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ORDINAZIONE EPISCOPALE DI S.E. MONS. JAN VOKÁL,
VESCOVO DI HRADEC KRÁLOVÉ

OMELIA DEL CARD. TARCISIO BERTONE,
SEGRETARIO DI STATO D
EL SANTO PADRE

Basilica di San Pietro
Sabato, 7 maggio 2011

 

Signori Cardinali,
venerati Confratelli nell’Episcopato e nel sacerdozio,
cari fratelli e sorelle!

Rivolgo il mio cordiale saluto a ciascuno di voi, convenuti per questo momento di speciale festa per la Chiesa, che è ogni volta una Ordinazione episcopale. Lo porgo prima di tutto a te, caro Mons. Jan Vokál, che oggi riceverai la pienezza del sacerdozio, e lo estendo con affetto ai tuoi parenti, confratelli e connazionali. Nel salutare gli Officiali e il personale della Segreteria di Stato, desidero esprimere la nostra gioia per il dono che oggi il Signore offre a uno di noi, che per circa vent’anni ha lavorato in questo Ufficio al servizio del Sommo Pontefice. Il Santo Padre Benedetto XVI mi ha incaricato di partecipare il Suo personale saluto. Egli assicura la Sua spirituale vicinanza e ci accompagna con la preghiera.

Sono tre gli aspetti che vorrei brevemente toccare nella mia riflessione: anzitutto il messaggio della liturgia della Parola della III domenica di Pasqua; quindi le funzioni del Vescovo nella guida della Chiesa particolare; infine, alcune esperienze particolari del carissimo Mons. Vokál nel contesto storico della Repubblica Ceca a cui appartiene per nascita.

a) il discorso di Pietro (Atti 2,22-36)

La liturgia della Parola del Tempo pasquale ci fa ripercorrere le tappe salienti del cammino della Chiesa nascente, secondo la descrizione dell’evangelista Luca negli Atti degli Apostoli. In questa III Domenica di Pasqua viene riproposto il discorso di Pietro nel giorno di Pentecoste, che costituisce la prima pubblica professione di fede nella Risurrezione di Cristo. Pietro, parlando ad una folla di giudei e proseliti di varie nazionalità, insiste sulla differenza tra la morte del patriarca Davide e quella del Signore Gesù, che era suo discendente. Mentre il sepolcro del primo è soltanto testimonianza della sua morte, quello di Cristo, ritrovato vuoto al terzo giorno, attesta il compimento delle Scritture, che cioè la carne del Figlio di Dio non ha subìto corruzione (cfr Sal 16,10). Sul primo quindi, che pure fu patriarca e grande re della storia di Israele, la morte ha esercitato il suo consueto potere; non così è stato del Signore Gesù, poiché egli ha vinto la morte.

Il coraggio che Pietro dimostra dal giorno di Pentecoste in poi lo porta a mettere subito al cuore della sua predicazione l’evento centrale della missione del suo Maestro: la Risurrezione dai morti. L’Apostolo Pietro, nel suo primo discorso, si avvale del retroterra biblico del Salmo 16, dove è descritta l’apertura dell’uomo all’eternità: “Perché non abbandonerai la mia vita negli inferi, né lascerai che il tuo fedele veda la fossa. Mi indicherai il sentiero della vita, gioia piena alla tua presenza, dolcezza senza fine alla tua destra” (Sal 16,10-11). Parlando a un uditorio in cui non tutti erano pronti a capire la Risurrezione, l’Apostolo cita un Salmo che esplicitamente fa menzione di una vita oltre la morte, nella dolcezza della presenza di Dio.

Oggi, come al tempo di Pietro, la verità della Risurrezione viene a volte banalizzata, a volte vista come un mito, ma la fede cristiana non esisterebbe senza la certezza della Risurrezione di Cristo. Il Tempo liturgico pasquale ci invita a riconoscerla come il fatto costitutivo e più importante della nostra fede. Senza la Risurrezione di Cristo il messaggio cristiano sarebbe una semplice filosofia o un nobile insegnamento morale. È la Risurrezione invece il fattore discriminante e qualificante del Vangelo rispetto a qualunque altro messaggio filosofico e religioso.

Possa lo Spirito Santo suscitare lo stesso coraggio di Pietro e degli altri Apostoli nella Chiesa di oggi e in ogni cristiano, perché sappiamo accogliere ed annunziare la Risurrezione di Cristo, senza tacerla, nasconderla o minimizzarla. A maggior ragione il Vescovo, in ogni Chiesa locale, è il primo annunziatore del messaggio pasquale e della speranza della vita eterna. Preghiamo perché Mons. Vokál sia, in mezzo alla sua gente, araldo e testimone del Signore risorto.

b) i tria munera del Vescovo

La consacrazione episcopale va compresa secondo la logica della successione apostolica. I Vescovi, successori degli Apostoli, sono coloro che, come suggerisce l’etimologia della parola espiscopos, da epì-scopéo, sono chiamati a guardare intorno da una posizione superiore, per proteggere e custodire il gregge loro affidato. Tale ruolo di “sentinella” implica nel medesimo tempo un guardare dall’alto e un guardare col cuore, secondo lo stesso sguardo amoroso del Cristo. I compiti prioritari di ogni Vescovo sono riconducibili a tre, secondo la triplice missione di Cristo: Ogni Vescovo è “pastore” in virtù del munus regendi, “maestro” in virtù del munus docendi e “sacerdote” col munus sanctificandi.

Munus regendi. L’immagine di Gesù Buon Pastore è la più antica nell’iconografia cristiana, e precede anche quella del Crocifisso. Tale icona designa colui che guida e difende il suo gregge con saggezza e intelligenza; perciò le sue pecore lo seguono fedelmente – come dice Gesù stesso nel Vangelo di Giovanni – perché ne riconoscono la voce. Questa immagine richiama la premura e l’affetto con cui il vero pastore, diversamente dal mercenario, si occupa del proprio gregge.

Munus docendi. Ogni Vescovo è Maestro, costituito per insegnare e predicare il Vangelo del Regno. Gesù ha adottato diversi linguaggi comunicativi nel suo insegnamento: le parabole, i gesti, i discorsi per raggiungere meglio i suoi ascoltatori, facendosi ben comprendere. Alla sua scuola, ogni Pastore è chiamato ad adottare i linguaggi comunicativi utili per ogni contesto e a sapersene avvalere, perché tutti comprendano il messaggio evangelico e soprattutto quanto è grande l’amore di Dio per ogni uomo. Ciascun Vescovo promuove la fede, annunzia il Regno dell’amore di Dio e proclama la speranza evangelica. Ogni sacerdote sa bene per esperienza quanto il mondo di oggi abbia bisogno di fede, di speranza e di carità!

Munus sanctificandi. La terza funzione deriva dalla condivisione dello stesso Sacerdozio di Cristo. Nell’esercizio del proprio ministero, ogni Pastore è chiamato a santificarsi e a santificare, e per questo la via privilegiata è la Celebrazione eucaristica e l’amministrazione dei Sacramenti, doni gratuiti di Dio. Il brano del Vangelo di oggi, quello dei discepoli di Emmaus, ci ha ricordato che il momento in cui gli occhi dei due viandanti lo hanno riconosciuto è stato la fractio panis. “Quando fu a tavola con loro, prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero” (Lc 24, 30-31). Il Vescovo, come dicevamo, è il principale Ministro della Parola di Dio nella Comunità, e, come Gesù, conduce i discepoli alla Mensa dove la Parola si fa carne, si fa Presenza viva nell’Eucarestia. Questa, infatti, costituisce il punto focale della vita cristiana: in essa si riconosce, per la fede, l’amore grande di Dio, e da essa si parte per donare questo amore ai fratelli.

c) Mons. Jan vescovo della diocesi di Hradec Králové

Vorrei, infine, fare brevemente cenno alla Chiesa per la quale Mons. Vokál viene ordinato e alla sua esperienza personale. La diocesi di Hradec Králové iniziò la sua storia nel 1664, quando Papa Alessandro VII la istituì con la Bolla Super universas, dividendo il territorio dell’Arcidiocesi di Praga. Le vicende di questa Chiesa sono legate alle vicissitudini della Boemia, nell’attuale Repubblica Ceca, che ha dato sempre un grande contributo di fede e di spiritualità all’intera Chiesa Cattolica. La Chiesa boema ha attraversato fasi luminose e fasi critiche, con un notevole contributo di martiri per la fede. Basta pensare che la sede di Hradec Králové è rimasta vacante dal 1956, anno della morte del Vescovo Mons. Pícha, fino al 1989, a causa del regime totalitario dell’epoca. In quel contesto si colloca anche la venuta a Roma del giovane Jan, nel 1983. Fu una partenza sofferta e quasi avventurosa, fuggendo da un regime ostile per intraprendere il cammino verso il sacerdozio. In quel passaggio fuggitivo attraverso le frontiere dell’Est, con pochi spiccioli nascosti nelle scarpe, inizia il periodo di servizio alla Chiesa di Roma e al Papa che lo ha condotto fino ad oggi, giorno in cui, in ben diverse circostanze, è chiamato a compiere lo stesso viaggio a ritroso. In Boemia è maturata la sua fede, nonostante le ostilità dell’epoca; ora viene invitato a tornare in quella terra per confermare i fratelli nella fede. Lo stemma episcopale di Mons. Vokál sintetizza questo cammino vocazionale riportando i simboli di San Damiano da Veuster (il fiore di Hawaii) e della Beata Caterina Emmerick di Münster (la croce con le braccia sollevate), accompagnati dall’emblematica iniziale del nome di Maria, alla quale, in atto di affidamento, si rivolge il motto: “Sub tuum presidium. Lo stemma è dominato dalla colomba dello Spirito Santo, grande dono di Gesù agli Apostoli, a cui è dedicata la stessa Cattedrale di Hradec.

Oggi Mons. Jan riceverà la pienezza del Sacramento dell’Ordine Sacro dallo stesso Spirito Paraclito: sia Lui a guidarlo, a sostenerlo e a proteggerlo nel ministero pastorale, a servizio della Chiesa nella sua terra di Boemia. Noi promettiamo, con gioia e con affetto, di accompagnarlo sempre con le nostre preghiere.

 

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