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 CONCELEBRAZIONE EUCARISTICA DI RINGRAZIAMENTO
 PER IL CENTENARIO DI FONDAZIONE 
DEL PONTIFICIO COLLEGIO CROATO DI SAN GIROLAMO IN ROMA

OMELIA DEL CARDINALE ANGELO SODANO

Venerd́, 16 Novembre 2001

 

"Te Deum laudamus!". È questo l'inno che oggi sgorga dal nostro cuore, per ringraziare il Signore per tutti i benefici che ci ha concesso nei cento anni di storia dell'insigne Collegio Croato.

Ci piace ripetere oggi le belle parole di questa preghiera di lode, ricordando anche quanto ci dicono gli storici della liturgia, e cioè che l'inno del "Te Deum" sarebbe opera di un Vescovo della regione del Danubio, che, già più di millecinquecento anni fa, ci regalò questo bel tesoro della pietà cristiana (cfr M. Righetti, Storia della liturgia, vol. I, parte III).

1. La nostra gratitudine

Sì, noi oggi vogliamo ringraziare il Signore per aver suscitato nel cuore della vecchia Roma questo Centro di formazione ecclesiastica, al servizio della Chiesa in Croazia.

Certo, la Provvidenza Divina si servì per tale fine della sollecitudine pastorale del Papa Leone XIII, che giustamente noi oggi ricordiamo come il Padre di quest'istituzione. Anch'io nei giorni scorsi sono andato a rileggermi il Breve "Slavorum gentem" (Slavenski Narod), con il quale il grande Pontefice erigeva questo Collegio, il 1° agosto del 1901, nel 24° anno del suo glorioso Pontificato.
Sappiamo però che ogni opera buona ha la sua prima fonte nel Signore ed a Lui vogliamo oggi elevare, in primo luogo, l'espressione della nostra profonda riconoscenza.

Con il profeta Isaia desideriamo, quindi, ripetere il cantico della prima lettura:  "Voglio ricordare i benefici del Signore, le glorie del Signore, quanto egli ha fatto per noi... Egli ci trattò secondo il suo amore, secondo la grandezza  della  sua  misericordia" (Is  63, 7-8).

Con l'apostolo Paolo abbiamo poi esclamato nella seconda lettura:  "Benedetto sia Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo, che ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei cieli, in Cristo" (Ef 1, 3).

Elevando a Dio il nostro inno di lode, non meriteremo così il rimprovero di Gesù, come abbiamo ascoltato nel Vangelo, al termine del racconto della guarigione dei dieci lebbrosi:  "Non si è trovato chi tornasse a rendere gloria a Dio, all'infuori di questo straniero?" (Lc 17, 11-19).

2. Una storia gloriosa

Fratelli e sorelle nel Signore, non è compito mio illustrare oggi il cammino percorso dal Collegio Croato in questi cento anni di storia. Ieri è stata qui presentata la Miscellanea "Il Pontificio Collegio Croato di San Girolamo, 1901-2001". Avete degnamente ricordato l'opera del Papa Leone XIII e reso omaggio a tutti i Sommi Pontefici che, nel corso di un secolo, vi sono stati sempre vicini. Dal cielo essi avranno gioito nel sentire cantare il vostro inno in onore del Papa:  "Svecan glas!". Avrà anche gioito il Papa Sisto V, che più di 400 anni fa fondava questa bella Chiesa di San Girolamo, che oggi ci accoglie rivestita a festa. Bello è veramente il vostro inno "Sixte pater" e tanto più lo è stato in questa circostanza, con le note magistrali del Coro della Cattedrale di Split. Per tutti i doni ricevuti siano rese grazie a Dio Onnipotente.

3. Una preghiera per il futuro

Oggi poi, insieme al nostro inno di gratitudine al Signore, vogliamo pregare con fervore per la Chiesa in Croazia, per i suoi Pastori e per i suoi fedeli, perché tutti uniti perseverino nella preziosa eredità ricevuta dai loro padri e trasmettano alle generazioni future ancor più fulgida e grandiosa la fiamma della fede.

È da poco iniziato il Terzo Millennio Cristiano. All'inizio di questa nuova epoca della storia, il Papa Giovanni Paolo II ci ha invitato a "prendere il largo" per la pesca. "Duc  in altum!" (Lc 5, 4), egli ha detto a noi, come un giorno Cristo disse a Pietro. Questa parola risuona oggi anche in mezzo a voi, cari Confratelli Croati, e vi spinge ad essere sempre più disposti a continuare nel mondo il vostro impegno apostolico. I frutti verranno, come vennero per gli Apostoli che credettero nella parola di Gesù. All'invito del Maestro, essi gettarono le reti:  "E avendolo fatto, presero una quantità enorme di pesci" (Lc 5, 6).

4. L'ottimismo cristiano

Certo, i tempi cambiano e cambiano i metodi d'apostolato. Ma giustamente l'apostolo Paolo ci ammonisce:  "Gesù Cristo è lo stesso, ieri, oggi e sempre" (Eb 13, 8).

Profondamente radicati in Cristo, possiamo, quindi, guardare con fiducia il futuro che ci attende, confidando nella grazia del Signore. Durante tutto il Grande Giubileo del 2000 abbiamo cantato:  "Gloria a Te, Cristo Gesù, oggi e sempre Tu regnerai!". Con questa fede profonda possiamo guardare fiduciosi verso il secolo che abbiamo iniziato.

Questo sia anche il vostro atteggiamento verso il futuro, cari amici Croati! Già Sant'Agostino aveva detto che la Chiesa avanza nel mondo "fra le persecuzioni del mondo e le consolazioni di Dio" (De Civitate Dei, XVIII, 51, 2). La Chiesa in Croazia ha sofferto durante il lungo inverno del regime comunista; essa però ha anche avuto, allo stesso tempo, la gioia di godere di grandi consolazioni di Dio.

5. Con le mani all'aratro

Ciò deve spingere tutti ad un dinamismo nuovo. Nella causa del Regno di Dio non c'è tempo per soffermarsi troppo a guardare indietro. Dobbiamo tutti porre mano all'aratro, per un rinnovato lavoro pastorale.

Gesù ci ha detto:  "Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla consumazione dei secoli" (Mt 28, 20). Questa certezza ha accompagnato la Chiesa per duemila anni ed accompagnerà anche noi, per il lavoro che ci attende. Le sfide del futuro sono molte, ma c'è una certezza che ci sostiene:  "Io sono con voi".

Il Papa nella sua Lettera apostolica "Novo Millennio ineunte" ci dice che non si tratta di inventare un nuovo programma. Il programma c'è già:  è quello di sempre, proposto dal Vangelo e dalla viva Tradizione della Chiesa. Esso si incentra in Cristo stesso, da conoscere, amare e seguire, con l'impegno di santificare poi con Lui la famiglia umana, perché diventi la famiglia dei figli di Dio.

6. L'amore alla Chiesa

Cari alunni del Collegio Croato, queste sono le considerazioni che mi sono sgorgate dal cuore in questo giorno di festa. Questo è il messaggio che lascio soprattutto a voi, che vi preparate nello studio e nella preghiera al futuro apostolato in terra croata. È una terra gloriosa di martiri e di santi:  siate fieri di tale preziosa eredità!

Anche fra i 311 sacerdoti che, secondo le statistiche rese note in questi giorni, sono passati in questo insigne Collegio nei primi cent'anni di vita, ve ne sono stati molti che hanno brillato per la loro eroica fedeltà alla Chiesa e per il loro profondo attaccamento alla Cattedra di Pietro. Anche questa è una testimonianza preziosa per tutti voi. In fondo, l'unione alla Sede Apostolica fu una caratteristica del vostro grande Patrono San Girolamo. In realtà, è a tutti noto il grande spirito di fede che lo spingeva a scrivere al Papa Damaso in una delle sue famose lettere:  "Dopo Cristo con nessun altro io mi sento unito come a te, e cioè con la Cattedra di Pietro. So infatti che su detta Cattedra è edificata la Chiesa" (Ep. ad Damasum, M.L. 22, 355).

La fede di San Girolamo sia anche per voi una stella luminosa che vi guidi nel vostro cammino.

     

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