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BENEDIZIONE DEI NUOVI REPARTI DELL'OSPEDALE
"CASA SOLLIEVO DELLA SOFFERENZA"

DISCORSO DEL CARD. TARCISIO BERTONE,
SEGRETARIO DI STATO DI SUA SANTITÀ

San Giovanni Rotondo
Martedì, 23 Settembre 2008

 

Cari Confratelli Vescovi e sacerdoti,
cari Frati cappuccini,
distinte Autorità,
stimati medici e stimato personale di questo Ospedale,
cari malati e cari fratelli e sorelle tutti
,

poche ore ci separano dalla celebrazione eucaristica, nella quale abbiamo commemorato il 40° anniversario del transito di San Pio da Pietrelcina, e la benedizione di questi nuovi reparti ne costituisce come un significativo prolungamento.

Quest’opera, che ammiriamo arricchita di strutture ed attrezzature di avanguardia, è il frutto di un disegno della Provvidenza, e rappresenta un segno vivo della presenza di Padre Pio. Se inizialmente l’idea di un ospedale da realizzare sulla roccia appariva come pura fantasia, un progetto utopistico in una zona arida e disabitata, ciò che abbiamo davanti agli occhi è il frutto della fede, che è riuscita a sbriciolare la montagna, permettendo all’umile “strumento” della Provvidenza, il Frate del Gargano, di far nascere dal nulla un casa per dare accoglienza e sollievo ai sofferenti, una casa però che mentre cura il fisico ristora anche lo spirito. Le note vicende che ne hanno accompagnato la costruzione stanno a dimostrare che per chi crede, per chi si affida a Dio, nulla è impossibile.

Per capire ancor meglio il valore e il significato di questo monumento all’amore per i sofferenti, basta rileggere quanto Giovanni Paolo II ebbe a dire nell’omelia della beatificazione di Padre Pio, il 2 maggio 1999. “Con la ‘Casa Sollievo della Sofferenza’ – sottolineò il Papa, che come è noto ebbe un rapporto privilegiato con questo Santo -  egli ha voluto mostrare che i ‘miracoli ordinari’ di Dio passano attraverso la nostra carità”. E proseguendo, delineò quella che rimane la caratteristica fondamentale di quest’opera voluta da san Pio come un ospedale di prim’ordine nel quale si praticasse una medicina veramente ‘umanizzata’, e in cui il rapporto con il malato fosse improntato “alla più calda premura ed alla più cordiale accoglienza”. Sapeva bene Padre Pio che la persona malata e sofferente ha bisogno non solo di terapie mediche, ma anche e soprattutto di calore umano e di sostegno spirituale.

Questa intuizione di San Pio resta una consegna valida per gli ospedali anche oggi, per lo spirito che deve animare il mondo della cura dei malati. Mai un ospedale può ridursi a luogo di semplici prestazioni mediche, pur specialistiche di alto valore e modernissime. Se viene meno quel calore umano indispensabile nei rapporti con ogni persona, e ancor più con quanti vivono la stagione della malattia, la casa di cura omette un aspetto essenziale della sua missione. Occorre curare il fisico e non trascurare lo spirito, perché la malattia colpisce l’esser umano nella sua interezza. Ecco perché Padre Pio volle fare di “Casa Sollievo della Sofferenza” non una semplice opera assistenziale, ma una “Cattedrale del sollievo del dolore”, accanto alla quale suscitò una autentica solidarietà, materiale e spirituale: il sostegno finanziario con le offerte dei devoti e dei benefattori (un vero fiume di denaro) che arrivavano da tutto il mondo, e l’aiuto spirituale mediante i “gruppi di preghiera”. Aveva ben chiaro Padre Pio quel che specialmente voi, operatori sanitari, constatate per esperienza diretta e quotidiana: l’approccio con il malato deve essere “globale”; è tutto l’uomo che va aiutato a guarire mediante una sintonia di interventi, che non escludano il contributo indispensabile della preghiera. Desidero in particolare ringraziare i Padri Cappuccini per la zelante assistenza spirituale che prestano ai malati.

In questa ottica, è interessante vedere che qui, a San Giovanni Rotondo, accanto all’urna di Padre Pio, sono state innalzate due Cattedrali che in definitiva costituiscono un unico insieme armonico: il complesso religioso attorno al primitivo Santuario e il complesso socio-sanitario con riferimento a Casa Sollievo della sofferenza e agli ulteriori ampliamenti. E c’è di più: con i gruppi di preghiera, diffusi ormai in ogni parte del mondo come “piccole cellule di vita ecclesiale”, – così li definì Paolo VI –  viene rilanciato ovunque il duplice messaggio di Padre Pio, sintetizzabile nel comandamento dell’Amore: amare Dio e i fratelli. E’ ancora il Servo di Dio Giovanni Paolo II a spiegare, nell’omelia per la canonizzazione, la domenica 16 giugno 2002, questo geniale connubio: “Preghiera e carità, - disse Papa Woytila - ecco una sintesi quanto mai concreta dell’insegnamento di Padre Pio, a tutti così riproposto”.

Che dirvi, cari amici che qui lavorate? Carità e preghiera, sono la “consegna” che quest’oggi ci viene rinnovata. A Lei, caro Mons. D’Ambrosio, alla Direzione, ai medici, al personale sanitario e  amministrativo va la gratitudine mia e della Santa Sede per il vostro impegno quotidiano; agli ammalati va il mio affettuoso saluto che estendo volentieri ai loro familiari. Sono lieto particolarmente di portare a tutti il saluto e la benedizione del Santo Padre Benedetto XVI. Padre Pio vi aiuti a restare fedeli allo spirito della sua opera. La Madonna, nelle cui mani egli la pose sin dall’inizio, vi accompagni, vi conforti e vi sostenga sempre. Grazie ancora per quel che fate, e ad maiora sempre!

       

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