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DISCORSO DEL SEGRETARIO DI STATO, AGOSTINO CASAROLI,
AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI ITALIANO, L'ON. BETTINO CRAXI, IN
OCCASIONE DELLA FIRMA DEL PROTOCOLLO D'APPROVAZIONE DELLE NORME
FORMULATE DALLA COMMISSIONE PARITETICA PER LE ISTITUZIONI ECCLESIASTICHE IN
ITALIA*
Villa Madama - Giovedì, 15 novembre
1984
Signor Presidente del Consiglio,
Con la firma del Protocollo, con il quale il Governo italiano e la Santa Sede
danno ufficialmente approvazione alle norme che dovranno nel futuro regolare la
materia già retta dagli articoli 17, comma 3°, 18, 27, 29 e 30 del Concordato
del 1929, ha termine, per quel che direttamente riguarda le due Alte Parti, e in
attesa della necessaria ratifica, il lungo lavoro di revisione concordataria,
bilateralmente deciso e portato avanti a partire dal 1967.
In questa occasione, non posso esimermi dal manifestare, anch’io, il dovuto
apprezzamento per l’opera intensa che, dando prova di non comune impegno e di
alta competenza, ha svolta la Commissione paritetica istituita, ai sensi
dell’articolo 7 del Patto da noi sottoscritto il 18 febbraio dell’anno in corso,
allo scopo di predisporre un organico complesso di disposizioni intese a
configurare la nuova disciplina relativa agli enti e beni ecclesiastici e la
revisione degli impegni finanziari e degli interventi i dello Stato italiano.
Si tratta di una materia complessa e segnata da lunghe, talvolta travagliate,
vicende storiche. Tanto più notevole è il fatto che sia stato possibile giungere
ad innovazioni, certamente profonde, non per unilaterali decisioni ma attraverso
un’intesa maturata in un clima di confronto e di dialogo tra uno Stato
democratico ed una Chiesa preoccupata di muoversi, anche con sacrificio e
affrontando nuovi rischi, in fedeltà ai principi e allo spirito del Concilio
Vaticano II.
Come in ogni forma di pattuizione che tende ad armonizzare, nei limiti del
possibile, ordinamenti ed esigenze diverse, imponendo talvolta la ricerca di un
compromesso, anche nelle norme ora approvate non ogni disposizione, certo,
corrisponde appieno ai desideri, per quanto ben motivati, di tutti coloro che vi
sono legittimamente interessati.
Molto si potrebbe dire, e molto senza dubbio sarà detto, con apprezzamenti o
con critiche, sul risultato scaturito da un impegno che, attraverso un confronto
fermo ma rispettoso delle reciproche posizioni - con l’arricchimento delle
integrazioni concordate nel nostro odierno scambio di lettere - ha portato
all’insieme delle norme che le Parti sono ora chiamate a rendere esecutivo,
ciascuna nel proprio sovrano ordinamento.
Lasciando ad altri, e in altre sedi, il commento obiettivo e sereno di tale
risultato, non posso non rilevare qui l’importanza delle disposizioni contenute
nel Titolo sugli enti ecclesiastici civilmente riconosciuti. È infatti
attraverso di essi che si esplica tanta parte dell’azione della Chiesa, non solo
per quanto riguarda le sue attività di religione e di culto, intese nel senso
più stretto, precisato all’articolo 16 delle Norme, ma anche per esplicare
quell’ampia attività caritativa, di assistenza e beneficenza, di istruzione,
educazione e cultura, che costituisce una quasi naturale integrazione ed
irradiazione della sua missione spirituale. Ed è attraverso di essi che la
Chiesa continuerà ad inserirsi, così, nel vivo tessuto della società italiana ed
a portare un suo originale contributo « per la promozione dell’uomo ed il bene
del Paese ».
Le Norme impostano poi un nuovo sistema per assicurare, sia pure almeno nella
modesta misura oggi in vigore, il sostentamento del Clero. Ciò si è reso
necessario per l’abbandono dell’antico sistema beneficiale, in ossequio al le
indicazioni del Concilio Vaticano II e del nuovo Codice di Diritto Canonico che
la Conferenza Episcopale Italiana ha giudicato doveroso accogliere. Tale
abbandono ha avuto inevitabile riflesso anche sull’istituto del « supplemento di
congrua ». Il nuovo sistema, mentre conserva alla Chiesa proprietà e le
restituisce la libera gestione dei beni ex-beneficiali, stabilisce una diversa
via per cercar di supplire alle insufficienze dei redditi dei beni della Chiesa,
con il ricorso al libero e responsabile contributo dei fedeli, che lo Stato ha
inteso, nelle presenti Norme, agevolare.
In verità, la nuova disciplina presenta obiettivi elementi di minor
sicurezza, e comporterà un notevole impegno di sensibilizzazione del popolo
cristiano e di organizzazione a livello diocesano e nazionale.
L’Episcopato, e con esso – certamente – l’intera Chiesa italiana sapranno
affrontare questa sfida con fiducioso spirito di iniziativa e con l’ottimismo
giustificato dalla consapevolezza delle ricche energie umane e spirituali del
popolo italiano, che la sua Chiesa da secoli conosce ed ama e che verso di essa,
le sue attività apostoliche, le sue necessità, sentirà ancor più vive, in
avvenire, le proprie responsabilità.
Nello spirito di sincero rispetto per la legittima autonomia ed indipendenza
degli ordinamenti dello Stato e della Chiesa, ed insieme della non meno sincera
volontà di fattiva collaborazione al servizio del popolo italiano, che ha
segnato lo svolgimento e la conclusione dei lavori per la revisione di un patto
concordatario consacrato ormai alla storia, ma vivo nella sua nuova
configurazione, posta anche essa sotto l’usbergo della Costituzione Repubblicana
dell’Italia, mi è gradito, Signor Presidente del Consiglio, rivolgere a Lei, al
Signor Vice Presidente, al Signor Ministro per gli Affari Esteri ed alle altre
illustri personalità che ci accompagnano – fra le quali non vorrei dimenticare
gli esimi membri della commissione paritetica, con a capo i Copresidenti Prof.
Francesco Margiotta Broglio e Mons. Attilio Nicora – il mio saluto deferente, il
mio ringraziamento, il mio augurio.
Un augurio che va, innanzitutto, sincero e cordiale, all’intero popolo
italiano e alle sue venture, religiose e civili.
*L’Attività della Santa Sede 1984, p.873-875.
Nella Chiesa per il mondo. Omelie e Discorsi, Milano, Rusconi, 1987,
p.467-469.
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