non è più per noi una sfera molto lontana e sconosciuta. Nel cielo abbiamo una Madre. E’ la Madre di Dio, la Madre del Figlio di Dio, è la nostra Madre. Egli stesso lo ha detto: “Ecco tua Madre”. Nel cielo abbiamo una Madre. Il cielo è aperto, il cielo ha un cuore”.

Cari amici, la Madonna mantenga sempre vivo in noi il desiderio del Cielo affinché tutto ciò che compiamo sulla terra sia in vista della Gerusalemme celeste dove “non vi sarà più notte e i servi dell’Agnello non avranno più bisogno di luce di lampade, né di luce di sole, perché il Signore Dio li illuminerà e regneranno nei secoli dei secoli” (Ap 22,4-5). Grazie per il vostro ascolto!

 

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