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ORDINAZIONE EPISCOPALE DI MONS. BERNARDITO AUZA
E DI MONS. P
IERGIUSEPPE VACCHELLI

OMELIA DEL CARDINALE TARCISIO BERTONE,
SEGRETARIO DI STATO

Basilica Vaticana
Giovedì, 3 luglio 2008

              

Signori Cardinali,
cari Fratelli nell’Episcopato e nel Sacerdozio,
distinte Autorità,
cari Ordinandi,
cari fratelli e Sorelle,

Signore, Tu hai stabilito la tua Chiesa sul fondamento degli Apostoli perché sia segno visibile della tua santità e trasmetta agli uomini le verità che sono via al cielo. Troviamo queste parole nel Prefazio degli Apostoli: esse mettono in luce la missione di ogni Vescovo al servizio della Chiesa, segno visibile della santità di Dio e fedele comunicatrice delle verità che sono via al cielo. Sul fondamento degli Apostoli – ed oggi celebriamo la festa dell’apostolo Tommaso -Cristo l’ha stabilita “una, santa, apostolica, cattolica”, Chiesa di tutti i popoli, come ha ricordato nell’omelia domenica scorsa Benedetto XVI, che quindi non si identifica con una sola nazione, né con una sola cultura o con un solo Stato, ma che è sempre Chiesa di tutti, chiamata a riunire l’umanità al di là di ogni frontiera, perché in mezzo alle divisioni di questo mondo, renda presente la pace di Dio e la forza riconciliatrice del suo amore. Se è all’Apostolo Pietro e ai suoi Successori, i Romani Pontefici, che Gesù ha affidato la permanente missione di assicurare l’unità di tutti coloro che mediante il mistero della sua morte in Croce sono diventati fratelli e sorelle, tocca agli Apostoli e ai loro successori, ai Vescovi partecipare – ha aggiunto il Papa - a questo stesso compito pastorale con un amore sincero e totale per Cristo, il Buon Pastore; amore che deve tradursi in un servizio generoso e permanente verso l’intero suo gregge.

La dimensione dell’unità e della cattolicità del ministero episcopale emerge, in maniera singolare, anche nella diversità dei compiti che il Papa affida a ciascuno di voi, cari Ordinandi. Tu, Mons Bernardito, che provieni dal popolo filippino ricco di fede, hai potuto già sperimentare, da quando nel 1990 sei entrato nel servizio diplomatico della Santa Sede, la vastità del mandato missionario della Chiesa. Hai infatti prestato con dedizione la tua opera successivamente nelle Nunziature Pontificie in Madagascar, Bulgaria, Albania e, dopo alcuni anni trascorsi in Segreteria di Stato nella Sezione Rapporti con gli Stati, sei stato inviato a lavorare nella Rappresentanza Pontificia presso l’ONU a New York. Ora il Papa, nominandoti Arcivescovo Titolare di Suacia, ti ha scelto come suo Rappresentante in Haiti, in Centro America, dove sarai apostolo di unità e di comunione, di riconciliazione e di pace.

Quanto a te, Mons Piergiuseppe, dopo una lunga esperienza pastorale nella tua diocesi di Cremona, dove sei stato parroco e hai seguito con zelo anche l’Azione Cattolica e hai svolto vari uffici nella Curia diocesana – Cancelliere Vescovile, Pro-Vicario Generale e Segretario Generale del Sinodo diocesano dal 1990 al 1993 -, dal 1996 hai ricoperto l’ufficio di Sottosegretario della Conferenza Episcopale Italiana e di Presidente del Comitato per gli interventi caritativi per i Paesi in via di sviluppo. L’esperienza pastorale e sociale maturata nel corso del tempo ti sarà quanto mai utile nel nuovo compito a cui ti ha chiamato Sua Santità che, eleggendoti Arcivescovo Titolare di Minturno, ti ha scelto come Segretario aggiunto nel Dicastero per l’Evangelizzazione dei Popoli e Presidente delle Pontificie Opere Missionarie.

Mi preme trasmettere a voi, cari Ordinandi, il cordiale e benedicente saluto di Sua Santità. Unisco al ricordo del Sommo Pontefice il mio affettuoso saluto, che estendo ai Signori Cardinali, specialmente ai concelebranti, agli Arcivescovi e Vescovi, ai sacerdoti, ai religiosi e alle religiose, ai familiari, agli amici, alle autorità e a tutti i fedeli qui riuniti. Ci stringiamo spiritualmente a Mons. Bernardito e a Mons. Piergiuseppe, e li accompagniamo con la preghiera in quest’ora di grazia e di grande importanza per loro e per la Chiesa. Svolgendo mansioni diverse, voi, cari Ordinandi, condividerete il medesimo anelito missionario che anima la Chiesa. Missione questa che richiede da ogni Pastore anzitutto una costante tensione verso la “santità”. Specialmente in questa nostra epoca è importante che i Vescovi siano testimoni e maestri di “santità”, capaci di trasmettere fedelmente, con l’esempio e le parole, quelle verità che illuminano il cuore dell’uomo e lo conducono verso la vita eterna. Perché ciò avvenga, occorre, in primo luogo, che voi stessi siate “conquistati”, come dice l’Apostolo Paolo, da Cristo ed additiate a quanti incontrerete il cammino che a Lui conduce.

Ma come ciò è possibile? Ci aiutano a rispondere a questa domanda, che sorge spontanea nell’’animo, le letture bibliche e gli altri testi di questa suggestiva celebrazione liturgica. Nella prima lettura, il profeta Isaia dichiara: “lo Spirito del Signore Dio è su di me perché il Signore mi ha consacrato con l’unzione...”. E’ dunque lo Spirito di Dio a sostenerci con la forza spirituale necessaria. Il Signore stesso, cari Ordinandi, con la consacrazione che tra poco riceverete mediante l’unzione, vi comunicherà il suo Santo Spirito e vi renderà suoi “consacrati”: sarete così totalmente “suoi”, totalmente a Lui appartenenti. Egli stesso allora agirà in voi quando porterete il lieto annuncio ai poveri, quando consolerete gli afflitti, quando, in tanti modi diversi, sarete testimoni della sua misericordia e del suo amore. A questa missione di amore e di misericordia vi richiamano rispettivamente il motto episcopale che avete scelto: “Ut diligatis invicem” tu, Mons. Bernardito, e “misericordia tua” tu, Mons. Piergiuseppe.

 Docili pertanto all’azione dello Spirito Santo, potrete cooperare alla edificazione del tempio santo del Signore, come ci ha ricordato san Paolo nella seconda lettura, annunciando Cristo, pietra angolare dell’edificio spirituale che è la Chiesa. Così facendo, il Vescovo diviene testimone della speranza che è Cristo, come ben sottolinea l’Esortazione apostolica post-sinodale Pastores gregis, dove il Servo di Dio Giovanni Paolo II afferma che al Vescovo spetta il compito di profeta, testimone e servo della speranza, con il dovere di infondere fiducia e di proclamare di fronte a chiunque le ragioni della speranza cristiana (cfr 1 Pt 3,15). Ed è soprattutto nell’esercizio del proprio ministero, prosegue l’Esortazione, ispirato all’imitazione della carità del Buon Pastore, che il Vescovo è chiamato a santificarsi e a santificare, avendo come principio unificante la contemplazione del volto di Cristo.

Contemplare il volto di Cristo! Non fu questa l’esperienza dell’Apostolo san Tommaso del quale oggi facciamo memoria? La commovente pagina evangelica che abbiamo ascoltato, ce lo mostra nell’atto di riconoscere, dopo aver dubitato, con profonda umiltà e fede i segni gloriosi delle piaghe del Maestro e proclamare: “mio Signore e mio Dio”. Questa stessa fede dobbiamo coltivare e di essa dobbiamo vivere, cari fratelli e sorelle. Questa stessa fede deve contraddistinguere ogni nostra scelta e ogni nostro gesto. Questa è la fede che ha sorretto gli Apostoli e i santi Vescovi che, lungo i secoli, hanno guidato il popolo cristiano. Questa è la fede del grande Apostolo delle genti, san Paolo, del quale stiamo celebrando uno speciale anno giubilare in occasione del bimillenario della nascita.

Questa è la fede di san Pietro a cui Gesù per tre volte pose la domanda: “mi ami tu, mi ami più di costoro?”. Ogni volta che riascoltiamo questa domanda, ha commentato il Papa nella già citata omelia di domenica scorsa tenuta in questa stessa Basilica Vaticana, “dovremmo lasciarci interrogare circa il di più d’amore che Egli si aspetta dal pastore”. Amore per il Pastore Cristo – osserva il Papa – e amore insieme con Lui verso gli uomini: “quelli che sono in ricerca, che hanno delle domande, quelli che sono sicuri di sé e gli umili, i semplici e i grandi”. Amore verso tutti “con la forza di Cristo e in vista di Cristo, affinché possano trovare Lui e in Lui se stessi”.

Carissimi Mons. Bernardito e Mons. Piergiuseppe, questo sia lo stile del vostro ministero episcopale. Un ministero che svolgerete in comunione con tutti gli altri Vescovi perché – è ancora Benedetto XVI a sottolinearlo – “nessuno è Pastore da solo… e la comunione, il “noi” dei Pastori fa parte dell’essere pastori, perché il gregge è uno solo, l’unica Chiesa di Gesù Cristo”. Un ministero da compiere “cum et sub Petro”, in comunione e sottomissione con il Successore di Pietro che è “garanzia dell’unità”. Solo così svolgerete un autentico servizio alla santità della Chiesa. Vi aiuti il Signore che, come abbiamo proclamato nel Salmo responsoriale, è buono, misericordioso e fedele di generazione in generazione; vi accompagni Maria, Regina degli Apostoli, con la sua materna protezione e renda il vostro ministero ricco di frutti spirituali ed apostolici. A lode di Dio, in Cristo Gesù, per i bene delle anime. Amen!

                     

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