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ORDINAZIONE EPISCOPALE DI MONSIGNOR FRANCISCO JAVIER LOZANO
OMELIA DEL CARDINALE ANGELO SODANO*
Lunedì, 25 luglio 1994
Signori Cardinali,
Venerati Confratelli nell'Episcopato e nel Presbiterato,
Distinte Autorità,
Fratelli e Sorelle nel Signore!
«Annunziate che è vicino il Regno di Dio» (Lc 10,9).
È questo il mandato missionario, che l’Evangelista San Luca ci ha ricordato
durante la proclamazione del Vangelo. Questo l'invio ad annunziare il Regno di
Dio. Dopo la sua risurrezione dai morti, prima di salire al cielo, il Signore
confermerà poi ai suoi Apostoli questo solenne mandato, incaricandoli di
annunciare il Vangelo fino alle estremità della terra.
«Andate» – dirà Gesù Resuscitato apparendo agli Undici in Galilea, sul Monte
dell'Ascensione – andate e ammaestrate tutte le genti, battezzandole nel nome
del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo ed insegnando loro ad osservare.
Tutto ciò che vi ho mandato» (Mt 28, 19).
Ed a sostegno degli Apostoli in quest'opera immensa di evangelizzazione del
mondo, il Signore subito aggiungeva: «Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino
alla consumazione dei secoli» (Mt 28, 20).
Nel giorno della Pentecoste, gli Apostoli furono pienamente confermati nella
loro missione, secondo la promessa del Signore: «Riceverete la forza dello
Spirito Santo che scenderà su di voi e mi sarete testimoni, in Gerusalemme, in
tutta la Giudea, e fino all'estremità della terra» (At 1, 8).
La missione affidata da Cristo agli Apostoli doveva durare fino alla fine dei
secoli (Mi 28, 20). «Gli Apostoli costituirono così dei continuatori della loro
opera, dando disposizioni che, quando essi fossero morti, altri uomini ben
provati prendessero la successione del loro ministero» (S. Clemente Romano, ai
Corinzi 44, 2). Per poter adempiere la loro missione, gli Apostoli ricevettero
una speciale effusione dello Spirito Santo (At 1, 8; Gv -20,
22) ed essi stessi con l'imposizione delle mani trasmiséro poi chiesto dono
dello Spirito ai loro successori. E questo il rito bimillenario che io oggi mi
accingo a compiere, insieme a numerosi Confratelli nell'Episcopato, imponendo le
mani ad un nuovo Vescovo ed invocandone su di lui i doni scesi un giorno sugli
Apostoli nella solennità della Pentecoste.
Come ogni Vescovo, Mons. Francisco Javier annunzierà, dunque, il Vangelo di
Cristo, il solo che può, ancora offrire agli uomini del nostro secolo un
orientamento sicuro sul loro cammino.
Come ogni Vescovo, santificherà il popolo cristiano con Sacramenti di salvezza.
Come ogni Vescovo, governerà il popolo di Dio, guidandolo verso il Signore.
«Insegnare, santificare; governare» è questo il triplice ufficio del Vescovo. Ed
è nel solco di questa trilogia che il
Concilio Vaticano II presenta la figura
del Vescovo (Lumen Gentium, nn. 24-27;
Christus Dominum, nn. 13-16).
Per un'esigenza di chiarezza, la dottrina cattolica ci ha delineato in modo
distinto i «tria numera», i tre uffici del Vescovo. È evidente però che si
tratta di un'unica missione affidata al Vescovo con l'ordinazione episcopale, la
missione, cioè di essere continuatore dell'opera salvifica di Cristo, Maestro,
Sacerdote e Pastore».
In realtà, un ufficio include l'altro, sì che alcuni teologi hanno potuto
parlare di interpretazione dei tre aspetti del ministero episcopale. Ognuno di
essi richiama l'altro. Ognuno è fecondo, se si riallaccia agli altri. Ognuno
tende a continuare l'opera salvatrice di Cristo, venuto «perché abbiano la
vita e l'abbiamo in abbondanza» (Gv 10, 10b).
L'opera pastorale del Vescovo Francisco Javier non si svolgerà all'interno di
una singola diocesi, ma avrà come campo d'azione una Nazione intera, presso la
quale svolgerà l'opera di Rappresentante Pontificio. In concreto, il Vescovo che
ora è ordinato, è chiamato a coadiuvare il Sommo Pontefice, nel mantenere i
contatti con la Chiesa che è in Tanzania e nel favorire un dialogo costruttivo
con quelle autorità civili.
È una missione nobile e grande quella del Vescovo che è chiamato ad essere
Rappresentante Pontificio in una determinata Nazione.
È un servizio all'unità ecclesiale, affinché ogni Chiesa particolare rinsaldi
ognor più i suoi vincoli con Pietro-Roccia, fondamento visibile dell'unità del
Popolo di Dio. In realtà, ricordava il Papa
Giovanni Paolo II in una sua
catechesi del mercoledì, vi è un principio ecclesiologico evidente «secondo il
quale il ministero del Successore di Pietro appartiene all'essenza di ogni
Chiesa particolare, come dal di dentro, ossia come un'esigenza della stessa
costituzione della Chiesa» (Giovanni Paolo II,
Discorso del 18 nov. 1992).
Per compiere questa missione di comunione ecclesiale, tu, caro Don Francesco
Javier, presto partirai per la Tanzania. Un Paese importante dell'Africa, grande
tre volte l'Italia, con più di 25 milioni di abitanti. I Cattolici costituiscono
una realtà significativa nella vita della Nazione, raggiungendo quasi i 5
milioni, il 20% della popolazione. «Tu sarai vicino a quei Vescovi, a quei
sacerdoti, ai religiosi e religiose; come ai laici che lavorano per la
diffusione del Regno di Dio. Ti sarà d'esempio lo spirito apostolico di San
Francisco Javier, di cui porti il nome. Ti saranno accanto dal cielo tanti
missionari e missionarie che sacrificarono la loro vita per impiantare la Chiesa
nelle antiche regioni del Tanganika e dello Zanzibar.
Con le autorità di Governo sarai portatore dello spirito di collaborazione che
anima la Chiesa, nel suo impegno di servizio sociale, nel campo dell'educazione,
dell'assistenza e della promozione;
Caro Don Francisco Javier, presto tu partirai per l'Africa sostenuto dalle
preghiere di tutti noi e con la speciale Benedizione del Papa che là ti invia.
Egli ti ha già preceduto in Tanzania; visitando alcune comunità cristiane di
quel caro Paese;
dal 1° al 5 settembre 1990 Dar-es-Salaam, Songea, Mwanza,
Tabora, Moshi furono le cinque tappe del suo viaggio pastorale, che gli
permisero di toccare con mano la vitalità di una Chiesa giovane e generosa, ove
il seme del Vangelo di Cristo ha già prodotto abbondanti frutti di bene.
Però l'opera dell'evangelizzazione deve continuare. E tu sarai accanto a quei
Cattolici, Pastori e Fedeli, per accompagnarli in questa nobile Missione, nel
solco tracciato da tanti anonimi, apostoli del Regno di Dio, che per la Tanzania
sacrificarono le loro vite. Il pensiero va, in particolare, ai Padri dello
Spirito Santo ed ai Padri Bianchi, ai Benedettini di Sant'Ottilia ed ai
Cappuccini, ai Missionari della Consolata ed ai Passionisti; per citare soltanto
alcuni nomi delle grandi Congregazioni missionarie maschili che contribuirono
alla nascita ed alla crescita di quelle fiorenti comunità cristiane. Ora le
diocesi, grazie a Dio, sono già 29 ed ovunque si moltiplicano iniziative
apostoliche.
La Tanzania, dunque, ti attende, caro Don Francisco Javier. Parti sereno, nel
nome del Signore che ti ha chiamato all'Episcopato e nel nome del Papa che là ti
invia. Da Roma a Dar-es-Salaam vi sono 5.400 chilometri. Ma sappi che,
nonostante le distanze, tutti noi ti saremo sempre vicini e ti accompagneremo
con le nostre preghiere.
Dal cielo intercedano per te tutti gli Apostoli, soprattutto San Pietro, presso
la cui tomba sei ordinato Vescovo, e San Giacomo, di cui oggi celebriamo la
festa. Dal cielo vegli su di te Maria Santissima, la Regina degli Apostoli, e
renda sempre fecondo di bene il tuo ministero episcopale!
*L'Osservatore Romano 27.7.1993 p.5.
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