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SANTA MESSA AL SANTUARIO SANTA MARIA DI CREA
E BENEDIZIONE DELLA NUOVA CAPPELLA DELLE RELIQUIE
OMELIA
DEL CARD. TARCISIO BERTONE,
SEGRETARIO DI STATO DEL
SANTO PADRE
Domenica, 31 ottobre 2010
Eccellenza,
Cari Sacerdoti, Religiosi e Religiose,
Cari fedeli,
E’ una grande gioia per me trovarmi in mezzo a voi in questo antico Santuario,
fondato da Sant’Eusebio di Vercelli come Oratorio, verso il 350, per contrastare
il paganesimo popolare e dedicato alla “Beata Madre di Dio”, che dal Colle di
Crea “protegge il popol fedel”, come si dice nell’inno cantato da molte
generazioni del monferrato.
Per Sant’Eusebio io stesso nutro una speciale devozione, essendo stato – come
voi sapete - per alcuni anni Arcivescovo di Vercelli, e avendo approfondito le
virtù e rinnovato la memoria di questo grande confessore della fede. Secondo
un’antica tradizione, fu proprio Sant’Eusebio che portò a Crea un’icona della
Vergine. Nella prima biografia del Santo, chiamata Vita antica, si
racconta che egli, dimorando in questo Santuario “scrisse di propria mano il
Vangelo di Cristo”. La “scrittura del Vangelo” indica la prima traduzione
completa dei quattro Vangeli dal greco al latino, poderoso lavoro che servì per
lo studio e la predicazione, e di cui possediamo il Codice manoscritto, il
celebre “Evangeliarium Vercellense”.
Ringrazio il Vescovo, Mons. Alceste Catella, per la cordiale accoglienza. Saluto
le Autorità qui convenute e porto a tutti i presenti la benedizione del Santo
Padre Benedetto XVI che, informato di questa mia venuta, mi ha chiesto di
pregare insieme a voi per le Sue intenzioni.
Mi congratulo con quanti si sono prodigati per rendere solenne l’evento che oggi
si celebra e, a questo proposito, ricordo in modo speciale il Rettore del
Santuario e il Custode diocesano delle Reliquie con i loro più stretti
collaboratori. Con l’inaugurazione della nuova Cappella delle Reliquie, il
Santuario si arricchisce di nuova bellezza, ma si accresce, soprattutto, la
devozione alla Santa Vergine di Crea, la venerazione dei Santi e la preghiera di
intercessione.
Lo spazio sacro di un Santuario – che
conserva le Reliquie e la memoria dei Santi, che esalta il patrimonio d’arte e
di ingegnosità umana messa al servizio di Dio - è il segno della divina
presenza; è il luogo della Parola annunciata, nella quale lo Spirito chiama alla
fede. Recarsi per pregare in uno spazio particolarmente segnato dall’intervento
di Dio, dalla memoria dei Santi e dei Martiri che ci hanno preceduto, dà
plasticamente l’idea di un Dio che ci ha anticipati e ci precede, che si è messo
egli stesso in cammino sulle strade dell’uomo, un Dio che non ci guarda
dall’alto, ma che ci viene incontro e ci aiuta a risollevarci dopo ogni caduta.
Le letture bibliche di questa celebrazione eucaristica della 31° domenica del
tempo ordinario aiutano a comprendere che la salvezza viene dal Signore
compassionevole riguardo alle nostre mancanze, perché – come dice il libro della
Sapienza – “ama tutte le cose che esistono”. Ritorniamo con la mente e il cuore
al brano del libro della Sapienza ascoltato poc’anzi: “Signore, tutto il mondo
davanti a te è come polvere sulla bilancia, come una stilla di rugiada caduta
sulla terra. Hai compassione di tutti, perché tutto puoi, chiudi gli occhi sui
peccati degli uomini, aspettando il loro pentimento” (Sap 11,22-23).
Nel Vangelo Gesù attua le parole profetiche della Sapienza. Lo vediamo
attraverso il racconto dell’incontro avvenuto a Gerico con un tale di nome
Zaccheo, capo dei pubblicani e ricco, non grazie ad un onesto guadagno, ma per
aver rubato: dunque con un peccatore. Non sappiamo quale intimo desiderio
spingesse quell’uomo a voler vedere Gesù. Lui piccolo di statura, non solo a
livello fisiologico ma anche morale, per vederlo era salito sul sicomoro.
Sant’Ambrogio, commentando questa scena, ci aiuta a comprenderne più
profondamente il significato. Scrive: “Nessuno vede Gesù senza fatica; nessuno
risce a vedere Gesù standosene per terra”. Solo elevandosi Zaccheo “meritò di
vedere colui che bramava”.
Ma il racconto mette in evidenza anche un altro aspetto: Gesù sta in basso,
sotto il sicomoro, e Zaccheo lo obbliga ad alzare lo sguardo verso di lui. Allo
sguardo segue da parte di Gesù l’invito a scendere in fretta da quell’albero
perché lui il Signore vuole entrare nella sua casa. Nonostante la mormorazione
dei benpensanti, Gesù non solo sceglie di entrare nella casa di uno che era
conosciuto come un peccatore, ma - come sottolinea il verbo usato nel testo
originale greco del Vangelo lucano, Katalyo - decide di prendere dimora
presso di lui.
L’accoglienza di Gesù riempie Zaccheo di gioia; lo porta ad un cambiamento di
mentalità e ad un orientamento nuovo della vita secondo il codice della felicità
proclamato da Gesù nel discorso delle beatitudini: la povertà, la pace, la
purezza del cuore, la giustizia, la misericordia. Alla presenza di Gesù, Zaccheo
intuisce quanto sia meschina una vita consegnata al denaro, senza pietà; impara
il giusto uso dei beni materiali e il giusto rapporto con i suoi simili.
Di fronte alla constatata conversione, Gesù misericordioso e giusto pronuncia la
Parola che sancisce l’avvenuta riconciliazione e l’ingresso di Zaccheo nella
comunità dei credenti: “Oggi la salvezza è entrata in questa casa” (Lc
19,9).
Non dimentichiamo, tuttavia, che la conversione, una volta sperimentata va
mantenuta e coltivata con grande cura. C’è bisogno per questo di
accompagnamento, di verifiche e di appoggi, perché, come abbiamo ascoltato nella
seconda lettera di san Paolo apostolo ai Tessalonicesi: “Dio… porti a compimento
ogni proposito di bene”, e perchè, dopo aver trovato la via giusta, possiamo
“non lasciarci confondere la mente e allarmare né da ispirazioni, né da
discorsi” che non siano in sintonia con la Parola di Dio (cfr Ts 1, 11 –
2,2).
Per questo cammino di crescita nella fede la Chiesa ci tende la mano offrendoci
il grande aiuto dei Sacramenti. E qui vorrei focalizzare in particolare il
sacramento della riconciliazione. Non trascuriamo di accostarci alla
confessione; la remissione frequente dei nostri peccati e delle nostre debolezze
produce la pace e la serenità della coscienza, oltre che l’accrescimento delle
forze spirituali per il combattimento cristiano.
Approfittiamo di questa Celebrazione eucaristica per accogliere Gesù nella
dimora del nostro intimo, nello spazio della nostra vita, per essere capaci di
fare, come Zaccheo, la scelta della parte giusta nel compimento di ciascuno dei
nostri doveri, familiari e sociali. E questa scelta è resa a noi possibile
perché la Parola di Gesù contiene in sé l’energia vivificante dello Spirito
Santo che, se accolto, fa germogliare nella vita del credente la santità.
Siamo alla vigilia della memoria liturgica di tutti i Santi. Fra poco benediremo
la nuova Cappella che raccoglie numerose Reliquie di coloro che hanno
testimoniato la fede in Cristo ed hanno esaltato con la loro vita santa, la
santità della Chiesa. Il Concilio Vaticano II, riassumendo l’antica sensibilità
cristiana a proposito della venerazione delle sacre reliquie, afferma che: “La
Chiesa, secondo la sua tradizione, venera i santi e tiene in onore le loro
reliquie autentiche e le loro immagini. Le feste dei santi, infatti, proclamano
le meriviglie di Cristo nei suoi servi e propongono ai fedeli opportuni esempi
da imitare”. Chiediamo allora l’intercessione dei Santi i cui resti sono in
parte conservati in questo Santuario, perché ci stimolino ad alimentare
continuamente la vita divina ricevuta nel Santo Battesimo e ad irrobustirla ogni
giorno con uno stile di vita conforme alla Parola di Dio che, come abbiamo visto
in Zaccheo, è fonte di gioia.
Chiediamo soprattutto l’intercessione della Beata Madre di Dio, che veglia su di
noi da questo Santuario, come protettrice delle nostre terre, delle nostre
famiglie, dei nostri bambini. Chiediamo a Maria di facilitare l’ingresso di suo
figlio Gesù nelle nostre case, nei luoghi di lavoro e di ritrovo, nelle scuole,
perché ovunque si instauri la salvezza che genera la pace e che favorisce il
vero benessere umano, da tutti agognato.
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