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RECLUTE DELLA GUARDIA SVIZZERA PONTIFICIA
OMELIA DEL
CARD. TARCISIO BERTONE,
SEGRETARIO DI STATO DEL
SANTO PADRE
Cappella SS.ma Annunziata, Palazzo Apostolico
Venerdì, 22 giugno 2012
Signor Commandante, Monsignor Cappellano, Egregio Sergente Istruttore, Care
Reclute,
Oggi il vangelo ci ricorda come è nato il Padre Nostro. Lo abbiamo appena
sentito: questa preghiera per eccellenza è sorta dal discorso di Gesù sulla
montagna, dove, per esempio, proclama per prima volta le beatitudini o il
perdono del nemico.
E questa sua nuova preghiera, che noi chiamiamo con le prime parole il “Padre
Nostro”, ma che viene anche intitolata, come per sottolineare la sua unicità,
singolarità e originalità: “preghiera del Signore” o “orazione domenicale”;
questo “Padre nostro” viene proposto da Gesù stesso più come un contenuto che
come una forma di preghiera, un relazionarsi con Dio, un indirizzarsi
direttamente a Dio.
Possiamo dire che questa preghiera proposta da Gesù ai suoi ci aiuta a capire in
primo luogo chi è Dio. Facendoci dire “Padre nostro”, Gesù ci insegna la
paternità di Dio: un essere Padre al di sopra di ogni altra paternità, per
tutti e con tutti: impossibile dunque pregare solo per se. Il “Padre mio”, non
esiste. Gesù ci ha consegnato il “Padre nostro”, affindandoci così al Padre suo
e nostro.
Un Padre che non ha paragone sulla terra, un Padre di Amore insuperabile,
invincibile, non sottomesso alla condizione dell’umana creatura: “Padre nostro
che sei nei Cieli”. Insomma un Padre che è il nostro più grande tesoro, la
relazione che vale più di tutte le altre, la ragione stessa non solo della
nostra esisitenza, ma anzi, della nostra felicità, del nostro benessere, ciò che
viene specificato con le parole: “sia santificato il tuo nome, venga il tuo
regno, sia fatta la tua volontà”.
Sì, care guardie, voi vedrete uomini e donne di ogni parte del mondo e di ogni
condizione, affidarsi alla guida del Successore di Pietro, nella fiducia in Dio
Padre che ha voluto, con Gesù Cristo, affidare tutti noi alla sua cura
pastorale. Per questa ragione, da tempo, i fedeli cristiani chiamano
spontaneamente il vescovo di Roma: “Papa” – ovvero l’espressione affettuosa
“padre” – e ancora “Santo Padre”. Perché lui, è il vescovo che esprime la
paternità divina di Dio stesso su tutti noi.
Dio, il Padre per eccellenza, il Padre del Cielo, il Padre onnipotente e
misericordioso, il Padre che accoglie sempre il figlio prodigo che ritorna,
questo Padre, voi Guardie Svizzere, con le stesse parole di Gesù nel Padre
nostro, lo pregherete in modo del tutto speciale. Perché coloro ai quali viene
affidata la protezione del Papa e il servizio d’onore al Papa, pronunciano
certamente con speciale coinvolgimento, in mezzo a tutti i pellegrini e
visitatori che si recano dal Papa, le parole indirizzate al Padre dei Cieli, dal
quale deriva ogni paternità sulla Terra.
Voi che formerete una stretta comunità di vita e di lavoro, avrete anche a cuore,
in modo del tutto particolare, le poche domande che Gesù, nella seconda parte
del Padre Nostro, ci concede e chiede di fare: “dacci oggi il nostro pane
quotidiano, e rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione ma liberaci dal male”. Tutte domande
anche loro formulate in plurale. E questo corrisponde direttamente alle vostre
condizioni di vita qui. Voi formate un Corpo. Voi non potete fare
niente da soli. È un servizio in “équipe”, in squadra, malgrado tutte le
differeneze fra voi di lingua, cultura e mentalità. E dunque, pregando e vivendo
il Padre Nostro, raggiungerete presto la pace e la serenità e la profonda e vera
felicità promessa a chi segue Gesù. Perché sarete felici e grati a Dio di avere
non solo il pane quotidiano, ma anche di più. Perché vi preparerete all’incontro
della domenica con Dio nostro Padre, perdonando ai vostri debitori giorno dopo
giorno. Perché sarete attenti a tutto quello che in una città come Roma può
indurre in tentazione. Perché avrete una sola preoccupazione importante: quella
di non fare il male, e se mai, di essere liberati da lui.
Care Reclute, voi avete sentito e visto che tre gruppi dei vostri futuri
colleghi sono andati a Carpi, in piena zona terremotata, per prestare aiuto
nella sicurezza e in altri lavori di prima urgenza. Questo servizio volontario e
completamente gratuito è in qualche modo la conseguenza della preghiera fatta
nel modo insegnato da Gesù. La fraternità data dal Padre Nostro, dal Padre
comune, si estende così automaticamente a tutti, e in primo luogo, ai più
bisognosi.
Rendiamo dunque grazie a Dio di averci dato Gesù, e in Lui, particolarmente nel
suo insegnamento della preghiera, la giusta e precisa comprensione di Dio, Padre
e Amore, la coscienza dell’universitalià della nostra fraternità umana, la
saggezza di vita chiedendo il pane quotidiano e la cura premurosa del perdono
dato e del male evitato.
E qui, vicinissimi al Papa, al vescovo Padre di tutti i cristiani, la preghiera
del Padre Nostro, prenderà toni e colori nuovi, vedendo con i vostri occhi, la
vera paternità universale del suo ministero. Amen.
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