The Holy See
back up
Search
riga

VISITA IN CROAZIA DEL SEGRETARIO DI STATO

DISCORSO DEL CARD. TARCISIO BERTONE
ALL'UNIVERSITÀ CATTOLICA DI ZAGABRIA

Venerdì, 19 settembre 2008

    

Signor Cardinale,
cari Fratelli Vescovi e sacerdoti,
distinte Autorità,
illustri Rettori d’Università,
stimati Professori e Docenti,
cari studenti,
cari amici qui presenti!

Ringrazio il Signore per l’odierno incontro, che mi offre l’opportunità di prendere contatto con questa vostra Università Cattolica. Esso mi è ancor più gradito perché si svolge in un contesto di preghiera: vogliamo infatti invocare insieme la benedizione e la protezione di Dio sulle strutture che compongono l’Università Cattolica Croata di Zagabria e su quanti quotidianamente la frequentano e la frequenteranno in futuro. Il nostro incontro costituisce anche un’occasione propizia per riflettere insieme sul ruolo che questa nuova Istituzione è chiamata a svolgere nell’ambito della società croata.

Saluto affettuosamente, in primo luogo, il Signor Cardinale Josip Bozanić, Arcivescovo di Zagabria, e lo ringrazio per le gentili espressioni che mi ha rivolto a nome di tutti voi, come pure per l’articolata relazione sull’iter della fondazione, sullo stato attuale e sui futuri programmi di questo Ateneo. Saluto gli altri Presuli, i Rappresentanti delle Istituzioni civili e militari, i Docenti e il personale dell’Università Cattolica Croata di Zagabria; saluto i Rettori delle altre Università e i membri dei rispettivi Corpi Accademici, i cari studenti e gli ospiti che ci onorano della loro presenza. A tutti e a ciascuno mi è gradito trasmettere il saluto e la benedizione di Sua Santità Benedetto XVI, insieme al suo augurio per l’attività accademica che inizierà fra poco in questa vostra bella Università Cattolica. Posso dirvi che il Papa, lui stesso ben esperto nel campo universitario, ripone tanta fiducia e guarda con paterna benevolenza al mondo accademico, dal quale attende coraggiose scelte di vita cristiana insieme a significativi contributi di ricerca scientifica. Ugualmente, avendo anch’io in passato vissuto per diversi anni l’esperienza interessante dell’insegnamento universitario, mi rendo conto di quanto sia importante il servizio che l’Università cattolica può rendere alla Chiesa e alla società.

L’importanza della presenza e dell’azione dei cristiani nel mondo della cultura in questa nostra epoca, è stata sottolineata con grande maestria dal Santo Padre Benedetto XVI anche nel recentissimo discorso che ha tenuto a Parigi, nel Collège des Bernardins, il 12 settembre scorso, durante la sua visita a Parigi e a Lourdes per il 150° anniversario delle apparizioni della Madonna a santa Bernadetta Soubirous. Sua Santità ha osservato che nel grande sconvolgimento delle culture a causa della migrazione di popoli e dei nuovi ordini statali, in occidente nacque il monachesimo e si formarono i monasteri come luoghi dove sopravvivevano i tesori della civiltà antica e si veniva formando passo dopo passo quella nuova. Il loro primo obiettivo non era creare una nuova cultura e nemmeno conservare il passato, ma “quaerere Deum”, cercare Dio e lasciarsi cercare da lui. Quest’obiettivo non è meno necessario oggi di allora perché, osserva il Papa, “una cultura meramente positivista che rimuovesse nel campo soggettivo come non scientifica la domanda circa Dio, sarebbe la capitolazione della ragione, la rinuncia alle sue possibilità più alte e quindi un tracollo dell’umanesimo, le cui conseguenze non potrebbero essere che gravi”. Ed inoltre, prosegue Benedetto XVI, “ciò che ha fondato la cultura dell’Europa, la ricerca di Dio e la disponibilità ad ascoltarlo, rimane anche oggi il fondamento di ogni vera cultura”. Tali considerazioni ci accompagnano in questo nostro incontro e ci ricordano che ogni istituzione culturale, ancor più l’Università cattolica, non può prescindere nella sua elaborazione scientifica dalla ricerca di Dio. Anzi, l’Università cattolica è chiamata ad essere un laboratorio privilegiato di evangelizzazione delle culture. Il titolo poi di questa vostra istituzione – Università Cattolica Croata – suggerisce subito quale ne sia la vocazione, diventare cioè un centro di ricerca scientifica illuminata dalla Parola di Dio e fedele al Magistero della Chiesa cattolica dove la cultura del popolo croato si apre al dialogo con altri apporti culturali.

L’attenzione che la Chiesa riserva all’Università cattolica è testimoniata dal fatto che essa ha promosso lungo i secoli diverse Università, tra le quali vanno annoverate alcune fra le più celebri e le più antiche. Ulteriore segno di questa sua cura è la nascita, nell’ambito della Curia Romana, della Congregazione per l’Educazione Cattolica, le cui lontane origini risalgono alle speciali Commissioni istituite dallo Stato Pontificio per vigilare sulle Università di Roma già nel 1431 con Papa Eugenio IV. Fu però solo a partire dal 1870 che tale Dicastero romano iniziò ad esercitare la sua autorità anche sulle Università e gli Istituti cattolici fuori dell’Urbe; e fu nel 1915 che assunse la responsabilità di vigilare sui Seminari. Le successive riforme della Curia Romana, - la prima risalente a Paolo VI nel 1968, e la seconda voluta da Giovanni Paolo II venti anni dopo, con la pubblicazione della Costituzione Apostolica Pastor Bonus,- hanno confermato e meglio definito le competenze della Congregazione per l’Educazione Cattolica sui Seminari, sulle Università e Facoltà e sulle scuole cattoliche. Suo scopo è pertanto operare: 1) affinché vi sia un numero sufficiente di istituzioni, convenientemente distribuite nelle diverse parti del mondo; 2) far sì che esse conservino fedelmente la propria identità e la propria missione.

Da una recente pubblicazione della stessa Congregazione, dal titolo Universitates et alia Instituta Studiorum Superiorum Ecclesiae Catholicae, risulta che nel 2005 le istituzioni universitarie cattoliche nel mondo erano 1861. In tale contesto, l’iniziativa di dar vita a una Università Cattolica Croata è stata accolta con grande favore, specialmente tenendo conto delle attese e delle esigenze che nell’ambito culturale sono particolarmente avvertite in quelle nazioni dominate sino a pochi anni or sono dall’ideologia atea comunista. L’Università cattolica è infatti fortemente radicata nella missione propria della Chiesa di istruire e formare persone responsabili e mature, coscienti della loro identità e missione evangelica, pronte ad assumere ruoli di guida nei vari ambiti della società. Penso qui ovviamente non solo al vostro Paese, ma all’Europa intera, a cui la Croazia appartiene geograficamente e culturalmente già da secoli, e alla cui costruzione può dare un grande contributo, grazie alle sue potenzialità intellettuali e all’eredità religiosa che è patrimonio della storia e della cultura del suo popolo.

Secondo il Diritto canonico esiste una ben chiara differenza fra le Università e le Facoltà Ecclesiastiche, istituite con la Costituzione Apostolica Sapientia Christiana del 1979 e le Università Cattoliche, regolate dalla Costituzione Apostolica Ex corde Ecclesiae del 1990. Quelle ecclesiastiche si occupano più specificamente della Rivelazione cristiana e delle discipline ad essa connesse, e per questa ragione si collegano più strettamente alla missione evangelizzatrice della Chiesa, in particolare formando gli aspiranti al ministero sacerdotale e preparando docenti per l’insegnamento delle scienze sacre. Nelle Università Cattoliche invece si studiano e si insegnano varie discipline, illuminando la ricerca della ragione umana con la luce del Vangelo, la luce di Cristo. E ben ha fatto la vostra Università a sottolineare questa sua peculiare missione, scegliendo come motto: “Lux Vera”. La luce vera che illumina la ricerca dell’uomo è Cristo.

La Costituzione Ex corde Ecclesiae [EcE], emanata come sopra dicevo dal Servo di Dio Giovanni Paolo II nel 1990, si sofferma a descrivere le finalità e il valore dell’Università cattolica. Per sua vocazione, sottolinea il Papa, l'«Universitas magistrorum et scholarium» si dedica alla ricerca, all'insegnamento e alla formazione degli studenti, e condivide con tutti gli altri Atenei quel «gaudium de veritate», tanto caro a sant'Agostino, quella gioia cioè di ricercare la verità e, una volta scoperta, di comunicarla in tutti i campi della conoscenza. «In effetti, osserva Agostino, la vita beata è la gioia derivante dalla verità, poiché questa gioia deriva da te che sei la verità, Dio mia luce, salvezza del mio volto, Dio mio (Confessiones, X, XXIII, 33). Al santo Vescovo di Ippona, il più grande dei Padri della Chiesa in Occidente, fa eco il “Dottore angelico” san Tommaso d’Aquino, il quale nel trattato De malo osserva che è naturale all'uomo aspirare alla conoscenza della verità (cfr. IX,1). Pertanto, compito privilegiato dell’Università Cattolica – cito testualmente il documento pontificio - è «unificare esistenzialmente nel lavoro intellettuale due ordini di realtà che troppo spesso si tende ad opporre come se fossero antitetiche: la ricerca della verità e la certezza di conoscere già la fonte della verità» (EcE, 1).

Il Pontefice spiega inoltre che questa Costituzione per le Università cattoliche e le Istituzioni cattoliche di insegnamento superiore, rappresenta in pratica una sorta di magna charta arricchita dalla secolare esperienza della Chiesa nell’istruzione universitaria. Proprio per tale ragione mi pare utile, in così opportuna circostanza, evidenziare alcuni elementi che la Ex corde Ecclesiae offre all’attenzione di coloro che intendono istituire una Università cattolica e in essa lavorare. In un mondo, come il nostro, segnato da rapidi e profondi mutamenti, tanto nel campo della scienza che della tecnologia, i compiti dell'Università cattolica assumono un'importanza e un'urgenza sempre maggiori. Gli sviluppi che si registrano in ogni ambito della società moderna, se da un lato comportano una promettente crescita per il progresso umano, dall'altro rendono ineludibile la riflessione e la ricerca sul senso e il significato del vivere dell’uomo su questa terra. Ciò per evitare che le nuove scoperte e le nuove tecnologie vengano utilizzate per altri fini e non, come sempre si dovrebbe, per l'autentico bene della persona e della società umana nel suo insieme. Se è responsabilità di ogni Università ricercare un tale significato, l'Università cattolica è chiamata a farlo in modo speciale facendo riferimento costante alla Parola di Dio e al Magistero della Chiesa. Come ha ricordato Sua Santità Benedetto XVI nel discorso al mondo della cultura a cui ho fatto già riferimento, per poter comprendere la grandezza della Parola biblica e interpretarla nella comunità in cui viene vissuta, occorre apprendere il ruolo dello Spirito che dona la vera libertà (cfr. 2 Cor 3, 17), ed è la sua misura interiore. Il Santo Padre chiarisce: “Con la parola sullo Spirito e sulla libertà si schiude un vasto orizzonte, ma allo stesso tempo si pone un chiaro limite all’arbitrio e alla soggettività, un limite che obbliga in maniera inequivocabile il singolo come la comunità e crea un legame superiore a quello della lettera: il legame dell’intelletto e dell’amore. Questa tensione tra legame e libertà, che va ben oltre il problema letterario dell’interpretazione della Scrittura… ha profondamente plasmato la cultura occidentale”. La stessa tensione si registra nella nostra generazione “come sfida di fronte ai poli dell’arbitrio soggettivo, da una parte, e del fanatismo fondamentalista dall’altra”. “Sarebbe fatale – insiste Sua Santità – se la cultura europea di oggi potesse comprendere la libertà ormai solo come assoluta mancanza di legami, e con ciò favorisse inevitabilmente il fanatismo e l’arbitrio. Mancanza di legame e arbitrio non sono la libertà, ma la sua distruzione”. Per questo il costante riferimento alla Parola di Dio e al Magistero della Chiesa, come sopra dicevo, e lo sforzo di tener conto nella ricerca del rapporto tra libertà e responsabilità, cioè delle dimensioni morale, spirituale e religiosa, consente all’Università cattolica di valutare le conquiste della scienza e della tecnica nella prospettiva della totalità e della dignità della persona umana.

Potremmo qui domandarci come l’Università cattolica possa perseguire questi obiettivi e quale sia la specifica identità e missione delle Università e degli Istituti cattolici di studi superiori. Ancora una volta mi riferisco alla Costituzione Apostolica Ex corde Ecclesiae. Essa pone in luce che ogni Università, in quanto tale, è una comunità accademica chiamata a contribuire alla tutela e allo sviluppo della dignità umana e dell'eredità culturale mediante la ricerca, l'insegnamento e i diversi servizi offerti alle comunità locali, nazionali e internazionali. Tuttavia, quando si parla di cultura viene specificato che si intende un ambito associato a una duplice dimensione: quella umanistica e quella socio-storica, senza mai scindere il contenuto dal tempo e dal luogo nel quale esso si sviluppa, in riferimento costante al messaggio cristiano. I cardini dell’insegnamento risultano pertanto essere i seguenti: il perseguimento di un'integrazione della conoscenza; il dialogo tra fede e ragione; una preoccupazione etica; e infine una prospettiva teologica. Cardini questi ai quali si lega l’attività sia dei docenti che del personale amministrativo. Quanto mai utile è poi l’apporto che offrono a queste istituzioni anche accademici ed operatori appartenenti ad altre Chiese, ad altre comunità ecclesiali e religioni, o che non professano alcun credo religioso, ovvero quelle persone che – cito ancora testualmente - “con la loro formazione ed esperienza contribuiscono al progresso delle diverse discipline accademiche o allo svolgimento di altri compiti universitari” (EcE, 26). Inoltre, sottolinea sempre la Costituzione, missione fondamentale delle Università Cattoliche è condurre una continua indagine della verità mediante la ricerca, la conservazione e la comunicazione del sapere per il bene della società. A tale missione, l'Università cattolica prende parte grazie all’apporto delle sue specifiche caratteristiche e finalità.

Un altro punto particolarmente significativo è il rapporto con le culture, di cui le istituzioni cattoliche devono farsi carico al fine di favorire un continuo e proficuo dialogo tra il Vangelo e la società moderna. In tale comune ricerca vanno difesi e promossi i fondamentali valori della vita umana, della persona, della sua libertà e inviolabile dignità, il senso di responsabilità e l’apertura dell’essere umano al trascendente con l’intangibile diritto alla libertà religiosa. L’Università cattolica, infine, non può non prestare viva attenzione alla dottrina sociale della Chiesa, per incentivare la diffusione di un umanesimo integrale e solidale. In questo modo, la “Lux Vera”, la luce del Vangelo di Cristo, che è luce di carità e di intelligenza, può fecondare i saperi umani e, nella legittima autonomia di metodi e linguaggi, senza perdere di vista la necessaria unità del sapere, animare anche la costruzione di una convivenza sociale più giusta e pacifica.

Chiudo questo mio intervento con le parole che Papa Benedetto XVI aveva preparato per l’incontro del 17 gennaio scorso, incontro purtroppo mancato, con l’Università degli studi di Roma “La Sapienza”. “L’uomo vuole conoscere – scrive il Santo Padre - vuole verità. Verità è innanzitutto una cosa del vedere, del comprendere, della theoría, come la chiama la tradizione greca. Ma la verità non è mai soltanto teorica. Agostino, nel porre una correlazione tra le Beatitudini del Discorso della Montagna e i doni dello Spirito menzionati in Isaia 11, ha affermato una reciprocità tra "scientia" e "tristitia": il semplice sapere, dice, rende tristi. E di fatto – chi vede e apprende soltanto tutto ciò che avviene nel mondo, finisce per diventare triste. Ma verità significa di più che sapere: la conoscenza della verità ha come scopo la conoscenza del bene. Questo è anche il senso dell’interrogarsi socratico: Qual è quel bene che ci rende veri? La verità ci rende buoni, e la bontà è vera: è questo l’ottimismo che vive nella fede cristiana, perché ad essa è stata concessa la visione del Logos, della Ragione creatrice che, nell’incarnazione di Dio, si è rivelata insieme come il Bene, come la Bontà stessa”. Afferma il Pontefice: “La verità ci rende buoni e la bontà è vera” (AAS, 2, 2008, p.110). Cari amici, ogni attività della vostra Università cattolica si ispiri sempre a questa visione e, con l’aiuto di Dio, possano docenti, studenti, ospiti, personale amministrativo lasciarsi sempre illuminare dalla “Lux Vera” che è Cristo, luce di verità e di bontà, e impegnarsi a diffonderla come fermento di rinnovamento culturale e spirituale nell’ambito della ricerca scientifica, nella comunità ecclesiale, nella società croata, in Europa e dappertutto. Grazie per il vostro attento ascolto e auguri per il lavoro appassionante che tutti vi attende.

      

top