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SEDUTA COMMEMORATIVA DEL BICENTENARIO
DELLA PONTIFICIA ACCADEMIA ROMANA DI
ARCHEOLOGIA
INDIRIZZO
DI SALUTO DEL CARD. TARCISIO BERTONE,
SEGRETARIO DI STATO DEL
SANTO PADRE
Palazzo
della Cancelleria
Giovedì, 9 dicembre 2010
Illustre Professoressa,
Eccellenze,
Cari fratelli e sorelle,
E’ con vero piacere che partecipo a questa solenne e significativa seduta
pubblica, con la quale commemoriamo il bicentenario della fondazione della
Pontificia Accademia Romana di Archeologia.
Ringrazio del gentile invito la Presidente, Prof.ssa Letizia Pani Ermini, e con
lei saluto cordialmente gli illustri Membri di questa importante istituzione e
quanti, a diverso titolo, collaborano con essa. A tutti porto il saluto del
Santo Padre, il Quale mi ha incaricato di assicurare la Sua spirituale vicinanza
e di esprimere il Suo apprezzamento per il vostro qualificato servizio.
Ho letto con molto interesse la Presentazione che la Prof.ssa Pani ha scritto
per il volume celebrativo del bicentenario. E’ sempre motivo di riflessione e
soprattutto di riconoscenza a Dio poter ripercorrere la storia di istituzioni
che in qualche modo assommano in sé il carattere della romanità e il legame con
la Chiesa, con la Santa Sede. In questo specifico caso si può ammirare anche
l’ironia della sorte – che per noi credenti è ironia della Provvidenza – nel
fatto che un’Accademia destinata a diventare Pontificia sia sorta proprio
durante un periodo difficile e drammatico quale fu il pontificato di Pio VII.
Questa vicenda, oltre a confermarci nella certezza di fede che Dio sa “scrivere
diritto anche su righe storte”, costituisce anche un’ulteriore riprova di come
la ricerca onesta della verità e l’autentica passione per la scienza non conosce
barriere di regime politico. Grazie a Dio, il fiume della vera cultura sa essere
spesso un fiume “carsico”, capace cioè di passare sotto lo strato superficiale
degli eventi storici per scorrere ad un livello più profondo. Quante
testimonianze di questo abbiamo in ogni epoca, anche nel secolo scorso, durante
i grandi regimi totalitari!
La libertà è sempre legata alla verità; e perciò ogni iniziativa orientata alla
ricerca del vero porta in sé il germe della libertà, germe che potrà talvolta
dare i suoi frutti anche a distanza di tempo. Non è dunque senza significato che
questa Accademia sia nata con la qualifica di “libera” e successivamente abbia
ricevuto il titolo di “pontificia”. Le Accademie Pontificie sono tutte, per loro
intrinseca natura, originate dall’amore per la verità, e poste al servizio della
vera libertà dell’uomo e del consorzio sociale.
Pur nella brevità di un saluto, mi piace ricordare un’osservazione del compianto
presidente dell’Accademia Prof. Carlo Pietrangeli, curatore delle “Note
storiche” su questa insigne Istituzione. Scrivendo nel 1983, egli sottolineava
che – cito – “la Santa Sede con la concessione dell’alto patronato del Sommo
Pontefice, con la nomina a protettore del Cardinale Segretario di Stato, con la
messa a disposizione di idonei locali e la stampa gratuita delle pubblicazioni,
dimostra il suo interesse e il suo apprezzamento per l’attività dell’Accademia;
è quindi compito dei soci di conservare immutato e, anzi, di accrescere questo
patrimonio culturale che ci è stato trasmesso dai nostri predecessori tenendo
alto il livello dell’istituzione con la loro attività scientifica e con
l’offerta di contributi di alta qualità” – così il Prof. Pietrangeli.
Sono lieto, in questa speciale circostanza, di confermare tale considerazione,
semmai rafforzandone il significato alla luce dell’attuale temperie culturale.
Non c’è dubbio, infatti, che il mondo contemporaneo ha sempre più bisogno di
memoria storica. I sintomi di questa necessità sono evidenti in diversi e
disparati settori. Ad esempio, si moltiplicano produzioni culturali – romanzi,
film, eccetera – in cui i protagonisti vanno alla ricerca delle proprie radici,
o delle radici della propria famiglia, del proprio popolo. E’ chiaro che, se la
cultura dominante è improntata all’immediatezza e al “carpe diem”,
nell’animo umano emerge, prima o poi, insopprimibile, il desiderio di sapere da
dove veniamo, su quale strada stiamo camminando, per capire anche chi siamo e
dove andiamo. In una parola, la domanda di senso.
Ecco allora che coltivare il sapere archeologico oggi significa rispondere ad
un’esigenza culturale primaria ed urgente, che riguarda la qualità della vita
dell’uomo e della civiltà; un’esigenza che è sempre stata a cuore alla Chiesa e
che il Papa Benedetto XVI mette spesso in evidenza evocando il tema delle radici
cristiane dell’Europa. La Chiesa è senza dubbio una delle istituzioni – penso di
poter dire la principale – che promuovono la memoria storica dell’umanità, il
senso vivo del passato per la comprensione profonda del presente e la
progettazione del futuro.
A questo immenso apporto, che la Chiesa offre ogni giorno nel suo vivere ed
agire ordinario – pensiamo alla liturgia ed alla catechesi – partecipa, con il
suo contributo specifico e qualificato, anche la Pontificia Accademia Romana di
Archeologia. E soprattutto per tale servizio il Santo Padre mi incarica di
esprimere il Suo apprezzamento, la Sua riconoscenza, il Suo incoraggiamento.
Egli assicura un particolare ricordo nella preghiera e di cuore imparte a tutti
voi una speciale Benedizione Apostolica.
Colgo l’occasione per formulare a ciascuno di voi ed alle vostre famiglie i
migliori auguri per le prossime festività natalizie e per il nuovo anno.
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