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FESTA DELLA GUARDIA SVIZZERA PONTIFICIA
OMELIA DEL CARD. TARCISIO BERTONE,
SEGRETARIO DI STATO DEL SANTO PADRE
Basilica Vaticana
Mercoledì,
6 maggio 2009
Care Guardie Svizzere!
Cari Fratelli e Sorelle!
L’odierna giornata del sei maggio rinnova uno dei tradizionali appuntamenti
della vita e dell'attività della Città del Vaticano. Si tratta di una festa
particolarmente sentita specialmente dal Corpo della Guardia Svizzera
Pontificia, che ricorda l’intrepido sacrificio di 147 alabardieri che nel 1527
non esitarono a offrire la propria vita in difesa del Papa Clemente VII durante
il "sacco di Roma". In questa solenne circostanza, desidero esprimere a tutti
voi qui presenti il mio più cordiale saluto, cominciando dai nuovi alabardieri
che oggi pronunceranno in forma ufficiale il proprio giuramento di "servire
fedelmente, lealmente e onorevolmente il Sommo Pontefice, sacrificando, ove
occorra, anche la vita". Insieme a loro, saluto il dott. Daniel Rudolf Anring,
che per la prima volta prende parte a questa cerimonia in veste di Comandante,
il Cappellano mons. Alain Guy Raemy, gli Ufficiali e tutte le Guardie Svizzere.
Un deferente pensiero va alle illustri Personalità, che con la loro presenza
onorano questa giornata: i Rappresentanti della Conferenza Episcopale Svizzera,
le Autorità del Governo Confederale e dei diversi Cantoni. Il mio affettuoso
saluto va infine a tutti voi, parenti, conoscenti e amici delle Guardie, che
avete voluto prendere parte a questa solenne cerimonia così suggestiva e ricca
di significato.
Raccolti intorno all'Altare del Signore per ascoltare la sua Parola e per
nutrirci del Pane Eucaristico, pane di vita eterna, vogliamo ripetere la nostra
adesione a Cristo e al suo Vangelo, rinnovando la comunione con tutta la Chiesa
e la devozione al Santo Padre. Tutti sappiamo quanto sia importante e delicato
il compito affidato al Corpo della Guardia Svizzera Pontificia: la particolare
custodia della persona stessa del Papa, la sorveglianza del Palazzo Apostolico e
degli ingressi esterni della Città del Vaticano, i servizi di sicurezza e di
onore durante le cerimonie pubbliche del Sommo Pontefice. Il vostro, cari amici
della Guardia Svizzera Pontificia è un servizio qualificato e comunemente
apprezzato, che esige serietà, dedizione, fedeltà e vigilanza.
Il Vangelo poc’anzi proclamato rivolge proprio l’invito ad essere vigilanti, a
guardare se le nostre lucerne sono accese. L’atteggiamento di chi è pronto e non
dorme, già presente nel primo Testamento, acquista nelle pagine del Nuovo
Testamento accenti di poesia e insieme di dramma.
In quanto discepoli di Cristo, noi dobbiamo tenerci pronti per la venuta
inattesa e improvvisa di Gesù. Essa è prospettata a noi come un punto di
costante riferimento per tenere sveglie le nostre responsabilità e la nostra
dedizione al regno del Signore. Il credente è colui che sa aspettarlo il
Signore, e che sta ad aspettarlo. Veglia nella notte del mondo per far
risplendere con le sue opere la luce di Dio. Il Vangelo stesso ci indica
l'atteggiamento giusto per attendere il Signore: la cintura ai fianchi è la
tenuta di lavoro, di servizio e di viaggio prescritta per la cena pasquale (cfr
Es 12,11).
Ma c’è un altro aspetto che vorrei sottolineare: vigilanza e preghiera sono
l'una indispensabile all'altra: non si vigila senza pregare, né si prega senza
essere spiritualmente desti. Per noi, oggi, nel ritmo frenetico e coinvolgente
della vita moderna, quale speranza ci può essere di non lasciarci addormentare
dal canto di tante sirene? La risposta che troviamo nel Vangelo è la stessa
della nostra esperienza umana: vigila bene chi ama. E' dell'amore vigilare.
Questo ci insegna la parabola delle vergini stolte e prudenti. Prima di tutto la
nostra deve essere una vigilanza contro il male, contro il peccato, contro il
non-amore. Gesù vuol trovarci con le lampade accese dalla sua luce e ci promette
una cosa inaudita. Il padrone "si cingerà le sue vesti, li farà mettere a tavola
e passerà a servirli". Davvero, “servire é regnare”, perché quando il padrone
arriva, rende padrone il servo!
Care Guardie svizzere, fate in modo che la vostra vita, spesa in questa gioiosa
vigilanza, dia spazio a Gesù perché entri nei vostri cuori e li renda puri e
umili. Spesso, durante le giornate, il Signore viene e bussa alla vostra porta
attraverso le persone con cui lavorate e con le quali condividete l’esperienza
di questi anni romani, oppure attraverso i numerosi pellegrini che incontrate.
Restate svegli ad aprire la porta a Lui presente nella varietà delle situazioni
per godere la felicità d'essere insieme a Lui nello scorrere dei giorni. Beati
voi se il Padrone vi troverà sempre vigili e pronti per accoglierlo!
Il vostro servizio qui in Vaticano deve modellarsi sempre più sulla prospettiva
della vigilanza non solo esterna, quanto interna, dei vostri cuori. Pertanto nel
vostro quotidiano lavoro siete chiamati a trarre linfa vitale e motivazioni
profonde da una solida vita di fede, da una grande consapevolezza
dell'appartenenza alla Chiesa e da un forte sentimento di fedeltà al Papa.
Sappiamo bene che in qualunque missione si possono incontrare prove e difficoltà
di vario genere. Ma tutto ciò va affrontato con coraggio e fiducia, facendo
affidamento non solo sulla propria preparazione e sulle proprie capacità
personali, ma anche sull'aiuto degli altri e, soprattutto, sulla forza e sulla
grazia che ci provengono da Dio. È questo l'augurio che oggi desidero rivolgere
ai nuovi alabardieri e a tutte le Guardie Svizzere, affinché sappiate adempiere
sempre meglio il vostro singolare mandato. Vi sia di sostegno e di
incoraggiamento anche la riconoscenza del Santo Padre, come pure l'apprezzamento
mio personale e della Segreteria di Stato.
Soprattutto vi accompagni e vi assista sempre la grazia del Signore, al quale
affidiamo le vostre persone e tutte le vostre attività. La Vergine Santa, che in
questo mese di maggio il popolo cristiano invoca e venera con particolare
devozione, vi protegga e vi aiuti ad essere fedeli e vigili servitori del
Successore di Pietro, e autentici figli della Chiesa.
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