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VISITA IN CROAZIA DEL SEGRETARIO DI STATO

DISCORSO DEL CARD. TARCISIO BERTONE
DURANTE LA VEGLIA DI PREGHIERA CON I GIOVANI
NELLA CATTEDRALE DI ZAGABRIA

Sabato, 20 settembre 2008

      

Eminenza Reverendissima,
cari Fratelli Vescovi e Sacerdoti,
cari giovani,

è per me una grande gioia questa sera prendere parte a un incontro con voi, cari giovani, che siete il futuro e la speranza della società e della Chiesa in Croazia. Alla scuola di don Bosco, nella congregazione salesiana, ho imparato a conoscere e stimare i giovani, che possono essere “il sole” o “la tempesta” del domani. Dipende dalle nuove generazioni l’avvenire dell’umanità. Ai giovani guarda con fiducia anche il Papa Benedetto XVI, che mi ha incaricato di salutarvi con tanto affetto da parte sua. Egli ha ancora vivo negli occhi e nel cuore l’esperienza della recente Giornata Mondiale della Gioventù, che si è svolta nel mese di luglio a Sydney, in Australia. Un variopinto fiume di ragazzi e ragazze ha invaso pacificamente la metropoli e la gente ha potuto ammirare il loro spirito di sana allegria, la loro spiritualità fresca e spontanea, il loro entusiasmo instancabile e la facilità con cui hanno fraternizzato tra di loro. Venivano da ogni parte del mondo e si sono subito riconosciuti come membri di un’unica famiglia riunita attorno al comune Padre, professando la stessa fede in Cristo, animati dallo stesso Spirito Santo. Quanti bei ricordi quest’evento ha lasciato anche nel mio animo!

Ma ora torniamo a voi, cari giovani di Zagabria: grazie per l’invito che mi avete rivolto. Vi saluto tutti e ciascuno con grande affetto, stringendovi in un unico abbraccio insieme ai vostri educatori, ai sacerdoti che vi accompagnano e alle vostre famiglie. Riviviamo questa sera, in un certo modo, lo stesso clima della Giornata Mondiale della Gioventù alla quale certamente alcuni di voi hanno potuto felicemente partecipare. Riviviamo specialmente il clima di raccoglimento e di festa, di preghiera, di ascolto e di silenzio della grande veglia tenutasi il sabato sera, 9 luglio nell’ippodromo di Randwick, a Sydney. Voi avete voluto che anche questo nostro incontro fosse una veglia di preghiera.

Vegliare e pregare: due parole che ci riportano al momento drammatico e misterioso trascorso da Gesù e dai suoi discepoli nel Getsemani dopo l’Ultima Cena, alla vigilia della sua passione e morte in croce. In quel luogo a lui familiare, l’Orto degli ulivi, il nostro Salvatore ha pregato in totale solitudine perché i suoi amici, i discepoli, - come voi ben sapete - si addormentarono e non furono capaci di fargli compagnia nemmeno per poco tempo. Fu per Gesù un’agonia indescrivibile, una vera lotta interiore che lo portò a sudare sangue; fu una dura prova che il Signore affrontò sorretto dalla preghiera di abbandono nelle mani del Padre celeste. Che tremendo contrasto tra Gesù che agonizza e i discepoli che si lasciano vincere dal sonno! A più riprese il divino Maestro tentò di tenerli svegli; a più volte li invitò a sostenerlo, a fargli compagnia unendosi alla sua preghiera. Ma essi lo lasciarono praticamente solo e quella, come ebbe a dire una volta il Papa Giovanni Paolo II, fu una veglia “mancata”. Per questo noi dobbiamo vegliare, quasi per riparare la mancanza di attenzione e quindi di amore da parte dei discepoli. Vegliare è pregare e pregare è questione di amore, come diceva sant’Agostino. 

Ma quel che avvenne allora non potrebbe capitare anche oggi, in questo nostro tempo? Non potrebbe avvenire che tanti cristiani non trovino nemmeno oggi il tempo di vegliare con Cristo perché sono troppo presi dalle preoccupazioni terrene? Non potrebbe succedere che molti giovani si lascino distrarre e sedurre dai richiami del male, dalle insidie dei paradisi artificiali delle droghe e dalla potenza distruttrice di molte altre false luci che abbagliano gli occhi, illudono la mente e uccidono il cuore? L’agonia di Gesù nel Getsemani continua ancor oggi nel mondo; continua nella Chiesa e nella vita di ogni cristiano: ecco perché è per tutti l’invito a pregare e vegliare. “Vegliate e pregate per non cadere in tentazione – disse Gesù ai discepoli incapaci di vegliare con lui – perché lo spirito è pronto, ma la carne è debole” (Mt 26, 41). E noi, discepoli di Cristo in questa nostra epoca, non dovremmo far tesoro della lezione di quella drammatica veglia del Giovedì Santo? Cari giovani, non lasciatevi attrarre dallo spirito del mondo, restate piuttosto desti e vigilate: vegliate e pregate per non cedere alla tentazione.

Questa sera, in questa bella Cattedrale che è luogo privilegiato di silenzio e di preghiera, apriamo la mente e il cuore alla parola esigente del divino Maestro, l’unico che ci può scuotere dai nostri vani sogni, che spesso diventano incubi; l’unico che può far fiorire il deserto delle nostre delusioni e può colmare il vuoto interiore del nostro cuore; l’unico che può fugare le paure e la tristezza dall’orizzonte del nostro futuro. Gesù ci chiama per nome come fece allora con gli apostoli: Pietro, Giacomo, Giovanni... svegliatevi, seguitemi, restate con me! Il suo invito, la sua parola a tratti ci può apparire forse troppo esigente, ma solo Gesù può destarci dal letargo del peccato e dell’indifferenza, solo Lui può liberarci dall’egoismo che genera solitudine, insoddisfazione e talora persino disperazione. Se accogliamo il suo invito, possiamo respingere tutto ciò che ci induce al sonno della morte dello spirito, e possiamo rinascere a una vita nuova, la vita della Grazia, la vita nello Spirito Santo.

Apriamo allora il cuore alla parola di Gesù! Questa sera anche a noi Egli ripete: “Se uno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua” (Mt 16, 24). Abbiamo ascoltato poco fa queste sue parole, riferite dall’evangelista Matteo. Sono un invito a seguirlo senza ripensamenti, senza condizioni, rinnegando noi stessi e fidandoci completamente e solo di Lui. Ma come è possibile – ci domandiamo – e dove ci porta questo seguire il Cristo? Vale la pena rischiare la propria vita per il Vangelo? Perché dovrei credere a Cristo e fidarmi di Lui? Questi interrogativi ci conducono nel cuore di un’altra domanda che è la più importante per la nostra esistenza : Chi è Gesù per me? Dalla nostra risposta dipendono infatti il senso e il valore che possiamo dare alla vita. Ma per rispondere a questo interrogativo, che in un modo o nell’altro ognuno di noi si è posto in gioventù e continua a risuonare in noi, sia pure in maniera diversa, occorre incontrare Gesù. Per poter infatti seguire qualcuno è indispensabile prima conoscerlo, e per poterlo conoscere è necessario incontrarlo personalmente.

Chi è Gesù? Fin dall’infanzia vi hanno aiutato a conoscerlo in famiglia, al catechismo, in parrocchia, a scuola… Così avete sicuramente imparato a familiarizzare con Lui. Avete saputo che, dopo la sua infanzia e gli anni della giovinezza, quando a Nazaret cresceva in sapienza, in età e in grazia (Lc 2,52), ha ricevuto il Battesimo dando inizio alla sua missione pubblica. E’ passato per la Palestina facendo il bene, annunciando il Regno di Dio, guarendo ogni infermità e malattia, fino a quando con la sua morte in croce e la sua risurrezione ha dato compimento alla sua missione redentrice. Missione che poi ha affidato agli Apostoli riassumendola nel Comandamento dell’amore: amare ogni persona come Lui ci ha amati, sino a dare la vita per i fratelli. Cari giovani, sentitevi amati da Gesù, così come siete, con le vostre virtù e debolezze. Solo il suo amore può rendervi veramente felici. Andategli incontro, anzi lasciatevi afferrare da Lui e stringete la mano che vi tende; consegnategli con fiducia la vostra vita come lui ha fatto con il Padre celeste. La sua vicinanza – lo prova chi a Lui si affida - allontana le paure, il suo amore riempie il cuore, il suo sguardo protegge, la sua parola è guida e luce nel nostro cammino terreno.

A questo punto, un’altra domanda si pone spontaneamente: chi può farci incontrare Gesù e chi può darci la forza per seguirlo? Il Santo Padre Benedetto XVI, nella celebrazione conclusiva della Giornata Mondiale della Gioventù a Sydney, ha ricordato ai giovani che è lo Spirito Santo, la Terza Persona della Santissima Trinità. Conoscete lo Spirito Santo? Familiarizzate con Lui? Cari giovani, secondo la promessa di Gesù agli Apostoli nel Cenacolo, è lo Spirito Santo a guidarci alla pienezza della vita, della verità e dell’amore. La sua forza, potenza di amore, non è qualcosa che possiamo meritare o conquistare; possiamo solamente riceverla come puro dono. Quando lo accogliamo nei nostri cuori, lo Spirito Santo ci cambia dal di dentro; ma dobbiamo permettergli di penetrare nella dura crosta dell’indifferenza, della stanchezza spirituale e del cieco conformismo prodotti in noi dalla mentalità del nostro tempo, secolarizzato ed edonista. Tutto questo significa rinnegare se stessi, secondo l’invito di Gesù, prendere la propria croce e seguirlo.

La forza dello Spirito Santo ci è stata comunicata con il Battesimo e con il Sacramento della Confermazione, che molti di voi ha già ricevuto e che altri riceveranno nei prossimi anni. Ricordate quel che il Papa disse ai giovani a Sydney: “Ricevere il sigillo dello Spirito Santo significa essere indelebilmente segnati, inalterabilmente cambiati, significa essere nuove creature. Per coloro che hanno ricevuto questo dono, nulla più essere mai più lo stesso! Essere «battezzati» nello Spirito significa essere incendiati dall’amore di Dio. Essere «abbeverati» (cfr 1 Cor 12,13) significa essere rinfrescati dalla bellezza del piano di Dio per noi e per il mondo, e divenire a nostra volta una fonte di freschezza per gli altri”. Ed ha aggiunto: “Essere “sigillati con lo Spirito” significa inoltre non avere paura di difendere Cristo, lasciando che la verità del Vangelo permei il nostro modo di vedere, pensare e agire, mentre lavoriamo per il trionfo della civiltà dell’amore”. Sant’Ignazio di Antiochia, martire dell’inizio del secondo secolo, ci ha lasciato una splendida descrizione della forza dello Spirito Santo che dimora dentro di noi. Egli parla dello Spirito come di una fontana di acqua viva che zampilla nel nostro cuore e sussurra “Vieni, vieni al Padre!” (Ai Romani, 6,1-9).

Ecco allora che incontrare, conoscere, amare e seguire Gesù, grazie all’azione misteriosa dello Spirito Santo, ci conduce verso la conoscenza del Padre celeste e della vera meta della nostra esistenza: il Paradiso. Cari giovani, camminiamo verso il Cielo facendo il bene su questa terra, amando i nostri amici e anche i nemici, aiutando soprattutto i vostri coetanei a dare senso autentico alla vita incontrando Gesù e scoprendo la bellezza di far parte della comunità cristiana: la Chiesa. La Chiesa è la vostra famiglia e come ogni famiglia ha bisogno anche di voi giovani e del vostro entusiasmo, per mostrare il volto di Cristo agli uomini di oggi attraverso la vostra allegria e la vostra generosità, la vostra testimonianza e il vostro servizio ai bisognosi nelle varie forme di volontariato.

Cari giovani croati, voi avete un singolare esempio a cui guardare: il Beato Cardinale Stepinac, un esempio concreto di vita cristiana anche per i nostri giorni. Già da giovane, egli fu una persona integra che non ha mai separato la vita dalla fede; già da giovane era vero apostolo di Cristo. La sua strada verso il sacerdozio non fu facile, ma sempre, come alunno, come soldato, come contadino e come seminarista ha cercato di realizzare la volontà di Dio, fino al martirio. Come lui anche voi sappiate fare scelte coraggiose; seguite la vostra vocazione ascoltando la voce di Dio senza aver paura, sia che vi chiami ad essere sacerdoti o religiosi o religiose, o a testimoniare il Vangelo nella famiglia, pronti sempre a difendere i veri valori, anche quando si deve andare controcorrente rispetto alla cultura dominante. “Per me il vivere è Cristo” (Fil 1,21): questo motto dell’apostolo Paolo sia l’ideale della vostra vita, come avete avuto modo di approfondire durante la settimana in preparazione alle celebrazioni per il decimo anniversario della Beatificazione di Luigi Stepinac. Vi protegga soprattutto la Madonna, a cui affido ciascuno di voi e le vostre famiglie. Continuate a vegliare e a pregare con Lei fino a domani mattina, quando celebreremo la Santa Messa nella piazza antistante questa magnifica Cattedrale. Siano lodati Gesù e Maria!

          

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