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ORDINAZIONE EPISCOPALE DI MONSIGNOR SILVANO TOMASI
OMELIA DEL CARDINALE ANGELO SODANO*
(Chiesa di San Rocco di Casoni, Treviso) - Sabato, 17 agosto 1996
«Io sono il Buon Pastore» è questa l'immagine caratteristica, con la quale Gesù
si presenta a noi, attraverso la bella pagina del Vangelo di San Giovanni, che
or ora abbiamo ascoltato (Gv 10, 11-16).
Ma l'opera di Gesù doveva ben presto terminare. Chi avrebbe continuato nei
secoli la sua missione di salvezza?
Ed ecco che Cristo chiama i Dodici, li forma e poi li invia a tutte le genti a
continuare la sua opera.
«Come il Padre ha inviato me, così io invio voi» dice loro fin dalla sera della
sua Resurrezione (Gv 20, 21) E Prima della sua Ascensione, Cristo rinnova questo
mandato, soggiungendo: «Andate dunque, in tutto il mondo ed insegnate a tutte le
genti, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spinto Santo,
insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed io sarò con voi
tutti i giorni, fino alla fine del mondo» (Mt 28, 19-20).
In questa missione gli Apostoli furono pienamente confermati nel giorno della
Pentecoste, secondo le promesse del Signore: «Riceverete la forza dello Spirito
Santo che scenderà su di voi e mi sarete testimoni, sia in Gerusalemme, come in
tutta la Giudea e fino alle estremità della terra» (At 1, 8)
L'opera dei Dodici doveva durare fino alla fine del secoli, secondo il volere di
Cristo (Mt 28, 20). Per questo gli Apostoli costituirono dei continuatori della
loro missione dando disposizioni che quando essi fossero morti, altri uomini
prendessero la successione del loro ministero (S. Clemente Romano, ad Cor 44,
2). Al Collegio degli Apostoli successe così il Collegio dei Vescovi. Sono
passati quasi duemila anni dall' origine della Chiesa a Gerusalemme. I Dodici di
ieri sono ora quattromila e duecento, sparsi in cinque continenti, negli angoli
più sperduti dell'orbe.
Come gli Apostoli erano aiutati dagli anziani, i Vescovi sono ora coadiuvati dai
presbiteri, per assicurare una sempre più capillare presenza di Cristo, Buon
Pastore, in mezzo a tutto il popolo di Dio.
Come nel passato, anche oggi Vescovi e presbiteri sono uniti nel lavoro
apostolico con tutti i membri del Corpo Mistico de Cristo. Così tutta la Chiesa
diventa missionaria.
Dalla prima comunità cristiana di 120 discepoli di Cristo, quale esisteva a
Gerusalemme al momento della Pentecoste, stando al racconto degli Atti degli
Apostoli (At 1, 15), si è giunti oggi a 975 milioni di cattolici. Ma tale
cifra costituisce ancora solo il 17% della popolazione mondiale, valutata oggi
in 5 miliardi e 600 milioni di persone.
Immenso è, quindi, ancora il campo di apostolato. Grandi sono ancora le sfide
dell'evangelizzazione che si presentano alla Chiesa.
Il ministro di Cristo però sa che, per compiere tale missione, può contare su
una grazia speciale. È la grazia del sacramento dell'Ordine. L'Episcopato,
infatti, come il Presbiterato, viene conferito con un Sacramento, che dà a
Vescovi e a Presbiteri la capacità di rappresentare Cristo, Buon Pastore, e di
agire in sua persona.
A tale proposito ci viene in aiuto uno dei testi più belli sull'Episcopato, qual
è quello della Costituzione Apostolica «Lumen Gentium» del
Concilio Ecumenico
Vaticano II, allorquando, al n. 21 ci dice: «Dalla tradizione della Chiesa,
quale risulta specialmente dai libri liturgici e dall'uso della Chiesa sia
d'Oriente che d'Occidente, consta chiaramente che per mezzo dell'imposizione
delle mani e delle parole dell'ordinazione viene conferita la grazia dello
Spirito Santo ed è impresso il sacro carattere, così che i Vescovi, in modo
eminente e visibile, sostengono le parti dello stesso Cristo, Maestro, Pastore e
Pontefice ed agiscono in persona di Lui” (Lumen Gentium, n 21).
Tale rito bimillenario dell'imposizione delle mani sul capo di un nuovo Vescovo
si compie oggi nella bella Chiesa di San Rocco di Casoni. Con l'imposizione
delle mie mani e di quelle dei Vescovi presenti, una grazia speciale scenderà su
un illustre figlio di questa terra, il caro Padre Silvano. Egli entrerà cosi a
far parte del Collegio Episcopale e, fortificato con speciali doni dello Spirito
Santo, potrà continuare nella Chiesa la triplice missione di ogni Apostolo, qual
è quella di insegnare, santificare e governare il popolo santo di Dio.
Fratelli e sorelle nel Signore, il nuovo Pastore non è chiamato a svolgere la
sua missione in una Chiesa particolare, come in genere fa un Vescovo
residenziale, Coadiutore o Ausiliare. Entrando a far parte del Collegio
Episcopale, egli riceve dal Papa, Successore di Pietro, una missione speciale,
qual è quella di essere suo Inviato in Etiopia ed Eritrea, presso quei Vescovi e
presso quelle Autorità civili.
È sempre un ufficio pastorale, come è stato ben delineato dal compianto Papa
Paolo VI nel noto documento sui Legati Pontifici (De muneribus Legatorum Romani
Pontificis) e quale è stato ben sintetizzato dal nuovo
Codice di Diritto
Canonico.
In concreto, il Vescovo che ora è ordinato, è chiamato a mantenere, a nome del
Santo Padre, i contatti con la Chiesa che è in Etiopia e in Eritrea, dando ai
Pastori e ai cattolici del luogo il sostegno e il conforto del Successore di
Pietro.
Con i fratelli ortodossi, che costituiscono la maggioranza di quei cristiani,
l'Inviato del Papa favorirà il dialogo ecumenico, che mira a ristabilire l'unità
ecclesiale.
Trattando, poi, con le autorità civili, le assicurerà dello spirito di
collaborazione che anima la Chiesa nel suo impegno di servizio, per il bene di
ogni comunità nazionale.
Caro Padre Silvano, nella tua vita episcopale potrai ispirarti all'esempio di
tanti Santi Pastori, che hanno dedicato la loro vita al servizio del Vangelo. In
particolare ti sia di guida la figura di S. Pio X, il grande Pastore che la
parrocchia di Riese e la diocesi di Treviso hanno dato alla Chiesa ed al mondo.
Ti sia di ispirazione l'ardore apostolico di Mons. Giovanni Battista Scalabrini,
che ha suscitato nella Chiesa la benemerita istituzione di cui tu fai parte,
qual è quella dei Missionari di San Carlo.
Ti sia sempre di stimolo lo spinto generoso del tuo grande confratello
Scalabriniano, Mons. Massimo Rinaldi, primo missionario in Brasile e poi Vescovo
di Rieti» (1924-1941). Il Padre G.B. Sofia, dandocene la biografia, l'intitolava
«Massimo Rinaldo, missionario e Vescovo» (Rieti, 1982), Lo stesso si possa dire
di te, caro Padre Silvano, che tu sia sempre missionario e Vescovo!
Andando in terra africana, seguirai le orme di tanti operai del Vangelo, che
piantarono la Chiesa Santa di Dio in quel continente. In particolare, ti
ispirino due grandi Vescovi missionari, che dedicarono la loro vita per
l'Etiopia e l'Eritrea, e cioè il Card. Guglielmo Massaia e il Beato Giustino De Jacobis.
Il Massaia, intrepido religioso cappuccino, fu per 35 anni l'Apostolo dei Galla
e giunse ad essere una delle figure più gigantesche di Vescovo missionario dei
tempi moderni.
Il Beato De Jacobis, della Congregazione di S Vincenzo de Paoli, consacrato
Vescovo dallo stesso Massaia il 7 gennaio 1849, in una povera cappella di
Massaua, fu l'Apostolo instancabile degli Abissini, con una santità di vita che
impressionava gli stessi suoi nemici. Un suo persecutore scriveva così al Negus
Teodoro «Caccia via l'Abuna De Jacobis, ma non l'uccidere: egli è un santo e
nessuno osserva meglio di lui la legge del Signore» (cfr Vita del Beato G. De
Jacobis, Roma 1939).
Forte di questi esempi, tu ti dedicherai totalmente alla tua specifica missione
di Vescovo e di Nunzio Apostolico. In Etiopia troverai una comunità cattolica
che ti attende con ansia e ti sarà molto vicina. Ti saranno vicini in
particolare gli otto Vescovi del luogo, siano essi di rito etiopico o di rito
latino Ti sarà accanto soprattutto il benemerito Card. Paulos Tzadua,
Arcivescovo di Addis Abeba e Presidente di quella Conferenza Episcopale.
Troverai delle comunità cristiane che risalgono ai primi secoli del
cristianesimo e che ebbero poi alterne vicende nel corso della storia, scosse
anche da eresie e da scismi, ma che seppero dare esempi eroici di fedeltà a
Cristo, anche fra le più dure persecuzioni.
Parimenti troverai in Eritrea i frutti dell'evangelizzazione, anche se questa è
di data più recente. Visitando le tre eparchie di Asmara, Barentu e Keren, sarai
portatore della benedizione del Santo Padre e della solidarietà della Chiesa
intera. Sarai un artefice di unità.
E voi, cari parrocchiani di Casoni, continuate ad accompagnare con la vostra
preghiera e con la vostra solidarietà l'azione apostolica del vostro amato
concittadino.
Altrettanto farà la diocesi di Treviso, qui degnamente rappresentata dal Vescovo
diocesano, Mons. Paolo Magnani, insieme a tanti sacerdoti e fedeli di questa
terra.
Altrettanto faranno da Roma gli amici del Pontificio Consiglio della Pastorale
per i Migranti e gli Itineranti, con a capo il benemerito Presidente,
l'Arcivescovo Giovanni Cheli. In particolare, ti accompagnerà la Benedizione del
Papa Giovanni Paolo II, che ti ha chiamato a far parte del Collegio Episcopale e
che qui mi ha inviato per importi le mani in suo nome.
Avanti, dunque, a continuare l'opera di Cristo, Buon Pastore!
Come per i ministri del Signore di ogni tempo, risuona ancora oggi per tutti noi
l'invito dell'Apostolo Pietro, nella sua prima lettera «Pascete il gregge di Dio
che vi è affidato facendovi modelli del gregge, e quando apparirà il Principe
dei Pastori riceverete una incorruttibile corona di gloria» (Pt 5, 2-4). Amen!
*L'Osservatore Romano 21.8.1996 p.6.
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