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VISITA IN CROAZIA DEL SEGRETARIO DI STATO

DISCORSO DEL CARD. TARCISIO BERTONE
ALL'EPISCOPATO CROATO A ZAGABRIA

Sabato, 20 settembre 2008

    

Cari Fratelli nell’Episcopato,

uno dei momenti più belli e significativi di questa mia visita è senz’altro questo, l’incontro con voi, Pastori del Popolo di Dio che vive in Croazia. Sono grato in primo luogo al Signore che ci offre una così provvidenziale opportunità, mentre mi sgorga spontaneo nel cuore il canto del salmista: “Ecce quam bonum et quam jucundum habitare fratres in unum – ecco quanto è buono e quanto è soave che i fratelli vivano insieme(Sal 133, 1). È proprio così: il ritrovarci insieme nella preghiera e nello scambio fraterno delle esperienze suscita in ciascuno di noi la gioia della fraternità, la gioia di quella singolare fraternità che il sacramento dell’Ordine ha stabilito tra noi, Vescovi posti da Cristo al servizio dell’unica sua Chiesa. Grazie quindi per l’occasione che mi date di intrattenermi con voi e di conoscere meglio la realtà delle vostre comunità diocesane.

Con questi sentimenti vi saluto tutti e ciascuno con grande affetto. Saluto in primo luogo e ringrazio cordialmente Mons. Marin Srakić, Arcivescovo di Đakovo-Osijek e Presidente della Conferenza Episcopale Croata. Ho molto gradito i sentimenti che mi ha manifestato a suo nome e a nome di tutti voi. Gli sono inoltre riconoscente per aver organizzato così bene questa nostra riunione. Un sentito ringraziamento rivolgo pure al Cardinale Josip Bozanić, Arcivescovo di Zagabria, che mi ha commosso per la calorosa accoglienza e per la fraterna e gentile ospitalità che mi ha voluto riservare nella sua stessa casa. Profitto volentieri di questo momento per inviare un caro saluto ai vostri più immediati collaboratori, i sacerdoti, con i quali condividete le preoccupazioni e le gioie del quotidiano lavoro pastorale. Un ringraziamento tutto speciale debbo al Nunzio Apostolico, Mons. Mario Roberto Cassari, per l’attenta ed esperta azione di collegamento che svolge tra la Santa Sede, la vostra Conferenza Episcopale e ciascuno di voi, senza dimenticare i rapporti che intrattiene con uguale impegno con le Autorità dello Stato e le varie realtà della vostra nobile e cara nazione croata.

Sono qui tra voi come un fratello per recarvi innanzitutto il saluto affettuoso del Successore di Pietro, il Papa Benedetto XVI. Quando a suo tempo Gli parlai del vostro invito a visitarvi, Sua Santità, con grande bontà, mi chiese di venire a suo nome e di farmi interprete dei sentimenti di affetto che nutre per ciascuno di voi e di spirituale vicinanza verso tutti i fedeli dell’amata Chiesa presente in Croazia. Adempio pertanto volentieri il gradito compito di rinnovarvi l’assicurazione della sua stima ed amicizia nel Signore, unendo il suo vivo compiacimento per l’opera apostolica che con profitto state dispiegando non senza fatica in questa terra benedetta da Dio.

Il Sommo Pontefice ricorda bene gli incontri che ha avuto con l’Episcopato croato durante l’ultima visita ad limina apostolorum, nel luglio di due anni fa. Ha presenti le realtà delle vostre 15 Diocesi (compreso l’Ordinariato Militare) che vanno sempre meglio strutturandosi ed organizzandosi. Quel che più conta, condivide la spirituale soddisfazione di vedere la vostra Conferenza Episcopale unita e alla ricerca di una comunione sempre più intensa; una comunione di vita sia tra voi Pastori, che con i sacerdoti, i religiosi e le religiose; una comunione che vi sforzate di promuovere incessantemente pure all’interno delle comunità che il Signore vi ha affidato. Per mio tramite quest’oggi Egli vi incoraggia a proseguire in questo stesso cammino, contando sul costante aiuto divino e anche sul sostegno fraterno del Pastore universale della Chiesa.

La vostra ricerca di comunione si esprime anche nei rapporti cordiali che intrattenete con altre Conferenze Episcopali, invitando alle vostre assemblee periodiche alcuni loro rappresentanti, specialmente Vescovi della Bosnia ed Erzegovina, della Slovenia, dell’Italia, dell’Austria, dell’Ungheria, come pure Presuli appartenenti alla Conferenza Episcopale Internazionale dei SS. Cirillo e Metodio. Questi contatti contribuiscono a rendere più sentito e forte il senso ecclesiale di cattolicità che deve caratterizzare la comunità cristiana in ogni nazione. Ugualmente è andata intensificandosi la fraterna collaborazione tra voi e la Nunziatura Apostolica, a partire dall’instaurazione delle relazioni diplomatiche fra la Santa Sede e la Croazia 15 anni fa, e questo rende ancor più manifesta la fedele devozione che unisce da sempre il popolo croato e i suoi Pastori al Successore di Pietro, una fedeltà che non è mai venuta meno e che tuttora continua ad essere salda ed esemplare.

Certamente, come ho potuto constatare personalmente incontrandovi, cari Confratelli, tante sono le risorse e le potenzialità della Chiesa in Croazia, ed altrettanto urgenti sono le sfide che interpellano i credenti in Cristo oggi. Riprendo qui le parole che ebbe a rivolgervi Sua Santità Benedetto XVI due anni or sono. “Siete fieri, a ragione, - egli vi disse a conclusione della vostra visita ad limina - di quattordici secoli di eredità cristiana e della fede del vostro popolo, ma siete al tempo stesso ben consapevoli che il decidersi per Dio non è solo frutto di un passato, ma è atto personale che impegna ogni individuo davanti a Dio, a qualunque generazione appartenga” (Insegnamenti II, 2006, 2, p. 15). Voi avvertite dunque il bisogno di un’incessante conversione a Cristo e di un rinnovamento dell’azione apostolica ed evangelizzatrice che sia capace di proporre all’uomo contemporaneo la verità sempre “giovane” del Vangelo, con un linguaggio adatto alla mentalità e alle esigenze della modernità. In più occasioni sia Benedetto XVI che i suoi venerati predecessori hanno ribadito che la nuova evangelizzazione non consiste tanto nel cambiare strutture e metodi pastorali, ma nel far sì che ogni uomo e ogni donna possa incontrare personalmente Gesù Cristo e sperimentare nel suo cuore la liberante forza del suo amore redentore. L’opera missionaria, a cui tutti i battezzati sono chiamati a partecipare, è principalmente una testimonianza del proprio incontro con Gesù, testimonianza da comunicare agli altri non solo con le parole, bensì con la vita, in ogni ambito della società.

Il Papa disse ancora a voi, Vescovi croati, nel già citato incontro del 2006, che “per rendere possibile alle anime delle quali avete cura una conoscenza più profonda di Gesù Cristo e un incontro personale con Lui, voi avete approntato numerosi progetti pastorali, che testimoniano del vostro grande impegno e giustificano speranza ed ottimismo”. Tra questi “progetti pastorali”, mi piace menzionare lo sforzo congiunto di tutti i Vescovi nel prendersi cura delle vocazioni e della formazione dei sacerdoti, indispensabili collaboratori nel quotidiano ministero apostolico. Penso ai Seminari, dove vengono accolti i seminaristi della Croazia, e alle istituzioni educative cattoliche a Zagreb, Spalato, Đakovo, Rijeka, Zadar e Pula, che sono provvidenziali centri di irradiazione della dottrina cattolica e di formazione integrale delle persone. Penso al rinnovamento della pastorale delle vocazioni e al progetto di formazione permanente dei giovani sacerdoti. Vi incoraggio inoltre, a nome di Sua Santità, a proseguire, come avete voluto ribadire con un recente documento, un’adeguata e consapevole preparazione dei fedeli e delle famiglie ai Sacramenti dell’iniziazione cristiana e una prassi sacramentale che faccia sentire veramente ogni Sacramento quale segno e strumento efficace della Grazia divina.

I giovani sono il futuro di ogni comunità civile e cristiana: giustamente dunque ad essi vi sforzate di consacrare buona parte delle vostre attenzioni di padri e di pastori. Sia che si tratti di organizzare meglio la formazione religiosa nelle scuole elementari, medie, superiori e nelle università, sia che si tratti di incentivare l’educazione cattolica della gioventù attraverso una catechesi adatta alle esigenze delle nuove generazioni, è lodevole la vostra intenzione di lavorare uniti, sapendo che investire sui giovani è preparare un avvenire promettente per la Chiesa e la società. Vorrei qui aggiungere una parola per quanto concerne le comunità parrocchiali, al fine di sostenere il vostro impegno a renderle più vive e dinamiche. La parrocchia è una porzione del vasto popolo di Dio in cammino verso il Regno, che si nutre della Parola di Dio e dei Sacramenti; è una famiglia di famiglie che vive e celebra con fede e amore il mistero di Cristo, lo rende presente mediante la liturgia e lo traduce in molteplici attività, iniziative ed opere. La ricerca dell’unità e il costante sforzo di lavorare insieme, che fino ad ora hanno apportato tanti benefici, continuino ed anzi si intensifichino perché ogni parrocchia, e la Chiesa in Croazia nel suo insieme, si presentino come un edificio spirituale ben saldo e costruito da “pietre vive” strette a Cristo, “pietra viva, rigettata dagli uomini, ma scelta e preziosa davanti a Dio” (cfr 1 Pt 2, 4). Al centro di ogni comunità ci sia Cristo, invocato con incessante e corale preghiera, e sia Lui ad ispirare e a portare a compimento i progetti e le iniziative che vengono promossi per il bene del popolo cristiano. I croati, sin dall’inizio della loro storia cristiana, accanto a Cristo hanno riservato un posto privilegiato a Maria. Continuate ad incoraggiare questa tenera devozione mariana, che fa parte della lunga tradizione cattolica delle vostre popolazioni e tuttora ne costituisce un solido fondamento. So infatti che anche quest’anno, per la solennità dell’Assunzione, folle innumerevoli di fedeli sono accorse nei santuari di Marija Bistrica, Sinj, Trsat, Aljmaš e Pleternica e gli altri.

Cari Confratelli, la mia presenza tra voi, a nome del Successore di Pietro, sta a significare in modo tangibile l’appoggio e il sostegno che il Papa e i suoi collaboratori della Curia Romana non vi fanno mancare perché la vostra azione pastorale sia efficace e condivisa, favorita anche dalla recente riorganizzazione di alcune circoscrizioni ecclesiastiche. In particolare, la creazione della nuova Metropolia di Slavonia aiuterà la popolazione che abita quella fertile regione della Croazia a crescere nel proprio dinamismo pastorale e missionario, ed a rinvigorire la propria comunione ecclesiale. Ci sono poi ulteriori iniziative in corso, delle quali voi siete al corrente, che tendono a completare la ristrutturazione territoriale della vostra Conferenza Episcopale. Penso alla proposta di erezione di nuove Diocesi e di altri aggiustamenti giuridici e territoriali. Vorrei assicurarvi che ogni singola situazione e le problematiche ad essa connesse vengono attentamente esaminate dalla competente Congregazione per i Vescovi, e le eventuali soluzioni da adottare terranno sempre conto delle necessità delle comunità interessate, del parere concorde di codesta Conferenza Episcopale e mireranno unicamente al loro bene spirituale.

Prima di concludere non posso non spendere una breve parola per evidenziare il ruolo e le nuove responsabilità che come Pastori voi avete in questo momento storico, nel quale la Croazia va inserendosi sempre più strutturalmente nella Comunità Europea. All’Europa del terzo millennio il vostro Paese è chiamato ad apportare il contributo della propria tradizione umana e cristiana, sottolineando l’importanza, per il comune futuro, delle radici spirituali che hanno segnato la storia di tutti i popoli del nostro continente. Questa missione richiede coraggio e capacità di dialogo, chiarezza di prospettive e profondità spirituale. Siamo tutti coscienti che la situazione del mondo moderno globalizzato diventa sempre più impregnata di una visione dell’esistenza ispirata a un pericoloso relativismo culturale ed etico, che mina sin nelle fondamenta la concezione cristiana. Diventa pertanto indispensabile, anzi urgente, ed al tempo stesso quanto mai difficile, annunciare il Vangelo e testimoniare Cristo, come unico Redentore dell’uomo e di tutto l’uomo. S’impone allora una permanente riflessione da parte di tutte le componenti della Chiesa ed un’azione apologetica e missionaria limpida, intrepida e tempestiva. L’umanità di questo nostro tempo, che progressivamente va smarrendo la sensibilità per le realtà spirituali perché quasi “plagiata” dai miti e dagli idoli del progresso materiale, del potere e del successo, ha bisogno di un annuncio di speranza; è in cerca di un solido fondamento per le sue prospettive presenti e future. Ha bisogno di Cristo, che solo può colmare le attese più vere e profonde del cuore umano; solo il suo Vangelo è messaggio di verità e di amore per chi è alla ricerca di un senso da dare alla propria esistenza. C’è bisogno quindi della testimonianza coerente e credibile dei cristiani che, rispondendo alla propria vocazione alla santità, siano esempi di un’umanità rinnovata dall’incontro con Cristo. Ecco un impegno che tutti concerne: Vescovi, sacerdoti, religiosi e religiose, fedeli laici.

È davanti a voi, cari Vescovi, l’esempio luminoso del beato Cardinale Stepinac, la cui speciale protezione invoco su ciascuno di voi. Come lui, non esitate a perseverare nel compimento del vostro ministero profetico alzando coraggiosamente e instancabilmente la voce in difesa dei valori umani e cristiani irrinunciabili, di quei principi e ideali che innervano la tradizione millenaria del popolo croato e che nella cultura contemporanea sono sempre più spesso messi in questione. Come il Beato Stepinac, non esitate a intraprendere ogni iniziativa utile a intensificare soprattutto la spiritualità dei vostri sacerdoti e a intrattenere con loro frequenti incontri personali e regolari periodici raduni comunitari. Aiutateli ad amare sempre più la preghiera personale quotidiana, a promuovere l’auspicata adorazione eucaristica nelle comunità parrocchiale, a vivere con gioia il loro sacerdozio. Pensate, ve lo ripeto, ai giovani e preoccupatevi che siano protagonisti essi stessi dell’evangelizzazione specialmente dei loro coetanei. I giovani, ripeteva l’amato Giovanni Paolo II, debbono essere gli apostoli dei giovani. Incoraggiateli ad assumere le loro responsabilità all’interno della missione e dell’organizzazione della Chiesa. E non dimenticate di formare cristiani adulti nella fede capaci di testimoniare il Vangelo innanzitutto nelle famiglie, grazie ad una ben organizzata pastorale familiare, e nei vari settori della vita civile, nella politica, nel sociale, nei mass media, nella scuola e nell’università. Dovunque ci siano cristiani che vivano da veri apostoli di Cristo e coraggiosi testimoni del suo amore verso tutti.

Cari Fratelli, grazie ancora per questo incontro. Mentre vi prometto di restare unito a voi e di pregare per tutte le intenzioni che portate nei vostri cuori di Pastori, mi è gradito rinnovarvi l’assicurazione della vicinanza spirituale del Successore di Pietro e dei suoi collaboratori. Maria, Madonna del Grande Voto Battesimale Croato, vegli sempre su di voi e sulle vostre Diocesi. Iddio benedica e protegga la vostra amata Patria.

        

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