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PRESENTAZIONE DEL CARDINALE ANGELO SODANO 
DELLA BIOGRAFIA DI FRATE AVE MARIA 
"SI PUŅ ESSERE FELICI" 
SCRITTA DA FLAVIO PELOSO, RELIGIOSO DELLA 
PICCOLA OPERA DELLA DIVINA PROVVIDENZA

6 Marzo 2000

 

Il titolo di questa biografia di Frate Ave Maria ha il senso e il sapore di una buona notizia, di un vangelo:  Si può essere felici. Del Vangelo, infatti, esprime il nucleo essenziale:  l'esperienza della salvezza, della liberazione dal male, della vittoria della vita sulla morte. Non solo. Annuncia il compimento di un bene e di una felicità che sono molto più che un recupero di un bene perduto o desiderato:  sono una trasfigurazione percepita, assaggiata, anche se solo "in speranza".

La vita di Frate Ave Maria ha il valore di una conferma evangelica. Non è un sogno, non è una compensazione psicologica:  si può essere felici quando si incontra Dio, quando il suo Spirito, accolto in un cuore umile, diventa presenza interiore che corregge e sorregge, indirizza la nostra povera umanità in una relazione con Dio che riscatta dalla vanità tutte le altre relazioni:  con le cose, con i progetti, con il tempo, con le persone, con noi stessi.

Frate Ave Maria, a partire dalla cecità subita a 12 anni, aveva provato le vertigini del non senso, la desolazione della sofferenza e ancor più dell'inutilità. Illuminato dalla fede, dopo l'incontro con Don Orione, sperimentò che si può essere felici. Solo, in compagnia di Dio, divenne la persona più amabile, apparentemente ingenua e priva di problemi, eppure viveva tra tanti fastidi e privazioni, nel completo nascondimento. Il mondo dell'invisibile a lui, cieco, era divenuto componente naturale della vita quotidiana, anzi, la sua realtà quotidiana stessa; gli era divenuto percettibile, ovvio, sorgivo della sua vita quotidiana; lo trattava e ne parlava familiarmente, come noi siamo soliti fare con le realtà percettibili e ordinarie della nostra vita.

La capacità di vedere "quelle cose che occhio non vide, né orecchio udì" (1 Corinzi 2, 9) costituì il fascino di quest'uomo che era un niente nella salute, nella utilità sociale e anche religiosa. La sua vita, prima ancora che l'eremo, divenne la "perla dell'Oltrepò pavese". Molti facevano sacrifici e cammino per andarlo a visitare, per godere un poco di quella luce.

Io posso un po' immaginare, di riflesso, la gioia di simili incontri con Frate Ave Maria pensando alle persone sante - numerose, grazie a Dio - che anch'io ho avvicinato durante la vita. E ricordo, ad esempio, le visite alle comunità di Tortona e di Santiago del Cile delle Suore Sacramentine adoratrici non vedenti, fondate dal beato Luigi Orione. Sono momenti di autentica beatitudine.

"Beati gli afflitti!", perché anche afflitti si può essere felici. A chi ha bisogno di ascoltare, e quasi di vedere, questo annuncio, la lettura della vita di Frate Ave Maria farà sicuramente del bene. Certo, non è la felicità o la fortuna di questo mondo. L'afflitto, infatti, non si sente "bene", ma può sentirsi felice, questo sì. La felicità assicurata da Gesù consiste nello sperimentare una particolare vicinanza di Dio e del suo Regno. Nel vuoto del bisogno, nella desolazione dell'anima, nel grido del povero, Dio "discende" a salvare (Esodo 3, 7) con la sua presenza carica di consolazione e di futuro, prima ancora che di beni la cui mancanza genera afflizione. Anzi, la permanenza dell'afflizione, molte volte, come nel caso di Frate Ave Maria, da sciagura si tramuta in condizione aurea per la permanenza della beatitudine.

Questo spiega la sorprendente iniziativa di Frate Ave Maria di festeggiare il 25° e il 50° di cecità. "Il primo novembre, festa d'Ognissanti, mia sorella cecità corporale compie mezzo secolo. Pensando agli inestimabili Beni che mi vennero da lei, invito i miei più cari non ad un banchetto, non ad un brindisi, ma ad una riunione spirituale in qualunque luogo ci troviamo corporalmente, per ammirare in silenzio ciò che ha operato la mano del Signore ottimo e massimo, che in me ha tolto il meno prezioso per costringermi a cercare e trovare il necessario in grande abbondanza, ciò che è pure il vero ed unico prezioso. Come io avrei saputo con gli occhi aperti alla luce del sole, come avrei potuto capire - materialone com'ero - che vi è una Luce infinitamente più vera, capace di far l'uomo felice anche nella maggiore privazione dei beni terreni?" (pp. 155-156). E nella pergamena di ricordo di quello strano giubileo scrisse:  "Convertisti in luce le mie tenebre e in gioia la mia tristezza, sicché la mia luce, l'unica mia gioia sei Tu solo, o Gesù Figlio di Dio! O Gesù Dio Mio! O Gesù Figlio di Maria!" (p. 157).

Mi pare che questi pochi accenni siano già sufficienti a far intravedere il fascino della vita e la bellezza interiore di Frate Ave Maria che l'Autore presenta con una biografia scritta con semplicità di stile, con aderenza alla verità delle fonti e con la vivace immediatezza delle memorie personali raccolte dall'epistolario di Frate Ave Maria.

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