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CAPITOLO GENERALE DELL'ISTITUTO FIGLIE DI MARIA AUSILIATRICE

OMELIA DEL CARD. TARCISIO BERTONE,
SEGRETARIO DI STATO DI SUA SANTITÀ

San Paolo Fuori le Mura
Mercoledì, 29 ottobre 2008

      

Cara Suor Yvonne, nuova Superiora Generale,
care Sorelle,

questa mattina la vostra Assemblea capitolare si è trasferita, per una sessione veramente speciale, in questa bella basilica dedicata all’Apostolo delle genti. Avete voluto compiere un pellegrinaggio presso la tomba di san Paolo, nel contesto dell’Anno Paolino, indetto da Sua Santità Benedetto XVI per commemorarne il bimillenario della nascita. Questo è un ideale pellegrinaggio dell’intero Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice: a rappresentare infatti le vostre consorelle, che lavorano nei cinque continenti, ci siete voi, care ispettrici e delegate al Capitolo Generale, alle quali rivolgo con affetto il mio più cordiale saluto. Un saluto speciale rivolgo in primo luogo alla nuova Superiora Generale e ai membri del Consiglio Generale: a tutte auguro un fruttuoso servizio per il bene della Congregazione, della Chiesa e del mondo. Grazie per avermi invitato a presiedere questa familiare celebrazione eucaristica; sono venuto veramente volentieri per il legame di stima, di affetto, e “di famiglia” che ci unisce nel nome di Don Bosco e di S. M. Mazzarello. Vorrei, in primo luogo, trasmettere a voi tutte il saluto e la benedizione del Santo Padre, che avrete modo di incontrare prossimamente.

Proprio perché questa celebrazione vuole essere un pellegrinaggio nel contesto del “Giubileo Paolino”, avete scelto i testi biblici della memoria liturgica della conversione di questo grande Apostolo. Queste pagine del Nuovo Testamento – la prima lettura tratta dagli Atti degli Apostoli ed alcuni versetti della conclusione del Vangelo di san Marco, che narra le ultime consegne di Gesù agli Apostoli – ben si incastonano nel tema della vostra Assemblea Capitolare. A partire infatti dall’amore preveniente di Dio voi state ricercando insieme come imprimere alla vostra famiglia religiosa un rinnovato slancio apostolico e missionario di fronte alle tante sfide della modernità. Nell’apostolo Paolo voi vedete ben rispecchiato il modello di azione apostolica e missionaria che vi attende: un apostolato tutto centrato nella fedeltà a Cristo e al suo Vangelo; un amore per Lui e per la sua Chiesa che vi spinga sino al dono totale di voi stesse senza compromessi; una vera e costante passione per la salvezza delle anime.

C’è poi un’altra felice ricorrenza a rendere questa celebrazione molto familiare, ed è l’odierna memoria liturgica del beato Michele Rua. Beatificandolo, il 29 ottobre del 1972, il Servo di Dio Paolo VI lo definì come uno dei bei frutti di santità suscitati da don Bosco. E che frutto maturo di santità fu questo Beato a noi tutti molto caro, emblema di una fedeltà al fondatore nella continuità! Ritornerò su di lui tra poco; lasciamoci intanto guidare nella riflessione e nella preghiera dalla Parola di Dio che abbiamo ascoltato. Come ben indica il mistero della Pentecoste che avete scelto quale icona del Capitolo, - un’icona tratta dal mosaico realizzato da P. Rupnik nella Cappella Redemptoris Mater del Palazzo Apostolico in Vaticano – è l’ascolto docile dello Spirito la condizione migliore per essere strumenti efficaci dell’amore di Dio nelle nostre comunità e nelle opere che gestiamo. E’ insomma l’ascolto della Parola di Dio il primo e fondamentale impegno di ogni credente, come ha ricordato il Sinodo dei Vescovi, che si è concluso domenica scorsa e che aveva come tema proprio: “La Parola di Dio nella vita e nella missione della Chiesa”.

I testi biblici che sono stati proclamati, letti nel contesto del vostro Capitolo Generale, offrono a voi, care Capitolari, molti spunti di meditazione. Mostrano in primo luogo l’onnipotenza dell’amore divino che non ha ostacoli e tutto vince. Il Signore, il Dio dell’Amore – Dio che è Amore – può operare in ciascuno di noi, prodigi di grazia come trasformò con la sua misericordia il ‘focoso fariseo’ che era Saulo di Tarso rendendolo “strumento eletto” per portare il Vangelo dappertutto. Parlando al discepolo Anania il Signore, invitandolo ad imporre le mani su Saulo perché recuperasse la vista, aggiunse: “io gli mostrerò quanto dovrà soffrire per il mio nome”.

Questa nota pagina degli Atti degli Apostoli ci mostra quali straordinari prodigi può compiere l’amore di Dio, ma ci lascia intravedere al tempo stesso a quale prezzo si debba compiere la missione che Egli ci affida. Non c’è amore senza sacrificio, non c’è evangelizzazione vera senza il dono gratuito della vita che comporta inevitabilmente prove e difficoltà. Questa è l’esperienza di Paolo, il quale – lo confessa più volte lui stesso – è stato sottoposto ad ogni genere di prove fisiche e spirituali per realizzare il suo mandato missionario. E al termine della sua vita dirà al fedele discepolo Timoteo: “Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la corsa, ho conservato la fede” ( 2Tm.4,7)

Quando Michele Rua, il 28 luglio del 1860, venne ordinato sacerdote, don Bosco gli comunicò alcuni avvertimenti per iscritto che vale la pena rileggere insieme. Don Bosco gli scrisse: “Dovrai lavorare e soffrire molto. Non vi sono rose senza spine, e tu sai che bisogna attraversare il Mar Rosso ed il deserto per  raggiungere la Terra Promessa. Sopporta la prova con coraggio; anche in mezzo alle sofferenze, sentirai la consolazione e l’aiuto del Signore” Ed aggiunse: “Per compiere il tuo operato sulla terra, ascolta questi consigli: vita esemplare, somma prudenza, perseveranza nell’opera al servizio delle anime, docilità assoluta alle ispirazioni dall’Alto, guerra incessante all’inferno, fiducia instancabile in Dio”. E soprattutto gli raccomandò: «Studia di farti amare»! Sono direttive che non passano di moda mai e che occorre tener presente in ogni progetto di vita religiosa ed apostolica.

Riprendo qui una domanda dallo strumento di lavoro del vostro Capitolo: “Quale è la mia, la nostra esperienza dell’amore preveniente di Dio?”. Alla luce di questo interrogativo è utile compiere una revisione di vita personale e comunitaria che conduca a una reale “conversione” all’amore di Dio. Certamente nel Capitolo state approfondendo tanti aspetti della vita religiosa e delle vostre attività apostoliche, ma questo interrogativo è sotteso a ogni decisione, progetto e programma. Se si spegne nel cuore la luce dell’amore divino si rischia di operare invano; quando invece arde la fiamma viva dello Spirito allora anche le nostre povertà, i nostri limiti, le nostre umane fragilità divengono strumento di misericordia e di bene nelle mani del Signore. Questa è l’esperienza dei santi, l’esperienza di san Paolo che l’incontro con Cristo ha trasformato. Una luce sfolgorante lo ha reso conforme a Cristo, suo Signore e Maestro. San Paolo – è bene sottolinearlo riprendendo un passaggio della catechesi di Benedetto XVI  del mercoledì 3 settembre scorso - “è stato trasformato non da un pensiero, ma da un evento, dalla presenza irresistibile del Risorto, della quale mai potrà in seguito dubitare tanto era stata forte l’evidenza dell’evento, di questo incontro. Esso cambiò fondamentalmente la vita di Paolo; in questo senso si può e si deve parlare di una conversione.” (L’Osservatore romano, n° 206, giovedì 4 settembre 2008, p.1).

Nella conversione-vocazione di Paolo possiamo vedere rispecchiata la storia di ciascuno di noi, care Suore, la storia e la missione di ogni cristiano. In modi diversi Iddio ci chiama ad essere suoi amici, suoi discepoli  e ci affida lo stesso mandato che – come è stato proclamato poco fa nel Vangelo – consegnò agli Undici prima di salire al cielo: “Andate in tutto il mondo e predicate il vangelo ad ogni creatura” (Mc 6,15). Molteplici sono le vocazioni, ma in definitiva unica è la missione che tutti ci accomuna: annunciare e testimoniare il Signore con la vita e la parola, in comunione con i Pastori ed i fedeli, e perciò nella Chiesa. Unendo gli sforzi dobbiamo operare tutti per la stessa causa. Mi viene in mente l’episodio dell’incontro di Don Bosco con Michelino poco più che decenne: Don Bosco tende la mano sinistra aperta, ma vuota, e, con l’altra, tenuta perpendicolarmente, fa il gesto di tagliarla in due, per offrirgliene la metà. Che cosa ha voluto dire con quel gesto? Parecchi anni dopo Don Bosco chiarirà l’enigma con queste parole rivolte a Michele Rua: “Caro Michele, tu ed io, nella vita, divideremo sempre tutto: dolori, preoccupazioni, responsabilità, gioie ed il resto, tutto il resto, tutto ci sarà comune”. Quanto è importante la comunione! Il beato Michele Rua vi aiuti dal Cielo a tendere sempre a questa unità di intenti nell’operare per il bene delle anime.     

Concludendo, volgiamo ancora lo sguardo all’icona del Capitolo: Maria in preghiera con gli Apostoli, il giorno della Pentecoste. È Lei, la Madonna Ausiliatrice, che invochiamo fiduciosi perché vi accompagni in questa ultima parte del Capitolo Generale; sia Lei a sostenere nel loro incarico le Consorelle che avete chiamato a far parte del Consiglio Generale e guidi la Congregazione in un rinnovato cammino di santità e di ardore missionario per attuare il carisma dell’Istituto nel mondo odierno. San Giovanni Bosco e santa Maria Domenica Mazzarello, il beato don Rua e gli altri Santi e Beati della nostra famiglia salesiana vi aiutino a far sì che le diverse attività del vostro Istituto formino un’unica comunità educante a servizio dei piccoli e dei poveri (Cfr. Strumento di lavoro..., 78).  Così preghiamo, proseguendo la celebrazione eucaristica con un ricordo particolare per tutte le consorelle, specialmente per quelle ammalate, sofferenti o in difficoltà, per le giovani in formazione; preghiamo perché tutte le Figlie di Maria Ausiliatrice, in ogni parte del mondo, siano “segno ed espressione dell’amore preveniente di Dio”. E così sia!

 

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