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ORDINAZIONE EPISCOPALE DI MONSIGNOR MARIO RIZZI
OMELIA DI MONSIGNOR ANGELO SODANO*
Sabato, 20 aprile 1991
Caro Don Mario,
E' giunta l'ora della tua ordinazione episcopale: Un giorno lontano anche tu
sentisti la voce del Signore, che ti diceva: «Vieni, seguimi... Farò di te un
pescatore di uomini...» (cfr. Mt 4, 18-22).
E tu, con la generosità di Pietro, di Andrea, degli altri Apostoli, di tanti
Pastori che nel corso dei secoli ascoltarono quest'invito, accettasti di
continuare nel mondo l'opera di Gesù.
Cosi sei diventato Sacerdote. In quel lontano 3 ottobre 1948, il compianto
Cardinale Giovanni Battista Nasalli-Rocca di Corneliano, Arcivescovo di Bologna,
ti imponeva le mani e pronunciava le parole che ti trasformavano in ministro del
Signore.
Dopo tanti anni di fecondo ministero sacerdotale, Cristo ti chiede ora un
servizio più alto. Ancora una volta Egli ti dice: « Vieni e seguimi... Pasci i
miei agnelli... pasci le mie pecorelle » (cfr. Gv 21, 25-19). Ancora una volta
tu hai ascoltato la voce che ti chiamava ad un grado più alto di servizio
pastorale, come Vescovo della Chiesa Santa di Dio. Con l'imposizione delle mie
mani e con la formula consacratoria, una grazia nuova oggi scenderà su di te: la
grazia di guidare il Popolo Santo di Dio. Scenderà su di te quello « Spiritum
Principalem » o «Spirito che regge e guida », che ci rende atti a governare il
popolo cristiano sulle vie della salvezza. Alla mia implorante preghiera si
unisce la gente della tua terra d'origine, qui rappresentata da Mons. Benito
Cocchi, ora Vescovo di Parma.
Si unisce anche la Chiesa che è in Bulgaria, qui rappresentata dal venerato
Mons. Metodio Stratiev, Esarca Apostolico di Sofia per i cattolici di rito
bizantino.
Si unisce altresì la Curia Romana, qui rappresentata da numerosi Cardinali,
Vescovi e Sacerdoti, che ti hanno conosciuto, stimato e amato come un caro
Confratello in questi lunghi anni di servizio alla Sede Apostolica.
E ora permettimi che sottolinei tre momenti della solenne liturgia odierna:
voglio dire quella triplice consegna dei simboli dell'ufficio episcopale, che
avrà luogo dopo l'imposizione delle mani e la recita della preghiera di
ordinazione.
«Accipe Evangelium et verbum Dei praedica in omni patientia et doctrina ».
Già predicavi il Vangelo come sacerdote: ora, con una missione più autorevole e
con una grazia nuova lo predicherai come Vescovo. Sarai maestro di fede nella
Chiesa Santa di Dio.
Sarai maestro di fede in Bulgaria, terra evangelizzata fin dai primi secoli
dell'era cristiana e guadagnata definitivamente a Cristo nel secolo IX con la
conversione del Re Boris e del suo popolo.
Nella tua sollecitudine pastorale seminerai la Parola di Dio in quel terreno,
che fu dissodato dai discepoli dei Santi Fratelli Cirillo e Metodio: una terra —
come ricorda il Santo Padre
Giovanni Paolo II nell'Epistola
Slavorum Apostoli
— in cui « grazie a San Clemente da Ocrida, sorsero dinamici centri di vita
monastica » e da cui « il cristianesimo passò in altri territori, fino a
raggiungere, attraverso la vicina Romania, l'antica Rus' di Kiev ed estendersi
quindi da Mosca verso l'Oriente » (AAS, 1985, pag. 805, n. 24).
Sarai maestro di fede insieme ai Vescovi del luogo, svolgendo quella missione
tipica, che il Santo Padre ti ha affidato: una missione che – per usare le
parole del Papa Paolo VI di venerata memoria — a non si sovrappone all'esercizio
dei poteri dei vescovi, né lo sostituisce o intralcia, ma lo rispetta e, anzi,
lo favorisce e sostiene col fraterno e discreto consiglio » (Motu Proprio
Sollicitudo omnium Ecclesiarum: AAS, 1969, pag. 476).
E la Bulgaria oggi ha sete del Vangelo di Cristo. Dopo il crollo dell'ideologia
comunista paiono ancora una volta attuali le parole, che l'allora Mons. Angelo
Giuseppe Roncalli scrisse nel lontano 1934 verso la fine della sua missione di
Delegato Apostolico in Bulgaria, quando descriveva il popolo bulgaro come molto
« ricco di felici attitudini verso il regno di Cristo e la sua Chiesa »
(Giovanni XXIII, Il giornale dell'anima, Edizioni di Storia e Letteratura, 1964,
pag. 228).
«Accipe anulum, fidei signaculum: et sponsam Dei, sanctam Ecclesiam, intemerata
fide ornatus, illibate custodi ».
Nei 42 anni di ministero sacerdotale hai avuto innumerevoli occasioni di
manifestare la tua fedeltà a Cristo e alla Chiesa: ora, entrando a far parte del
Collegio dei Vescovi, ti vengono chieste una generosità e una dedizione ancora
maggiori nel servizio del popolo cristiano.
La pienezza del sacramento dell'Ordine farà di te un uomo di Dio e un uomo di
Chiesa a un titolo superiore. Pertanto, a immagine del sommo ed eterno
Sacerdote, Pastore e Vescovo delle nostre anime, sei chiamato a compiere con
santità, slancio, umiltà e fortezza il tuo ministero, il quale, così adempiuto,
sarà anche per te un eccellente mezzo di santificazione (cfr.
Concilio Vaticano
II,
Lumen Gentium, n. 41). In questo lavoro spirituale ti sia di guida
l'esempio luminoso di chi ti ha preceduto come Rappresentante Pontificio in
Bulgaria, il quale, al termine della sua missione poteva scrivere: «Che ha fatto
Mons. Roncalli nella monotonia della sua vita alla Delegazione Apostolica? Nella
santificazione di se stesso, in semplicità, in bontà e in letizia, egli ha
aperto una fonte di benedizioni e di grazie per tutta la Bulgaria». «Cosa
dovrebbe essere – aggiungeva con severa e lucida autocritica l'allora Delegato
Apostolico – Ma queste sono grandi parole e più grandi cose. Gesù mio, mi
confondo a pensarle, ho rossore a dirle. Ma voi datemi la grazia, la forza, la
gloria di realizzarle. Tutto il resto vada pure. Tutto il resto è vanità, e
grande miseria, e afflizione di spirito» (1.c., pag. 228).
E nei momenti difficili, che di certo non mancheranno, ti sia di conforto e di
sostegno quest'altro suo pensiero, scritto dopo otto anni di permanenza in
Bulgaria: «La vita prolungata di Rappresentante Pontificio in questo Paese, mi
reca sovente acute, intime sofferenze, che mi sforzo di nascondere. Ma tutto
sopporto e sopporterò volentieri, anzi gioiosamente, per amore di Gesù, per
rassomigliargli il più possibile, per compiere in tutto la Sua volontà, per il
trionfo della sua Grazia in mezzo a questo popolo semplice e buono, ma ahi,
quanto sventurato!, a servizio della Santa Chiesa e del Santo Padre a mia
santificazione» (l.c., pag. 226).
«Accipe baculum, pastoralis muneris signum, et attende universo gregi, in quo te
Spiritus Sanctus posuit Episcopum regere Ecclesiam Sanctam Dei ».
Da oggi sei chiamato ad essere Pastore e Guida: come Mosè, che conduce il popolo
di Dio verso la terra promessa; come Gesù, il Buon Pastore che è venuto non per
essere servito, ma per servire e dare la sua vita per le pecore.
Tu non guiderai una diocesi in particolare, ma coadiuverai il Papa nel suo
ufficio di Pastore della Chiesa Universale. La « sollecitudine per tutta la
Chiesa », che il Concilio Vaticano II chiede ad ogni Vescovo (cfr.
Lumen Gentium,
n. 23), si concretizzerà per te nell'essere un tramite attivo in quel movimento
di comunione e di carità, che dal centro e dal cuore della Chiesa si diffonde
alla periferia e porta in certo modo a tutti i singoli Pastori e i fedeli della
Bulgaria la presenza e la testimonianza del tesoro di verità e di grazia, da
Cristo affidato al Romano Pontefice come depositario e dispensatore (cfr. Motu
Proprio
Sollicitudo omnium Ecclesiarum: AAS, 1969, pag. 475).
In questo servizio fraterno alla Chiesa in Bulgaria potrai fare tua la norma di
vita dell'allora Mons. Roncalli: «Nei miei rapporti con tutti — cattolici o
ortodossi, grandi o piccoli — vedrà di lasciare sempre un'impressione di dignità
e di bontà, bontà luminosa, dignità amabile. Rappresento — benché
indegnissimamente — tra questa gente, il Santo Padre. Sarà dunque preoccupato di
farlo stimare ed amare, anche attraverso la mia persona. Ciò vuole il Signore.
Quale compito, Quale responsabilità!» (1.c., pagg. 213-214).
Nella tua sollecitudine pastorale aiuterai i tuoi Confratelli bulgari anche ad
attuare quell'invito, che il
Concilio Vaticano
II ha rivolto a tutti i Vescovi
cattolici nei seguenti termini: « Amino i fratelli separati e raccomandino
anche ai loro fedeli di trattarli con grande cortesia e carità, favorendo così
l'ecumenismo, inteso nel senso insegnato dalla Chiesa » (Christus Dominus, n.
16).
Infine, la tua azione episcopale si esplicherà altresì nel «promuovere e
sostenere le relazioni fra la Santa Sede e le autorità dello Stato» (CIC, can.
365), instaurando quel fiducioso colloquio che « dà modo di stabilire una
fruttuosa intesa e di organizzare un'opera veramente salutare ver tutti » (Motu
Proprio
Sollicitudo omnium Ecclesiarum: AAS, 1969, pag, 477).
Caro Monsignore, nella tua nuova missione di Rappresentante Pontificio ti
accompagni dal cielo la Madre del Redentore.
Come ricordava il Papa
Giovanni Paolo II a un gruppo di pellegrini tre anni fa,
« la Chiesa cattolica bulgara non ha un santuario proprio di irradiazione
nazionale, però venera la Vergine Santissima in tutte le sue chiese, dove almeno
uno degli altari è a Lei dedicato. E sente anche l'attrattiva dei grandi
santuari della Chiesa sorella ortodossa » (10 marzo 1988).
Che Maria Santissima sia la stella della tua missione in Bulgaria! E in secondo
luogo, ti accompagnino i Santi Fratelli di Salonicco, i Santi Cirillo e Metodio,
che i Bulgari venerano anche oggi come padri della loro fede e della loro
natura.
Presto tu partirai per iniziare la nobile missione che il Papa ti ha affidato.
Non ti mancheranno le nostre preghiere: sul tuo cammino non sarai solo!
In particolare ti sia sempre di conforto la preghiera del Santo Padre che ha
voluto sceglierti per questa alta missione di rappresentarlo nella diletta terra
bulgara e che, per mezzo mio ti benedice di cuore, invitandoti ad andare avanti
sereno «in nomine Domini! ».
*L'Osservatore Romano 22-23.4.1991 p.6.
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