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CAPPELLA PAPALE IN SUFFRAGIO DEI SOMMI PONTEFICI 
PAOLO VI E GIOVANNI PAOLO I

 

Alle ore 18 di questo pomeriggio, all’Altare della Cattedra della Patriarcale Basilica Vaticana, il Cardinale Angelo Sodano, Segretario di Stato, celebra, a nome del Santo Padre, la Santa Messa in suffragio dei defunti Sommi Pontefici Paolo VI e Giovanni Paolo I. Pubblichiamo di seguito l’Omelia che il Cardinale Angelo Sodano pronuncia nel corso della Messa:

OMELIA DEL CARDINALE ANGELO SODANO

Venerdì 28 Settembre 2001

 

Signori Cardinali,
Venerati Confratelli nell'Episcopato e nel Sacerdozio,
Carissimi Fratelli e Sorelle!

Quest'oggi, 28 settembre, siamo come ogni anno raccolti intorno all'altare, per offrire il Sacrificio eucaristico in suffragio dei Sommi Pontefici Paolo VI e Giovanni Paolo I. Il Santo Padre, rientrato proprio ieri dall'impegnativa visita apostolica in Kazakhstan ed Armenia, è in questo momento spiritualmente unito a noi nella preghiera. A lui rivolgiamo il nostro affettuoso pensiero, che si trasforma in ringraziamento a Dio per la positiva conclusione della recente fatica apostolica. Stamane il Papa, nella sua cappella in Castel Gandolfo, ha già celebrato la S. Messa per i suoi venerati Predecessori ed ora si unisce alla nostra comune preghiera.

1. La prospettiva delle Beatitudini

Ancora una volta, nell’odierna liturgia, il Signore ci ha parlato con il Vangelo delle Beatitudini. Egli non cessa di ammaestrare i suoi discepoli con queste parole, che costituiscono - come ebbe a dire il Servo di Dio Paolo VI - "il codice della vita cristiana; il principio per dimostrarci autentici, veramente fedeli, effettivi seguaci di Cristo" (Insegnamenti di Paolo VI, IV [1966], 1005).

Prima di enunciare le Beatitudini, Gesù volge il suo sguardo sulle folle che lo attorniano (cfr Mt 5,1). Quello sguardo attraversa i secoli e raggiunge ogni generazione, fino alla nostra. Vedendoci angustiati e talvolta smarriti tra le tante difficoltà del presente, il divin Maestro sale sulla "montagna", luogo della rivelazione di Dio, e ci illumina con la sua sapienza. Non con astratte teorie sulla morte e sull'aldilà, ma indicando la via della felicità autentica, la via sicura per la vita eterna. Quella via che è Lui stesso, Beatitudine personificata.

Ecco il motivo per cui la Chiesa propone questa pagina evangelica nella commemorazione dei fedeli defunti: essa dice infatti come bisogna vivere quaggiù per essere felici un giorno, nel "regno dei beati".

È consolante ed edificante rileggere le beatitudini evangeliche pensando ai venerati Pontefici Paolo VI e Giovanni Paolo I. Sembra quasi di vederle scritte sui loro volti, nei loro atteggiamenti personali, nel loro stile pastorale. Non c'è una sola delle beatitudini che contrasti con la testimonianza dell'uno o dell'altro Papa, che tanti di noi hanno avuto la fortuna di ammirare da vicino. Alcune, poi, hanno trovato in essi un singolare riflesso, dimostrando la fedeltà della loro risposta ai doni di Dio.

Tutto questo è motivo oggi, nella preghiera, di rinnovata e profonda riconoscenza a Lui, datore di ogni bene.

2. La prospettiva della speranza

Una seconda prospettiva, che il Vangelo delle Beatitudini offre alla nostra meditazione, è quella della speranza. Dall'alto della "montagna", infatti, lo sguardo di Cristo si spinge oltre l'orizzonte terreno e penetra in quello eterno, nel futuro di Dio. Delle otto beatitudini di Matteo, sei sono formulate al futuro, ma anche la prima e l'ultima, coniugate al presente, sono comunque riferite al "Regno dei cieli", realtà escatologica per eccellenza.

Il Concilio Vaticano II ha insegnato con chiarezza che l'attesa dei Regno di Dio non esime, anzi, maggiormente impegna al servizio dell'umanità e del suo progresso. Tuttavia l'orizzonte dell'uomo non è appiattito sul presente, ma aperto al futuro, e l'esistenza quotidiana del cristiano si protende dal "già" che Cristo ha operato nella storia al "non ancora" che si manifesterà al suo ritorno glorioso. Lo sguardo portato sul Cielo ispira e sostiene il lavoro, la fatica, la lotta per migliorare il mondo, nel quale trascorriamo la nostra esistenza terrena.

Se in epoche passate la tendenza ha potuto essere quella di trascurare la "terra" per pensare al "cielo", i nostri tempi sono piuttosto segnati dall'immanentismo e dall'edonismo materialista, salvo fare poi spazio a irrazionali fughe nello spiritualismo e nella magia. Il Papa Paolo VI è stato un attentissimo e appassionato conoscitore dell'uomo contemporaneo. La sua sollecitudine per il progresso dei popoli è universalmente nota, e tuttavia egli non perse occasione per educare le coscienze al vero senso della storia.

Nei suoi Insegnamenti leggiamo: ''Il messaggio evangelico delle beatitudini non è forse la rivelazione d'un nesso fra un presente infelice, povero, mortificato, oppresso, e un domani di beatitudine, di rivincita e di pienezza? Beati, in un futuro domani (fin d'ora pregustato), quelli che oggi sono poveri, sono piangenti, sono oppressi... proclama Gesù; la soluzione fa perno sulla speranza, e in Cristo «la speranza non delude» (Rm 5,5)" (Insegnamenti di Paolo VI, X [1972], 397).

3. Verso la vita eterna

Quanto sono preziose queste parole, all'inizio del terzo millennio! Esse richiamano anche il tema dell’Assemblea del Sinodo dei Vescovi che inizierà dopodomani: "Il Vescovo servitore del Vangelo di Gesù Cristo per la speranza del mondo".

Il Papa Giovanni Paolo I poté tenere soltanto quattro Udienze generali, ma in una di esse, la terza, parlò della virtù teologale della speranza. Disse, tra l'altro: "Se dalla speranza per il «mondo» si passa a quella per le singole anime, allora bisogna parlare anche di «eternità» ". E riferendosi al celebre colloquio di Ostia tra sant' Agostino e santa Monica, aggiunse: "Questa è la speranza cristiana... questa intendiamo noi quando, con il catechismo, preghiamo: «Mio Dio, spero dalla bontà vostra. . . la vita eterna e le grazie necessarie per meritarla con le buone opere, che io debbo e voglio fare. Mio Dio, che io non resti confuso in eterno»" (Insegnamenti di Giovanni Paolo I, 74).

4. Conclusione

Facciamo nostre queste parole, che da se stesse diventano preghiera. Le rivolgiamo a Dio per intercessione di Maria Santissima, affinché i venerati Pontefici che oggi ricordiamo vivano in eterno il premio delle Beatitudini, di cui sono stati nel mondo fedeli testimoni.

Animati da intima speranza e guardando al Cielo, nostra meta definitiva già conseguita dai Santi e dai Beati, proseguiamo la celebrazione dell'Eucaristia pregando per questi due grandi Pontefici del secolo XX. Iddio conceda loro la gioia promessa ai servi fedeli del suo Vangelo.

Affidiamo la nostra preghiera alla materna intercessione di Maria, che invochiamo come Madre della Chiesa e sostegno della nostra speranza. Amen!

 

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