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VISITA PASTORALE AD ASTANA - KAZAKHSTAN
CELEBRAZIONE EUCARISTICA
E CONSEGNA DELLE RELIQUIE DI S. ANDREA APOSTOLO
OMELIA DEL CARD. TARCISIO BERTONE,
SEGRETARIO DI STATO DEL
SANTO PADRE
Cattedrale
Cattolica di Astana
Venerdì, 3 dicembre 2010
Cari
Confratelli
nell’episcopato
e nel
sacerdozio,
cari fratelli e
sorelle nel
Signore!
Con viva gioia celebro con voi questa solenne Liturgia nella
memoria liturgica di san Francesco Saverio, infaticabile
predicatore del Vangelo ai popoli dell’Asia. Il mio saluto va
anzitutto a Sua Eccellenza Monsignor Tomash Peta, Arcivescovo
Metropolita di Maria Santissima in Astana, che ringrazio per le
cordiali parole che mi ha rivolto; saluto fraternamente il
Nunzio Apostolico Sua Eccellenza Monsignor Miguel Maury Buendía
e tutti i Presuli presenti, provenienti dai Paesi limitrofi.
Porgo il mio deferente pensiero alle distinte Autorità che ci
onorano con la loro partecipazione. Un caloroso saluto porgo,
inoltre, ai religiosi e alle religiose e a ciascuno di voi,
carissimi fratelli e sorelle, che avete voluto prendere parte a
questa solenne celebrazione eucaristica, nella quale, a nome di
Sua Santità Benedetto XVI, consegnerò solennemente a voi, come
ho già fatto nella Cattedrale ortodossa, le Reliquie
dell’apostolo sant’Andrea. A questa amata Chiesa e a tutti voi
trasmetto l’affettuosa benedizione del Santo Padre, benedizione
che Egli estende alle vostre famiglie e ai vostri cari,
particolarmente a coloro che sono malati o stanno vivendo
momenti di prova e di difficoltà.
Nei giorni scorsi ho partecipato al Vertice dei Capi di Stato
e di Governo dei Paesi dell’Organizzazione per la Sicurezza e la
Cooperazione in Europa; approfittando di questa occasione, si è
tenuta una visita bilaterale con le autorità del vostro Paese,
nel cui contesto ho potuto incontrare il Presidente della
Repubblica, S.E. il Signor Nursultan A. Nazarbayev; questi
incontri si inseriscono nel quadro della necessaria
collaborazione tra la Chiesa e lo Stato, volta all’edificazione
di una società giusta e solidale, a vantaggio di tutti. Per
questo, anche in un Paese multireligioso, multietnico e
multiculturale come il Kazakhstan, in cui i fedeli cattolici
sono cittadini in senso pieno di questa terra, non si manca di
porre in essere ogni forma di intesa con le istituzioni civili,
per il maggior bene dell’intera popolazione. In pari tempo, ho
voluto incontrare i Responsabili delle principali Comunità
religiose del Paese, l’Islam e l’Ortodossia. Occorre infatti
incoraggiare la collaborazione, in particolare quella tra
cristiani e musulmani, perché, nel rispetto reciproco, ci si
impegni ogni giorno, fianco a fianco, nell’umile ricerca della
volontà di Dio.
Nel recarmi in questo amato Paese, ho desiderato ardentemente
di poter celebrare l’Eucarestia con Voi, vescovi, sacerdoti,
diaconi, religiosi e religiose, fedeli laici, per condividere
quanto abbiamo di più caro, il Sacrificio eucaristico, che, al
di là di ogni lontananza, ci unisce nella carità e, quali membra
dello stesso corpo, ci rende comunità e famiglia di Dio. Senza
l’odierna celebrazione eucaristica, momento ecclesiale così
importante e significativo, la mia visita nel vostro Paese
sarebbe stata incompleta. Infatti, l’Eucaristia è la fonte da
cui scaturisce la Comunità ecclesiale e il fondamento su cui
essa si edifica (cfr Conc. Vat. II, Cost. Lumen gentium,
11); per questo ci siamo riuniti attorno all’altare, per cibarci
dell’unico Corpo del Signore, esprimendo così l’unità che c’è
tra di noi, la comunione della Chiesa del Kazakhstan con il
successore dell’apostolo Pietro, che presiede alla carità.
Questa unità si fonda sulla fede di Gesù, testimoniata nei
secoli, in questa terra asiatica, da numerosi cristiani, anche
attraverso dure persecuzioni; alcuni di questi, fedeli servitori
della Chiesa, che avevano manifestato la loro fede nel Signore
Risorto, sono stati chiamati alla testimonianza suprema
attraverso il sacrificio della propria vita. La consegna delle
Reliquie dell’apostolo Andrea, oltre a significare
l’apostolicità della fede professata da questa Chiesa
particolare, ci richiama la necessità di conformare in tutto la
nostra vita a Gesù, nostro Signore; la necessità di testimoniare
il Vangelo con il dono totale di noi stessi, fosse anche fino
all’effusione del sangue. Nell’odierna celebrazione eucaristica
vogliamo unirci alla preghiera della Chiesa intera, che
intercede per la salvezza di ogni uomo, e nel rendere lode al
Padre per la vita che ci ha donato nel suo Figlio Gesù,
invochiamo dal Signore abbondanti doni spirituali per questa terra che, attraverso i suoi
martiri, nei secoli ha dato una così significativa testimonianza
di fedeltà al Vangelo. Dalla quotidiana celebrazione del Mistero
pasquale la Chiesa in Kazakhstan è chiamata ad attingere
ispirazione e forza, per poter continuare a testimoniare
efficacemente la fede anche nel mondo secolarizzato di oggi.
Anche a noi l’apostolo Pietro raccomanda: "adorate il Signore,
Cristo, nei vostri cuori, pronti sempre a rispondere a chiunque
vi domandi ragione della speranza che è in voi" (1Pt
3,15).
All’inizio di questa celebrazione abbiamo invocato da Dio,
per la Comunità cristiana del Kazakhstan, così come per tutta la
Chiesa, la grazia di ardere dello stesso fervore di carità che
animò san Francesco Saverio. Siamo qui radunati nel giorno della
memoria liturgica del grande apostolo del continente Asiatico.
Francesco nacque a Xavier il 7 aprile del 1506 da una famiglia
nobile, da cui ricevette una educazione solida e accurata;
studiò Teologia alla Sorbona di Parigi, ove conobbe Ignazio di
Loyola, con il quale strinse amicizia e condivise la vocazione
di spendersi totalmente per la maggior gloria di Dio. Con lui
fondò il nucleo primitivo da cui ebbe origine la Compagnia di
Gesù, una fraternità sacerdotale a servizio del Vescovo di Roma,
a lui legata dalla disponibilità incondizionata. Fu così che,
divenuto sacerdote, Francesco partì come Legato Pontificio per
le Indie Orientali, dove, negli 11 anni seguenti, cioè fino alla
morte, si spese totalmente per il Vangelo e il suo messaggio
salvifico di amore e di pace. Il motivo che ha spinto il Saverio
a lasciare la sua patria e l’Europa, e a raggiungere luoghi
sconosciuti, in mezzo a popoli di culture totalmente diverse, è
stato, in ultima istanza, il Vangelo, la passione per la verità,
il desiderio di far incontrare ad ogni uomo il suo Salvatore, di
fargli conoscere il senso della propria vita; oggi lo veneriamo
come l’apostolo del continente Asiatico, e lo invochiamo perché,
in questa sua regione centrale, "la parola del Signore corra e
sia glorificata" (2Ts 3,1).
Cari fratelli e sorelle, in questo tempo liturgico di Avvento
ci stiamo preparando alla contemplazione del mistero di Dio che
si è fatto uomo per la nostra salvezza. Gesù si è fatto uno di
noi per svelarci il volto del Padre, che è Amore: "Dio si fa
conoscere a noi come mistero di amore infinito" (BENEDETTO XVI,
Esort. ap. Verbum Domini, 6). Gesù poi ha manifestato
questo amore donando se stesso per noi, fino al sacrificio della
Croce, per donarci una vita che non ha fine. Al mistero
dell’Incarnazione fa riferimento il profeta Isaia nella prima
lettura che abbiamo ascoltato: i figli di Giacobbe vedranno
"l’opera delle mie mani tra loro, santificheranno il mio nome …e
temeranno il Dio di Israele" (cfr Is 29,23-24). L’Emmanuele,
il Dio con noi, è Colui che compie l’opera di Dio, Colui che ci
fa passare dalle tenebre del peccato ad una vita illuminata
dalla sua grazia; egli nasce nella grotta di Betlemme per
portare all’uomo la luce della Verità. Profittiamo di questo
tempo, che la provvidenza divina ci dona, per disporci ad
accogliere la sua venuta. A lui chiediamo, come i due ciechi di
cui ci parla l’evangelista Matteo nel Vangelo, di avere pietà
anche di noi, di aprire i nostri occhi, perché sappiamo
riconoscere i segni della sua venuta, perché possiamo vedere di
quale grande amore ci ha amato.
Cari fratelli e sorelle, in questa Eucaristia ci accostiamo
al Vivente che ha vinto la morte, partecipiamo della sua morte e
della sua resurrezione, riceviamo il suo Spirito datore di vita,
attingiamo dal suo Cuore sostegno e consolazione, per camminare
verso l’incontro definitivo con il nostro Salvatore. Il Signore
Gesù ci doni, nel suo nuovo avvento, di sperimentare nell’intimo
la sua presenza purificatrice, ci liberi dalle nostre tenebre e,
nel comunicarci la sua vita, ci doni la santità. Maria, Regina
della Pace, a cui il Kazakhstan si è consacrato, ottenga a
questa Chiesa di essere sempre fedele al Signore nella comunione
fraterna e la guidi alla pienezza del banchetto del Cielo.
Dio benedica il Kazakhstan e doni a tutti voi la sua pace!
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