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VISITA UFFICIALE IN BIELORUSSIA DELL'EM.MO CARD. TARCISIO BERTONE,
SEGRETARIO DI STATO (18-22 GIUGNO 2008)

INCONTRO CON LA CONFERENZA EPISCOPALE BIELORUSSA

20 giugno 2008

 

Signor Cardinale,
venerati e cari Fratelli nell’Episcopato!

Con grande gioia incontro voi, cari Membri della Conferenza dei Vescovi Cattolici della Bielorussia. E’ per me una propizia occasione per rinnovare a ciascuno di voi, e all’insieme della vostra Conferenza, la vicinanza spirituale di Sua Santità. Prima che partissi, egli mi ha raccomandato di esprimervi tutto l’affetto che lo lega a ciascuno di voi e alle vostre comunità ecclesiali delle quali segue con paterna sollecitudine il cammino. Ai cordiali sentimenti del Santo Padre unisco i miei fraterni saluti con i ringraziamenti più sinceri per il lavoro che avete fatto nel preparare questa mia visita e per il contributo che state dando per il suo felice svolgimento. Questa visita, che compio per mandato del Sommo Pontefice, vuole essere un gesto di amicizia, un segno tangibile della solidarietà da parte della Santa Sede nei confronti delle vostre Chiese particolari, uno stimolo a proseguire nel lavoro pastorale che avete avviato, lavoro non certo facile tenendo conto anche delle difficoltà che in questo momento storico contrassegnano il vostro Paese, l’Europa e il mondo intero.

A ciascuno di voi il mio abbraccio di pace. Saluto in primo luogo Lei, Signor Cardinale Kazimierz Świątek; saluto il Presidente della Conferenza Episcopale, S. E. Mons Aleksander Kaszkiewicz, il vice Presidente della Conferenza Episcopale, S. E. Mons. Wladyslaw Blin, Vescovo di Vitebsk, e tutti voi, cari Confratelli nell’Episcopato. Attraverso di voi, il mio saluto si estende ai sacerdoti, vostri primi collaboratori, ai religiosi e alle religiose e alle varie componenti delle vostre comunità ecclesiali.

Pastores gregis, Pastori del gregge: così inizia l’Esortazione post-sinodale di Giovanni Paolo II, che delinea la figura, il ruolo e i compiti peculiari del Vescovi cattolici in questa nostra epoca, ricca di fermenti sociali, culturali e religiosi. Innanzitutto dunque Pastore: a immagine di Gesù Buon Pastore, ogni Vescovo è chiamato a dare la vita per il gregge, prendendosi cura di ognuna delle pecorelle a lui affidate. Il gregge – il Vescovo lo sa bene – non è suo, non gli appartiene, perché è di Cristo. Per questo non può il Vescovo non coltivare nel suo cuore una autentica passione di amore che lo spinga a farsi servo dei fratelli, servo per amore come assai plasticamente afferma san Gregorio Magno nella sua Regola pastorale. Al Pastore di una Chiesa particolare spetta anzitutto il compito apostolico di reggere, santificandolo e istruendolo, il popolo di Dio.

Alcune settimane fa, nella consueta catechesi dell’udienza generale del mercoledì, Sua Santità, parlando appunto di san Gregorio Magno, si è soffermato brevemente a riflettere sulla Regola pastorale che tratteggia l’identikit del Vescovo ideale, maestro e guida del suo gregge. “Il Vescovo, secondo san Gregorio Magno – ha commentato il Papa –, è innanzitutto il “predicatore” per eccellenza; come tale egli deve essere innanzitutto di esempio agli altri, così che il suo comportamento possa costituire un punto di riferimento per tutti”. Per questo ha il dovere “di riconoscere ogni giorno la propria miseria, in modo che l’orgoglio non renda vano, dinanzi agli occhi del Giudice supremo, il bene compiuto”. Ci vuole umiltà. Scrive san Gregorio Magno nell’ultimo capitolo della Regola: “quando ci si compiace di aver raggiunto molte virtù è bene riflettere sulle proprie insufficienze ed umiliarsi; invece di considerare il bene compiuto, bisogna considerare quello che si è trascurato di compiere”. Infine, l’espressione da lui utilizzata servus servorum Dei, manifesta l’intima convinzione di questo grande Pontefice: soprattutto un Vescovo – ha aggiunto Benedetto XVI - dovrebbe imitare l’umiltà di Dio che in Gesù Cristo si è fatto nostro servo, ci ha lavato e ci lava i piedi sporchi, e così seguire il Maestro. Farsi “servo dei servi”, è la misura della vera grandezza del Vescovo.

Mi piace riprendere queste parole del nostro amato Pontefice, perché ci aiutano meglio, e in modo più autorevole, a focalizzare il nostro sguardo sulla figura del Vescovo, buon pastore a immagine di Gesù, Buon Pastore. Il Pastore non è solo. Egli è membro di un Collegio, dell’insieme dei Successori degli Apostoli. Questo comporta un vincolo di fraternità, di condivisione, dialogo e di corresponsabilità tra tutti i Vescovi in ciò che concerne la vita della Chiesa. Potremmo ora chiederci: come realizzare questo compito, come portare a compimento questa missione, certamente assai impegnativa qui, in Bielorussia? Voi conoscete meglio di me la situazione religiosa e sociale, più di me potete rendervi conto dei veri bisogni umani e spirituali del Popolo bielorusso. Io conosco lo zelo che vi anima e la vostra ferma volontà di rendere un fedele servizio alla causa del Vangelo. Il mio pertanto vuole essere un sostegno e un incoraggiamento a quanto già state compiendo; vuole essere, al tempo stesso, uno stimolo a operare con sempre maggiore generosità per il Regno di Dio.

So che voi, e i vostri sacerdoti, lavorate spesso in condizioni non facili per diversi motivi. Penso ad esempio al fatto che non potete godere, come altri Pastori in altre parti del mondo, della cooperazione di sufficienti operatori pastorali. Mi riferisco all’esiguo numero di presbiteri, di diaconi e a di altre figure di collaboratori siano essi religiosi maschili o femminili o laici, e questo fa’ sì che sia necessario uno sforzo ulteriore per un più efficace coordinamento fra tutte le generose realtà ecclesiali. So pure che state cercando di organizzare le articolazioni diocesane e interdiocesane e della Conferenza Episcopale e vi preoccupate di reperire risorse per la realizzazione di molteplici progetti pastorali, tra i quali, in primo luogo, la costruzione di chiese e di nuovi centri pastorali. Questo tuttavia non vi deve distrarre dalla quotidiana cura del gregge a voi affidato. Inoltre, la situazione è resa più complessa dal fatto che state aspettando la restituzione dei beni ecclesiastici confiscati dalla legislazioni sovietica, in particolare delle chiese e dei luoghi di culto.

Non mi fermo, inoltre, a considerare la situazione sociale attuale nella quale siete chiamati a proclamare il Vangelo della speranza e dell’amore. L’eredita del passato, a voi ben nota, non vi impedisca di guardare con fiducia al futuro. La sete di Dio, proprio forse per il lungo periodo invernale che hanno attraversato le vostre popolazioni, oggi è più sentita ed ha bisogno di risposte che raggiungano non solo la mente, bensì anche il cuore. Evangelizzare, come voi sapete, non è un fatto semplicemente di dottrina, ma è la proposta di un incontro con Cristo; incontro personale e comunitario che porta a vivere il Vangelo e a impregnare la società, ad iniziare dalla famiglia, della luce di Cristo e della potenza del suo Spirito. Questo comporta, ovviamente, uno sforzo per la formazione di cristiani autentici, che si impegnino nel testimoniare la propria fede.

Questa vostra missione, la missione del buon pastore, che è ardua e difficile, domanda generosità, richiede talora rinunce personali e va svolta con la gioia di chi sa che servire i fratelli è regnare, seguendo l’esempio di Cristo che “non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio, ma spogliò se stesso assumendo la condizione di servo”(Fil 2,6). Ciò richiede che voi siate innanzitutto veri discepoli di Gesù, suoi amici e coltiviate questa intimità con costante preghiera. Il Vescovo dunque è anzitutto uomo di preghiera, di profonda preghiera. L’amore per la liturgia, la devota celebrazione della Santa Messa, la meditazione e l’adorazione eucaristica, la contemplazione e la familiarità con la Bibbia siano per voi “palestra” quotidiana per crescere in saggezza spirituale e santità e a quest’esercizio dello spirito educate anche i vostri sacerdoti e gli altri collaboratori nel ministero pastorale.

Al rapporto di intima e costante unità con Cristo va unito un rapporto di fraterna comunione e di sincera collaborazione con i fratelli, a partire da coloro con cui condividete il gravoso compito episcopale. Preoccupatevi pertanto in primo luogo di salvaguardare sempre l’unità tra voi Vescovi; incentivate con ogni mezzo la solidarietà e la collaborazione tra voi anche dando valore e concreta funzione di comunione all’Assemblea della vostra Conferenza Episcopale, che diventerà così sempre più un luogo di fraterno confronto, di comune progettazione. Più i sacerdoti vi vedranno uniti, più sicuramente anch’essi saranno pronti a cooperare al vostro sforzo di comunione e di evangelizzazione sia a livello di parrocchie che di intesa fra le diocesi, unendo ogni sforzo possibile a vantaggio della Chiesa che è in Bielorussia. In definitiva non dobbiamo mai dimenticare che unica e medesima per tutti è la causa che dobbiamo servire: la salvezza delle anime mediante il dono a Cristo della nostra vita e l’annuncio profetico del Vangelo, del quale siamo stati costituiti testimoni con il Battesimo prima e, ancor più, con l’Ordinazione sacerdotale ed episcopale.

La Bielorussia, come ogni altra nazione della terra, ha bisogno di conoscere Cristo, e solo uomini e donne totalmente innamorati di lui sono in grado di farlo. Solo i santi evangelizzano in profondità .Ecco perché, cari e venerati Fratelli, risuona nel cuore di ciascuno di noi l’appello del Signore a seguirlo sulla strada della sequela, abbracciando e vivendo il suo Vangelo sine glossa, senza compromessi. Santità che per noi Vescovi, ministri di Cristo, comporta assoluta fedeltà e unione con Lui ed al tempo stesso comunione d’intenti con i nostri fratelli. Questo sforzo di unità e di comunione si traduca in aiuto reciproco, laddove è possibile, tra sacerdoti, diaconi, persone consacrate e catechisti; si manifesti pure in una costante attenzione alle necessità dei cattolici degli altri due Riti orientali cattolici, che sono presenti nel Paese, applicando la lettera e lo spirito delle disposizioni dei Decreti conciliari Orientalium Ecclesiarum (n. 4) e Christus Dominus (n. 23,3), come pure della norma del CIC, can. 383, § 2, e degli altri documenti emanati in merito dalla Sede Apostolica.

Una comune attenzione continuerete a riservare, cari e venerati Fratelli, ai due Seminari del Paese e alla formazione del clero in generale, compresa la loro formazione permanente. Come non ringraziare il Signore per la presenza nelle vostre Diocesi di seminaristi, che sono, in modo singolare, la speranza e il futuro della Chiesa? Vi incoraggio a farvene una cura costante: i Seminari Maggiori sono strutture di vitale importanza per tutta la Chiesa in Bielorussia e vanno seguiti accuratamente, invitando l’intero popolo di Dio a sostenere le vocazioni sacerdotali e religiose con la loro preghiera ed anche, quando possibile, con l’aiuto materiale.     

C’è poi un’altra priorità pastorale che a voi giustamente sta a cuore ed è il dialogo ecumenico superando, laddove fosse necessario, eventuali pregiudizi storici. Il Servo di Dio Giovanni Paolo II, in una Lettera del 31 maggio 1991, rivolta ai Vescovi del continente europeo e concernente i rapporti tra cattolici e ortodossi nella nuova situazione dell’Europa centrale e orientale, ricordava che il clima di avversione alla libertà religiosa e di aperta persecuzione aveva colpito, in una forma o nell’altra, tutti i credenti: cattolici, ortodossi, protestanti e membri di altre religioni. Ed aggiungeva che le recenti leggi sulla libertà religiosa si avviavano a garantire a tutti la possibilità di una legittima espressione della propria fede, con proprie strutture e propri luoghi di culto (cfr n. 1). Ed a proposito delle relazioni tra cattolici ed ortodossi, il medesimo Pontefice raccomandava il dialogo ecumenico come lo strumento più adatto per affrontare uno scambio fraterno volto a risolvere il contenzioso in spirito di giustizia, di carità e di perdono. Ed osservava: “I fratelli, un tempo partecipi delle medesime sofferenze e prove, non devono oggi contrapporsi fra loro, ma guardare insieme al futuro che si dischiude con promettenti segni di speranza” (n. 2). Quanto poi alle Chiese orientali cattoliche, sempre Giovanni Paolo II ribadiva quanto chiaramente avevano detto i Padri conciliari nella Orientalium Ecclesiarum che cioè “si provveda nel mondo intero alla tutela di tutte le Chiese particolari, mettendo a loro disposizione gli strumenti pastorali adeguati per lo svolgimento di quel servizio che tali Chiese debbono rendere in vista di reggere, educare e santificare i loro fedeli, poiché per le singole Chiese le proprie tradizioni liturgiche, disciplinari e teologiche sono ‘più corrispondenti ai costumi dei loro fedeli e più adatte a provvedere al bene delle loro anime’” (n. 1). Non possono allora che essere questi il criterio e l’orientamento pastorali ispiratori dell’organizzazione delle strutture di queste Chiese, della formazione teologica del loro clero e dell’educazione catechistica dei loro fedeli (cfr n. 3).

Vorrei aggiungere una piccola considerazione a proposito anche del dialogo indispensabile che, per il bene delle anime, i Vescovi conducono con i responsabili e le Autorità civili locali e nazionali; un dialogo che tiene sempre conto della natura della Chiesa e delle norme canoniche in vigore; un dialogo che non vede lo Stato e la Chiesa tra loro come antagonisti, bensì protagonisti di un progetto di sviluppo umano e sociale finalizzato sempre e solo al bene comune, nel rispetto delle reciproche competenze e dei propri e peculiari campi d’azione. So che le Autorità civili hanno più volte mostrato la disponibilità al dialogo, come del resto anche questa mia visita sta a testimoniare. Occorre rafforzare tale dialogo con stima e rispetto delle parti. Mi piace menzionare qui che la Chiesa, come il Papa ha affermato più volte e in diversi contesti, nel dialogo con le Pubbliche Autorità non cerca privilegi, bensì chiede soltanto che le sia permesso di adempiere l’impegno affidatole dal suo divino Fondatore. E’ del resto quanto il Santo Padre ha ripetuto di recente ricevendo le credenziali dell’ambasciatore del vostro Paese presso la Santa Sede. In questo fruttuoso dialogo tra la Chiesa e lo Stato un proprio specifico ruolo è chiamato a svolgere il Nunzio Apostolico, che rappresenta il Santo Padre presso la comunità ecclesiale e civile ed al quale vorrei rivolgere un sentito ringraziamento per il servizio che va svolgendo.

Signor Cardinale e cari Presuli, questo nostro incontro, grazie anche a quanto anche voi stessi mi avete detto, contribuirà – ne sono certo – a rendere sempre più fruttuose le relazioni tra di voi e tra la vostra Conferenza Episcopale e la Santa Sede. A nome di Sua Santità, al quale sarò felice di riferire del vostro comune e solidale lavoro, vi invito a proseguire nell’operare con fiducia piena nella Provvidenza Divina. Siatene certi: il Signore è con voi, e mai cesserà di prendersi cura personalmente del suo popolo. Vi proteggano la Vergine Maria e i Santi vostri Patroni. Quanto a me, vi assicuro la mia vicinanza spirituale e tutta la collaborazione che mi è possibile. Grazie di cuore per la vostra fraterna attenzione e auguri di proficuo lavoro per ciascuno di voi e per la vostra Conferenza Episcopale al sevizio della Chiesa che è in Bielorussia!

   

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