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ORDINAZIONE EPISCOPALE DI MONS. GIUSEPPE DE ANDREA 

OMELIA DEL CARDINALE ANGELO SODANO

Giovedì, 20 settembre 2001

 

Il Vangelo di oggi ci ricorda un'immagine caratteristica di Gesù. Egli si presenta a noi come il Buon Pastore che ama, cura e guida le sue pecore, disposto anche a dare la vita per esse. Per questo va alla ricerca anche delle pecorelle smarrite, per riunirle tutte in un unico ovile (Gv 10, 11-16).

L'opera terrena di Gesù doveva terminare con la sua Ascensione al cielo. Per questo Egli aveva scelto degli Apostoli ed aveva loro detto:  "Come il Padre ha mandato me, così io invio voi" (Gv 20,21). Poi diede loro un mandato categorico:  "andate ed insegnate a tutte le genti battezzandole nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed io sarò con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo" (Mt 28, 19-20).

1. La successione apostolica

L'opera di Cristo Buon Pastore si sarebbe così continuata con l'opera degli Apostoli e dei loro successori, fino alla consumazione dei secoli.

In questa missione, gli Apostoli furono pienamente confermati il giorno della Pentecoste, secondo la promessa del Signore:  "Ricevete una forza, quella dello Spirito Santo, che discenderà su di voi e mi sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samaria, e sino alle estremità della terra" (At 1, 8).

Questa forza speciale è quella che scenderà fra poco sul nostro caro Don Giuseppe e lo renderà atto a continuare nel mondo d'oggi l'opera di Gesù, Pastore Eterno della nostre anime.

A nome di tutti i Vescovi presenti, io gli chiederò fra breve:  "Vuoi, fratello carissimo, adempiere fino alla morte il ministero a noi affidato dagli Apostoli, che noi ora trasmettiamo a te, mediante l'imposizione delle mani, con la grazia dello Spirito Santo?".

Con il suo sì, totale e generoso, il Vescovo eletto si disporrà così a ricevere la grazia di guidare, come buon Pastore, il popolo santo di Dio.

2. Una missione particolare

Rispondendo prontamente alla chiamata del Signore, 48 anni fa, e precisamente il 21 Giugno 1953, il giovane Don Giuseppe De Andrea veniva ordinato sacerdote nella sua bella chiesa parrocchiale di Rivarolo Canavese, per le mani del compianto Vescovo di Ivrea, Mons. Paolo Rostagno.

Iniziava così il suo ministero sacerdotale, svolto prima in Kenya e poi negli Stati Uniti d'America, in diocesi di Greensburg. Chiamato poi al servizio della Santa Sede, egli lavorò nella Missione Pontificia presso le Nazioni Unite a New York e successivamente qui a Roma nel Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti.

Ora il Signore lo chiama ad un servizio più alto, come Vescovo nella Santa Chiesa e come Rappresentante Pontificio nei Paesi della Penisola Arabica.

È sempre lo stesso impegno apostolico, anche se in un gradino di maggiore responsabilità! I doni dello Spirito Santo l'aiuteranno certamente a svolgere bene la sua missione.

Il Vescovo eletto non è destinato ad essere Pastore di una diocesi particolare, a è chiamato a cooperare con il Successore di Pietro nella sua missione di Pastore della Chiesa universale. Com'è noto, il Vescovo che rappresenta il Papa in un determinato Paese svolge una missione caratteristica, con la quale il Romano Pontefice cerca di essere presente nella vita delle Chiese particolari, sia per essere di sostegno ai Vescovi del luogo, sia per mantenere un dialogo costruttivo con le Autorità civili.

3. Verso il Kuwait

Mons. Giuseppe De Andrea porrà la sua residenza in Kuwait in qualità di Nunzio Apostolico e presenterà poi le sue Lettere Credenziali anche ai Governi del Bahrain e dello Yemen. Allo stesso tempo, in qualità di Delegato Apostolico nella Penisola Arabica, egli manifesterà la sollecitudine pastorale del Sommo Pontefice anche verso quei cattolici, siano essi negli Emirati Arabi Uniti o in Oman o in Qatar, ove godono della libertà di culto, siano essi nell'Arabia Saudita, ove purtroppo la pubblica professione della fede è loro impedita.

L'opera del Rappresentante Pontificio sarà così di valido aiuto ai due zelanti Vicari Apostolici della regione, il Vescovo Cappuccino Giovanni Gremoli, residente ad Abu Dhabi negli Emirati Arabi Uniti, ed il Vescovo Carmelitano Francis Micallef, residente in Kuwait.

4. Come Buon Pastore

Caro Don Giuseppe, un campo immenso di lavoro si apre dinanzi a te. Come il giovane Samuele, tu hai ascoltato la voce del Signore, rispondendo con prontezza:  "Eccomi, o Signore,... il tuo servo ti ascolta" (Samuele, 3, 1-10).

Come Maria nel giorno dell'Annunciazione hai manifestato il tuo "sì" alla chiamata del Signore. È quel "sì" che espressero gli Apostoli a Cristo, che li chiamava a continuare nel mondo la sua missione di salvezza. È quel "sì" che, nel corso di venti secoli, hanno ripetuto tanti Successori degli Apostoli, che, anche a costo del martirio, hanno portato in tutto il mondo il messaggio di salvezza.

Con la generosità che finora hai dimostrato, tu continuerai questa nobile impresa. Ti è vicino il Santo Padre Giovanni Paolo II, che ti ha destinato alla Penisola Arabica e segue con particolare sollecitudine il tuo impegno pastorale. Ti siamo vicini tutti noi, che stasera ci stringiamo intorno a te, per invocare abbondanti doni dello Spirito Santo sulla tua missione.

5. Con la forza dello Spirito

Narrano gli storici che san Francesco Saverio, Delegato Apostolico per le Indie, impiegò più di un anno di navigazione per recarsi da Lisbona a Goa, in un viaggio pieno di difficoltà d'ogni genere (cfr san Francesco Saverio, Le Lettere, Roma, Città Nuova 1991, pagg. 22-25). Oggi tali prove non esistono più, ma forse ne sorgono altre parimenti dolorose.

Un biografo di sant'Ignazio di Loyola descrisse l'arrivo del Santo a Roma con queste brevi parole:  "Solo e a piedi!".

Tu, caro Don Giuseppe, non arriverai cosi nel Kuwait, ma ovviamente avrai anche tu le tue difficoltà! La forza che viene dall'Alto ti sosterrà nel tuo cammino! Avanti sereno, "in nomine Domini!".

 

 

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