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INAUGURAZIONE DELLA MOSTRA FOTOGRAFICA E DOCUMENTARIA
"PIO XII: L'UOMO E IL PONTIFICATO"

SALUTO DEL CARD. TARCISIO BERTONE,
SEGRETARIO DI STATO DI SUA SANTITÀ

Martedì, 4 novembre 2008

     

Signori Cardinali,
Eccellenze Reverendissime,
Signor Sindaco, Illustri Autorità,
cari amici!

Sono tante le manifestazioni in programma quest’anno, a ricordo del passaggio da questa terra al Cielo del venerato Pontefice, il Servo di Dio  Pio XII, che si spense alle prime ore del giorno 9 ottobre del 1958. Sono trascorsi 50 anni dal quel giorno in cui moriva Eugenio Pacelli, che è stato il Papa della nostra giovinezza – mi riferisco a noi più anziani che abbiamo vissuto gli anni difficili della seconda guerra mondiale e del dopo guerra coincisi esattamente con il suo pontificato. La memoria di questo grande Pastore ci riporta naturalmente alle condizioni sociali, politiche e religiose di quegli anni, certamente mutate rispetto alla situazione odierna anche se non poche problematiche ritornano di grande attualità; ci riporta alle attese e alle speranze che animavano la Chiesa e la società in quel periodo ricco di fermenti.

Chi di noi potrà dimenticare la ieratica e nobile figura di questo ascetico Successore di Pietro? Nell’omelia che Benedetto XVI ha tenuto in San Pietro il 9 ottobre scorso, nel giorno esatto in cui ci ha lasciati questo suo grande Predecessore, ha osservato che “purtroppo il dibattito storico sulla figura del Servo di Dio Pio XII, non sempre sereno, ha tralasciato di porre in luce tutti gli aspetti del suo poliedrico pontificato”. Ed ha aggiunto: “Tantissimi furono i discorsi, le allocuzioni e i messaggi che tenne a scienziati, medici, esponenti delle categorie lavorative più diverse, alcuni dei quali conservano ancora oggi una straordinaria attualità e continuano ad essere punto di riferimento sicuro”.

Molta parte di questa sua attività è fedelmente illustrata dalla presente mostra fotografica e documentaria dal titolo: “Pio XII: l’uomo e il pontificato”. Essa è stata lodevolmente proposta, preparata e realizzata dal Pontificio Comitato delle Scienze Storiche in collaborazione con i Musei Vaticani e con la supervisione di uno speciale Comitato di onore e di un Comitato scientifico istituito per le celebrazioni del 50° della morte di Pio XII. L’odierna inaugurazione si inserisce appunto tra le manifestazioni previste per ricordare quest’importante anniversario.

A me preme in primo luogo salutare tutti i presenti – ecclesiastici, autorità, personalità, religiosi e religiose, ospiti e sponsor - e ringraziare coloro che a vario titolo hanno contribuito alla messa in atto della mostra. Un saluto speciale e un grato pensiero rivolgo a quanti hanno accettato di far parte dei due Comitati che hanno coadiuvato il Pontificio Comitato di Scienze Storiche nella preparazione di questa e delle altre iniziative del 50°. Penso specialmente al Convegno teologico su “Pio XII e la preparazione del Concilio Vaticano II”, che si svolgerà in settimana presso le Università Pontificie Gregoriana e Lateranense e che culminerà con l’udienza pontificia.

Questa bella esposizione di fotografie e altro materiale, come ho scritto nella breve presentazione del catalogo, vuole ricostruire, grazie al supporto di immagini, documenti e vari oggetti, il percorso umano e spirituale di Papa Pacelli. Dalla sua nascita nella Roma di Pio IX, alla sua formazione umana e religiosa che coincide con la fine del XIX secolo; all'avvio del suo servizio nella Segreteria di Stato agli inizi del Novecento, con la rapida progressione di ruoli che ebbe ad assumere nella diplomazia pontificia, sino alla missione di Nunzio Apostolico a Monaco di Baviera, poi a Berlino. Quindi la nomina a Segretario di Stato di Papa Pio XI e, infine, la sua elezione al Soglio Pontificio.

Nell'allestire l'esposizione si è cercato di far emergere i diversi aspetti caratteristici della sua personalità. Non solo la sua immagine ufficiale consegnata agli archivi della storia, ma qualcosa di più singolare e profondo, anzi, si potrebbe dire, qualcosa di più completo che ne evidenzi quel suo vero volto che poterono apprezzare coloro che lo conobbero direttamente e con lui ebbero la fortuna di collaborare. Si tratta insomma di un percorso espositivo che mira a far luce appieno sul carattere, a percepire in profondità i suoi sentimenti e il modo con cui espletava gli alti incarichi che successivamente ricoprì nel corso della sua lunga esistenza. Tutto ciò grazie al contributo di immagini inedite o poco conosciute, come pure di suoi scritti di carattere sia personale che ufficiale. La mostra contribuisce così a far meglio conoscere un Pontefice che a giusto titolo va annoverato tra i più grandi personaggi del XX secolo, ed aiuta a ricostruire le tormentate vicende dell'epoca storica in cui è vissuto Eugenio Pacelli; anni insanguinati da ben due guerre mondiali e, successivamente, condizionati dai rischi della “guerra fredda”.

Quest’interessante insieme di immagini e documenti è utile inoltre per comprendere Eugenio Pacelli sacerdote, vescovo, cardinale, e Papa con il nome di Pio, definito, come san Leone Magno, Defensor Civitatis. Tra tante discussioni di ordine politico, teologico, diplomatico, pastorale e storico Pio XII ha sempre perseguito l’intuito del popolo, a giusto titolo ritenuto capace di arte, gesti e sacrifici. E del popolo – specialmente del popolo romano - si è fatto voce concreta, restandogli accanto specialmente in momenti drammatici della seconda guerra mondiale, come la mostra ben documenta.

Benedetto XVI, nell’omelia che ho già citato, ha sottolineato quest’aspetto della personalità di Pio XII, richiamandone l’amore per quella che egli chiamava la sua “diletta” Roma, “amore – dice Papa Ratzinger - testimoniato dall’intensa opera di carità che promosse in difesa dei perseguitati, senza alcuna distinzione di religione, di etnia, di nazionalità, di appartenenza politica”. Ed ha aggiunto questo dettaglio tratto dal Summarium della causa di beatificazione: “Quando, occupata la città, gli fu ripetutamente consigliato di lasciare il Vaticano per mettersi in salvo, identica e decisa fu sempre la sua risposta: Non lascerò Roma e il mio posto, anche se dovessi morire”( p.186).

Formulo di cuore l'auspicio che anche questa iniziativa serva a far apprezzare, specialmente alle nuove generazioni, la straordinaria figura di questo Papa, che seppe preparare, con profetica intuizione dei segni dei tempi, il cammino della Chiesa nell'epoca contemporanea. A tutti grazie per la vostra cordiale attenzione, e auguri di pieno successo alla mostra che oggi viene ufficialmente inaugurata.

    

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