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VISITA IN CROAZIA DEL SEGRETARIO DI STATO

OMELIA DEL CARD. TARCISIO BERTONE
NEL SEMINARIO MAGGIORE DI ZAGABRIA

Sabato, 20 settembre 2008

    

Eminenza Reverendissima,
reverendo Rettore,
reverendi sacerdoti e docenti,
cari seminaristi,

in primo luogo, vorrei manifestarvi tutta la mia gioia per essere qui con voi, in questo Seminario, che costituisce, in un certo senso, il cuore della Diocesi; e sono contento che il nostro incontro trovi il suo momento culminante nella celebrazione dell’Eucaristia, che è il Sacramento della comunione con Cristo, con la Chiesa e fra di noi. Il pensiero va poi a Roma, al Santo Padre Benedetto XVI, del quale vi partecipo il cordiale saluto con la promessa di un suo ricordo particolare nella preghiera. Quando ho parlato con lui di questo mio viaggio, mi ha infatti chiesto di assicurare a voi, che costituite la comunità del Seminario – superiori e seminaristi – il suo affetto paterno, con l’augurio che qui vengano formati sacerdoti santi e pronti ad affrontare le molteplici sfide religiose e sociali dell’epoca contemporanea. Vi saluto anch’io con affetto tutti, ad iniziare dal Signor Cardinale che ringrazio per la sua fraterna accoglienza, il Rettore, i formatori, i seminaristi e quanti hanno voluto unirsi a noi in questa familiare assemblea liturgica.

Da ciò che ho potuto apprendere, questo vostro imponente e rinnovato Seminario Maggiore è ricco di storia; una storia che ha recato alla Chiesa e alla società croata tanti frutti di bene; una storia che continua a fruttificare grazie alla buona semente che qui si coltiva con zelo ed amore. Qui si sono preparati al futuro ministero pastorale schiere di seminaristi e, tra questi, alcuni hanno poi reso alti servizi alla Chiesa. Penso, in particolare, ai Cardinali Franjo Šeper e Franjo Kuharić; penso ancora al Servo di Dio, Mons. Josip Lang che per diversi anni è stato stimato Padre spirituale e saggio Rettore del Seminario. Lo stesso Beato Card. Alojzije Viktor Stepinac ha sempre seguito con paterna premura la vita del Seminario, preoccupandosi della formazione, sia dottrinale che spirituale, dei seminaristi. Rendiamo pertanto fervide grazie a Dio, per questo vostro Seminario che è stato e continua ad essere un terreno nel quale viene coltivata la buona semente di numerose vocazioni al sacerdozio ministeriale, che non cessa di portare frutti copiosi a vantaggio di tutta la comunità ecclesiale.

Il Vangelo dell’odierna liturgia ci aiuta a capire ancor più la missione e il valore del seminario. Attraverso la ben nota parabola del seminatore, che poco fa abbiamo ascoltato, Gesù ci dice che la Parola di Dio – in questo caso la chiamata al sacerdozio o alla vita consacrata che Egli suscita – viene largamente seminata nell’animo di tanti, ma dipende dalla disponibilità di coloro che la ricevono farla fruttificare. La vocazione è certamente un dono divino, speciale ed immeritato; è come un seme che il Signore pone nel cuore di quanti egli chiama al suo diretto servizio. Sta poi all’impegno personale far maturare questo germe, essere cioè il terreno fertile nel quale esso possa germogliare e fruttare “cento volte tanto”. Perché ciò avvenga è necessario dissodare il terreno, togliervi con pazienza sassi piccoli e grandi, estirpare erbacce e spine. Occorre, in altre parole, lottare con forza decisa contro il peccato e impegnarsi a contrastare le tendenze che ci spingono al male e alla mediocrità, come pure non lasciarsi sopraffare dalle preoccupazioni della ricchezza e non cedere al richiamo dei piaceri della vita. Una volta dissodato a dovere, il terreno che ha accolto il seme della Parola di Dio, va irrigato costantemente con l’acqua della preghiera e concimato con lo sforzo ascetico, quanto mai utile per non essere contaminati dallo spirito mondano.

Tutto ciò non basta: bisogna poi armarsi di tanta pazienza, umiltà e fiducia e non perdersi d’animo di fronte alle inevitabili difficoltà e tentazioni che quotidianamente si incontrano. Cari seminaristi, siatene certi: il Signore, che ha posto nel vostro cuore il seme della vocazione, provvederà Lui stesso a portare a compimento l’opera che ha iniziato. Da parte vostra, preoccupatevi di rimanere sempre vigili e fiduciosi come il contadino che, dopo essersi preso costante cura del proprio campo, attende dal Signore frutti abbondanti.

Sempre riferendoci all’immagine che ci suggerisce questa parabola evangelica, potremmo aggiungere che se voi, cari giovani, siete il terreno chiamato a portare frutto in abbondanza, i vostri educatori sono come il contadino, e cioè lo strumento nelle mani di Dio per aiutarvi a far sì che tutto si compia secondo il suo provvidenziale disegno. Vi esorto allora a lavorare uniti, collaborando reciprocamente per realizzare il progetto che Iddio ha su ciascuno di voi.

Ed infine un’ultima riflessione. Il vostro Seminario è dedicato al Sacro Cuore di Gesù, il simbolo sublime dell’amore misericordioso di Dio. Ogni sacerdote deve attingere a questa “fornace ardente” se vuole diventare a sua volta un pastore delle anime pronto a seguire le orme di Cristo Buon Pastore, che sulla croce ha dato la vita per il suo gregge. Ogni sacerdote deve ardere di divina carità. Lo sottolinea il Santo Padre Benedetto XVI nella sua prima Enciclica Deus caritas est. “La carità – egli afferma – non è per la Chiesa una specie di attività assistenziale sociale che si potrebbe anche lasciare ad altri, ma appartiene alla sua natura, è espressione irrinunciabile della sua stessa essenza” (n°25).

L’essenza del ministero sacerdotale è dunque l’amore per Dio e per i fratelli, che ha spinto tanti cristiani all’eroismo della santità sino al martirio, come è avvenuto per i Martiri coreani Andrea Kim sacerdote e compagni, di cui oggi la liturgia fa memoria. Questi Santi, frutti maturati dal seme divino gettato nei loro cuori, cadendo essi stessi nel terreno del mondo con il martirio, sono diventati a loro volta semente di nuovi cristiani. Cari amici, che a turno servite nel Santuario di Marija Bistrica, affidatevi alla Vergine Santa, perché vi sostenga sempre nel cammino vocazionale, e susciti in Croazia numerose e ferventi vocazioni al sacerdozio e alla vita consacrata. Chiediamo questo al Signore proseguendo la celebrazione della Santa Messa. Amen.

       

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