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INTERVENTO DEL CARDINALE ANGELO SODANO 
DURANTE L'INCONTRO DI STUDIO SULLA FIGURA 
E L'OPERA DEL GRANDE APOSTOLO DELLA SCUOLA ITALIANA, 
PROF. GESUALDO NOSENGO, FONDATORE DELL'UCIIM

Marted́, 13 marzo 2001

 

Cari Amici,

"Attualità di una testimonianza":  è il titolo che ho voluto dare alla prefazione del libro dedicato a ricordare la luminosa figura del compianto Prof. Gesualdo Nosengo, apostolo della scuola italiana.

Ed in realtà sono già trascorsi più di 32 anni da quel 13 Maggio del 1968, allorquando si concludeva l'intensa giornata terrena di questo grande educatore italiano. Ciò nonostante, il suo messaggio affascinante scuote ancora le coscienze di tutti coloro che hanno avuto la fortuna di conoscerlo e di apprezzarne le doti di mente e di cuore. Ed io fra questi.

Cinquant'anni fa, quand'io iniziai il mio ministero  sacerdotale  ad  Asti,  ebbi  molte  occasioni di incontrare il caro Nosengo, che sovente amava  ritornare  nella  sua  terra,  sia  per  visitare i suoi familiari a San Damiano d'Asti, sia per orientare il lavoro dei vari movimenti apostolici.

Anch'io, novello sacerdote, ricevevo molto da lui, che ispirava a tutti un grande amore ai giovani, allo studio approfondito della pedagogia, alla presenza animatrice nella realtà della scuola italiana.
Egli ci parlava con passione anche dell'Unione Cattolica Insegnanti Medi (U.C.I.I.M.), alla quale egli aveva dato vita nel Giugno del 1944 e che poi avrebbe guidato fino alla morte, per l'arco di ben 24 anni.

1. La spiritualità di Nosengo

Per tutti noi il Prof. Nosengo era l'esempio del laico impegnato ad infondere il lievito del Vangelo fra la gioventù studentesca.

Ci ripeteva, come in leit-motiv continuo, che l'insegnamento non è un mestiere, ma una missione, anzi una delle missioni più nobili, qual è quella di formare la persona umana.
E subito poi soggiungeva che non può esservi formazione  completa  della  personalità   umana  se  manca  la  formazione  religiosa:   questa diventava  così  il  fulcro  del  suo  sistema  educativo.

La spiritualità di Nosengo affonda le sue radici nell'educazione religiosa ricevuta. In primo luogo nella sua famiglia profondamente cristiana, dove insieme ad una salda fede Gesualdo apprese  ben  presto  la  dura  fatica  del  lavoro nella fornace del padre. Quindi nella propria parrocchia  di  San  Damiano,  nella   quale, grazie alla guida spirituale di valenti sacerdoti, fu  aiutato  a  crescere  nella  sua  vocazione cristiana.

Successivamente nell'Istituto salesiano Valsalice, di Torino, dove frequentò la scuola superiore, ed ebbe modo di sviluppare ulteriormente la sua formazione cristiana.

2. La sua formazione

Un'autorevole testimonianza della crescita spirituale raggiunta da Nosengo è offerta dalla lettera, datata 28 giugno 1928, con la quale il Vescovo di Asti, Mons. Luigi Spandre, presentava il giovane sandamianese al superiore della Compagnia di S. Paolo, don Giovanni Rossi:  "So che si è presentato personalmente ed ha conferito colla Signoria Vostra Reverendissima certo giovane Gesualdo Nosengo di San Damiano d'Asti, esprimendo il desiderio di essere ricevuto nella Compagnia di S. Paolo onde partecipare alle Opere di Sua Eminenza il Cardinal Ferrari e che dovrà venire in prova...

Di lui non posso che dire bene... Sono persuaso che, con l'aiuto di Dio, potrà fare del gran bene per gli altri e per sé... ".

La formazione spirituale e apostolica di Nosengo si arricchì profondamente nella Compagnia di S. Paolo, l'Istituto Secolare al quale rimase fedele sino alla fine. Prima a Milano, poi a Roma, Nosengo ha saputo offrire una vera testimonianza cristiana mediante l'insegnamento, la formazione del laicato cattolico, in particolare attraverso il servizio di rinnovamento della scuola e la preparazione degli insegnanti. Un impegno svolto sempre con dedizione, disinteresse, carità e verità. Il segreto di ciò che Nosengo è stato, ha operato e insegnato, va ricercato nella sua profonda fede, contrassegnata da una singolare amicizia con Gesù Cristo, sostenuta da un'ininterrotta preghiera e meditazione evangelica, Gesualdo è stato un uomo di intensa azione e di un generoso servizio agli altri, perché era un uomo di Dio.

3. Il suo testamento spirituale

È sempre commovente rileggere il suo testamento spirituale, scritto nel 1962. "Vi adoro mio Dio, vi amo, vi ringrazio di avermi creato, fatto cristiano, conservato in vita per tanti anni. Avanzando rapidamente verso la chiusura della mia esistenza terrena, pensando all'incontro che avrò con Te mio Giudice ed Amico, insieme con il timore del tuo giusto giudizio, sento pure una immensa gratitudine per tutto ciò che con vera predilezione mi hai generosamente donato:  vita, buoni genitori, salute, benessere, educazione, vocazione, fede, compiti, campi di apostolato, vita lunga, difesa dal male, perdoni, speranze, luci, perseveranza. Non sentirò mai abbastanza gratitudine! Grazie, grazie, grazie!

Dopo che a Dio e alla Chiesa Madre, debbo a Voi, Papà e Mamma, tutto ciò che ho avuto di bene sulla terra:  esistenza, nutrimento, disciplina, amore, vigilanza, educazione, esempio. A Te Papà che sei in cielo da 25 anni, a Te Mamma che sembri volertene andare presto, esprimo la più grande gratitudine che può partire dal cuore di un uomo maturo e consapevole. Dio vi premierà di quanto mi avete generosamente donato.  Ai  fratelli  e  alle  sorelle  l'anima  dice  la sua grande grata amicizia, amicizia che essi conoscono. Dio doni a tutti ancora lunga e felice vita...

Al di sopra di tutti esprimo la mia riconoscenza ai Sommi Pontefici che mi hanno illuminato il cammino e, in modo particolare, ai due ultimi che con augusta fiducia mi hanno benedetto nel mio lavoro nell'U.C.I.I.M.".

4. Il senso ecclesiale

Quest'ultimo accenno ai Sommi Pontefici che hanno illuminato il suo cammino mi è particolarmente caro, perché rivela anche il suo profondo senso ecclesiale, in profonda sintonia con il Pastore della Chiesa universale.

Tra i documenti che ho trovato nell'archivio della Segreteria di Stato, in Vaticano, mi ha particolarmente colpito a tale riguardo un telegramma inviato dal Prof. Nosengo ricoverato al Policlinico Gemelli al Papa Paolo VI, che si era interessato per la sua salute.

È un telegramma del 2 maggio 1968, pochi giorni prima della sua morte e dice così:  "Profondamente commosso per delicata paterna attenzione mia  persona,  ringrazio vivamente  e  offro preghiere e sofferenze della presente situazione per avvento del Regno di Gesù Maestro e per fioritura  nostra amatissima  Chiesa  sotto  Pontificato Santità Vostra. Devotissimo Gesualdo Nosengo".

5. Il valore di una testimonianza

Oggi si è voluto ricordare questa grande figura del Prof. Nosengo. Da parte mia sono molto lieto dell'iniziativa, presa congiuntamente dalla Pontificia Università Urbaniana e dall'U.C.I.I.M. per far conoscere alle nuove generazioni la personalità di quest'educatore ed il suo contributo alla nobile arte dell'insegnamento, e specificamente alla trasmissione delle verità di fede. Come ben scrive nell'Introduzione Don Giuseppe Cavallotto, il Prof. Gesualdo Nosengo rappresenta "una vita al servizio dell'educazione".

Nelle aule dell'Istituto Magistrale "Virgilio" di Milano o del Liceo "Cavour" di Roma, come negli innumerevoli incontri con i professori nelle varie regioni d'Italia, egli lasciò un ricordo di un grande educatore della gioventù.

6. Un grande umanista

Qualcuno si chiederà, poi, il motivo del titolo dato alla sua biografia:  "Prima la persona". Ben ne danno i motivi i vari autori, soprattutto Don Giuseppe Cavallotto ed il Prof. Matteo Ajassa. Nosengo aveva sofferto prima per il fascismo, per gli orrori della guerra ed infine per il dilagare delle ideologie del dopoguerra. Egli voleva, per questo, mettere in risalto la dignità della persona umana, creata da Dio a sua immagine e somiglianza, capace di aprirsi all'infinito e così della sua piena realizzazione. In ciò l'aiutò la sua profonda formazione tomista, appresa all'Università Cattolica del Sacro Cuore in Milano alla scuola del grande Prof. Mario Casotti e del quale fu poi anche assistente di cattedra.

Al termine "uomo", abituale nel mondo laico, il nostro Pedagogista predilige e ripropone, secondo la tradizione cristiana, quello di "persona umana". La concezione di uomo-persona, è mutuata esplicitamente da San Tommaso d'Acquino ed arricchita dalla visione del personalismo cristiano, soprattutto attraverso le letture di Jacques Maritain e di Luigi Stefanini. Passando, poi, dal lato filosofico a quello biblico-teologico, Nosengo afferma a chiare lettere che la persona umana trova nella Persona di Gesù Cristo la sua fonte, la sua pienezza, il suo modello. È in questo orizzonte che si colloca la "formazione cristocentrica", che costituisce nella proposta nosenghiana l'asse portante ed originale dell'educazione della fede. Il concetto di persona elaborato da Nosengo viene, nella pubblicazione che abbiamo fra le mani, adeguatamente approfondito con i contributi dei Professori Armando Rigobello, Aldo Agazzi, Giuseppe Cavallotto.

Il ricordo di un grande educatore, quale fu il Prof. Gesualdo Nosengo, potrà così stimolare tutti coloro  che  amano  la  nostra  gioventù a formarla ai grandi ideali umani  e  cristiani della  nostra storia.

7. Un laico impegnato

Infine vorrei dire che per il laicato cattolico italiano il Prof. Nosengo rimarrà sempre una delle figure più luminose del secolo ormai tramontato. Vi furono laici che brillarono per il loro lavoro apostolico, come un'Armida Barelli, un Carlo Carretto, un Luigi Gedda.

Vi furono altri che emersero per il loro lavoro accademico, come un Prof. Giuseppe Lazzati o un Prof. Enrico Medi. Altri si distinsero in campo politico, come un Alcide De Gasperi, un Igino Giordani, un Giorgio La Pira.

In campo educativo spicca la figura del Prof. Gesualdo Nosengo che consacrò la sua vita per la scuola italiana, adoperandosi per il rinnovamento dei contenuti e della didattica.

Fu una scelta di campo dettata sia dalla particolare situazione della scuola italiana, bisognosa di uno spirito riformatore sul piano didattico e istituzionale e sia dalla sua vocazione di laico consacrato,  membro  della  Compagnia di  S.  Paolo, sorta per promuovere un'azione missionaria apostolica  nella  comunità  cristiana  e  sociale. In questo contesto Nosengo optò senza esitazioni per la scuola pubblica, perché, come ebbe a dire, "era la scuola della maggioranza degli italiani".

8. Scuola statale e scuola cattolica

Questa scelta, però, non significò per Nosengo né disistima, né disinteresse verso la scuola cattolica. La sua formazione avvenne nella scuola cattolica:  prima al "Valsalice" di Torino, l'Istituto diretto dai Salesiani, poi all'Università del Sacro Cuore di Milano. Quando Nosengo, oberato da tanti e pressanti impegni, dovette ridimensionare la sua attività didattica, lasciò l'insegnamento nella scuola pubblica, ma conservò, con tenacia e sacrifici, fino alla morte quello nell'Università Ecclesiastica dell'Urbaniana. Nei suoi scritti, poi, non manca l'esplicita affermazione del valore e della necessità della scuola cattolica.

Significativamente la sua più rilevante opera teorica, La persona umana e l'educazione, si conclude con un chiaro ed eloquente richiamo alla scuola cattolica. Facendo riferimento all'Enciclica Divini illius Magistri, di Pio XI, Nosengo afferma che la Chiesa non solo "ha il dovere-diritto di aiutare e dirigere il battezzato nella crescita della sua vita soprannaturale" (p. 193), ma anche "di istituire quelle scuole che crede necessarie al compimento della sua missione" (p. 195).

Cari amici, questi sono i pensieri che mi sono sgorgati dal cuore nel commemorare dinanzi a voi il Prof. Nosengo, un cristiano esemplare dei tempi moderni.

                      

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