X ASSEMBLEA GENERALE ORDINARIA
DEL SINODO DEI VESCOVI
INTERVENTO DEL CARDINALE ANGELO SODANO SUL
TEMA "UN COMUNE IMPEGNO APOSTOLICO: IL SINODO
DELL'UNITÀ"
Giovedì, 11 ottobre 2001
Beatissimo Padre e cari Confratelli,
Nel Cenacolo, gli Apostoli erano soltanto dodici,
eppure, nonostante che possedessero temperamenti diversi, provenissero da
ambienti differenti ed avessero stili propri di esercitare l’unico
apostolato, erano uniti nell’orazione e nella comune sollecitudine per la
diffusione del Regno di Dio.
In quest’Aula Sinodale, noi, oggi, siamo più di 200
e, nella Chiesa intera, il Collegio Episcopale è composto da oltre 4.500
Presuli, fra Vescovi residenziali, titolari ed emeriti.
Tutti, poi, proveniamo da esperienze diverse ed è quindi logico che possediamo
sensibilità differenti.
In tale situazione, è essenziale che il Collegio dei Vescovi mantenga un’unità
vitale ed operativa, attraverso vincoli affettivi ed effettivi di profonda
collaborazione con il Vescovo di Roma e con tutti i Confratelli.
Non sarà, pertanto, fuori luogo tornare a riflettere che, con l’Ordinazione
episcopale, tutti noi siamo stati annoverati nell’unico Coetus Episcopalis,
il quale succede al Collegio degli Apostoli. Il fatto che, poi, ciascuno sia
destinato ad un ufficio o ad un altro è certamente di secondaria importanza.
Poco tempo addietro, è stato giustamente osservato che prima della Chiesa
particolare esiste la Chiesa universale, e ciò sia ontologicamente che
temporalmente.
Per analogia, possiamo dunque dire che ognuno di noi, attraverso l’Ordinazione
episcopale, è stato prima di tutto inserito nel Collegio dei Vescovi ed ha,
quindi, il dovere di sentirsi membro di questo corpo, dovunque egli sia chiamato
a lavorare. Parimenti, si è Vescovi fino alla morte, quale che sia il servizio
ecclesiale richiestoci.
Questo Sinodo è davvero una bella immagine del grande "mosaico
episcopale", la cui unità è mirabilmente composta da tanti tasselli
diversi.
Qui, infatti, vi sono i Rappresentanti di 11 Chiese cattoliche orientali (6
Patriarchi, 2 Arcivescovi Maggiori e 3 Metropoliti). Qui sono presenti i
delegati delle 112 Conferenze Episcopali esistenti oggi nel mondo, oltre che
Vescovi eletti direttamente dal Santo Padre. Qui sono pure radunati 25 Presuli
che, nei rispettivi Dicasteri della Curia Romana, collaborano con il Sommo
Pontefice nella Sua sollecitudine per la Chiesa universale.
Personalmente, faccio parte di quest’ultimo gruppo di Vescovi e sono lieto di
rilevare il grande spirito collegiale che regna in quest’aula.
A tutti i Confratelli nell’Episcopato vorrei dire che i 25 Vescovi, che sono i
responsabili dei rispettivi Dicasteri della Curia Romana sono costantemente
impegnati a fomentare tale spirito di fraterna collaborazione con tutti i
Vescovi del mondo intero, nel solco delle direttive che il Santo Padre ci ha
donato nella nota Costituzione Apostolica sulla Curia Romana, del 28 giugno 1988
e dal titolo molto significativo: Pastor Bonus.
La diversa provenienza dei Capi Dicastero facilita, poi, la comprensione delle
realtà pastorali esistenti nei vari paesi della terra. Di noi, infatti, 6
provengono dall’Italia e 6 dall’area di lingua spagnola; 3 sono dell’area
anglofona e 3 di quella germanica. Vi è poi un Capo Dicastero per ciascuna
delle seguenti aree: francese, portoghese, polacca, araba, africana, giapponese
e vietnamita.
Il Papa ha poi chiamato un Patriarca a guidare la Congregazione per le Chiese
Orientali. Tutti insieme ci sforziamo di dare il nostro contributo, per servire
al meglio il Sommo Pontefice e, quindi la Chiesa universale.
Ai Confratelli che lavorano nelle Diocesi mi sia permesso di chiedere di non
esigere cose impossibili da noi, che lavoriamo in Curia. Tutti siamo limitati.
Le contrapposizioni non servono a nulla: "Alter alterius onera portate!"
ci dice l’Apostolo.
Sia questo lo spirito del nostro comune lavoro, animato dallo stesso fuoco di
carità che Cristo ha infuso nei nostri cuori.
Vorrei, infine, assicurarvi che tale è anche lo spirito con cui lavorano i
Vescovi inviati dal Papa come Suoi Nunzi e Delegati Apostolici nelle varie
Nazioni. Oggi essi sono più di cento, ed alcuni di essi servono in situazioni
molto difficili.
E qui vorrei rendere omaggio al compianto Nunzio Apostolico in Papua - Nuova
Guinea, l’Arcivescovo Hans Schwemmer, della Diocesi di Regensburg, in
Germania, morto in servizio nei giorni scorsi, come a tutti coloro che, con
grande sacrificio, stanno operando nei luoghi più disagiati e più lontani.
Sono sicuro che, anche da parte dei Presuli locali si faciliterà il duro lavoro
dei Rappresentanti Pontifici, ispirato dall’unico fine che tutti ci unisce:
l’ideale della diffusione del Regno di Dio.
All’inizio del terzo millennio cristiano, il Collegio Episcopale apparirà così,
dinanzi al mondo, come appariva il Collegio degli Apostoli nel Cenacolo, e darà
vivida testimonianza di essere veramente "cor unum et anima una".
In conclusione, sia questo il Sinodo dell’unità.
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