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VISITA IN CROAZIA DEL SEGRETARIO DI STATO

OMELIA DEL CARD. TARCISIO BERTONE
NELLA PIAZZA DELLA CATTEDRALE DI ZAGABRIA

Domenica, 21 settembre 2008

   

Eminenza Reverendissima,
cari Confratelli Vescovi e sacerdoti,
cari Religiosi e Religiose,
distinte Autorità e illustri membri del Corpo Diplomatico,
cari fratelli e sorelle!

Quasi a coronamento della veglia di preghiera dei giovani, di questa notte, celebriamo ora l’Eucaristia in quest’ampia piazza, antistante la vostra meravigliosa Cattedrale. E come il tempio sacro, a voi molto caro, dirige maestoso le sue torri verso il cielo, così noi, raccolti attorno all’altare, eleviamo insieme il cantico di lode e di ringraziamento a Dio per gli innumerevoli benefici che non cessa di dispensare al suo popolo fedele. In modo tutto speciale, quest’oggi vogliamo rendere grazie per lo splendido esempio di eroica testimonianza di fede lasciato alla Chiesa e al mondo dal vostro compatriota e amato Arcivescovo Luigi Stepinac. Nel vostro cuore e nella memoria di tutti i croati resta indimenticabile la data storica del 3 ottobre 1998 quando, nel Santuario di Marija Bistrica, il Servo di Dio Papa Giovanni Paolo II lo ha proclamato Beato. Egli – ebbe a dire il Sommo Pontefice – “partecipò in modo singolare al Mistero pasquale”, come chicco di grano caduto in questa terra benedetta. Ed aggiunse che il Cardinale Stepinac è “persona che, per così dire, sintetizza l’intera tragedia che ha colpito le popolazioni croate e l’Europa nel secolo scorso” (Insegnamenti, XXI, 2, 1998, pp. 636 e 638). Sono passati dieci anni da quell’evento così significativo ed oggi siamo qui per commemorarlo. Siamo qui raccolti per porre in luce la coerenza e il coraggio evangelico che hanno contraddistinto la vita e la morte di questo eroico figlio della vostra terra; siamo qui, al tempo stesso, per chiederci se e come stiamo seguendo le orme di questo fedele discepolo di Cristo che ha onorato la Chiesa e la Croazia.

“Cercate il Signore mentre si fa trovare”. Queste parole del profeta Isaia, che abbiamo ascoltato nella prima lettura, sono un invito anche per noi a diventare amici di Dio, a tendere cioè verso la santità. Il Concilio Vaticano II ha ricordato che la santità è la vocazione di tutti i cristiani, non solo di poche anime privilegiate, e le orme della santità ci è dato riconoscerle nell’esistenza degli uomini e delle donne di ogni età e di ogni condizione sociale, che scelgono con decisione di seguire fedelmente il Signore. Incontratolo, questi nostri fratelli e sorelle di ogni epoca, lo seguono, rimangono vicino a Dio e diventano sempre più suoi amici. La santità è dunque sequela docile di Cristo; è vivere nell’ascolto incessante della sua Parola. Iddio, che nell’Antico Testamento ha parlato in tanti e diversi modi, ha rivolto all’umanità la sua definitiva Parola di salvezza in Gesù Cristo, Verbo eterno fatto uomo per noi. La prossima assemblea del Sinodo dei Vescovi, che ha come tema: “La Parola di Dio nella vita e nella missione della Chiesa, ci aiuterà senz’altro a meglio comprendere il valore e l’importanza che deve sempre più avere la Parola di Dio nella nostra vita personale e nel cammino delle nostre comunità. In ogni celebrazione, la liturgia prevede un’abbondanza di testi biblici come nutrimento delle nostre anime. Ma è indispensabile che ogni cristiano faccia ricorso costante alla Parola di Dio, legga e mediti la Bibbia ogni giorno, impari a confrontare i propri comportamenti con quello che Gesù ci ha insegnato. A questo ci invita la Liturgia della Parola, che occupa la prima parte delle nostre celebrazioni eucaristiche. Ed anche l’omelia del sacerdote non ha altro scopo che quello di approfondire i testi biblici proclamati dell’Antico e Nuovo Testamento affinché la Parola di Dio sia per ciascun credente, come canta il Salmista, “lampada per i miei passi e luce sul mio cammino” (Sal.118,105).

Infaticabile Apostolo della Parola di Dio fu san Paolo, al quale si è molto ispirato il beato Stepinac. Mi sembra pertanto una provvidenziale coincidenza che il decennale della beatificazione del Cardinale Stepinac cada proprio mentre la Chiesa universale celebra uno speciale giubileo dedicato a san Paolo, in occasione del bimillenario della sua nascita. Ci sono delle similitudini che è possibile cogliere in entrambi e che ci offrono utili insegnamenti per la nostra vita cristiana. Sia san Paolo che il beato Luigi Stepinac hanno incontrato il Signore risorto ed hanno generosamente risposto alla sua chiamata. A Cristo hanno entrambi dedicato totalmente la propria vita, così da poter proclamare “per me il vivere è Cristo e il morire un guadagno”, come abbiamo sentito nella seconda lettura tratta dalla Lettera di san Paolo ai Filippesi. Da parte sua, il Cardinale Stepinac esprimeva la stessa dedizione senza confini al Signore con questa sua espressione a voi ben nota: “i nostri ideali si possono riassumere in una parola: Dio”. Inoltre, sia l’uno che l’altro hanno dovuto affrontare situazioni “opportune e non opportune” nel predicare la Parola di Dio e nel testimoniare la loro fedeltà a Cristo; entrambi sono stati animatori di ferventi comunità, ma hanno dovuto anche subire ingiuste condanne a seguito di processi manipolati; entrambi hanno conosciuto il rigore del carcere e gli arresti domiciliari, tutto sopportando con pazienza e tenacia, comportandosi sempre come “cittadini degni del Vangelo”.

Ciò che colpisce ancora sia nell'Apostolo Paolo che nel Cardinale Stepinac è che, mentre quanti li perseguitavano erano schiavi di ideologie menzognere e violente, essi, pur esteriormente privati della libertà, restavano intimamente liberi: liberi di incoraggiare e di guidare gli amici, sereni nel sostenere i fratelli nella fede, pronti a perdonare e pregare per i nemici e per quelli che stavano facendo loro del male. Non è certo un caso se proprio la Lettera ai Filippesi, scritta da Paolo dal carcere, sia definita “la lettera della gioia”, perché ripetutamente egli invita a gioire. “Rallegratevi nel Signore sempre, ve lo ripeto ancora, rallegratevi” (4,4): così esorta l’Apostolo i cristiani di Filippi, e la ragione per cui rallegrarsi è che, come egli spiega, le sue “vicende si sono volte piuttosto a vantaggio del vangelo…in tal modo la maggior parte dei fratelli, incoraggiati nel Signore dalle mie catene, ardiscono annunziare la parola di Dio con maggior zelo e senza timore alcuno” (1,12). Ugualmente, il Beato Stepinac inviò dal carcere numerosi messaggi e lettere ai fedeli affidati alle sue cure pastorali, ripetendo loro: “Siate, Lei carissimo, e i suoi fratelli, pieni di fiducia in Cristo Signore e allora sicuramente vedrete un giorno gloriam Dei, quando la forza diabolica che ora ostacola la Chiesa, si disperderà come la pula.” (Lettera al Rev. Dott. F. Kolednik, Krašić, 13 agosto 1958, in: Archivio della Postulazione, vol. XIII, p. 575). Unendo il suo sacrificio alle sofferenze di Cristo, egli si sentiva sereno ed esortava il popolo a perseverare nella fede: “Cristo è la nostra guida, unica e più sicura, attraverso i secoli. Egli rimanga sempre tale! Se questo dimentica la nostra gente, allora tutte le guide sono inutili. Prego incessantemente, per quanto mi è possibile, affinché il nostro popolo rimanga il popolo di Cristo. Senza questo, tutto il resto non significa nulla” (Lettera a P. Miroslav Vavino SI, del 10 luglio 1954, in AP, vol. XII, p. 249). In quegli anni difficili, sotto il regime comunista, non era facile resistere alle ripetute ed insistenti tentazioni e lusinghe del potere dittatoriale che offriva vantaggi di ogni tipo in cambio del tradimento. Ma, grazie a Dio, Stepinac e la Chiesa che è in Croazia sono rimasti fedeli a Cristo e al Papa, Vescovo di Roma, seguendo l’esempio dei vostri antenati, che per primi, tra i popoli slavi, accolsero generosamente l’annuncio del Vangelo. Proprio per questo, ed a ragione, voi Croati siete stati chiamati da Papa Leone X nel 1514 “Scutum saldissimum et antemurale Christianitatis". Quest’oggi, in questa quanto mai propizia circostanza, anch’io, a nome del Santo Padre Benedetto XVI, che assicura la sua spirituale partecipazione e tutti vi benedice, vi invito a proseguire su questo cammino, il cammino della fedeltà e della santità, il cammino dell’unità e della comunione, come hanno fatto le generazioni che vi hanno preceduto.

Le false ideologie fasciste e comuniste, che nel secolo scorso hanno causato tanta sofferenza, sembrano ormai fortunatamente tramontate, ma non mancano, nelle mutate condizioni socio-politico-culturali dell’epoca attuale, difficoltà e sfide con le quali i cristiani devono confrontarsi. Anche oggi occorre pertanto educare, specialmente le nuove generazioni, all’eroismo della santità. È indispensabile una nuova evangelizzazione che non è nuova nel suo contenuto essenziale, ma nei modi e nelle forme di catechesi e di azione missionaria. Tra gli idoli della modernità, nelle società capitalistiche dell’Occidente, ce n’è uno che vorrei qui evidenziare: il mito del profitto e la sete del denaro. E del denaro, con un’accentuazione particolare, parla Gesù nel Vangelo, come abbiamo ascoltato poco fa.

L’evangelista san Matteo racconta la parabola degli operai presi a giornata da un padrone e inviati a lavorare nella sua vigna. Vengono assoldati in ore diverse, ma alla sera, al momento della paga, ricevono tutti la stessa ricompensa: “un denaro per ciascuno”. A prima vista, parrebbe che il padrone si sia comportato in modo non giusto perché ricompensa i primi, che hanno faticato l’intera giornata sotto il sole, - “pondus diei et aestus” - allo stesso modo degli ultimi, i quali hanno lavorato solo un’ora. E’ la logica umana, che ha certamente una sua validità. Qui però, Gesù vuole condurre i suoi discepoli a comprendere una verità ben più profonda. Il denaro, i beni materiali valgono per quel che valgono, cioè poco e tutto passa in fretta. La vera ricchezza, il guadagno al quale bisogna mirare e a cui fa allusione Gesù in questo testo biblico, non è ammassare soldi e proprietà su questa terra, bensì “il dono della chiamata” ad entrare nel regno dei cieli. Chiamata alla conversione e alla salvezza che è per tutti, e alla quale spesso rispondono con più slancio e generosità quelli dell’ultima ora, i peccatori pentiti. E sono proprio questi – dice Gesù – a mostrarsi più pronti ad accogliere il Vangelo, diversamente da coloro che si considerano già “giusti” perché da sempre sono nella Chiesa. Si comprende allora l’insegnamento conclusivo del Signore: “gli ultimi saranno i primi e i primi gli ultimi”. Non affannatevi troppo a ricercare il denaro che perisce - ci ripete Gesù quest’oggi – ma preoccupatevi di guadagnare “quell’unico denaro” offerto a tutti per entrare nel Regno dei cieli.

Permettete che aggiunga una breve considerazione a proposito dell’immagine della vigna. La vigna potrebbe opportunamente indicare la Croazia, questa vostra bellissima terra arricchita nei secoli dalla tradizione cristiana; la vigna è anche la Chiesa e il mondo dove tutti siamo chiamati a lavorare. Altri finora si sono preoccupati di evangelizzare la Croazia e di conservarvi la fede, e adesso tocca a voi, l’attuale generazione dei Croati cattolici, proseguire in quest’opera apostolica. Inoltre, come suggerì il Papa Benedetto XVI con le sue prime parole da Successore di Pietro, ognuno di noi deve essere “umile operaio” nella vigna del Signore, che è appunto la Chiesa e il mondo. Siate dunque saggi e coscienti interpreti della vostra tradizione cristiana che ha fatto del popolo croato un popolo cattolico, e sappiate affrontare con coraggio e saggio discernimento le sfide che presenta l’allettante progresso moderno, la cultura odierna del liberalismo e del relativismo. Custodite integro il tesoro della fede ed i valori morali che avete ricevuto dai vostri antenati, e trasmettetelo inalterato alle generazioni che vi succederanno. La ricompensa sarà la stessa per tutti: il Paradiso e la visione beatifica di Dio nel suo regno di pace e di amore.

“Andate anche voi nella mia vigna”. Risuona con forza oggi, in questa piazza, l’invito del Signore. Egli lo rivolge a tutti, sacerdoti e laici, giovani e adulti, uomini e donne. Andate – egli dice – nella mia vigna; andate ad annunciare il Vangelo nei vari ambienti nei quali ognuno di voi vive ed opera: in famiglia, nel lavoro, nell’università, a scuola, nelle sedi della politica e dell’economia, nel mondo dei mass-media, della cultura e dello sport, in patria, in Europa e nel mondo intero. Annunciate e testimoniate la vostra fede sapendo che, come ebbe ad affermare Giovanni Paolo II dieci anni fa a proposito del vostro beato Cardinale, “non si possono fare sconti sulla verità, perché la verità non è una merce di scambio” (Insegnamenti XXI, 2, 1998, p. 639).

 Chiesa amata di Croazia imita con coraggio l’esempio di questo eroico testimone di Cristo! Come lui, nessuno dei tuoi figli esiti nell’affrontare le difficoltà, la sofferenza e ogni ostacolo piuttosto che tradire la propria coscienza e così venir meno alla propria parola data a Cristo ed alla Chiesa. Ognuno, come il beato Luigi Stepinac, ricerchi con tutte le forze il Signore e sia paziente e perseverante nel seguirlo. Maria, che la Croazia venera con tenera devozione, e da voi qui a Zagabria invocata come Madonna della Porta di Pietra, vi protegga con la sua potente intercessione e faccia fruttificare ogni vostro proposito e germe di bene. Siano lodati Gesù e Maria!

       

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