PRESENTAZIONE DEL VOLUME "IL MARTIRIO DELLA PAZIENZA. LA SANTA SEDE E I PAESI COMUNISTI
(1963-1989)" DEL CARD. AGOSTINO CASAROLI
INTERVENTO DEL CARD. ANGELO SODANO
Martedì, 27 giugno 2000
Illustri Ospiti, cari amici giornalisti!
Quarant' anni fa io entravo al servizio della Santa Sede e fra
le prime figure che rimasero impresse nella mia mente vi fu quella di un
Monsignore affabile e gentile: era comunemente chiamato Don Agostino!
Egli era ancora Minutante presso la Segreteria di Stato e veniva
alla Pontificia Accademia Ecclesiastica a tenere un corso di stile diplomatico.
Arrivava sempre sereno e contento, a volte a piedi ed a volte sul suo motorino,
e poi ci introduceva nel nostro lavoro, prima con il suo stile di vita e poi
anche con la sua parola e la sua penna, sempre fine e discreta. Da quel lontano
1960 ad oggi sono passati quarant'anni, ma il suo ricordo rimane sempre vivo in
me, come in tutti coloro che hanno avuto la fortuna di incontrarlo sul loro
cammino.
Il libro che oggi è presentato al pubblico ci rivela una grande
passione della sua vita: venir incontro ai cattolici dei Paesi a regime
comunista e contribuire così anche a portare nelle loro terre un'aria nuova di
libertà. Non per nulla il Papa Giovanni XXIII ricordava in quegli anni che la
libertà è uno dei quattro pilastri su cui solo può reggersi la convivenza
umana. In realtà, questa può essere ordinata e feconda solo quando è fondata
sui pilastri della verità, della giustizia, dell'amore e su quello parimenti
insostituibile della libertà.
Il titolo del libro che qui oggi viene presentato indica poi
bene lo spirito che animava questo grande uomo di Chiesa, quale fu il Card.
Agostino Casaroli. In alcuni casi, la pazienza è davvero un martirio. È
l'accettazione della prova con l' animo dei forti. In una sala della seconda
Loggia del Palazzo Apostolico Vaticano ho notato solo pochi giorni fa che vi è
una tipica rappresentazione di questa virtù: è un donna sul cui braccio
disteso sta gocciolando una candela con la sua calda cera. La donna però non si
scompone e continua serenamente a guardare lontano.
I venticinque anni di lavoro silenzioso e paziente del Card.
Casaroli sono un esempio di tale atteggiamento interiore. Prima come
Sottosegretario, poi come Segretario del Consiglio per gli Affari Pubblici della
Chiesa ed infine come Segretario di Stato, egli rimase sempre fedele a tale
linea di azione.
Negli ultimi anni della sua vita, andavo talora a rendergli
visita nel suo appartamento nella Palazzina dell’Arciprete in Vaticano. Un
giorno mi parlò della sua intenzione di riunire alcuni suoi appunti sui viaggi
che aveva intrapreso e sugli uomini che aveva incontrato. Non sapeva ancora
quale titolo dare ad una loro eventuale pubblicazione.
Ricordando il classico libro di Massimo D’Azeglio, da parte
mia mi permisi di suggerirgli il titolo: "I miei ricordi". Egli con un
suo dolce sguardo, si schermì dicendo che ne avrebbe voluto uno molto più
allusivo all’ispirazione interiore che aveva sostenuto il suo lavoro. Sono,
quindi, lieto del titolo con cui oggi sono pubblicate queste sue memorie: "Il
martirio della pazienza".
Anch’io, lavorando in Segreteria di Stato negli anni
1968-1978, fui richiesto in varie occasioni di aiutarlo in qualche sua missione.
Ricordo in particolare la collaborazione che ebbi modo di prestare nel 1970 alla
ripresa del difficile dialogo con il Governo cecoslovacco. La durezza degli
interlocutori venuti a Roma da Praga, i Signori Hruza ed Homola, mise a dura
prova la pur profonda serenità d’animo di Mons. Casaroli e del suo
collaboratore Mons. Cheli. Non per nulla il capitolo che nel libro è dedicato a
tale dolorosa vicenda ha come titolo: "Trattative impossibili: la
Cecoslovacchia". Fu una pagina di storia che rivelò come alla fin fine
il metodo evangelico di offrire la guancia sinistra a chi ti porge la destra ( Mt
5,39) sia anche un metodo politicamente corretto. Non lo sarà secondo i canoni
del "Principe" di Machiavelli, ma certo lo è secondo i principi del
Vangelo di Cristo.
Un altro tipico ricordo della sua serena fermezza, pur nella
grande signorilità del tratto, è legato al viaggio del 1975 nell'allora
Repubblica Democratica Tedesca. Toccò allora a me di accompagnarlo. La
situazione a Berlino-Est era molto tesa, ma ebbi modo di imparare dal mio
Superiore l'arte o, meglio ancora, la virtù di essere pazienti e forti, in ogni
possibile circostanza della vita.
Quando poi, nel 1979, alla morte del compianto Card. Villot,
Segretario di Stato, Mons. Casaroli fu chiamato a succedergli in tale ufficio
dall' attuale Sommo Pontefice Giovanni Paolo II, egli metterà a disposizione
del Papa tutta la sua lunga esperienza di fedele servitore della Santa Sede e di
vero uomo di Chiesa.
Il libro ora pubblicato si limita a trasmetterci alcune notizie
dell' opera del Card. Casaroli nei riguardi dei Paesi Comunisti dell'Europa
Centro Orientale. Vi sarebbero poi tanti altri aspetti della sua opera da
ricordare. Ad esempio nel decennio in cui io fui Nunzio Apostolico in Cile, dal
1978 al 1988, sono stato testimone della grande conoscenza che egli aveva dei
problemi dell'America Latina. Un contributo grande alla pace fra Argentina e
Cile, di fronte alla possibilità di un conflitto fra quei due Paesi per la nota
questione limitrofe nella zona australe, è dovuto anche a lui, oltreché
all'Inviato del Papa Giovanni Paolo II, il compianto Card. Antonio Samoré.
Quando poi il Santo Padre mi richiamò a Roma nel 1988, ebbi
ancora la fortuna di lavorare alle dipendenze del Card. Casaroli e di godere dei
suoi preziosi insegnamenti. Ricordo, in particolare, le istruzioni che mi diede
quando mi recai a Mosca nel 1989, per l'incontro con il Presidente Gorbaciov e
con il Ministro degli Esteri Shevernadze. Da quel 20 ottobre 1989, allorquando
mi recai al Cremlino, al giorno d' oggi, in cui salutiamo qui presente lo stesso
Signor Gorbaciov, sono cambiate molte cose. Ma è giusto ricordare chi ha
pazientemente cooperato a preparare i tempi nuovi.
Il nome del Card. Agostino Casaroli rimarrà per sempre legato
alla storia travagliata di questo secolo ed all’attività instancabile della
Sede Apostolica, a servizio della libertà dell’uomo.
In lui rifulge una delle figure più rappresentative della Curia
Romana in questi ultimi tempi. Egli ci dimostra come gli uomini di Curia siano
un valido strumento nelle mani dei Romani Pontefici, affinché questi possano
svolgere adeguatamente la loro missione nel mondo. E, come figlio della terra
italiana, sono anche lieto di ricordare come sia stato quest’umile sacerdote
della Chiesa di Piacenza a prestare un simile servizio al Sommo Pontefice.
L’elogio migliore del Card. Casaroli l’ha fatto il Santo
Padre Giovanni Paolo II il 1° dicembre 1990, al momento di accogliere le
dimissioni del suo caro Collaboratore per i raggiunti limiti di età.
Dopo aver esaltato il suo vivo "Sensus Ecclesiae",
unitamente al suo egualmente penetrante "Sensus Hominis", il Papa gli
diceva: "Ripenso, in questo momento, al grande aiuto che ho avuto da Lei
nell’arco di questi anni, nei quali la Chiesa ed il mondo hanno conosciuto
vicende e rivolgimenti di così vasta portata. Sempre ho potuto contare sull’apporto
delle indicazioni e dei suggerimenti che Ella, con sincero amore per Cristo e
per la Chiesa, mi ha offerto in atteggiamento di collaborazione leale,
intelligente e devota" (Insegnamenti di Giovanni Paolo II, vol.
XIII, 2 pag. 1340).
È questo l’elogio più bello che si poteva fare del compianto
Card. Agostino Casaroli: un collaboratore leale, intelligente e devoto del
Romano Pontefice.
|