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DEDICAZIONE DELLA CHIESA DI SAN TARCISIO
OMELIA DEL CARD. TARCISIO BERTONE,
SEGRETARIO DI STATO DEL
SANTO PADRE
Catacombe di San Callisto, 24 maggio 2012
Cari confratelli e amici,
Ci troviamo oggi a celebrare la dedicazione di una Chiesa. La dedichiamo a Dio
Onnipotente sotto il titolo di san Tarcisio Martire, proprio qui alle “Catacombe
di San Callisto”, dove si contano molti martiri: Sisto II, Cecilia, Calocero,
Partemio e tra questi anche il giovane Tarcisio che, secondo l’elogio fatto
incidere da papa Damaso (366-384), “portava i sacramenti del Cristo,
costretto dai malvagi a rivelare il suo segreto agli infedeli, volle piuttosto
lasciare la vita ucciso, che consegnare a cani rabbiosi le membra celesti”.
La dedicazione della Chiesa di san Tarcisio Martire avviene in un giorno caro a
noi Salesiani, la solennità di Maria Ausiliatrice madre, educatrice della
santità di Don Bosco e, dietro le sue orme, educatrice di santità di tanti
membri della nostra famiglia.
Abbiamo dunque oggi l’occasione per interrogarci sul significato stesso della
chiesa nella quale ci raccogliamo ogni giorno; su cosa rappresenta per la
liturgia e per la spiritualità cristiana la dedicazione di essa; sul perché e a
che titolo noi cristiani diamo tanta importanza all’edificio della chiesa.
La risposta è che Gesù Cristo venendo in questo mondo ha voluto formarsi un
popolo, una comunità, in comunione reciproca, oltre che con lui. Per cui anche
il luogo dell’assemblea deve essere il segno dell’amore vicendevole tra coloro
che spezzano un unico pane.
Questo cercheremo di approfondire a partire dalla Parola ascoltata in questa
liturgia.
San Pietro, nella seconda lettura, ci ha svelato il profondo significato
simbolico della chiesa-edificio: essa, con le sue pietre poste una sull’altra e
distribuite in pareti intorno all’altare, è l’immagine di un altro tempio,
quello invisibile formato dalle pietre vive che sono i battezzati, edificati
sulla pietra angolare, scelta, preziosa, fondamentale, quella che regge tutto
l’edificio, che è Gesù Cristo, ossia quella «che i costruttori hanno scartato».
«In Lui – dirà San Paolo - ogni costruzione cresce ben ordinata per
essere tempio santo nel Signore; in lui anche voi, insieme con gli altri,
venite edificati per diventare dimora di Dio per mezzo dello Spirito» (Ef.
2, 21 s.).
Il Vangelo poi ci permette di approfondirne il significato di quella che Gesù
chiama “la mia Chiesa” e che per noi è “la nostra Chiesa”.
Ricordiamoci che nei confronti della Chiesa non dobbiamo mai sentirci
“spettatori distanti” ma sempre “figli coinvolti” in tutto!
Chiediamoci allora: che cos’è la Chiesa?
Gesù si trova a Cesarea di Filippo, cioè nella regione più a nord di Israele.
In una pausa di tranquillità in cui è solo con gli Apostoli, Gesù li stimola a
prendere una posizione netta nei confronti della Sua persona e, dopo averli
interrogati su cosa pensa la gente, domanda: «Ma voi, chi dite che io sia?» (Mt.
16,15).
Era passato del tempo dall’inizio dell’avventura, quando Gesù li aveva chiamati
uno a uno suscitando la loro adesione. Da allora li aveva affascinati con parole
di vita eterna, con segni straordinari, con l’annuncio di un Regno che non è di
questo mondo; aveva insegnato loro a chiamare Dio con il dolce nome di Padre…
Ma, dopo tutto, di lui, di Gesù, che cosa pensavano? Gli apostoli avevano ancora
bisogno di cogliere un elemento chiave, decisivo, assolutamente necessario; Gesù,
non poteva essere scambiato per un profeta tra i tanti. Ed è Pietro che esplode
in quella solare professione di fede: “Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio
vivente” (Mt 16,16). È una fede scaturita spontanea, che è poi diventata
lungo i venti secoli di cristianesimo, vita stessa della Chiesa.
Con la confessione della messianicità di Gesù da parte di Pietro il Credo si
delinea e il Credo stesso produce cattolicità, universalità; è la fede della Chiesa,
la fede che fa la Chiesa e che impegna ogni cristiano a darne
testimonianza, con coraggio e, dove occorre, anche con sofferenza.
Anche se a noi probabilmente non verrà chiesto di versare il sangue per
testimoniare Cristo, come ha fatto San Tarcisio, non dimentichiamo che il
martirio, ogni tipo di martirio, è la conseguenza della radicalità della vita
secondo il Vangelo. Il cristianesimo si è affermato e ha vinto non quando ha
cercato di andar d’accordo con la mentalità del mondo, con gli adoratori degli
idoli del mondo, ma quando ha saputo affidarsi senza titubanze alla forza della
verità. Così anche noi, cristiani di questo tempo, vinciamo se riconosciamo e
restiamo uniti a colui che ha portato agli uomini la libertà e la salvezza non
facendo scorrere il sangue degli altri, ma versando il suo sangue sulla croce.
Un ultimo pensiero. Il restauro di questa Chiesa ha richiesto sforzi e sacrifici
notevoli di ogni genere. Il mio ringraziamento riconoscente va a tutti quelli
che hanno contribuito a tutto questo.
Non possiamo dimenticare che prima di noi fu il nostro amato Padre don Bosco che
fece uno sforzo ingente per la costruzione della Basilica a Maria Ausiliatrice;
sforzo tanto più degno di ammirazione se si tiene conto delle gravi difficoltà
economiche che lo assediavano. La costruzione del tempio all’Ausiliatrice voleva
essere una manifestazione della sua gratitudine a Colei che “tra noi ha fatto
tutto”. “Aedificavit sibi domum Maria”. Maria si è costruita la sua casa.
“Ogni pietra, ogni ornamento segnala una sua
grazia.” (MB IX, 247). Sono certo che Don Bosco direbbe oggi, alla dedicazione
di questa chiesa nel giorno della solennità di Maria Ausiliatrice: “Maria ci
ha aiutato a restaurare questa casa di Dio”.
Certo, l’impegno di ringiovanire la Chiesa non si identifica semplicemente con
quello di rinnovare la casa di Dio, ma più in profondità vuol dire far tornare
la Chiesa alle sue origini, in modo che viva della forza della Pasqua e della
potenza della Pentecoste e realizzi la verità di Cristo e la libertà dello
Spirito.
Questa vitalità ci aiuterà a fare davvero nostro e a realizzare l’augurio
formulato da Papa Benedetto XVI in occasione della posa della grande statua di
San Tarcisio alle Catacombe di san Callisto, proprio vicino all’Istituto
Salesiano che porta il suo nome. In questo Istituto vivono e studiano dei
giovani salesiani che come Tarcisio desiderano consacrarsi totalmente al
Signore. Vale bene allora ricordare le parole del Papa: “quel luogo, cioè le
catacombe di san Callisto e questa statua, possa diventare un punto di
riferimento per i ministranti e per coloro che desiderano seguire Gesù più da
vicino attraverso la vita sacerdotale, religiosa e missionaria” (Benedetto
XVI).
A Maria, l’esperta di tutte le vie che conducono al Signore vi affido e a Lei
diciamo:
O Maria Ausiliatrice,
tu immersa nel mare di luce della Trinità
e assisa sopra un trono di nubi,
tu coronata di stelle, come Regina del cielo e della terra,
tu sorreggi il Bambino, il Figlio di Dio,
che con le braccia aperte offre le sue grazie a chi viene a te,
tu attorniata come da una corona umana
da Pietro, Paolo, dagli Apostoli ed evangelisti,
che ti proclamano loro Regina,
tu unisci il cielo e la terra,
tu Madre della Chiesa che è già nella gloria celeste
e della Chiesa pellegrina nel mondo,
rendici instancabili costruttori del Regno,
riempici della passione del “Da mihi animas”,
facci segni dell’amore di Dio per i piccoli e i poveri,
“proteggici dal nemico,
e nell’ora della morte portaci nell’eterna gioia”. Amen
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