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 INTERVENTO DEL CARDINALE ANGELO SODANO 
AL XXXII CONVEGNO NAZIONALE 
DEI CONSIGLIERI ECCLESIASTICI DELLA "COLDIRETTI" 

Venerd́ 14 settembre 2001

 

Cari Confratelli nel sacerdozio,

il comune amore alla gente dei campi vi ha qui riuniti in Assemblea, per uno scambio di esperienze sul vostro lavoro apostolico e per uno studio approfondito su un tema d'attualità, qual è quello dei rapporti fra ecologia ed etica.

A tutti vada il cordiale saluto del Santo Padre, che segue sempre con vivo interesse il vostro importante lavoro, per un'animazione cristiana del mondo rurale italiano.

Personalmente voglio poi assicurarvi che continuo sempre a essere a voi vicino, così come lo ero quando lavoravo nella mia diocesi di Asti, a contatto diretto con i Coltivatori Diretti della mia terra d'origine. Già da chierico in Seminario, vedevo il mio compianto papà tutto impegnato nel 1947 a fondare ad Asti la Federazione Coltivatori Diretti:  anzi egli fu uno dei firmatari di fronte al notaio Krieg della costituzione del nuovo Ente morale. Vennero poi tutte le grandi battaglie in favore della gente dei campi, che contribuirono a dare assistenza e dignità agli uomini e donne delle nostre terre. In tale cammino sono stato testimone dell'impegno sociale del clero italiano, sempre vicino al proprio popolo, nelle ore di gioia e di dolore.

1. Uno sguardo al passato

Grazie a Dio e grazie all'opera tenace di tanti uomini benemeriti della Confederazione Coltivatori Diretti, oggi nelle nostre campagne vi è un nuovo tenore di vita. E il grandioso progresso compiuto dall'Italia dal dopoguerra ad oggi. Io ricordo ancora che un giorno, durante le vacanze estive, nel 1944, traducevo le Georgiche di Virgilio, là ove il poeta di Mantova diceva:  "O fortunatos agricolas... ". Mio padre mi fece leggere esattamente tutto il testo:  "O fortunatos nimium, sua si norint, agricolas!". Mi chiese di tradurglielo bene ed io gli ripetei:  "Troppo fortunati sarebbero gli agricoltori, se conoscessero ciò che hanno". Il papà scosse subito il capo, soggiungendo:  "Si vede che è un poeta colui che scrive, un poeta che mai deve aver preso in mano una zappa!". Grazie a Dio, in questi ultimi cinquant'anni un grande progresso si è fatto ed i nostri coltivatori diretti possono essere orgogliosi del loro lavoro, dando forse ragione a Virgilio.

2. Uno sguardo al futuro

Nuovi problemi si pongono però di fronte alla nostra gente. Oggi voi avete voluto affrontarne uno di grande attualità:  il rapporto fra ecologia ed etica. E un rapporto che evidenzia oggi problemi gravi e delicati che, per essere bene impostati e avviati alla soluzione, richiedono anzitutto di essere illuminati da un'adeguata e corretta visione cristiana della vita.

L'apporto della Chiesa è anzitutto richiesto e urgente sul terreno della concezione dell'uomo. Come ricorda il Concilio Vaticano II, che si richiama al Libro della Genesi, "... l'uomo è creato ad immagine di Dio (1,26), capace di conoscere e di amare il proprio Creatore. Egli "fu costituito da Lui sopra tutte le creature terrene quale signore di esse per governarle e servirsene a gloria di Dio" (Gaudium et spes, 12). L'uomo, insiste il Concilio, è "in terra la sola creatura che Dio abbia voluto per se stessa" (ibid 24) dotato di anima spirituale, infusa direttamente dal Creatore, egli possiede una dignità superiore alle altre creature dell'universo materiale, una dignità che lo abilita a dominare e utilizzare le realtà del cosmo, ma che nello stesso tempo lo chiama a custodirle e governarle per il bene di tutti gli uomini e nell'ordine voluto da Dio.

La parola "ecologia" dal greco "oikos", casa, richiama appunto il significato del mondo come casa comune:  esso è la casa degli uomini, casa nel senso duplice di luogo ove egli abita e luogo delle risorse, che egli è chiamato a custodire per la necessità e il bene di tutti.

3. Una casa comune

È doveroso riflettere, come voi avete voluto programmare, sul dovere che noi uomini di oggi abbiamo di custodire questa casa comune. Essa è minacciata infatti da nuovi rischi che vengono dal disordine e dagli abusi dettati da egoismi, talvolta coalizzati e dotati di poteri tecnologici ed economici, capaci di provocare danni gravi quali l'inquinamento, le desertificazioni, le distruzioni irreparabili, i rischi per la vita e la salute di intere popolazioni e le minacce per vaste zone della terra.

È giusto e urgente che il senso della giustizia e la forza della solidarietà abbiano una nuova dimensione, mondiale e globale, impedendo questi effetti negativi non soltanto per le popolazioni di oggi, ma anche per le generazioni future attuando uno sviluppo a misura di uomo per il bene di tutti gli uomini.

Anche le nuove risorse della scienza che vengono applicate nelle tecnologie animali e vegetali, su cui ha recentemente riflettuto la Pontificia Accademia per la Vita, devono essere governate e utilizzate in modo che possano contribuire a combattere la miseria e i fattori di inquinamento, a migliorare la produzione degli alimenti necessari soprattutto nelle zone povere del mondo, evitando, con rigorosi criteri di cautela e di sorveglianza, i rischi per la salute umana e avendo a cuore il benessere e la conservazione delle biodiversità per l'utilità degli uomini di oggi e di domani ed anche per la bellezza dell'universo e l'equilibrio dell'ecosistema.

Come ogni altra risorsa che proviene dalla scienza e dell'ingegno umano, le biotecnologie non devono essere demonizzate, ma impiegate per il bene comune di tutti gli uomini.

Per queste nuove emergenze gli Stati e la Comunità Internazionale dovranno dotarsi di adeguate norme legislative nell'ottica di una nuova fase del diritto, che si definisce "biodiritto", a tutela della vita umana, anzitutto, e per la preservazione della biosfera.

4. Uno studio da approfondire

Da parte mia, non mi rimane che auspicare che anche da parte vostra vi sia uno studio approfondito di tale nuova realtà. In merito, vi sia di guida il magistero della Chiesa. Basterebbe tenere presente il Messaggio del Papa Giovanni Paolo II ai partecipanti ad un Convegno su Ambiente e Salute, nel marzo 1997, come l'anteriore messaggio per la Celebrazione della Giornata Mondiale della Pace nel 1990. Vi possono poi essere di aiuto i contributi della Pontificia Accademia per la Vita, specialmente le "Riflessioni sulla clonazione" del luglio 1997 e la recente interessante pubblicazione "Biotecnologie animali e vegetali:  nuove frontiere e nuove responsabilità" (Libreria Editrice Vaticana 1999).

Certo, come Pastori noi ricordiamo ai nostri fedeli che questo mondo è transitorio e che attendiamo nella speranza un nuovo cielo ed una nuova terra (Ap 22, 1). Allo stesso tempo è anche nostro dovere ricordare a tutti che Dio ha affidato questa terra all'uomo "perché la coltivasse e la custodisse" (Gen 2, 15). Ed è questo il dovere degli operatori del mondo agricolo, come ha ricordato il Santo Padre in occasione del Giubileo della terra, l'11 e 12 novembre scorso.

Cari Confratelli nel Sacerdozio, il campo apostolico che si apre dinanzi a voi all'inizio del Terzo Millennio cristiano è immenso, con nuove realtà e nuove sfide. Con l'aiuto di Dio, potrete però essere all'altezza della vostra missione, lavorando con le mani all'aratro, finché il Signore vorrà.

 

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