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CONVEGNO PER I VESCOVI ORDINATI NEGLI ULTIMI 12 MESI,
ORGANIZZATO DALLA CONGREGAZIONE PER I VESCOVI
E DALLA CONGREGAZIONE PER LE CHIESE ORIENTALI

OMELIA DEL CARD. TARCISIO BERTONE,
SEGRETARIO DI STATO DI SUA SANTITÀ

Roma, Ateneo Pontificio Regina Apostolorum
16 settembre 2008

  

Venerati Fratelli nell’Episcopato,

da alcuni anni la Congregazione per i Vescovi organizza una iniziativa che mi sembra molto proficua, quella, cioè, di radunare per un’utile esperienza di fraternità i Vescovi nominati nel corso dell’anno. Rivolgo quindi un grazie di cuore a Sua Eminenza il Cardinale Re e ai suoi collaboratori della Congregazione da Lui presieduta, perché anche quest’anno si sono fatti carico di preparare quest’incontro, che registra una significativa partecipazione di Vescovi provenienti da ogni continente. Un grazie pure a quanti verranno nei prossimi giorni ad offrire il loro contributo, e ai Legionari di Cristo che hanno offerto, come in passato, la loro ospitalità. Saluto cordialmente soprattutto voi, cari Fratelli nell’Episcopato, che di recente il Santo Padre ha chiamato alla guida di Diocesi sparse ovunque nel mondo. Sono molto contento di presiedere questa Celebrazione eucaristica con cui praticamente si aprono i vostri lavori, ed auguro che essi vi possano essere di grande utilità.

Mi preme ora trasmettere a ciascuno di voi il saluto cordiale e la benedizione di Sua Santità Papa Benedetto XVI, che avrete l’opportunità di incontrare lunedì prossimo. La sua parola, come sempre, vi sarà di conforto e incoraggiamento, mentre posso assicurarvi che Egli sin d’ora vi accompagna spiritualmente con la sua quotidiana preghiera in questi giorni, durante i quali avrete modo di ascoltare qualificati interventi di autorevoli rappresentanti della Curia Romana, di Confratelli Vescovi e di esperti nei campi relativi all’attività d’un Pastore diocesano. Vi aiuteranno – questo è l’auspicio – a meglio svolgere il vostro ministero episcopale, un compito reso sempre più impegnativo a motivo della complessità della moderna società globalizzata e delle esigenze dell’evangelizzazione che deve tener conto delle molteplici attuali istanze religiose e culturali.

Sono veramente tante le sfide che dobbiamo affrontare. Per questo, accanto a un’adeguata formazione personale dottrinale e pastorale, si avverte sempre più l’esigenza di una spiritualità profonda che coltivi l’intimo colloquio con il Signore Gesù e l’ascolto attento dei fratelli. Si sente inoltre la necessità di far crescere la cultura e la spiritualità dell’unità all’interno della Chiesa e di una comunione sempre più solidale tra Vescovi, chiamati ad essere i primi instancabili costruttori, testimoni e ministri dell’unità e della comunione. E’ quanto raccomandò, due anni fa, ai partecipanti al convegno dei nuovi Vescovi, il Santo Padre Benedetto XVI. “Vi esorto – egli disse testualmente - ad essere custodi attenti di questa comunione ecclesiale e promuoverla e difenderla vigilando costantemente sul gregge di cui siete costituiti Pastori”. Ed aggiunse: “Si tratta di un atto di amore che richiede discernimento, coraggio apostolico e paziente bontà nel cercare di convincere e coinvolgere l’intero popolo cristiano” (Insegnamenti di Benedetto XVI , 2006 II, 2, pag. 327).

Costruire e alimentare la comunione nella Chiesa: proprio a questo ci invita la Parola di Dio, che la Chiesa offre alla nostra meditazione quest’oggi, memoria liturgica dei santi Cornelio Papa e Cipriano Vescovo, entrambi martiri. Nella prima Lettura, l’apostolo Paolo, ricorrendo al paragone del corpo che unisce in sé una pluralità di membra, illustra ai Corinzi la sua concezione della Chiesa, Corpo mistico di Cristo. Evidenzia dapprima l’unità: la Chiesa è l’insieme dei battezzati, che per la potenza dello Spirito sono stati radicalmente uniti a Cristo e a Lui incorporati. Pone quindi in luce la pluralità esistente all’interno della comunità ecclesiale facendo un elenco dei carismi, non certamente esaustivo, ma solo esemplificativo. Spicca tuttavia al primo posto il ruolo degli Apostoli.

Non è difficile comprendere ciò che vuol dire san Paolo del quale stiamo celebrando uno speciale Giubileo in occasione del bimillenario della nascita. Egli intende sottolineare che la varietà dei ministeri e la pluralità dei carismi contribuiscono all’unità della Chiesa. La Chiesa è pertanto non un blocco monolitico, ma un’unità viva capace di armonizzare ed orientare al bene comune ogni funzione, carisma e ministero. “Noi tutti” – dice l’Apostolo – “siamo stati battezzati in un solo Spirito per formare un solo corpo” (1 Cor 12,13).

Nella pagina evangelica, san Luca, riferendo con grande umanità l’episodio della resurrezione del figlio della vedova di Naim, ci invita a considerare la bontà del Signore e a prendere consapevolezza della nostra missione, che è appunto quella di testimoniare l’amore misericordioso di Dio per ogni essere umano. Se pertanto è vero, come appare nella guarigione del servo del centurione che abbiamo meditato nella liturgia di ieri, che il Signore fa appello alla nostra fede, la salvezza resta tuttavia dono gratuito di Dio, come viene evidenziato quest’oggi da san Luca. La Chiesa, pertanto, ed in primo luogo i Pastori, hanno il compito di suscitare ed educare alla fede, ed allo stesso tempo, hanno la missione di proclamare e testimoniare instancabilmente la gratuità della salvezza. Siate dunque, cari Fratelli, araldi della salvezza di Cristo, dono che è per tutti; siate ugualmente testimoni di una fede intrepida e coraggiosa, capace di aderire a Cristo sino al sacrificio della vita, se necessario.

Esempi luminosi di fedeltà a Cristo e di amore per la sua Chiesa sono i santi che oggi ricordiamo. Nel terzo secolo, san Cornelio, Vescovo di Roma, durante la persecuzione di Decio assunse un atteggiamento mite verso i cosiddetti “lapsi”, (coloro cioè che avevano rinnegato la fede per sottrarsi alle torture e al martirio), facendo sua la bontà longanime di Gesù. Contro di lui Novaziano iniziò uno scisma, ma al suo fianco si schierò san Cipriano, oratore famoso che, convertitosi a Cristo a 35 anni, divenne Pastore della sua città, Cartagine, e fu grande maestro di morale cristiana. Celebrandoli insieme, la liturgia richiama lo stretto legame che univa le Chiese locali nei primi secoli. L’epistolario di questi due santi pone, infatti, in evidenza la consonanza di vedute tra Roma e Cartagine. In particolar modo viene ben presentata la loro concezione di Chiesa costruita sull’Eucaristia e l’attitudine, diremmo noi oggi, pastorale, verso i “lapsi”, che se da una parte tende a porre in luce la misericordia divina, dall’altra ricorda che ogni autentica comunione porta ad operare una sincera e duratura conversione a Dio e ai fratelli. L’intercessione di questi due santi – il Papa Cornelio e il Vescovo Cipriano – ci ottengano dal Signore il dono di una comunione sempre più visibile fra tutte le Chiese ed un anelito apostolico, alimentato dall’amore misericordioso di Dio Padre.

Non posso infine non ricordare che proprio oggi ricorre l’anniversario della morte del Servo di Dio, il Cardinale François-Xavier Van Thuân, che dopo lunghi anni di prigionia in Vietnam, ha continuato a servire la Chiesa qui, nella Curia Romana, con generosità e distacco da ogni umana ambizione. È vivo in ciascuno di noi, che lo abbiamo conosciuto, il ricordo della sua bontà umile e gioiosa, della sua preghiera intensa, e soprattutto del suo amore per Cristo che riusciva a comunicare con semplicità a tutti, specialmente ai giovani, i quali restavano affascinati ascoltando il racconto della sua esperienza dolorosa, ma ricca di fede.

La Madonna, che lo ha sorretto nei momenti duri del carcere e lo ha accompagnato – come egli diceva – in ogni passo della vita, ottenga anche a noi di essere totalmente dediti alla causa del Vangelo servendo generosamente Cristo nostro Signore e Maestro, con ogni nostro pensiero, parola ed azione, per il bene di tutta la Chiesa.

Così sia per ciascuno di noi. Amen!

 

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