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VISITA IN CROAZIA DEL SEGRETARIO DI STATO

OMELIA DEL CARD. TARCISIO BERTONE
NELLA CATTEDRALE DI SPALATO

Giovedì, 18 settembre 2008

   

Eccellenza Reverendissima,
cari Sacerdoti,
cari Religiosi e Religiose,
Distinte Autorità e illustri membri del Corpo Diplomatico,
cari fedeli,

mi è innanzitutto gradito farmi interprete dei cordiali sentimenti di Sua Santità Benedetto XVI, che, per mio tramite, invia a tutti una speciale benedizione, e assicura in questi giorni della mia visita la sua spirituale vicinanza. Unisco al suo, il mio affettuoso saluto per ciascuno di voi qui presenti. In particolare, saluto il vostro Arcivescovo e lo ringrazio per le cortesi parole che mi ha rivolto all’inizio della celebrazione eucaristica. Saluto gli altri Vescovi, i sacerdoti, i religiosi e le religiose, i seminaristi e tutti i fedeli, con un ricordo speciale per i giovani. Saluto le Autorità, le Personalità e i membri del Corpo Diplomatico che hanno voluto intervenire a questa solenne manifestazione di fede. Ringrazio quanti hanno preparato la mia visita e per ciascuno assicuro un grato ricordo nella preghiera.

Sono molto lieto ed emozionato di celebrare la Santa Messa in questa vostra antica Cattedrale, dove è ancor viva l’eco delle parole pronunciate dieci anni fa dal Servo di Dio Giovanni Paolo II: “Qui la storia non è stata zitta”. Sì! Qui, in questa vostra terra e specialmente in questo vostro tempio, la storia parla di fedeltà e di santità. Ne rende testimonianza la tomba del santo Patrono il Vescovo Domnio, che 1700 anni fa col sangue sigillò il suo amore per Cristo; ne rende testimonianza l’ininterrotto legame con la Sede Apostolica che ha contrassegnato sin dall’inizio il cammino della città di Spalato e della vostra Arcidiocesi. Su queste stesse orme di fedeltà e di amore al Vangelo voi continuate a camminare, cari fedeli, con l’entusiasmo e la gioia di chi serve Cristo e intende realizzare sulla terra il suo Regno di giustizia e di pace, di verità e di amore.

A quest’opera missionaria fa riferimento l’Apostolo Paolo, di cui abbiamo proclamato, nella prima lettura, un brano della Prima Lettera ai Corinzi. Poiché stiamo celebrando uno speciale anno giubilare in suo onore, la sua parola risuona con più forte impatto nel nostro cuore; e ancor più ci colpisce il fatto che egli, nella Seconda Lettera a Timoteo (4,10) accenni alla diffusione del cristianesimo nella vostra terra: fa riferimento al suo discepolo Tito venuto in Dalmazia. Fu probabilmente proprio il vescovo Tito il primo evangelizzatore di questa regione dell’impero romano, dove la Parola di Dio è risuonata come annuncio di salvezza e ha toccato il cuore di molti; dove il Vangelo è stato accolto da anime generose disposte a sacrificare tutto, compresa la propria vita, per seguire Cristo. Ne è prova eloquente la vita e soprattutto la morte del primo Vescovo di Solona, san Domnio. Sulla sua tomba è incisa una data: 10 aprile 304. E’ il giorno del suo martirio, della sua nascita al Cielo, il giorno del sacrificio che ha unito il suo sangue a quello del Redentore. Dopo di lui, tanti altri hanno percorso la stessa strada e numerosi sono i segni che parlano della fede e della fedeltà della vostra Comunità ecclesiale.

Una fedeltà che si caratterizza anche per un costante e saldo legame con il Papa e la Chiesa di Roma. Nel battistero della Basilica del Laterano, Cattedrale di Roma, chiamata “madre e guida di tutte le chiese dell’Urbe e dell’Orbe”, nella cappella di san Venanzio un magnifico mosaico ricorda i martiri della Dalmazia. Vi sono rappresentati infatti, oltre al Vescovo san Domnio, il laico san Venanzio, san Atanasio-Staš, protettore dei Catechisti di questa Diocesi, il presbitero sant’Asterio ed altri ancora. Fin dal suo nascere, dunque, la Chiesa che vive in questa vostra terra è stata fecondata dal sangue dei martiri e da un ininterrotto vincolo di fede e di comunione con Roma; l’invitta prova di amore al Signore data dai santi l’ha resa nobile e preziosa; il loro esempio ha illuminato questi trascorsi secoli di storia, sino ai nostri giorni, suscitando costantemente discepoli di Cristo che non hanno esitato a sacrificare se stessi per restare uniti al Papa, Successore di Pietro e garanzia di autentica fedeltà al Vangelo.

Solo su queste basi – fedeltà a Cristo e al Papa – nasce e si costruisce un’autentica comunità cattolica; solo su queste basi essa cresce salda nella fede attorno al proprio Pastore; solo grazie a un ampio respiro “cattolico”, cioè universale e missionario, riesce a guardare al mondo intero con afflato spirituale e autentica tensione evangelizzatrice. Questa insigne Cattedrale ha accompagnato il cammino della vostra Comunità. Essa è stata costruita all’interno dell’antico palazzo dell’imperatore Diocleziano, persecutore dei cristiani, ed è l’edificio più antico al mondo diventato Cattedrale. Il martirio del santo primo Vescovo Domnio la rese prova tangibile di un amore per Cristo che non teme la morte, e la dedicazione alla Vergine Maria, venerata con il titolo più vetusto dell’ Assunta, l’ha mostrata sin dall’origine come casa di speranza per i credenti che guardano alla Madonna quale segno luminoso del loro futuro e definitivo destino.

Ma ancor più, l’Evangeliarium Spalatense, conservato nella Cattedrale come prezioso tesoro e sul quale giuravano i Principi croati, è documento eloquente di storia cristiana del vostro popolo; un popolo che nei secoli trascorsi è rimasto ancorato all’unico Vangelo e all’unica Chiesa di Cristo, posta sul fondamento visibile della fede di Pietro e dei suoi Successori. L’Evangeliarium Spalatense contiene il Vangelo di Cristo che, come ha ricordato san Paolo per due volte, è morto e risorto secondo le Scritture. Per testimoniare la verità in esso contenuta, verità che dà la vita eterna, hanno seguito le orme di Gesù sino alla morte – come sopra ricordavo – non solo san Paolo e il suo fedele discepolo Tito, ma anche il Vescovo san Domnio e dopo di lui tanti altri martiri e confessori della fede sino ai nostri giorni. Tanti secoli di storia stanno a provare che la fede cristiana ha messo profonde radici nella Croazia e nel cuore delle sue popolazioni. Questo spiega perché i Croati sono stati i primi tra i popoli slavi a ricevere liberamente il Battesimo; questo prova perché proprio qui a Salona-Solin si trova la radice della vostra nazione e la culla della vostra fede; come prova il fatto che qui è stata costruita la prima chiesa dedicata alla Madonna, Gospa od Otoka (Madonna dell’Isola). Qui tutto invita ad accogliere Cristo e a lavorare con entusiasmo per la causa del Vangelo. E non è un caso se questo luogo fu scelto dal Servo di Dio Giovanni Paolo II per incontrare i giovani croati, il 4 Ottobre 1998, appunto dieci anni fa: è infatti alle nuove generazioni che occorre passare il testimone della fede, quella fede che qui parla al cuore attraverso segni visibili di conversione e di santità, di cultura e di civiltà, di vicende umane vivificate dalla potenza inesauribile dello Spirito Santo.

Cari fratelli e sorelle, la tradizione cristiana costituisce un libro vivente di santità, che il popolo di Dio scrive in modo ininterrotto in ogni epoca. Vale anche per voi, per le vostre parrocchie e comunità, quel che san Paolo scriveva ai fedeli di Corinto: “il Vangelo che vi ho annunciato e che voi avete ricevuto, nel quale restate saldi e dal quale anche ricevete la salvezza...” (1Cor 15, 1-2). Il Vangelo che il vescovo Tito e san Domnio vi hanno annunciato, continua ancor oggi ad essere messaggio di salvezza per chi lo accoglie e fedelmente vi aderisce. Il vostro restare saldi nel Vangelo che avete ricevuto, onora la storia dei vostri antenati ed è premessa per un futuro ricco di fede. Se, come ebbe a dire con vigore Giovanni Paolo II, “qui la storia non è stata zitta”, è necessario infatti che essa continui a parlare; è doveroso che i cristiani di oggi non rimangano zitti, ma elevino chiara e forte la voce della verità su Dio e sull’uomo. Perché ciò avvenga è però indispensabile restare in ascolto della Voce che viene dall’Alto, la voce di Dio che ci è offerta nella sua Parola.

E proprio alla riflessione sul ruolo che occupa la Parola di Dio nella vita e nella missione della Chiesa è dedicato questo anno durante il quale celebriamo anche uno speciale Giubileo Paolino per commemorare il bimillenario della nascita dell’Apostolo delle genti. La Parola di Dio sarà inoltre il tema del Sinodo dei Vescovi, che si terrà a Roma nel prossimo mese di ottobre. E’ Cristo la Parola, il Verbo eterno, che si è fatto nostra Vita. Quando il cuore dell’uomo si apre al suo ascolto, sperimenta la gioia della conversione e del perdono. Ce ne offre un esempio significativo l’odierno brano del Vangelo di san Luca, che abbiamo poco fa ascoltato, dove si narra l’episodio commovente della donna peccatrice perdonata. Nel momento in cui avverte l’amore di Gesù, questa donna - e in lei possiamo vedere ciascuno di noi - non si vergogna di lavargli i piedi con le lacrime, di asciugarli con i capelli e di profumarli con l’unguento prezioso. “Le sono perdonati i suoi molti peccati – dice Gesù a Simone – perché ha molto amato” (Lc 7, 47). Ha molto amato! L’amore è causa ma anche effetto del perdono e i gesti di questa donna, ben nota per la sua condizione di peccatrice, testimoniano un grande amore e un grande perdono.

La missione della Chiesa è anche oggi annunciare e testimoniare l’amore e il perdono di Cristo per l’umanità di questo nostro tempo. Quanti uomini e donne sono alla ricerca di una pace interiore, di un perdono ristoratore dell’anima che solo in Cristo è possibile trovare! Il Signore ha bisogno di uomini e donne che si dedichino a questo compito necessario ed urgente: trasmettere il perdono e l’amore di Cristo. Uomini e donne che si consacrino senza riserve a Lui. Incoraggio i giovani ad accogliere quest’invito del Signore; invito che risuona con singolare vigore in quest’anno dedicato nella vostra Diocesi particolarmente alla pastorale delle vocazioni. Dare tutto se stesso per Cristo è davvero la risposta più generosa che un ragazzo e una ragazza possano esprimere, e a trarne beneficio è tutta la comunità ecclesiale, come ci insegnano i Santi che hanno contribuito ad edificare la Chiesa in questa terra. Perciò è auspicabile che le famiglie comprendano sempre più il significato e l’importanza delle vocazioni sacerdotali e religiose e le promuovano al loro interno. Occorrono santi sacerdoti, generose persone consacrate, laici che siano infaticabili apostoli del Vangelo al servizio del popolo di Dio, perchè la Dalmazia e l’intera Croazia, terra ricca di bellezze naturali ed artistiche, continui ad offrire ai visitatori e turisti il “profumo” della sua millenaria tradizione cristiana, e contribuisca alla costruzione dell’Europa con un apporto di autentici valori umani, spirituali e religiosi attingendo alle proprie radici cristiane.

Torno ora idealmente alla storica visita che dieci anni or sono vi fece il Servo di Dio Giovanni Paolo II. “ Mi sarete testimoni ” (At 1,8): queste parole di Gesù ai suoi discepoli furono il motto che guidò i passi del Pontefice venuto fra voi, come ebbe a dire egli stesso, “come pellegrino del Vangelo...” (Insegnamenti XXI, 2, pag. 629). Venne a ricordare che Gesù bussa alla porta dei nostri cuori e che occorre essere pronti ad aprirgli e ad accoglierlo nella casa della nostra vita. In verità, quando ci si apre al mistero di Dio, si scopre che non siamo tanto noi ad accogliere Lui, ma è soprattutto Lui ad accogliere noi. Riprendo qui l’invito che l’amato Papa slavo vi rivolse al suo arrivo in Croazia: “ E’ di vitale importanza – egli disse - che il popolo Croato rimanga fedele alle sue radici cristiane e nello stesso tempo sia aperto alle esigenze del momento attuale...” (Insegnamenti XXI, 2, pag. 630). E’ lo stesso invito che, attraverso di me, vi rinnova Benedetto XVI perché dalla ricchezza della vostra fede sappiate attingere la forza per continuare a testimoniarla in modo coraggioso e fedele.

“La tua fede ti ha salvata!” (Lc 7, 50), dice Gesù alla peccatrice perdonata. Quest’oggi Gesù ripete queste parole anche a te, cara Chiesa che sei in Spalato, Chiesa santa perché vivificata dalla Grazia divina, ma formata da uomini e donne segnati dal peso del peccato. Non temere, fidati di Cristo! Il Santo Padre Benedetto XVI, nella sua Enciclica Deus caritas est, ricorda che “la fede ci mostra il Dio che ha dato il suo Figlio per noi e suscita così in noi la vittoriosa certezza che è proprio vero: Dio è amore! In questo modo essa trasforma la nostra impazienza e i nostri dubbi nella sicura speranza che Dio tiene il mondo nelle sue mani e che nonostante ogni oscurità Egli vince” (n. 39). Non sentirti perciò sola, non sei mai sola nel cammino della storia. L’amore di Cristo ti sospinge; ti accompagnano i tuoi Martiri e i tuoi Santi; ti protegge e ti benedice dall’alto Maria, la Vergine Madre di Dio, Gospa od Otoka. Amen!

     

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