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QUARANTESIMO ANNIVERSARIO DEL TRANSITO DI SAN PIO DA PIETRELCINA

OMELIA DEL CARD. TARCISIO BERTONE,
SEGRETARIO DI STATO DI SUA SANTITÀ

San Giovanni Rotondo
Martedì, 23 Settembre 2008

 

Cari Confratelli Vescovi e sacerdoti,
Reverendo Ministro Generale dei Frati Cappuccini,
illustri Autorità,
cari fratelli e sorelle,

quaranta anni fa, come oggi, Padre Pio è entrato a 81 anni nella casa del Padre celeste. Al termine di una esistenza segnata in profondità dall’amore per Cristo e per i fratelli, si sono realizzate in lui quelle consolanti parole che leggiamo nel capitolo 25° dell’evangelista san Matteo: “Venite, benedetti dal Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo” (v. 34).  

Vieni, servo buono e fedele, ricevi in eredità il regno! Padre Pio fu veramente servo buono e fedele del Vangelo: visse tutto orientato verso il regno dei cieli, come traspare dai suoi numerosi scritti; fu discepolo di Cristo che non cercò altro vanto se non amare e soffrire per Lui; fu sacerdote che non cercò altro che consumarsi nell’amore per Dio e i fratelli come testimoniano le sue lunghe giornate di ascolto dei penitenti e le altrettanto lunghe nottate di preghiera passate vegliando con il Signore crocifisso; fu della Chiesa figlio sincero che anche nelle occasioni più dolorose preferì non difendersi, morendo a se stesso sepolto nel silenzio docile dell’obbedienza lacerante ma feconda. A questo riguardo proprio in occasione dell’odierna ricorrenza è stato pubblicato un libro che raccoglie la documentazione, sino ad ora rimasta riservata, dell’inchiesta condotta nel 1921 dal Visitatore Apostolico, Mons. Raffaello Carlo Rossi, futuro Cardinale, inviato dal S. Ufficio per indagare in segreto su P. Pio. Le conclusioni del Prelato sono estremamente positive e l’immagine stessa del temuto S. Ufficio ne esce notevolmente rafforzata. Sono 142 le dettagliate risposte. Ad esempio, alla richiesta se intende essere sempre sottomesso all’Autorità della Chiesa, Padre Pio risponde: “Sì, Eccellenza. Per la Santa Chiesa è lo stesso Dio che parla”.

C’è un’altra ricorrenza che contribuisce a rendere l’odierna celebrazione più solenne e significativa: la sera del 5 agosto del 1918, novanta anni or sono, Dio volle segnare Padre Pio con la grazia della trasverberazione, la ferita mistica al cuore, che faceva seguito alle prime stigmate che egli aveva avuto sotto l’olmo di Piana Romana, a Pietrelcina il 7 settembre del 1910, un mese dopo la sua ordinazione sacerdotale. Questi vari momenti della vita di padre Pio stanno a segnare il carattere della sua missione, quella di rivivere la passione di Cristo, crocifisso con lui, per la redenzione del mondo. E’ in questa luce che dobbiamo anche oggi percepire il suo messaggio, come invito a scoprire sempre più il valore della passione di Cristo e il contributo che ciascuno di noi deve dare, accompagnati dall’insegnamento del papa s. Leone Magno, il quale affermava che “la passione di Cristo si prolunga sino alla fine dei secoli (Sermo 70, 5) e quanto scriveva Pascal, secondo cui “Cristo sarà in agonia fino alla fine del mondo” (Pensieri n. 553).

Per tutte queste ragioni sono particolarmente contento di unirmi a voi, cari fratelli e sorelle, in questa celebrazione eucaristica, pellegrino con voi presso la tomba del santo frate del Gargano. Sono lieto altresì di portarvi la speciale benedizione e l’espressione della spirituale vicinanza del Santo Padre Benedetto XVI. L’ho incontrato ieri pomeriggio e mi ha incaricato di annunciarvi la sua ferma intenzione di recarsi in pellegrinaggio a San Giovanni Rotondo l’anno prossimo. Si tratterà di fissare i tempi e la data, ma Egli verrà! Il Santo Padre fa molto affidamento sulla vostra preghiera per il suo ministero di Pastore supremo della Chiesa universale.

Ringrazio dell’invito S. Ecc. Mons. Domenico d’Ambrosio, Arcivescovo di Manfredonia-Vieste-San Giovanni Rotondo e Delegato della Santa Sede per le opere di San Pio; rivolgo un cordiale saluto a tutti i Vescovi presenti, ai benemerito Frati cappuccini, alle Autorità qui convenute, che rendono ancora più saldo il legame fra P. Pio dal cielo e questa nostra terra, fecondata dall’esercizio eroico della virtù di Padre Pio.

In questi quarant’anni trascorsi dalla sua morte, abbiamo avuto modo di assistere - come dice la preghiera di colletta - al rinnovarsi della misericordia di Dio per l’intercessione di san Pio a favore di tanti suoi devoti. Egli è perciò, secondo l’insegnamento che ci viene dalle parole della prima lettura, tratta dal libro dei Proverbi, come un canale d’acqua zampillante, ricco, dalla cui sorgente tutti possono bere l’acqua fresca della verità e dell’amore che il Signore offre a tutti in abbondanza. Questo egli fece anche in vita, domandando di essere guidato dal Signore Gesù, sulla via dei suoi precetti, sulla strada della gioia vera. Quanti infatti lo hanno avvicinato e si sono convertiti; quanti si sono sentiti accolti da lui come sorelle e fratelli; quanti si sono sentiti abbracciati, a volte persino fustigati dall’esigente tenerezza di Dio operante tramite un suo docile strumento di misericordia! Egli, in Cristo accoglieva tutti indistintamente, mettendo in pratica efficacemente la parola del Vangelo di oggi secondo cui si diventa padri e madri, fratelli e sorelle, non solo nella carne, ma anche nell’ascolto e nel rendere fruttuosa la parola di Dio. Ricco di frutti e di ringraziamenti al Signore si presenta perciò questo nostro incontro spirituale, cari fratelli e sorelle, attorno alla mensa eucaristica, che ci dà modo di glorificare Dio per la presenza dei suoi santi, uomini resi perfetti perché si sono lasciati assimilare dal pane e vino eucaristico, Corpo e Sangue di Gesù, donato e condiviso per la salvezza del mondo.

La Santa Messa! Sta qui la sintesi di tutta la vita di Padre Pio, proprio nella celebrazione quotidiana dell’Eucaristia. Vi è un’esperienza che fra le tante mi colpisce, ed è quella del P. Domenico Mondrone, critico letterario della Civiltà Cattolica, al tempo del nostro Santo, il quale trovandosi a San Giovanni Rotondo scrisse: “Avevo inteso parlare tanto della Messa di Padre Pio. Appena egli fu ai piedi dell’altare e diede inizio al sacro rito, fui sensibilmente richiamato a una partecipazione interiore quale non ho mai provato dinanzi a nessun’altra Messa. Pareva sopraffatto da un peso che non riusciva a sostenere. Si reggeva e muoveva sui piedi con uno strazio visibile e che quasi si comunicava. Durante l’offertorio, specie levando l’ostia sulla patena, restò otto o dieci minuti immobile e come rapito da una visione angosciosa che gli si rifletteva sul volto in piccoli movimenti ora deliziosamente estatici, ora dolorosi, mentre gocce di sudore gli scendevano dalla fronte. In certi momenti i suoi occhi si dilatavano e diventavano luminosi: era una luce attraversata a intermittenza da lampi di dolore e di terrore. Dissi a me stesso: quest’uomo sta vivendo nell’anima e nella carne il dramma del Calvario…”. Anche da tante altre testimonianze possiamo affermare che Padre Pio viveva ogni S. Messa allo stesso modo e con la stessa sincera intensità.

Dunque P. Pio anche attraverso il sacrificio eucaristico, assimilato, “incarnato” in lui grazie al dono delle stimmate, riproduceva visibilmente l’immagine del Crocifisso; conformato in tutto a Cristo Signore attraverso il carattere sacerdotale espresso dal “dono” delle stimmate: sacerdote fin nella carne come e con Gesù.     

Le stimmate lo mostravano e lo indicavano ai fedeli inchiodato alla croce proprio nel momento in cui celebrava Messa; esse sembravano ancora indicare fisicamente il prezzo di sangue pagato da Cristo ogni volta che amministrava il sacramento del perdono e ricordavano, a chi chiedeva intercessioni o miracoli, quanto costassero quelle “grazie” che Dio con generosità distribuiva. Eucarestia, perdono, risurrezione: riassumendo tutte queste realtà, le stimmate ne mostravano la misteriosa sorgente.

Sorgente che fin dalla più giovane età lo attirò a sé: a quindici anni si fece infatti novizio cappuccino, abbracciando una delle regole più severe e impegnative. I biografi scrivono che egli passava lunghe ore in preghiera e viveva in continua familiarità con l’Angelo custode, in mezzo a visioni di Cristo e della Vergine. Il 10 agosto 1910 venne ordinato sacerdote in anticipo, come un regalo per la sua bontà perché i suoi superiori pensavano gli restasse poco da vivere; visse invece a lungo, sentendosi conteso fra Gesù che lo colmava d’amore, e Satana che continuamente lo tormentava con visioni orrende e percosse fisiche. Annotava il 10 giugno 1911: “Il demonio mi vuole per sé, ad ogni costo”, mentre in una lettera del 21 marzo 1912 scriveva: “Questo Gesù quasi sempre mi chiede amore. Ed il mio cuore più che la bocca gli risponde: o Gesù mio, vorrei… e non posso più continuare. Ma alla fine esclamo: sì, Gesù, ti amo”. Era come se riassumesse in sé le esperienze degli antichi eremiti, quelle dei primi monaci, le sofferenze dei perseguitati e dei martiri, le vicende amorose dei più ardenti mistici.

Cari fratelli e sorelle, noi potremmo considerare la condizione che toccò in sorte a P. Pio come un sommo privilegio; egli la visse invece con spavento e terrore, fino al punto da sentirsi dannato. In una lettera del 13 novembre 1918 scriveva infatti: “Sono giunto al punto da sembrarmi che la tentazione di disperazione di me stesso si sia già incorporata e che io già disperi… Con l’animo pieno di tristezza e con gli occhi inariditi e isteriliti dal versare lacrime, devo assistere contro mia voglia, a tutto questo strazio, questo sfacelo completo”. Cristo donò a P. Pio le sue stesse piaghe per renderlo partecipe delle sue stesse sofferenze patite per la nostra redenzione. Era atterrito, non in quanto manifestavano l’amore di Cristo per lui e per il mondo, ma in quanto manifestavano le ferite inferte a Cristo, i dolori di Cristo e l’aggravarsi su di Lui del peso dei peccati del mondo. Di tutto questo egli si fece strumento consapevole e duttile, strumento, anzi canale di misericordia e di pace, come pregava san Francesco, il santo fondatore del suo Ordine. Il Papa Paolo VI, del quale celebriamo quest’anno il 30° della morte, disse di Padre Pio che era “un rappresentante stampato delle stigmate di Nostro Signore. Era un uomo di preghiera e di sofferenza”.

Sempre, ma in particolare nell’odierna ricorrenza,  ciò che preme sottolineare non è la somma dei fenomeni mistici che hanno arricchito la vita di questo santo, quanto piuttosto l’amore che lo ha consumato. Padre Pio era un innamorato di Dio, così estasiato e ricolmo d’amore da saper riversare questo fiume abbondante di grazia sui fratelli e le sorelle che a migliaia quotidianamente incontrava nel sacramento della confessione e nella direzione spirituale.

E veniamo a quel 23 settembre di quaranta anni or sono. Accasciato sulla poltrona, vestito del suo saio, moriva Padre Pio stringendo tra le dita la corona del Rosario e mormorando: “Gesù, Maria!”. La sua carne, dopo la morte, restò intatta e tenera, quasi risuscitata. Dopo i segni della passione, quelli della risurrezione. Non può morire chi ama, perché l’amore è per sempre e vince la morte.

Padre Pio continua vivere nel mistero di Cristo morto e risorto. Ad un penitente che gli aveva chiesto “come faremo quando non ci sarete più?”, aveva risposto prontamente: “Andate davanti al tabernacolo. In Gesù, troverete anche me”. Rendiamo grazie al Signore che nei suoi Santi ci da la prova di un amore senza limiti, di un amore perenne, sempre nuovo; lodiamolo perché attraverso di loro fa sentire la dolcezza della sua presenza.

Maria, che Padre Pio chiamava “mammina mia” ci aiuti a coltivare sempre più in noi il gusto di Dio, il desiderio di essere tutti del suo Figlio Gesù, e di realizzare in pienezza e con gioia il misterioso disegno che Dio ha preparato per ciascuno di noi. San Pio da Pietrelcina ci accompagni, ci custodisca e ci benedica in questo cammino; sostenga le nostre intenzioni perché sul suo esempio impariamo a vivere per Gesù, vita e salvezza nostra. Amen!

        

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