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SANTA MESSA PER I PARTECIPANTI AL CONGRESSO INTERNAZIONALE
PER IL 40° ANNIVERSARIO DELL'ENCICLICA HUMANAE VITAE DI PAOLO VI

OMELIA DEL CARD. TARCISIO BERTONE,
SEGRETARIO DI STATO DI SUA SANTITÀ

Basilica di San Pietro
Sabato, 4 ottobre 2008

 

Cari fratelli e sorelle,

ci troviamo raccolti questa mattina, nella Basilica vaticana, per pregare insieme nel 40° anniversario dell’Enciclica Humanae vitae. Attualità e profezia di questo testo magistrale di Papa Paolo VI è l’argomento che vi vede riuniti in un congresso internazionale, organizzato dal Pontificio Istituto Giovanni Paolo II per studi sul matrimonio e famiglia, in collaborazione con l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, Centro Studi e Ricerche Regolazione naturale fertilità - ISI, la Confederazione Italiana Centri Regolazione naturale fertilità e l'Institut Européen d'education familiale/Euripean Institut for family life education. Permettete anzitutto che rivolga a ciascuno di voi il mio più cordiale saluto, felicitandomi con voi, anche a nome del Santo Padre, per questa vostra iniziativa. Saluto in particolare i responsabili di questi due organismi di approfondimento e di ricerca dottrinale e scientifica. Saluto i Vescovi, i sacerdoti e gli esperti che arricchiscono i lavori del vostro convegno. Mi è gradito partecipare a voi tutti l’incoraggiamento, il saluto e la benedizione di Sua Santità, che non potendovi ricevere in udienza, - voi sapete come quest’oggi egli si rechi in visita ufficiale al Quirinale - vi ha fatto pervenire un suo messaggio ed assicura la sua spirituale partecipazione a questa celebrazione eucaristica.

Celebriamo quest’oggi la festa di san Francesco d’Assisi, Patrono d’Italia, un santo popolare e universalmente riconosciuto per la radicalità della sua scelta evangelica e per la sua fedeltà e il suo amore per la Chiesa. Le due odierne ricorrenze, al di là di un primo superficiale sguardo, sono tra loro convergenti. Ci potremmo chiedere: Cosa c’entra l’Humane vitae con san Francesco? Ma già nella domanda possiamo cogliere la risposta. Infatti, chi più di san Francesco ha amato e onorato la vita? Si pensi alla sua attenzione e rispetto per la natura, per gli animali per tutto il creato; si pensi specialmente al suo rispetto e amore per la vita umana. Chi più del Santo di Assisi ha dato alla vita umana un valore spirituale profondo, considerando la propria vita come dono divino e a Dio offrendola totalmente sì da diventare conforme nei segni della passione a Gesù Cristo? Proprio perché concepiva la vita quale gratuito dono di Dio, con libertà di cuore poteva intrattenersi quasi familiarmente con il creato lodando il Signore nelle sue creature, che chiamava fratelli e sorelle: “Laudato si mi Signore cum tucte le tue creature... per messer lo frate sole... per sora luna e le stelle...per frate ventu... per sora aqua... per frate focu... per sora nostra matre terra... e per sora nostra morte corporale...” (Cantico di frate sole).

Credo che proprio il modo con cui Francesco si rapporta con il mistero della vita, ci aiuti a comprendere meglio il profetico magistero del grande pontefice Paolo VI a proposito della vita umana. Sarebbe davvero riduttivo rileggere la sua Enciclica, come purtroppo non pochi fanno, fermandosi alle critiche aprioristiche rivolte da larghi strati della pubblica opinione, mettendo in secondo piano l’alto insegnamento sul senso e valore dell’inviolabilità della vita dell’uomo, oggi quanto mai manipolata e spesso calpestata. San Francesco insegna che solo nell’amore si comprende il mistero della vita con i suoi esigenti risvolti di responsabilità e di libertà; solo a partire dal progetto amorevole di Dio prende senso pieno l’atto coniugale. Ciò, naturalmente, presuppone rispetto e apertura accogliente verso la vita, e non un’attitudine di possesso egoistico. La vocazione dell’uomo, creato a immagine e somiglianza di Dio, si realizza in pienezza solo nel dono di sé a Dio e al prossimo. La vita esemplare di Francesco insegna che solo nel rispetto di Dio si giunge a rispettare ogni creatura.

Ci troviamo inseriti in un mondo sempre più carico di violenza e di morte perché sempre più povero di amore, quell’amore autentico che genera e nutre la vita. Per questo è importante far emergere con chiarezza la bellezza della vita concepita e vissuta come dono di amore. Questo fa parte della nostra vocazione; come cristiani siamo chiamati a farci carico liberamente delle speranze e delle sofferenze dell’umana esistenza, e rendere tangibile la tenerezza divina che in Cristo ci ha manifestato e donato l’amore capace di vivere in pienezza le stagioni della vita in qualsiasi condizione ci si venga a trovare.

“Sei tu Signore l’unico mio bene”: così abbiamo pregato nel salmo responsoriale. E’ vero: solo Dio è il Bene e ciò che da Lui proviene è buono. Ma se Dio viene rigettato, come è possibile capire che cosa è buono, come riconoscere il vero Bene misura di ogni altro bene? Si assiste oggi a un triste rifiuto di Dio; il suo progetto circa la vita con i doveri che comporta, appare come un peso da cui liberarsi, un ostacolo da cui sbarazzarsi per affermare la piena libertà dell’uomo, libertà di gestire se stesso e la vita come “cosa” di cui si ha pieno possesso e non come dono ricevuto e del quale si dovrà rendere un giorno conto. Il Papa Paolo VI, quando emanò l’Enciclica Humanae vitae, aveva ben presente questa situazione socioculturale e avvertiva il grave dovere di difendere la nobiltà dell’amore coniugale. In particolare, sentiva indispensabile riaffermare il carattere sacro della vita umana, come elemento imprescindibile per la promozione e il rispetto della persona nel servizio alla verità della fede.

L’uomo di fede, ce lo ricorda ancora una volta la testimonianza di san Francesco, sa che il valore dell’esistenza è dato dalla fedeltà al progetto di Dio, riconosciuto come Creatore e Signore della vita. Per cui – afferma l’Enciclica - “un atto di amore reciproco, che pregiudichi la disponibilità a trasmettere la vita che Dio creatore di tutte le cose secondo particolari leggi vi ha immesso, è in contraddizione sia con il disegno divino, sia con il volere dell’Autore della vita umana” (Humanae vitae,13)

Cari fratelli e sorelle, a quarant’anni di distanza, come non essere grati al Servo di Dio Paolo VI, per un documento che si sta rivelando quanto mai attuale, e che non pochi fuori della Chiesa oggi vanno con onestà apprezzando sempre più? La parola chiave per comprendere l’Enciclica è quella dell’amore. Questo ha detto il Santo Padre Benedetto XVI il 10 maggio scorso ai partecipanti a un altro analogo convegno internazionale promosso per questo stesso 40° anniversario. L’atto coniugale, affermava, “viene descritto all’interno di un processo globale che non si arresta alla divisione tra anima e corpo né soggiace al solo sentimento, spesso fugace e precario, ma si fa carico dell’unità della persona. E ciò è frutto di un amore che sa pensare e scegliere in piena libertà, senza lasciarsi condizionare oltremisura dall’eventuale sacrificio richiesto”. “Ecco da dove scaturisce il miracolo della vita – continuava Benedetto XVI - che i genitori sperimentano in se stessi, verificando come qualcosa di straordinario quando si compie in loro e tramite loro” (L’Osservatore Romano, 11 maggio 2008, p. 1).

Certo, ne siamo tutti ben consapevoli, accogliere l’insegnamento dell’Enciclica non è facile; occorre una sinergia di azioni concomitanti al servizio della vita umana che interessi la coppia, i fidanzati e le famiglie; occorre una ricerca sulla procreazione veramente responsabile che tenga conto di ogni aspetto sia antropologico, come etico e scientifico. Lo sottolinea ancora una volta il Santo Padre nel messaggio che vi ha fatto pervenire per questo vostro Congresso, esortandovi a proseguire nel cammino che avete intrapreso. Paternità responsabile è questione di coraggio e di amore. Le sole risorse umane potrebbero non essere sufficienti; per questo la Chiesa non si stanca di invitare a ricorrere all’aiuto divino. Seguire la legge di Dio, parrebbe a prima vista oneroso, ma così non è. Ce lo ricorda Gesù nella pagina evangelica che abbiamo ascoltato, invitandoci a “prendere il suo giogo sopra di noi e imparare da Lui che è mite e umile di cuore...” (cfr Mt 11,29).

Cari fratelli e sorelle, poniamo ogni impegno in questa “battaglia” a difesa e promozione della vita umana. L’esempio e la testimonianza di tanti genitori davvero coraggiosi e profondamente ricchi di fede, è un grande motivo di conforto per coloro che vivono la loro responsabilità materna e paterna con difficoltà o addirittura con paura. A tutti san Francesco direbbe, con quel suo tipico afflato spirituale: lasciate che Cristo vi ami come solo Lui sa fare! Affidiamo a lui i frutti del vostro convegno e il lavoro di tutti coloro che sono al servizio della vita umana; invochiamo soprattutto l’intercessione della Vergine Madre di Dio, Regina della Famiglia. Sia Lei a sostenerci in questa nostra missione che coinvolge l’intera comunità ecclesiale. Amen.

         

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